Visualizzazione post con etichetta diritti infanzia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diritti infanzia. Mostra tutti i post

venerdì 22 febbraio 2019

RAGAZZI FUORI: MAFIA, GENITORI, FIGLI, SCUOLA, SOCIETA'

La ‘ndrangheta, i ragazzi e il loro futuro. 

Come restituire ai figli dei boss una vita libera e armoniosa? 

Intervista al Presidente del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, Roberto Di Bella.

Intervista a cura di Vincenzo Sanfilippo

Roberto Di Bella è il Presidente del Tribunale per i minori di Reggio Calabria. Ha adottato, in diverse circostanze, misure di sospensione della responsabilità genitoriale per allontanare i figli dai boss della ‘ndrangheta. Vive, da allora, sotto scorta e il suo operato apre un forte dibattito. 
Ci sono “ponti” che legano un’istanza etica come quella della nonviolenza e l’operare di un magistrato che lavora con minorenni, ponendosi il problema della loro libertà. Le mafie sono violente anche perché, nel plasmare le personalità dei minori, annullano per loro la possibilità di una vita libera e armoniosa. L’essersi imbattuto con questo dato, lo ha condotto alle pratiche di allontanamento di alcuni minori dalle famiglie mafiose... 
Io svolgo il ruolo di giudice minorile dal 1993. Ho lavorato quasi ininterrottamente presso il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria. Questa lunga esperienza mi ha consentito un’osservazione privilegiata. Dal 1993 abbiamo trattato più di 100 procedimenti per reati di criminalità organizzata, più di 50 per omicidio o tentato omicidio, reati commessi da minorenni appartenenti alle famiglie di ‘ndrangheta che adesso, da adulti, si trovano sottoposti al regime del 41 bis, o sono latitanti, o sono stati uccisi nel corso delle faide locali. Abbiamo giudicato minori coinvolti in sequestri di persona, che hanno trattato partite di droga o esercitato il racket o sono stati coinvolti nelle faide; in un caso abbiamo giudicato un minore autore di sei omicidi. Oggi ci troviamo a giudicare i figli di coloro che erano processati negli anni Novanta, tutti appartenenti alle stesse famiglie: stessi cognomi, stessi reati. La cultura di ‘ndrangheta si eredita dalle famiglie. Le famiglie di ‘ndrangheta mantengono il potere con l’indottrinamento malavitoso sistematico dei figli minori. Da qui l’esigenza di modificare l’orientamento giurisprudenziale, per censurare il modello educativo mafioso che mette a repentaglio il corretto sviluppo psicofisico dei minori. Dal 2012 stiamo adottando procedimenti civili di decadenza o limitazione della responsabilità genitoriale e, nei casi più gravi, l’allontanamento dei minori dal nucleo familiare. Procedimenti che vengono adottati “caso per caso”, mai in via preventiva: non si allontana il minore perché la famiglia è mafiosa. Queste misure vogliono assicurare adeguate tutele per una regolare crescita psico-fisica e nel contempo offrire chance di orizzonti culturali e  affettivi diversi da quelli del contesto di provenienza. 
In sostanza, attraverso l’ausilio di operatori sociali e volontari come quelli di Libera, cerchiamo di far vedere a questi ragazzi che esiste un mondo diverso in cui la violenza e l’omicidio non sono lo strumento ordinario di risoluzione dei conflitti, dove vi è parità di diritti tra uomini e donne, dove le scelte, anche quelle più intime, come i matrimoni, non devono essere imposti dalle famiglie per suggellare sodalizi malavitosi, ma dai dettami dei sentimenti. Cerchiamo di far capire che il carcere non è una medaglia da appuntare sul petto e da esibire ai capi, ma un luogo da evitare a tutti i costi, un cimitero vivente. Spesso la possibilità di scegliere alternative alla ‘ndrangheta non si contempla, perché non si sa che esiste un’alternativa. Pensiamo a un ragazzo proveniente da un piccolo paese della Calabria, nella cui famiglia ci sono soggetti malavitosi, dove il nonno è stato ucciso, il padre è in carcere, i fratelli sono latitanti… In casi come questo la cultura di ‘ndrangheta non è percepita come disvalore ed è intrinseca alla cultura familiare. 
Quando si parla di prevenzione si fa riferimento alle strutture di intelligence, dimenticando l’importanza della rete sociale. Nella faida di San Luca, sfociata nella strage di Duisburg, alcune famiglie non mandarono più i figli a scuola per paura di ritorsioni e queste vistose assenze non furono segnalate dagli istituti scolastici. 
È vero, le famiglie contrapposte non mandarono i figli a scuola per un lungo periodo di tempo per il timore di ritorsioni. Lo abbiamo saputo, nel corso del processo alcuni anni dopo. Noi interveniamo su situazioni che sono già patologiche. La prevenzione primaria spetta alla scuola e le agenzie alternative alla famiglia. Se nel mezzogiorno d’Italia esiste una cultura diffusa del malaffare, se oggi ci sono le stesse organizzazioni criminali da quasi un secolo… tutto ciò vuol dire che la scuola ha fallito. La scuola è il primo momento di contatto del minore con la società e primo momento di assunzione di responsabilità del bambino: nella scuola ci si confronta con la realtà esterna alla famiglia. A scuola vanno tutti: il figlio del poliziotto e il figlio del boss. La nostra Costituzione o la Convenzione Onu sui diritti del fanciullo, del 1989, affermano che la scuola ha compiti precisi, come quello di educare il fanciullo al rispetto dei diritti fondamentali di libertà dell’individuo. L’educazione scolastica deve tendere a far diventare il fanciullo un membro utile della società e a sviluppare il suo senso di responsabilità. Se questo non accade vuol dire che anche la scuola ha delle responsabilità. Anche le politiche sociali sui territori sono inadeguate. Qui a Reggio, su 98 comuni la metà non ha servizio sociale. Fino a qualche tempo fa non esisteva nessun centro di educazione culturale; di recente Save the Children ha istituito un “Punto luce”. Bisogna recuperare culturalmente questi territori di frontiera. La sconfitta della povertà educativa dovrebbe diventare una priorità di tutti gli amministratori pubblici. Intervenendo sul versante culturale, si prosciuga il bacino su cui si riproduce il modello mafioso. .....

Continua: RAGAZZI FUORI

mercoledì 17 ottobre 2018

MIGRANTI E SCUOLA . IL TAVOLO SALTAMURI PER UNA EDUCAZIONE "SCONFINATA"

logosaltamuri

Tavolo SALTAMURI, Educazione sconfinata

        E' questo il nome di un tavolo interassociativo che si vuole occupare di Migranti       e scuola,   nato da circa due mesi su proposta di Franco Lorenzoni e a cui hanno già aderito moltissime associazioni del mondo della scuola 
ma anche del sociale tra cui l'AIMC. 
 Il nome che si è dato il tavolo (hanno già fatto due incontri e un terzo sarà nei prossimi giorni) è SALTAMURI: EDUCAZIONE SCONFINATA PER L'INFANZIA, I DIRITTI, L'UMANITA' e ha lanciato un Manifesto Pedagogico che trovate in fondo che presenta gli obiettivi che si pone e le azioni che intende svolgere. Innanzitutto intende raccogliere le iniziative che sono già in atto in molte delle nostre scuole, ma anche a proporre iniziative di formazione, di convegni, di eventi che approfondiscano questa tematica in quanto la scuola, soprattutto oggi, può costituire un'occasione di promozione e di coesione sociale.

Noi come AIMC Piemonte abbiamo aderito all'interno del Forum Regionale per l'educazione e la scuola, ad esso dedicherà la prossimo conferenza Regionale e invitiamo i territori a fare iniziative ad hoc. Suggeriamo e che il livello Nazionale si faccia carico di raccogliere tutte le belle esperienze che sapremo fare per portarle al tavolo che si è impegnato a fare da cassa di risonanza.

martedì 20 novembre 2012

lunedì 30 gennaio 2012

I BAMBINI SONO CAMBIATI

IL RAPPORTO 2011 DELLA SOCIETA' DI PEDIATRIA
I bambini italiani, pur se gravati come i loro genitori da molti chili di troppo, da sedentarietà e da pessime abitudini a tavola, riescono ancora a cavarsela e le loro condizioni di salute sono complessivamente buone, anche grazie a una rete di protezione familiare che è una tipica tradizione “made in Italy” e che spesso supplisce alle reti di servizi sociali ancora carenti e disomogenee lungo lo Stivale........


Leggi: LIBRO BIANCO: LA SALUTE DEI BAMBINI Rapporto SIP 2011

            I BAMBINI SONO CAMBIATI

mercoledì 12 ottobre 2011

NELL'INFANZIA DI OGGI C'E' IL PAESE DI DOMANI

Comunicato del Coordinamento nazionale per le politiche dell’infanzia e della sua scuola:

La Commissione europea: “L’istruzione preelementare presenta il rendimento più elevato in termIni di risultati e di adattamento sociale dei bambini. Gli Stati membri dovrebbero aumentare i propri investimenti quale mezzo efficace per creare le basi di ulteriore apprendimento” (2006).
Nell’infanzia di oggi c’è il Paese di domani.
  Servono più risorse e scelte di qualità
Il Coordinamento nazionale delle politiche dell’infanzia e della sua scuola: “Occorre intervenire concretamente, dedicare risorse adeguate, mettere in campo tutte le sinergie necessarie a consoli-dare ed estendere su tutto il territorio nazionale la nostra scuola dell’infanzia”.

La scuola dell’infanzia è in grave affanno: il processo di generalizzazione è bloccato dal 2009, i tagli al personale ATA e, quest’anno, anche al personale docente, la drastica riduzione di risorse finanziarie e materiali, la difficoltà degli Enti Locali anche solo a mantenere gli interventi già in atto stanno mettendo in seria difficoltà il buon funzionamento delle scuole.

A questo va ad aggiungersi l’accorpamento di tutte le scuole dell’infanzia con le scuole primarie e secondarie di primo grado e, sempre più spesso, di secondo grado, in istituti verticalizzati.
Un accorpamento imposto dall’alto, dettato da scelte esclusivamente finanziarie e non di opportunità pe-dagogiche, incapace – per dimensioni e complessità organizzativa – di garantire continuità didattica, raccordo educativo e progettualità all’esercizio dell’autonomia scolastica, aspetti per i quali gli istituti comprensivi si sono caratterizzati. Per di più, molte di queste nuove istituzioni vengono affidate in reg-genza a dirigenti che hanno già la responsabilità di altre scuole.

Ecco le ragioni per cui le scuole dell’infanzia, funzionanti sempre più spesso solo in orario antimeridiano, affannate dall’inserimento di bambini anticipatari, senza più compresenze per attività in piccoli gruppi o individualizzate, alla prese con i disagi causati dalle mancate sostituzioni dei docenti assenti, stanno di-ventando irriconoscibili.

Il modello della scuola dell’infanzia funzionante a 40 ore la settimana, che aveva dimostrato sul campo il suo valore e la sua efficacia educativa, si sta sgretolando, mentre si allungano le liste d’attesa un po’ o-vunque.

La Commissione europea, già in una comunicazione del 2006, sosteneva: “L’istruzione preelementare presenta il rendimento più elevato in termini di risultati e di adattamento sociale dei bambini. Gli Stati membri dovrebbero aumentare i propri investimenti nell’istruzione preelementare, quale mezzo efficace per creare le basi di ulteriore apprendimento, prevenendo l’abbandono scolastico, rendendo più equi i risultati ed elaborando i livelli complessivi di capacità”.

Il Coordinamento nazionale per le politiche dell’infanzia e della sua scuola, nel quale sono rappresentati sindacati e associazioni professionali della scuola (AIMC, ANDIS, CIDI, FNISM, MCE, CISL, FLC CGIL, SNALS-Confsal, UIL) insieme a genitori, docenti, dirigenti, a tutto il personale della scuola e a tutti i cittadini che hanno a cuore l’infanzia e con essa il futuro del Paese, continuerà a impegnarsi perché le istituzioni tutte e i decisori politici mettano fine alla drammatica deriva cui la straordinaria esperienza della scuola dell’infanzia è esposta.

Occorre intervenire concretamente, dedicare risorse adeguate, mettere in campo tutte le sinergie ne-cessarie a consolidare ed estendere su tutto il territorio nazionale la nostra scuola dell’infanzia.

Nell’infanzia di oggi c’è il Paese di domani. È una politica molto miope quella che taglia sull’infanzia.

---------------------------------------------
coord.infanzia@gmail.com

sabato 4 dicembre 2010

MAI COSI' POVERI IN ITALIA

Il rapporto "Bambini e adolescenti ai margini", pubblicato nel dicembre 2010 dal Centro di ricerca Innocenti dell'UNICEF (IRC) è un'indagine comparativa tra 24 Paesi OCSE sulle varie dimensioni del benessere di infanzia e adolescenza e sul livello di disuguaglianza tra coetanei.
L'Italia appare purtroppo agli ultimi posti in quasi tutte le graduatorie, evidenziando la forte necessità di correggere i crescenti squilibri sociali ed economici che stanno caratterizzando il nostro Paese.
Leggi:
Bambini e adolescenti ai margini - Povertà in Italia

Bambini: mai così poveri in Italia

Il video, girato dai ricercatori dell'UNICEF autori dell'indagine, illustra il caso dell'Italia attraverso la storia di Fabio, 13 anni, dalla Campania.
 
Video: Bambini ai margini - Una storia italiana

venerdì 19 novembre 2010

IL DIRITTO DI ESSERE BAMBINO

Si celebra la Giornata Internazionale dei  Diritti Dell'Infanzia. A partire da oggi, 19 novembre, in molte parti del mondo si dà avvio ad una settimana di riflessione sull'infanzia e sui suoi diritti.
 Purtroppo, c'è molto da fare a proposito. In molti Paesi vengono ancora calpestati (per motivi culturali, economici, ecc.), sia per le privazioni delle libertà individuali, sia per il mancato diritto alla vita, che per la costrizione al lavoro di tanti bambini. Ma anche in Italia c'è tanto da fare.. Un solo dato per tutti: un bambino figlio di immigrati che nasce nel territorio non è a tutt'oggi considerato cittadino Italiano. Essere figli di migranti ancora oggi è un fatto discriminatorio che non permette uguale accesso ai diritti.
Per favorire il dibattito e la riflessione pubblichiamo due simpatiche rivisitazioni dei diritti, a cura di nostri colleghi, Gianfranco Zavalloni e Rosaria Zammataro.


Il diritto di essere bambino