sabato 14 novembre 2015

PARIGI. UNA STRAGE CHE ATTERRISCE, DISORIENTA, INTERROGA

L'Unione Mondiale Insegnanti Cattolici partecipa al dolore dei francesi per i terribili eventi che hanno apportato distruzione e morte a Parigi. 
Condanna ogni forma di violenza e prega per le vittime della strage. Augura una pronta guarigione  ai feriti.
Invita gli insegnanti e le istituzioni educative a rafforzare il loro impegno per una educazione al rispetto e alla pacifica convivenza, alla cooperazione e alla pace, per prevenire il fondamentalismo e la violenza e costruire un mondo ove regnino giustizia e pace.

La Unión Mundial de los Educadores Católicos participa al dolor del pueblo francés por los terribles atentados que han traido muerte y distrucción en Paris.
El UMEC condemna toda forma de violencia y reza por las víctimas del atentado, y desea a todos los heridos que se recuperen pronto.

Invitamos a los profesores/educadores y a las instituciones a reforzar su compromiso para una educación al respecto, y a una convivencia en nombre de la paz, a la cooperación y a la paz, para prevenir el fundamentalismo y la violentai, y construir un mundo en el que dominen justicia y paz.

L’UMEC-WUCT participe à la  douleur  des Français pour les événements terribles  qui ont semé la destruction et la mort à Paris.
L’UMEC-WUCT désapprouve toute forme de violence aveugle et prie  pour les victimes.  Elle espère une guérison rapide pour les personnes blessées.
L’UMEC-WUCT invite les enseignants et les institutions éducatives à renforcer leur engagement pour une éducation de respect et de tolérance, à la coopération et à la paix,  afin de prévenir la violence et le fondamentalisme.



UMEC-WUCT neemt gemeend deel in de plotse, diepe rouw die  onze Franse medeburgers treft bij de aanslagen van 13 november te Parijs.
UMEC-WUCT keurt elke vorm van blind geweld af en vraagt u om mee de overleden slachtoffers te gedenken.  Zij hoopt op een vlug en volledig herstel van zo veel mogelijk gekwetsten.
UMEC-WUCT vraagt aan alle leerkrachten en instellingen waar enige vorm van  onderwijs wordt verstrekt om met een hernieuwd engagement mee te zorgen voor een opvoeding tot respect en verdraagzaamheid. Op die wijze kan men geweld en fundamentalisme trachten tegen te gaan.

EDUCARE PER APPRENDERE LA GIOIA DI VIVERE



Educare, al cuore del metodo


 La via dell’educare, se non si vuole rimanere disorientati dalle pedagogie più o meno riduzionistiche dei nostri tempi, è e resta solo una: Cristo. Egli ha detto di essere la via (Gv 14,6: odòs) e la parola metodo, che contiene la parola via ( metà: dopo più odòs: via), indica l’andar dietro, l’indagare attentamente, il seguire le tracce. Il metodo dell’educazione è Cristo, perché Cristo ne è la via stessa e la meta, la mappa e la destinazione, essendo anche verità e vita. Lo dice in modo efficace la patrona d’Europa Edith Stein, filosofa e martire del XX secolo, in un libro non a caso intitolato 'La vita come totalità': «Col termine educazione intendiamo la formazione dell’essere umano nel suo complesso, con tutte le sue forze e capacità. Cos’altro vogliamo raggiungere coll’educazione se non che il giovane che ci è affidato divenga un essere umano vero e autenticamente se stesso (tale quale Dio prescrive all’uomo di essere e questo sia nel senso generale della natura umana quanto in quello particolare della personalità individuale).
Come conseguire però questo fine? L’educatore deve possedere un’idea chiara e un giudizio vero riguardo a in che consista l’educazione, cioè l’autentica natura umana e l’autentica individualità. Formare esseri umani autentici significa formarli ad immagine di Cristo, ma per farlo l’educatore deve essere lui stesso un essere umano autentico». Solo Cristo è garanzia di autenticità per l’uomo di ogni epoca, perché «Cristo Redentore rivela pienamente l’uomo all’uomo stesso» ( Redemptor Hominis 9), solo il confronto continuo con la figura di Cristo e la relazione viva con lui prepara e ripara qualsiasi pedagogia incompleta, ora nella considerazione della vera natura umana, ora in quella del concreto e irripetibile darsi della natura umana in quell’uomo o in quella donna. Solo Cristo, come metodo, consente all’educatore la totale apertura all’altro come essere al contempo storico e necessario, perché voluto da Dio come figlio suo dall’eternità, nel tempo concreto che gli è dato vivere. Solo un’antropologia cristologica consente di entrare in tensione positiva con i limiti di ogni cultura ed esistenza, perché va, come il concavo con il convesso, a completare ciò che manca, trasformare ciò che è informe, purificare ciò che è ferito. Questo ci mette al riparo da qualsiasi scoraggiamento o fuga in tempi andati: «Non temete! Tutte queste difficoltà, infatti, non sono insormontabili. Sono piuttosto, per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l’accompagna. A differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell’ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà dell’uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni. 


Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale... Chi crede in Gesù Cristo ha poi un ulteriore e più forte motivo per non avere paura: sa infatti che Dio non ci abbandona, che il suo amore ci raggiunge là dove siamo e così come siamo, con le nostre miserie e debolezze, per offrirci una nuova possibilità di bene» (Lettera di Benedetto XVI sul compito urgente dell’educazione). L’amore di Dio raggiunge la creatura, se l’educatore a cui è affidata, è in relazione diretta e vitale con Cristo. Ciò avviene, per mediazione diretta, attraverso i genitori, a cui Dio affida i figli (pro-creazione), e indiretta attraverso quelle persone a cui i figli sono ulteriormente affidati dal punto di vista educativo (con-creazione). Il mio pensiero corre infatti, da un lato, ai miei genitori, che festeggiano quest’anno 50 anni di matrimonio: a loro devo la vita, l’esempio di un amore fedele, in cui per sempre è sinonimo di ogni 24 ore, e una fede vissuta nel quotidiano, come dono e compito, nelle cose di tutti i giorni, secondo l’insegnamento di San Josemaría Escrivà; e, dall’altro, ai maestri che ho avuto, in particolare il martire e beato Padre Pino Puglisi, professore di religione del mio liceo, capace di far vedere il volto di Cristo persino ai suoi assassini, rieducati alla libertà grazie a quel sorriso. 



Fuori da questa via maestra (Cristo) si scivola in umanesimi parziali e incompleti, anche se a volte apparentemente efficaci e seducenti, ma uno solo resta l’umanesimo integrale: «Siamo quegli esseri complessi che vivono a livelli successivi, a un livello animale e biologico, a un livello intellettuale e umano, e a un livello ultimo che si situa in quegli abissi che sono la vita di Dio e la Trinità. Per questo abbiamo il diritto di dire che il cristianesimo è un umanesimo integrale, e cioè che sviluppa l’uomo a tutti i livelli della sua esperienza. Dobbiamo diffidare sempre di ogni tentativo di ridurre lo spazio in cui si muove la nostra esistenza. Noi respiriamo a fondo solo nella misura in cui non ci lasciamo rinchiudere nella prigione del mondo razionale e psicologico, ma dove una parte di noi sfocia in quei grandi spazi che sono quelli della Trinità. Ciò che fa sì che vi sia una gioia di vivere nel cristianesimo che è incommensurabile» (J.Danielou, Miti pagani e mistero cristiano). 



Il fine dell’educazione è la gioia di vivere, che solo un figlio di Dio, che si sa tale e ne fa esperienza, può sperimentare nel tempo crepuscolare e imperfetto di questa vita. La via dell’educare è Cristo, perfetto Dio e perfetto uomo, gli educatori potranno educare nella misura in cui non sono più loro a vivere, ma Cristo a vivere attraverso loro, perché egli è il metodo stesso della pedagogia divina. Solo così potranno offrire non il respiro corto di se stessi, ma il soffio della vita tutta, piena e indistruttibile, perché «ogni creatura è oggetto della tenerezza del Padre, che le assegna un posto nel mondo. Perfino l’effimera vita dell’essere più insignificante è oggetto del suo amore, e in quei pochi secondi di esistenza, Egli lo circonda con il suo affetto» ( Laudato si’, n.78), se è così per i gigli del campo, cosa sarà per i figli degli uomini, che Dio affida a noi educatori?
                                                                                                             Alessandro D'Avenia

Avvenire, 11.11.15

lunedì 14 settembre 2015

INIZIA UN NUOVO ANNO SCOLASTICO! L'AUGURIO DELL'AIMC

ASSOCIAZIONE   ITALIANA   MAESTRI   CATTOLICI


Comunicato stampa
                     

Che sia realmente buona scuola per tutti!

L’inizio di un nuovo anno scolastico: ritrovarsi, ripartire, un certo entusiasmo, variegate attese, molte speranze,… La scuola di oggi è, forse, soffocata da complessità, difficoltà, disagi, disorientamento, caratteristiche del nostro tempo che si riverberano anche fra le pareti dell’aula.
          L’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) è convinta che sia urgente recuperare il senso della bellezza dell’educare, dell’insegnare, dell’apprendere. Perché educare è investire nel futuro del Paese. Perché insegnare è un modo per concorrere alla costruzione del tessuto sociale. Perché apprendere codici culturali e umani è farsi consapevoli e liberi. Perché il quotidiano della scuola è scrivere, con gli altri, frammenti di storia. Perché interagire con la scuola è valorizzare una risorsa per il bene comune. Perché nell’aula, giorno dopo giorno, si costruiscono le biografie personali e la biografia collettiva di un popolo.
Solo il recupero di senso può costituire il bagaglio necessario per ripartire nonostante tutto. Nonostante le delusioni, nonostante i ritardi, nonostante le incomprensioni, facendo tesoro, invece, di esperienze di reale “buona scuola” che, certamente, si sono realizzate e sono ancora possibili.
          Allora gli auguri si sostanziano, diventano autentici e si declinano. Auguri agli studenti, bambini e giovani, perché raggiungano nella bellezza dell’imparare risposte significative alle loro attese di crescita; auguri ai professionisti perché trovino nella bellezza dell’insegnare il sostegno della comunità scolastica e del territorio, ma anche dei corpi intermedi quali l’associazionismo, superando l’amaro senso di solitudine in un ambiente, quello scolastico appunto, che è per sua natura luogo di profonda relazionalità; auguri ai genitori perché nella bellezza educativa trovino condivisione nell’azione della scuola; auguri all’Amministrazione, alla società civile, ai politici, ...
Solo dalla concertazione di tutti intorno a questo bene – la scuola – immateriale, ma fondativo della convivenza civile e democratica di un Paese gli auguri di inizio d’anno scolastico potranno essere tradotti in obiettivi all’altezza di un popolo che vive responsabilmente quest’inizio di millennio.
                                                                               La presidenza nazionale AIMC
Roma, 14 settembre 2015
                                                                              


sabato 1 agosto 2015

SCUOLA DI TUTTI e PER TUTTI

La sentenza della Cassazione nel tempo della riforma

OCCASIONE E SFIDA
 PER UNA «SCUOLA DI TUTTI»
Perché tanta attenzione sulla questione del pagamento arretrato dell’Ici richiesto alle due scuole paritarie di Livorno, con una sentenza della Cassazione che smentisce il parere dei giudici dei primi due gradi di giudizio? In Italia la scuola è sempre stata terreno di scontro politico, anche se oggi si è creato un fronte trasversale capace di superare schieramenti e pregiudizi, perché ha posto questioni molto concrete. È possibile non riconoscere finanziamenti per il loro funzionamento (non per la loro istituzione) alle scuole paritarie e, contemporaneamente, imporre che non chiedano una retta agli studenti che le frequentano, per evitare di scivolare fra gli enti che svolgono attività 'commerciali'? Con che fondi si potrebbero pagare gli stipendi degli insegnanti?
Il ministro Padoan in questi giorni ha chiarito bene il punto, ricordando che il regolamento attuativo della norma sul pagamento dell’Imu specifica che è da considerare attività «non commerciale» quella che non chiede una retta superiore al «costo medio» di uno studente allo Stato, calcolato dall’Ocse dai 5.739,17 euro degli asili ai 6.94,17 euro delle superiori. Questo regolamento contiene un principio molto interessante tutte le scuole, paritarie e statali: il costo standard per studente. 
Se alle scuole statali e paritarie fossero riconosciuti finanziamenti adeguati a coprire i costi standard e le famiglie potessero scegliere, sarebbe giusto che le scuole paritarie non chiedessero alcuna retta. Ma, visto che lo Stato versa alle scuole paritarie meno di un decimo dei costi che devono sostenere e che le famiglie, possono ricevere al massimo, come detrazioni fiscali, 70 euro netti all’anno a fronte di rette che vanno da 3.000 a 5.000 euro, come si può considerare «commerciale» un’attività che chiede solo il corrispettivo per la copertura dei costi?
 In questi giorni si è più volte fatto riferimento ai circa 6 miliardi annui che lo Stato di fatto risparmia grazie alle scuole paritarie.
Ma non può essere appena questa la ragione per considerarle un valore.
Oggi, potremmo mai pensare come civile un Paese con un solo giornale, una sola rete televisiva, una sola radio, un solo motore di ricerca sul web? Che cosa può garantire l’esistenza in Italia di un 'servizio pubblico' di qualità in un settore così delicato e strategico come l’educazione sulla base di libertà, efficienza ed equità? Perché non aiutare veramente le famiglie a crescere ed educare i figli, dando loro gli strumenti per farlo? In che modo varrebbe la pena usare i fondi della fiscalità generale che derivano dalle tasse versate da tutti i cittadini, senza avere studenti, genitori, insegnanti, scuole, di 'serie A' e di 'serie B' all’interno del sistema nazionale d’istruzione regolato dalla legge?
Forse uno sguardo a quell’Europa che siamo abituati a citare solo quando fa comodo, potrebbe essere utile. In Finlandia, Paese in vetta alle classifiche internazionali, la parità tra scuole statali e scuole non statali è totale. Le scuole sono gratuite, le famiglie hanno libertà di scelta e sono aiutate con contributi per le spese ulteriori che devono sostenere, a seconda del reddito e del numero dei figli. Nella 'laica' Francia gli insegnanti delle scuole paritarie sono pagati dallo Stato e i costi di gestione sono in parte finanziati dagli Enti locali; le famiglie che hanno figli in età scolare hanno dei contributi che vanno dai 4.123 euro annui a 8.349 (per chi ha 4 figli). In Spagna le scuole paritarie convenzionate sono circa il 30%, ricevono dallo Stato i fondi per pagare gli insegnanti e una parte dei costi di funzionamento, i genitori devono pagare rette molto basse. In Gran Bretagna c’è una lunga tradizione di scuole private convenzionate, totalmente finanziate dallo Stato, si chiamano 'public school'. Anche in questo Paese sono previsti aiuti economici per le famiglie con i figli che vanno a scuola (fino a 9.200 sterline per chi ha 4 figli). In Germania il 20% degli Istituti è paritario ed è finanziato con modalità diverse dai Laender.
Allargando la visuale sui Paesi Ocse, con l’ultima indagine 'Education at a Glance' (2012), emerge, poi, che ormai tre Paesi su quattro coprono più del 50% di spese della scuola paritaria gestita della società civile ( governative dependent private schools) e che in Italia, mentre le spese del bilancio 2012 per le scuole statali sono state di circa 57.571.000.000 per 7 milioni e mezzo di studenti, per le scuole paritarie sono stati spesi 511 milioni euro, per più di 1 milione di studenti. Dopo di noi c’è solo la Grecia.
L’Italia ha una buona legge fatta da Luigi Berlinguer nel 2000 che disegna, rispettando la nostra Costituzione, un sistema nazionale di istruzione formato da scuole statali e paritarie, la 'Buona Scuola' con l’articolo 1 comma 151, ha introdotto la possibilità di detrarre i costi sostenuti per la frequenza delle scuole paritarie (si tratta di una restituzione simbolica alle famiglie che non supererà, come detto, i 70 euro annui, ma stabilisce un principio di giustizia essenziale) e parla di nuovi criteri per l’assegnazione dei fondi alle scuole statali, per la gestione dei bilanci.
Avendo finalmente un po’ più di coraggio nell’affrontare la sfida e, come è già stato annotato su
Avvenire, grazie anche alla riflessione provocata dalla sentenza della Cassazione sulle paritarie livornesi, forse si può costruire un sistema davvero equo, in grado di dare più risorse a una 'scuola di tutti', statale e paritaria, e di aiutare le famiglie a svolgere il proprio compito educativo senza discriminazioni di sorta.

Da AVVENIRE, 1 agosto 2015

CHE LE VACANZE SIANO BUONE E FECONDE!!!!

VACANZA … 
un tempo per svuotarsi dall'effimero e riempirsi del duraturo

            Non c’è dubbio che l’ideale di vacanza è quello di evadere dalla rete del quotidiano, recuperando il tempo del disimpiego, per evadere (se possibile) dall’obbligo.
                  La parola vacanza non ha una bella etimologia, proviene dal verbo latino “vacare”, nel suo significato di vuoto, di ozio. L'aggettivo “vacus”, infatti, distingue una persona senza preoccupazioni, senza amore, quasi indifferente. La vacanza, molto spesso, è proprio così, avvolta nell'indifferenza: si guarda a se stessi, senza pensiero per tutto ciò che succede attorno.
            Ma vorremmo dare un significato diverso “allo svuotarsi”, che non è dall’impegno o dalla responsabilità, ma esattamente al contrario; è recuperare lo spazio del tempo interiore per stare con noi stessi, riscoprire  la dimensione del CUORE; che nella cultura biblica non è un muscolo e neanche il luogo metaforico dell’innamoramento, ma il cuore è la coscienza, è il centro della persona, il  luogo della libertà e dell’intimità, dove tutte le nostre facoltà si incontrano nella libertà di scelta.
       Vacanza in questo senso rende bello quello che facciamo, uno svuotarsi dall’effimero per riempirsi del duraturo, un allontanarsi dall’apparenza per gustare fino in fondo il sapore della sostanza, una sostanza che può essere illuminata dalla luce della verità e dell’amore. Vacanza diventa quindi ritrovare il gusto del fermarsi a riflettere … ritrovando il coraggio di pensare, per aprirci ad un dialogo profondo con l’altro e con l’Alterità.
       Benediciamo quindi questo tempo, e giunga a tutti voi una benedizione antica. Questa Benedizione è  racchiusa in una Poesia, che viene da una voce sconosciuta dalle “terre di Nairi”, dal paese d’Armenia, l’antico altopiano sotto il monte Ararat, dove secondo la leggenda si posò l’arca di Noè.
          E’ un canto di saggezza, parole di un dotto e dolce contadino-veggente che fu un grande poeta, e fu ucciso a trent’anni, nel fiore del suo genio.

ANTASDAN
(Benedizione per i campi dei quattro angoli del mondo)
Nelle plaghe d’Oriente sia pace sulla terra…..
non più sangue, ma sudore irrori le vene dei campi,
e al tocco della campana di ogni paese sia un canto di benedizione.
Nelle plaghe dell’Occidente sia fertilità sulla terra….
Che da ogni stella sgorghi la rugiada e ogni spiga si fonda in oro,
e quando gli agnelli pascoleranno sul monte germoglino e fioriscano le zolle.
Nelle plaghe dell’Aquilone sia pienezza sulla terra…..
Che nel mare d’oro del grano nuoti la falce senza posa,
e quando i granai s’apriranno al frumento si espanda la gioia.
Nelle plaghe del Meridione sia ricca di frutti la terra….
Fiorisca il miele degli alveari, trabocchi dalle coppe il vino,
e quando le spose impasteranno il pane buono sia il canto dell’amore.
Pubblicata nel 1914 in R. Zartarian, Meghaked (libro di letture per le scuole medie). Traduzione di Boghos Levon Zekiya.

Da un messaggio della presidenza del MASCI