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giovedì 13 agosto 2026

INVALSI PROSPETTIVE


RIFLESSIONI

 E 

PROSPETTIVE



L'editoriale del Presidente

Come ogni anno la presentazione dei Risultati INVALSI 2026 offre l’opportunità di tracciare un bilancio del nostro sistema scolastico ed è certamente un momento di grande importanza per orientare le scelte future. Il quadro generale che emerge è sostanzialmente positivo e delinea una Scuola aperta all’innovazione, capace di raccogliere le sfide della contemporaneità. Il Presidente Roberto Ricci ne traccia un’analisi che pone interessanti riflessioni, sia per il presente sia in una visione di lungo periodo.

Tra le notizie più significative che emergono dagli esiti della Rilevazione del 2026 spicca l’ulteriore calo della dispersione scolastica, che diminuisce ancora rispetto al 2025. È questo un successo collettivo frutto dell’impegno di insegnanti e scuole, che ha permesso a un numero importante di ragazzi e ragazze in più rispetto al passato di proseguire negli studi e di portarli a compimento.

Riprende un cammino positivo anche la dispersione implicita, e si riduce di quasi un punto percentuale. Questo traguardo molto rilevante impone però una riflessione cruciale sugli esiti di apprendimento. Trattenere un numero maggiore di studenti e studentesse significa infatti accogliere e mettere in condizione di permanere a Scuola chi ha maggiori difficoltà e in passato avrebbe abbandonato il percorso di studi.

Analizzando i diversi cicli, la Scuola secondaria di secondo grado mostra lievi miglioramenti e quella di Primo grado appare sostanzialmente stabile.

Emerge, tuttavia, un campanello d’allarme per la Scuola primaria, i cui esiti non crescono. I cali che i numeri mettono in evidenza non sono rilevanti ma, come sottolinea Ricci, il mancato aumento degli esiti deve chiamarci a riflettere, a trovare le soluzioni metodologiche, didattiche, pedagogiche, operative più adeguate.

Queste misure, tuttavia, devono essere individuate funzionalmente al raggiungimento degli obiettivi di apprendimento […] se noi non teniamo sufficientemente forte il legame tra l’ambiente di apprendimento – che deve essere più positivo possibile – e gli esiti di quell’apprendimento, rischiamo di perdere di vista una delle missioni principali della scuola e forse la leva più importante per garantire equità al sistema, ossia buoni apprendimenti per tutti e per ciascuno.

Sul versante delle discipline, l’Inglese conferma una tendenza positiva pluriennale sia nella Lettura sia nell’Ascolto. È un andamento che si registra in tutti territori e in tutti i gradi scolastici, con incrementi di oltre 10 punti percentuali medi rispetto alle rilevazioni d’esordio per questa materia.

La vera novità dell’anno è stata però l’estensione della rilevazione delle competenze digitali a tutta la popolazione scolastica del Grado 10 – cioè del secondo anno della Scuola secondaria di secondo grado – non più circoscritta alle classi campione, come è avvenuto nel 2025. La somministrazione, benché su base volontaria, ha registrato un’adesione elevata, con oltre il 90% delle scuole.

Gli esiti mostrano competenze solide, in linea con i livelli intermedi europei, e registrano una crescita significativa nel passaggio dal secondo al quinto anno delle superiori.

Ciò indica una scuola aperta all’innovazione e al confronto, anche con il concorso di strumenti ed esperti esterni, per una verifica costruttiva della propria azione formativa.

I dati a disposizione confermano inoltre l’efficacia delle misure del PNRR orientate alla personalizzazione della didattica per garantire a ogni allievo il conseguimento di elevati livelli di apprendimento

Sebbene emergano per la Scuola primaria motivi di attenzione, con luci e ombre che certamente richiedono attenta riflessione

Abbiamo tutti ragione di essere grati alla nostra scuola e di supportarla […] nel compito di conseguire e garantire buoni ed elevati livelli di apprendimento.

INVALSI

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Una strada che i dati dicono intrapresa positivamente.

lunedì 6 ottobre 2025

IL PROGRAMMA o LE PERSONE?

 


Docenti costretti a scegliere tra programmi ministeriali e cura degli studenti adolescenti. 

Chi sceglie i ragazzi rischia

 



Di Andrea Carlino

 

Alla Fiera delle Parole di Padova, il filosofo Umberto Galimberti ha tenuto una lectio magistralis dal titolo “La tecnica, la terra e l’uomo. Un filo da ricucire”, analizzando la crisi dell’epoca contemporanea e dedicando passaggi cruciali alla condizione giovanile e al ruolo della scuola. Nel suo intervento, Galimberti ha denunciato come l’età della tecnica abbia privato l’esistenza di senso, con conseguenze drammatiche soprattutto per le nuove generazioni.

Galimberti ha affermato che i giovani di oggi soffrono per una ragione culturale, non semplicemente psicologica. Al centro della loro sofferenza c’è l’assenza di prospettive: “per loro è stato tolto il futuro”, ha dichiarato il filosofo, spiegando come la droga rappresenti per molti ragazzi un anestetico dall’angoscia che provano quando “sporgono lo sguardo sul futuro”. Poi ha invitato genitori e nonni a non ripetere la frase “ai miei tempi”, sottolineando che nelle generazioni precedenti il futuro “era lì ad aspettarmi”. Galimberti ha ricordato di aver insegnato filosofia in un liceo a ventun anni, quando ancora non era laureato, perché “non c’erano filosofi” e il futuro era accessibile. Oggi, invece, chi studia filosofia “potrà fare cose eccellenti ma non potrà mai insegnare filosofia”.

La condizione giovanile contemporanea è caratterizzata da quella che Nietzsche definiva nichilismo: “manca lo scopo, il futuro non è più una promessa, manca la risposta al perché”. Perché studiare, perché lavorare, perché stare al mondo sono domande che non trovano più risposte convincenti in un’epoca dominata dalla tecnica e dalla mancanza di senso.

Scuola ingabbiata dall’apparato

Galimberti ha dedicato un passaggio importante alla scuola, denunciandone la trasformazione in apparato tecnico che privilegia l’esecuzione dei programmi ministeriali rispetto alla cura degli studenti. Il filosofo, poi, illustrato un esempio emblematico: un insegnante che svolge tutti i programmi dall’inizio alla fine “senza aver mai guardato in faccia uno studente, senza averlo mai seguito in quell’età incerta che si chiama adolescenza caratterizzata da entusiasmi vertiginosi e depressioni abissali” viene premiato dal sistema. Al contrario, un docente che si occupa degli studenti, che parla con loro, che li segue nella loro evoluzione adolescenziale ma non termina i programmi “rischia il posto”.

La scuola, secondo Galimberti, è diventata uno dei tanti apparati che impongono “azioni prescritte e descritte” secondo i valori della tecnica: efficienza, produttività, velocizzazione del tempo. L’insegnante è ridotto a funzionario che deve garantire il funzionamento del sistema, proprio come accade in banca, in ospedale o in tribunale. La logica sottesa è quella che Galimberti definisce “logica nazista”, citando le riflessioni di Gunther Anders: ciò che conta non è cosa si prova, ma far funzionare il sistema.

Cambiare paradigma

Per uscire da questa situazione, il filosofo ha proposto un radicale cambiamento di paradigma: passare dall’antropocentrismo cristiano al biocentrismo, ponendo al centro non più l’uomo ma la vita di tutti i viventi. Poi ha Francesco d’Assisi come precursore di questa visione, capace di parlare di “fratello sole, sorella luna, fratello lupo”, superando l’idea dell’uomo al vertice del creato. Solo attraverso un’evoluzione culturale, ha concluso Galimberti, sarà possibile difendere la terra e garantire un futuro alle nuove generazioni. La cultura rimane infatti “l’antitesi massima al potere” perché crea persone critiche, capaci di pensare e obiettare.

  OrizzonteScuola