Visualizzazione post con etichetta insegnanti religione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta insegnanti religione. Mostra tutti i post

lunedì 8 maggio 2023

ACCORCIATORI DI DISTANZE


 L’intervento del card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI, 

al Convegno nazionale 

degli Uffici per la pastorale per la scuola e lrc

“Vi ringrazio per il vostro costante lavoro che implica mettersi in gioco con i ragazzi, avere un’intelligenza antopologico-affettiva, uscire dal ruolo per esporsi con passione”, ha esordito il Card. Matteo Zuppi, presidente della CEI, nel suo incontro del 2 maggio con i partecipanti al Convegno nazionale degli uffici diocesani per la pastorale della scuola e l’IRC.

“Dobbiamo aiutare la scuola a essere scuola”, ha proseguito, “vale a dire comprendere cosa significa educare dinanzi all’inverno educativo che scontiamo sotto molti profili: crisi demografica, difficoltà degli insegnanti, pregiudizi nei confronti dell’insegnamento della religione cattolica, scarso investimento istituzionale”.

“La vostra fatica”, ha aggiunto il presidente della CEI “è quella di esserci in un mondo che ci percepisce distanti, un mondo in cui sembra sempre più difficile spiegare sempre da capo la bellezza del Vangelo, fronteggiando le tante fragilità dei ragazzi di oggi. Eppure proprio oggi più che mai occorre il coraggio di esporsi, perché c’è un enorme bisogno di senso e di riaffermazione, di capirsi di nuovo, da capo, soprattutto con i più giovani”.

Sulla scorta del suo ricordo come giovane insegnante di religione a Roma, il Card. Zuppi ha voluto sottolineare l’importanza non solo di creare collegamenti con gli studenti “ma di mantenerli attraverso il patrimonio di relazioni che ciascun insegnante di religione esprime. Un patrimonio da mettere a frutto uscendo dall’idea strettamente funzionalista del proprio ruolo, per riscoprire l’essenziale funzione di essere accorciatori di distanze fra parola e vita che appartiene al cristiano, così come al docente”.

Un’ultima riflessione ha toccato l’esempio spendibile che proviene dai cantieri del cammino sinodale e che il Card. Zuppi ha offerto ai partecipanti durante la parte finale dell’incontro.

“Il cammino sinodale della Chiesa italiana ci riguarda, poiché nessuna prospettiva operativa è possibile se il nostro cammino non è cadenzato sui passi di quello della Chiesa e proprio il cammino ci sta insegnando molte cose belle che rischiavamo di scordarci. Prima fra tutte: l’importanza dell’ascolto. Metterci in ascolto ci insegna ad appassionarci di nuovo alla nostra vocazione, anche a quella professionale, senza vittimismi, senza sconforto inutile e sterile, ma ripartendo dalle domande inascoltate o date, invece, per scontate quando non lo sono per nulla”.

Un sogno per essere efficaci insegnanti oggi? “Diventare dei baluardi rispetto alla banalizzazione dell’esigenza spirituale che è ancora profondamente avvertita”, ha concluso il presidente della CEI prima di dialogare con i partecipanti che durante i loro interventi hanno toccato molteplici temi: dalla formazione primaria nelle scuole di teologia, all’esigenza di rimotivazione degli insegnanti di religione, dal precariato ancora molto presente, alle conseguenze del Covid, fino a una progettazione pensata sulla concreta fisionomia dei giovani che frequentano la scuola.

ALLEGATI

 

martedì 27 febbraio 2018

INSEGNANTI DI RELIGIONE: FORMAZIONE IN SERVIZIO E CURA DEL SE PROFESSIONALE

di Mons. Mariano Crociata

" ........ La formazione in servizio contiene in sé un’idea che è molto feconda prima che per la adeguata professionalità, per la stessa personalità del docente. Essa può essere riferita, infatti, solo per un verso alle attività di aggiornamento inerente a quelli che vengono considerati i tre ambiti fondamentali della competenza della professione docente, e cioè l’ambito didattico-pedagogico, l’ambito delle scienze umane e quello inerente la capacità comunicativa.
Naturalmente, accanto all’aspetto della metodologia e della tecnica della professione docente, si colloca l’aggiornamento circa i contenuti disciplinari e la loro articolazione interna, adombrato nell’ambito delle scienze umane ma non solo, tenendo presenti in particolare gli sviluppi che la ricerca teologica e religiosa conosce, nonché la correlazione e l’intreccio con altre discipline.

Per altro verso, la formula della formazione in servizio rimanda all’esercizio dell’attività docente nell’atto di compiersi. Suggerisce, cioè, l’idea che l’esercizio di tale attività, con il solo fatto di essere svolta e nell’atto stesso di compierla produce un effetto formativo. A me sembra un’idea illuminante se non la si dissocia dal primo versante di cui dicevamo prima. Essa consiste nel fatto che il docente nell’atto di insegnare, con tutti i generi di attività che tale atto abbraccia, dà forma a se stesso come docente, come soggetto di una relazione educativa e come persona.
L’attività docente dà via via forma alla persona, come del resto ogni attività svolta dall’uomo lo plasma lentamente; ma inoltre lo fa crescere, perché lo fa entrare in un possesso sempre più pieno delle competenze sia metodologiche che contenutistiche, e non meno anche delle competenze relazionali e pedagogiche.
Un insegnante che svolge con dedizione il suo lavoro, con la consapevolezza adeguata e corrispondente di sé, oltre che dell’oggettività del servizio docente che presta, forma sempre più compiutamente se stesso e cresce verso una figura umana, personale e professionale sempre più alta e compiuta.

In questo senso trovo stimolante la formula, che ho raccolto frequentando questi temi, della cura del sé professionale, là dove il ‘sé professionale’ non è una astrazione dalla persona concreta e nemmeno una sezione tra le altre molteplici attività umane, ma il momento di sintesi personale a cui vuole e deve condurre una appropriata conduzione della professione docente.

Non può esistere una estraniante professionalità che astragga dalla persona e che non diventi sintesi nella e della persona, la quale nell’unità umana e spirituale che le è propria, si vive e cresce come soggetto educativo, in modo particolare nel mondo della scuola, senza finire di sperimentare le implicazioni che la coscienza di tale ruolo esercita sulla totalità della sua vita interamente chiamata a relazionarsi, senza lasciarsi assorbire e annullare, con quella dimensione professionale........