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martedì 24 dicembre 2024

LA TREGUA DI NATALE

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 La sorpresa tira fuori dalla prigione delle abitudini mortifere e dell'uguale, invitando a vedere e agire diversamente, perché nessun problema può essere risolto rimanendo al livello di ciò che l'ha creato.




di  Alessandro D’Avenia

 Che cosa c'è nei pacchi sotto l'albero? La prima cosa che vediamo è la carta colorata che cela e rivela al contempo.

Quindi prima di tutto sotto l'albero troviamo l'attesa. Se nelle altre occasioni i regali appaiono alla consegna, a Natale li pre-vedi, ma devi attendere. Quante ipotesi facevamo da bambini... se ancora ricordo regali tanto attesi (la pista delle biglie, il castello medievale...) è perché l'attesa diventa memoria. L'attesa ha infatti la stessa pasta dell'attenzione, «teso a» (ad-tendo): per ricevere il mondo bisogna andargli incontro. «È in attesa» una donna che prepara una vita e lo fa con mille attenzioni, cioè cure. In inglese «attento» è «careful», cioè «pieno di cura», «accurato», e in fondo anche «curioso» viene da «cura». 

 È proprio la carta dei pacchi che quindi permette che ci sia una «sorpresa»». Essere sorpresi è infatti l'unico modo di innamorarsi della vita. Sorpreso viene da super-preso: preso in alto, sollevato. La sorpresa tira fuori dalla prigione delle abitudini mortifere e dell'uguale, invitando a vedere e agire diversamente, perché nessun problema può essere risolto rimanendo al livello di ciò che l'ha creato, come l'atomica con altre atomiche o la noia con le distrazioni. C'è bisogno di un livello superiore di realtà, qualcosa di nuovo. Dove trovarlo? 

La nostra caccia al nuovo è spesso affidata all'ultimo modello di qualcosa (certe code davanti ai negozi tradiscono il sacro secolarizzato e il suo rito: il saldo), che però non basterà perché l'ultimo modello è solo il meno vecchio e sarà presto superato, noi invece vorremmo il nuovo che non invecchia, il modello per sempre ultimo. Perché noi vogliamo l'eterno, per non morire. Insomma, nella carta dei pacchi, tra attesa e sorpresa, cerchiamo la vita eterna, cioè la vita che non si rovina e non si ripete, che è nuova e si rinnova. Proviamo ora ad aprirli «i pacchi» (la trasmissione televisiva più seguita non è l'illusione di un Natale giornaliero?) per vedere se la contengono. 

 Si dice che le persone ricche comprino tempo, quelle povere oggetti, quelle pigre distrazioni, quelle intelligenti conoscenza. Senza dubbio una semplificazione, che però mette sulla buona strada: in quei pacchi cerchiamo ciò che più assomiglia alla vita eterna, tempo e spazio «materializzati», oggetti e progetti che possano allungare e rinnovare la «solita» e «breve» vita. Non è un caso che nella narrazione cristiana il Natale racconti l'inverso: l'eterno, cioè tutto il tempo e lo spazio, vita sempre nuova, si incarna in uno spazio-tempo limitato, colui che si dice il figlio di Dio nasce nella stalla di uno sperduto paesino della Palestina. Insomma a Natale noi cerchiamo l'eterno e l'eterno cerca noi. Ma possiamo noi mortali averlo l'eterno? Sì. La vita che si rinnova sempre è proprio nel qui e ora con il suo limite: “presente” in italiano significa anche regalo. E come? Proprio nella forma che l'eterno si è dato entrando nel qui e ora, nel noi: Figlio e Fratello, amato e amante. Un'utopia? No. L'umano nell'uomo, purché l'uomo se ne ricordi. 

 È accaduto a uomini che il 24 dicembre del 1914 si ammazzavano tra loro in piena Guerra mondiale. Nelle trincee delle Fiandre, a sud di Ypres, in Belgio, alcuni soldati tedeschi cominciano ad accendere delle candele sul bordo della trincea, intonando canzoni natalizie. Sull'altro fronte gli inglesi rispondono unendosi a un canto noto anche a loro che, intonato in lingue diverse (Stille Nacht, Silent Night, Astro del ciel...), abbassa difese e fucili, spingendo i soldati a incontrarsi proprio sulla linea del fronte. Si parlano, si stringono la mano, si abbracciano. È la Vigilia di Natale e la prima cosa da fare è scambiarsi i regali (vestiti, cibo, tabacco, dolci, grappa...) e racconti. Si celebra la messa, si seppelliscono i morti. L'indomani si disputa anche una partita di calcio. Uno dei presenti racconta in una lettera ai familiari la scoperta della vita eterna nel qui e ora, nel noi, quello che tutti abbiamo in comune (essere figli e fratelli) e che è più reale di ciò che ci separa: “Sono proprio come noi: hanno madri, fidanzate, mogli che aspettano il nostro ritorno a casa” (in La tregua di Natale – Lettere dal fronte, a cura di A.Del Bono). Quegli uomini capiscono che l'amore per la vita, per la casa, per il proprio Paese, manipolato (come racconta amaramente Remarque in Niente di nuovo sul fronte occidentale) da menzogne, propaganda e avidità, era stato trasformato in energia distruttiva contro presunti nemici, che invece erano «come noi», erano «noi». Quell'unità profonda di tutte le cose che già un filosofo greco aveva chiamato logos del cosmo, che Giovanni dice essersi incarnato all'inizio del suo vangelo, e che Francesco d'Assisi tradurrà dando del fratello o sorella al fuoco, all'acqua, alle stelle... e persino alla morte. Se tutto è «figlio» (se il logos, la logica, della realtà è la filiazione), tutto è «fratello/sorella», chi non lo vede si muove in superficie o in malafede. Come i capi di Stato maggiore di entrambi gli schieramenti che, chiusi nei loro palazzi e ragionamenti, si affrettarono a sostituire quelle truppe con altre unità, cercando di cancellare l'accaduto e la sua memoria, anche grazie alla stampa di regime. Non mi pare che 110 anni dopo sia cambiato molto in alcune teste. 

 Bisogna tornare a quel canto di Natale che provocò la tregua, come ha fatto nel dicembre 1983 Paul McCartney pubblicando la canzone Pipes of Peace, nel cui video mette in scena proprio la tregua natalizia del 1914, ed è lui stesso a interpretare sia un soldato inglese sia un avversario, i quali cantano, ciascuno dalla propria trincea, le stesse parole: «Help me to learn/ Songs of joy instead of 'Burn, baby, burn'». 

È invece del 2005 il bel film di Cristian Carion che racconta quella tregua di Natale: «Joieux Noël - Una verità dimenticata dalla storia», ricostruito attraverso le testimonianze dei presenti, tra le quali quella del diario del sergente inglese Bernard Joseph Brookes: «È stato un Natale ideale, lo spirito di pace e buona volontà cozzava con l'odio e la morte dei mesi precedenti. È stato sorprendente che un simile cambiamento nel comportamento dei due eserciti opposti sia stato generato da un evento accaduto una notte di duemila anni fa». Sorprendente lo è sempre la vita eterna, l'unica che dà pace agli uomini, quella che non entra nei pacchi sotto l'albero, che però ci indicano dove cercarla: in una stalla in cui l'eterno abbraccia la condizione umana nella forma di un bambino che un giorno oserà dire “Sono venuto perché gli uomini abbiano la vita e l'abbiano in sovrabbondanza” (Gv 10). 

 Chissà che a star più «attenti» questa «incredibile sorpresa» non possa suggerirci una forma nuova di vita, qualcosa di nuovo sul fronte occidentale, tirandoci fuori da qualche trincea personale, familiare, sociale in cui ci siamo ficcati per proteggerci da nemici creati dalle nostre paure o dalla nostra malafede. 

 Buona tregua di Natale a tutti.

Alzogliocchiversoilcielo

 

venerdì 3 giugno 2022

UN SOFFIO DI AMORE E DI SPERANZA

 PENTECOSTE


UN  SOFFIO


di AMORE 

e di SPERANZA


"Veni creator Spiritus, vieni Spirito Creatore, visita le anime dei tuoi fedeli, riempi i cuori dei tuoi fedeli con la grazia  che proviene dall'alto".

-         Vincent Dollmann, Arcivescovo di Cambrai*

Questa preghiera di invocazione allo Spirito Santo, conosciuta fin dal IX secolo, viene cantata in occasione della festa di Pentecoste. Attesta che lo Spirito Santo è una Persona divina in cui siamo chiamati a credere e che possiamo pregare. Ci dispone ad accoglierlo e a vivere secondo i suoi doni.

Così, l'esperienza degli apostoli nella Pentecoste è anche la nostra. Lo Spirito Santo ci è stato dato al momento del Battesimo, come un fuoco, per introdurci alla vita eterna, una vita d'amore che non può essere spenta. Ci viene donata in modo nuovo, come un soffio, al momento della Cresima, per guidarci lungo il cammino della testimonianza.

Per vivere con questo respiro di amore e di speranza, possiamo contare sui doni che lo Spirito Santo sviluppa in ciascuno di noi. Nella Prima Lettera ai Corinzi, San Paolo afferma: "Vi sono varietà di doni spirituali, ma si tratta dello stesso Spirito; vi sono varietà di ministeri, ma si tratta dello stesso Signore; vi sono varietà di operazioni, ma si tratta dello stesso Dio che opera ogni cosa in tutti gli uomini" (1 Cor 12,4-6).

Per San Paolo, Dio riempie ogni membro della sua Chiesa dei doni più diversi attraverso l'azione concreta dello Spirito Santo. Egli indica i criteri per questo:

- Egli parla innanzitutto di una diversità di doni spirituali (carismata in greco). Una parola che dovrebbe essere tradotta come dono gratuito di Dio, dono di Dio.

- L'apostolo prosegue indicando una diversità di ministeri (diaconia in greco). Ma piuttosto che parlare di "ministeri", sarebbe più corretto parlare di "servizi". Paolo usa questo termine sia per indicare la raccolta di denaro (Rm 15,25) sia una missione ecclesiale (Rm 11,13). San Paolo vuole sottolineare che ogni dono di Dio è al servizio della comunità; noi oggi diremmo al servizio del bene comune.

- Infine, l'apostolo parla di una diversità di operazioni (energèmata in greco). Questo termine evoca la forza che proviene da Dio e designa quindi gli atti in cui si manifesta la potenza divina.

Attraverso questi tre termini, dono, servizio e modalità di azione, si esprimono le caratteristiche del dono di Dio nella Chiesa: è grazioso, una pura grazia senza meriti da parte dell'uomo; è ordinato alla comunità, non può che arricchire e sviluppare la vita ecclesiale e, più in generale, la vita sociale; infine, è fecondo, porta frutti di carità.

Indicando i criteri per discernere i doni dello Spirito, San Paolo vuole renderci più consapevoli della nostra responsabilità nell'impiegare i doni ricevuti da Dio. Possiamo chiederlo alla Vergine Maria. Mentre preghiamo il rosario, riprendiamo il titolo con cui Dio l'ha salutata: "Piena di grazia". Può essere tradotto come: "voi che eravate e siete oggetto dei doni di Dio". Questo titolo è come un nome nuovo che Dio ha dato a Maria; noi lo abbiamo ricevuto a nostra volta nel battesimo, che ci ha resi cristiani e partecipi dei doni di Dio. La Vergine Maria ci conservi l'umiltà di chiederli e il coraggio di viverli, affinché il Regno di Dio, il Regno della giustizia e della pace, si stabilisca nel nostro mondo.

"Vieni, Spirito Creatore [...] infiammaci con la tua luce, riempi i nostri cuori con il tuo amore”.

*Assistente Ecclesiastico UMEC-WUCT

 

 

IL DONO DELLO SPIRITO


 Lo Spirito 

ci viene donato 

e ci colma di doni

 

-         P. Giuseppe Oddone *

           La festa della Pentecoste rappresenta la piena realizzazione della Pasqua di Gesù: il Risorto dona alla sua Chiesa, ad ognuno di noi il suo Spirito.

         Credo nello Spirito Santo, proclamiamo nel Credo. Gesù ci ha svelato gradualmente questo mistero. Egli, che possiede lo Spirito in abbondanza, che è spinto dallo Spirito, che esulta in Lui, che ci dona parole di Spirito e vita, non ci lascia orfani, ci manda il Consolatore, capace di guidarci alla verità tutta intera, Lo comunica nel mistero pasquale e nei suoi sacramenti.

         La riflessione teologica, meditando sulle parole di Gesù, definisce lo Spirito Santo come il dono dei doni all’interno del mistero trinitario, dono infinito di amore del Padre al Figlio e del Figlio al Padre, fuoco e persona divina che spira dall’Uno e dall’Altro, sorgente di di una gioia perenne. Questo dono è comunicato nel battesimo ad ogni credente, lo rende figlio di Dio e partecipe della vita divina.

 L’insegnamento di Dante nella Divina Commedia

          Riporto la meditazione poetica e teologica del nostro poeta Dante, che per molti aspetti può essere considerato maestro nella fede e nella vita spirituale.

O luce eterna che sola in Te sidi  (risiedi)

sola t’intendi  (Dio Padre),  e da Te intelletta

ed intendente Te (Dio Figlio), ami e arridi (Spirito Santo)

(Par. XXXIII, 124-126)

         Potremmo parafrasare  così: O unico Dio, luce eterna, o Padre che solo in Te risiedi, che non puoi essere contenuto in nessun luogo se non in Te stesso, che Ti comprendi perfettamente, generando il Figlio e da Lui sei perfettamente conosciuto, colmo di Amore e di gioia infinita “che l’uno e l’altro eternamente spira” (Par. X,2)

         Ma lo Spirito Santo non è solo il dono dei doni all’interno della vita intima di Dio, ad intra Trinitatis, egli agisce anche all’esterno, ad extra Trinitatis, nella creazione degli angeli e dell’universo: “s’aperse in nuovi amor l’eterno amore” (Par. XXIX, 18) e riempie tutto il creato, che diventa per così dire il tempio cosmico dello Spirito; è donato alla Chiesa, comunità dei credenti,  che è realmente il suo tempio spirituale, è donato ad ogni persona che vivendo il Battesimo lo accoglie nella fede, nella speranza, nella carità,  trasformandola nel suo mistico tempio.

 

La Pentecoste di Alessandro Manzoni

 

         Un grande e profondo poeta credente, Alessandro Manzoni, nel suo ispirato inno sacro “La Pentecoste” sottolinea con vigore ed in modo molto concreto l’azione dello Spirito nella storia e nella vita.

         La Pentecoste, ossia il dono dello Spirito, crea la Chiesa, madre dei santi, pone sulle sue labbra il fonte della Parola, la libera da ogni paura e la spinge all’azione perché sia l’accampamento terreno di quelli che lottano e sperano, le dona un respiro universale dall’uno all’altro mare, crea la fraternità tra gli uomini, rivoluzionando i rapporti sociali, porta la libertà e la pace, agisce nella vita dei popoli e dei singoli, rendendoli capaci di modificare il loro comportamento, permea ogni realtà umana, dall’inizio alla fine dell’esistenza: lo Spirito si manifesta nell’ineffabile sorriso dei bambini, nella bellezza composta della ragazze, nel carattere entusiasta e temprato dei baldi giovani, nelle decisioni rette degli uomini maturi, nel cuore fedele delle spose e nella gioia nascosta delle persone consacrate a Dio, nei santi desideri delle persone anziane, nello sguardo errante di chi sperando muore.

         Per chi lo accoglie, lo Spirito è “piacevol alito, aura consolatrice” ed avvolge la vita in un’atmosfera di pace interiore, di gioia e di amore.

 La presenza dello Spirito nella vita del cristiano

                 Ogni credente, tuttavia, deve nel corso della sua vita approfondire personalmente questa relazione con il mistero trinitario, immerso nella realtà dello Spirito Santo.

         Seguendo gli insegnamenti del Vangelo dobbiamo sentirci tra le braccia del Padre, nel cuore di Cristo, il Figlio crocifisso, morto e risorto per noi, con Maria e nella Chiesa, avvolti dal fuoco dello Spirito.

         La presenza dello Spirito può trasformare e ravvivare la nostra stessa vita fisica, oserei dire il nostro cervello, il nostro cuore, il nostro sangue, aiutandoci a vivere in un modo più sano; può scendere nel nostro inconscio, nella parte più intima del nostro essere, e lavare e cancellare ciò che si è macchiato nel corso degli anni, fecondare le nostre aridità, sanare le nostre ferite, piegare le nostre rigidità, scaldare il gelo del nostro cuore, raddrizzare le nostre storture.

         Lo Spirito può ravvivare i nostri sensi esterni, aiutarci a percepire la bellezza e l’incanto del mondo e nello stesso tempo, secondo l’esperienza dei mistici e dei cristiani fervorosi, donarci una vista interiore, gli occhi della fede, un profumo che attrae, un sapore, un ascolto, un amplesso spirituale, il tutto orientato all’amore di Cristo, sposo dell’anima che è tempio dello Spirito.

         Faccio riferimento ancora ad una terzina dantesca che definisce il Paradiso, ossia la vita di Dio ed in Dio come

luce intellettual, piena d’amore,

amor di vero ben, pien di letizia,

letizia che trascende ogni dolzore (dolcezza terrena)

(Par. XXX, 40-42)

per far comprendere come lo Spirito può illuminare anche la nostra intelligenza, immergerla in quella Luce intellettuale piena di amore, che è il mistero trinitario che brilla al sopra di noi, dentro di noi, e nella realtà che ci circonda, aiutandoci e comprendere chi è Dio, chi siamo noi, chi sono gli altri, che cos’è la vita, cos’è la morte, qual è il nostro destino terreno ed eterno.

         In egual modo lo Spirito fortifica anche la volontà, orientandola nelle scelte quotidiane all’amore del Sommo Bene, vero ed eterno; può riempire il nostro sentimento di una indescrivibile dolcezza, facendo pregustare il possesso della vita divina.

         Inoltre, lo Spirito ci aiuta a vivere le virtù soprannaturali, infuse nel Battesimo, della fede, della speranza e della carità. La fede è sostanza delle cose sperate, cioè possesso anticipato della vita trinitaria di Dio e ci immerge nel vortice delle relazioni fra le tre Persone divine, e nella rivelazione del progetto di Dio che si attua nella creazione, nella redenzione, nella santificazione, in sintesi nella nostra partecipazione al regno di Dio; la speranza è l’attesa certa della gloria futura, ossia della nostra piena salvezza nella resurrezione del nostro corpo, prodotta in noi dalla grazia divina e dal nostro impegno, azione dopo azione, nella nostra esperienza quotidiana; la carità ci dona la certezza che siamo amati dal Padre che ci dona il suo Figlio, ci comunica il suo Spirito, ci inserisce nella Chiesa, della quale Maria, la madre di Gesù, è l’icona più espressiva; cerchiamo pertanto di ricambiare come possiamo l’infinito, eterno amore di Dio nei nostri confronti e verso tutti i nostri fratelli.

         Ad ognuno di noi è stata data una manifestazione particolare dello Spirito di Dio, un dono unico ed irripetibile: pertanto l’azione dello Spirito è diversa da persona a persona. L’importante è che ci sentiamo avvolti e pervasi fin nelle profondità del nostro essere dall’amore di Dio, che ha uno spettro molto più grande della nostra stessa percezione, intimior intimo meo et superior supremo meo, direbbe Sant’Agostino, ossia oltre il punto più profondo della mia interiorità, ed al di sopra del punto supremo della mia comprensione della stessa vita.

 I doni dello Spirito

          Soprattutto noi insegnanti abbiamo bisogno dei sette doni dello Spirito Santo: della sapienza, ossia della capacità di gustare le cose di Dio, dell’intelletto, ovvero il poter comprendere la realtà alla luce della sua Parola, del consiglio guidando e illuminando i nostri alunni, della fortezza per non lasciarci scoraggiare nel nostro lavoro educativo, della scienza per illuminare la disciplina che insegniamo con la luce della nostra fede, della pietà per manifestare le nostre convinzioni cristiane, del timore di Dio, consapevoli della grande responsabilità che ci è affidata nel campo educativo.

 Preghiera

          O Spirito Santo, Tu sei Dono, sei la consolazione piena e la mia gioia! Tu sei Amore fedele, che non mi lascia, non mi abbandona, ma rimani per sempre! Tu sei con me, ti fai uno con me, accetti di condividere la mia vita più segreta, più intima, anche là dove c'è il dolore, la notte, il peccato. Tu sei il mio Maestro interiore, la mia guida sicura! Ti seguirò, Spirito Santo e non smetterò mai di invocarti e dirti: "Vieni!". Al mattino ti aspetterò e alla sera cercherò in Te il mio riposo.

*Assistente Ecclesiastico Nazionale AIMC