In tempi in cui tutti esprimono
giudizi negativi sulla DAD (Didattica A Distanza), vogliamo
condividere la lettera che una professoressa ha scritto ai suoi alunni, dalla
quale possiamo ricavare degli spunti di riflessione.
lunedì 11 gennaio 2021
ALUNNI E DIDATTICA A DISTANZA
mercoledì 6 gennaio 2021
SCUOLA A DISTANZA; PERICOLO ABBANDONO PER 34 MILA ALUNNI
RAGAZZI A RISCHIO.
IL RAPPORTO IPSOS
A pochi giorni dall’incerta quanto inattesa riapertura delle scuole, diamo voce agli studenti per tracciare un bilancio dei mesi di didattica a distanza che, nel nostro Paese, ha coinvolto oltre due milioni e mezzo di ragazzi e ragazze.
Lo facciamo attraverso una nuova indagine condotta da IPSOS, “I giovani ai tempi del Coronavirus” per noi, che
analizza opinioni, stati d’animo e aspettative di studenti tra i 14 e i 18
anni.
Un quadro critico quello che emerge dagli studenti delle
scuole superiori, che fa suonare un campanello d’allarme sul rischio
dispersione scolastica.
ALCUNI DATI DELL'INDAGINE IPSOS
Dai dati raccolti, si stima infatti che circa 34mila
studenti delle scuole superiori, a causa delle assenze prolungate, rischiano di
alimentare il fenomeno dell’abbandono scolastico. Con l’impoverimento
delle famiglie, poi, per molti lasciare la scuola significa divenire facile
preda di sfruttamento lavorativo.
LA DAD: UN OSTACOLO PER L'APPRENDIMENTO
Il 28% degli intervistati afferma che dal lockdown di
primavera c’è almeno un proprio compagno di classe che ha smesso
completamente di frequentare le lezioni. Il 7% afferma che i compagni
di scuola “dispersi” a partire dal lockdown sono tre o più di tre.
Il 35% ritiene che la propria preparazione scolastica sia peggiorata. Uno su 4 deve recuperare diverse materie.
Per il 38% degli adolescenti la didattica a distanza è un’esperienza
negativa. In generale la principale difficoltà è
rappresentata dalla fatica a concentrarsi per seguire le
lezioni online e dai problemi tecnici dovuti alla
connessione internet/copertura di rete propria o dei docenti.
Guardando alle dotazioni dei ragazzi, quasi il 18% dichiara di aver a
disposizione un dispositivo condiviso con altri e l’8% si trova a frequentare
le lezioni in una stanza con altre persone.
LE RIPERCUSSIONI AL LIVELLO SOCIALE
Quello passato è stato un “anno sprecato” per il 46% degli adolescenti che, però, costretti a
vivere in un mondo di incontri solo virtuali, hanno riscoperto il valore della
relazione “dal vivo” con i coetanei. L’85% dei ragazzi intervistati afferma di
aver capito quanto sia importante uscire con gli amici, andare
fuori e relazionarsi “in presenza”.
In un’età di cambiamento come quella dell’adolescenza, il
tema delle relazioni personali è fondamentale e tra le “privazioni” che
i ragazzi hanno sofferto di più, anche quella di non aver potuto vivere
esperienze sentimentali importanti per la loro età.
SENTIMENTI E ASPETTATIVE DI RAGAZZI E RAGAZZE
Gli adolescenti si sentono esclusi dalle scelte per il
contrasto alla diffusione del Covid, che li hanno visti penalizzati
nell’interruzione delle attività scolastiche in presenza: il 65% è convinto di
star pagando in prima persona per l’incapacità degli adulti di gestire la
pandemia, mentre il 42% ritiene ingiusto che agli adulti sia
permesso di andare al lavoro, mentre ai giovani non è permesso di andare a
scuola.
Stanchezza, incertezza e preoccupazione sono i principali stati d’animo che
ragazze e ragazzi hanno dichiarato di vivere in questo periodo. E guardando al
futuro, solo il 26% pensa che “tornerà tutto come prima” e la stessa
percentuale ritiene che “continueremo ad avere paura”, mentre il 43% ritiene
che anche dopo il vaccino, “staremo insieme in modo diverso, più on line”.
In merito ai provvedimenti da prendere per risanare la
situazione, ragazzi e ragazze sembrano essere particolarmente attenti e
interessati. Il 69% di loro, infatti, ha sentito in qualche modo
parlare del Next Generation EU e una gran parte degli intervistati
guarda con interesse alle possibilità che potrebbe offrire per il loro futuro.
La loro speranza è che, attraverso questo Fondo, vengano incrementati i
finanziamenti soprattutto per l’ingresso nel mondo del lavoro da parte
dei giovani.
Il nostro impegno a sostegno dell'educazione
Sin dall’inizio della pandemia ci siamo attivati per
rispondere alla crescita esponenziale di povertà materiale ed educativa che ha
colpito soprattutto bambini, bambine adolescenti che vivono nei contesti più
fragili.
Con “Non da soli” abbiamo intercettato i bisogni delle
famiglie in difficoltà e fornito una risposta
immediata all’emergenza. Abbiamo organizzato
attività mirate di supporto educativo, sostegno e tutoraggio per la
didattica a distanza, consegnando anche tablet e connessioni.
“Riscriviamo il Futuro” è invece il programma di più
ampio respiro, che si snoda in un arco temporale di 15
mesi (da giugno 2020 a settembre 2021), per intervenire a
cavallo di due degli anni scolastici tra i più complessi che gli studenti
abbiano mai vissuto. Un programma che si è concentrato in particolare sul contrasto
alla povertà educativa e sul supporto ai nuclei familiari più
fragili dal punto di vista socio-economico e che ha raggiunto
in sei mesi quasi 60mila bambine, bambini e adolescenti.
Riscriviamo il futuro: rapporto a 6 mesi di attività
I risultati ottenuti ci fanno ben sperare, ma il
nostro impegno, per salvare il futuro di milioni di bambini e ragazzi in
Italia, continua. È fondamentale agire subito con delle forme
di “ristoro” educativo a sostegno degli studenti direttamente colpiti
dalla crisi. Non dobbiamo permettere che un temporaneo black out scolastico gli
impedisca di realizzare i loro sogni. Dobbiamo invece dimostrare a ragazzi e
ragazze che le difficoltà si superano, insieme.
Per approfondire: leggi il comunicato stampa
sabato 28 novembre 2020
DIDATTICA, IN PRESENZA O A DISTANZA?
In presenza o a distanza
la didattica merita di più
Lo schermo di un computer non è un luogo, ma un mezzo. Aula fisica e digitale non sono orizzonti opposti, che si escludono a vicenda: possono essere pensati come dimensioni compresenti, risorse di cui disporre per allestire dei mix
di PIER CESARE RIVOLTELLA
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Nel maggio
del 2000, a Cerro Grande, nel New Mexico, un incendio programmato per ragioni
di protezione civile sfugge al controllo di chi lo aveva generato provocando
danni per un miliardo di dollari, bruciando 170 km quadrati di vegetazione,
lasciando 400 famiglie senza casa. Prende spunto da questo caso la riflessione
di Weick e Suttcliffe in un libro, 'Governare l’inatteso', che diventa presto
un classico della letteratura organizzativa. E 'Governare l’inatteso' ha
intitolato la Sirem (la Società Italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale di
cui sono presidente) un miniciclo di due webinar dedicati a discutere di Scuola
e Università al tempo del Covid (o del post-Covid?). L’idea alla base
dell’iniziativa era di andare oltre i luoghi comuni, di superare la
discorsivizzazione facile, di provare a pensare oltre le scorciatoie cognitive.
Quelle, per intenderci, che animano il dibattito sui social e cui spesso non
sfugge nemmeno certo giornalismo.
Una
scorciatoia cognitiva è una scelta che consente di risparmiare tempo e fatica,
così almeno sembra. Significa affidarsi a semplificazioni, basarsi su quel che
si era fatto in passato in casi analoghi e aveva avuto successo, accontentarsi
di riproporlo. L’impressione è che l’emergenza che abbiamo vissuto (e che
ancora non sembra risolta) sia stata affrontata proprio facendo ricorso ad
alcune di queste scorciatoie cognitive. È una scorciatoia impostare tutto il
dibattere sulla base della contrapposizione (o dell’alternanza) tra presenza e
distanza. La presenza è il valore, la distanza il ripiego. La presenza comporta
dei rischi, la distanza mette in sicurezza. La presenza garantisce le
relazioni, la distanza le impoverisce. Sembra che basti dosare i due ingredienti:
un po’ di distanza e un po’ di presenza; in presenza fin che si può, poi nella
peggiore delle ipotesi si torna a distanza. Ma la scuola e l’università è
presenza e distanza? Non c’è dell’altro? E la relazione, piuttosto che
dipendere dalla situazione, non dipende forse dall’intenzionalità educativa?
Posso essere in aula e totalmente non relazionale. Posso lavorare in rete ed
essere vicinissimo ai miei studenti. Una scorciatoia, chiaro. E una
semplificazione evidente.
Ma anche
costruire tutto sulle procedure è una scorciatoia:
distanze, protezioni, sanificazione, controllo delle
temperature, test, quarantene, banchi singoli, mascherine. Cosa
resta della scuola? Che esperienza si propone agli studenti? Qual è il
senso di una presenza a tutti i costi – nella scuola come
nell’Università – quando si tratta di una presenza
“ospedalizzata”, quando è impossibilità di contatto ed
esperienza dei vincoli piuttosto che della relazione, quando
devi tornare
a sospenderla? Ancora una volta una scorciatoia cognitiva, una semplificazione.
Proviamo allora a vedere cosa potrebbe voler dire evitare tutto questo.
Comporta di adottare alcune scelte di fondo. Anzitutto l’idea che lo schermo
del computer non sia un luogo, ma un mezzo. Perché starci davanti senza
muoverlo? Perché non usarlo mentre ci muoviamo noi nello spazio della casa?
Perché non allontanarlo e avvicinarlo secondo le necessità? Ecco allora che le
cucine di casa possono sostituire i laboratori inaccessi- bili di un
Alberghiero, o il salotto di casa trasformarsi in una palestra per il lavoro
sul corpo e sul movimento (come nei laboratori di drammaturgia didattica del
mio corso di laurea, dove si formano i maestri di domani). Ed ecco che la mia
lezione universitaria non mi condanna a fare per forza il mezzobusto: posso
inquadrarmi mentre sono in piedi, mi muovo, mostro dei libri, altri oggetti.
Anche sul tempo si può lavorare. Lo si può scandire in porzioni, microsessioni di lavoro più agevoli per l’attenzione degli studenti. Queste sessioni si possono intervallare con dei sondaggi, dei quiz. Si può dividere la classe in gruppi e farli lavorare approfittando delle breakout sessions di cui la maggior parte degli ambienti di videocomunicazione è fornita. E il docente può “girare” tra i gruppi, vedere come lavorano, dare supporto. Ma è più in generale il tempo classe che può essere ripensato con creatività: tra sincrono e asincrono, lavoro preparatorio (flip- ped) e discussione con il docente, consegna dell’insegnante e lavoro autonomo dello studente. Ancora, la presenza e il digitale, invece di essere concettualizzati come orizzonti opposti, che si escludono a vicenda, possono invece essere pensati come dimensioni compresenti, come risorse di cui disporre per allestire dei mix ogni volta diversi, secondo le esigenze della lezione o le specificità della disciplina. È l’idea di una didattica blended, che non vuol dire solo “un po’ di presenza e un po’ di distanza”, ma dosatura di metodi, tecniche, spazi, modi di apprendere. La vera didattica integrata è: lezioni liquide, distribuite; metodi attivi e partecipativi; valutazione tra pari, diffusa; ambienti di apprendimento ubiqui, multimodali, sociali. C ambia anche l’idea del docente. La didattica trasmissiva che ne fa il detentore di contenuti da trasferire deve lasciare il posto all’idea di un docente-tutor in grado di accompagnare gli apprendimenti, discutere i problemi, spendere la propria esperienza e le proprie competenze per attualizzare, applicare, far progredire la conoscenza.
Le retoriche sull’aula, sulla presenza, sulle lezioni non coincidono con le aspettative degli studenti, come abbiamo capito molto bene durante il webinar sull’Università da una bella intervista a uno dei membri del coordinamento nazionale degli studenti universitari. Come pensare, allora, al futuro? Cosa può contenere l’agenda per la scuola e l’Univer- sità dei prossimi anni? La scuola ha sicuramente bisogno di formazione e sviluppo professionale in tema di innovazione. Che non vuol dire, però, training all’uso dello strumento. Occorre non confondere le competenze informatiche di base con l’expertise nelle tecnologie educative: è un problema di pedagogie e di didattiche, non di icone da cliccare. Serve anche rilanciare l’importanza di documentare le pratiche e le esperienze. Serve a far crescere il sistema, a contaminare anche i contesti più tradizionali e refrattari al cambiamento. Infine, occorre promuovere ricerca. La ricerca educativa deve guidare le politiche educative. Su questo punto il nostro Paese ha bisogno di uscire da una doppia autoreferenzialità: quella di politiche che decidono senza ascoltare la ricerca e quella di una pedagogia che non sa ispirare le decisioni della politica.
L’Università,
da parte sua, deve fare i conti con un mercato della formazione profondamente
cambiato. Serve ripensare curricoli, immaginare spazi diversi, come ha
suggerito il Rettore della Luiss Andrea Prencipe. Serve pensare a una
Università aperta, modulare, multimodale, come ha ipotizzato il Rettore
dell’Università di Foggia Pierpaolo Limone, proponendo una “alleanza degli
innovatori”. Nel 2000 l’Università di Padova dedicava la sua Biennale della
Didattica Universitaria proprio all’Università aperta e virtuale. In quella
Biennale erano presenti alcuni dei principali esperti europei. Durante il
dibattito, Otto Peters aveva parlato di università «flessibile e virtuale»,
Luciano Galliani di «open distance learning» e Desmond Keagan,
provocatoriamente, aveva preconizzato che «il telefonino sarebbe diventato
l’Università». Forse è venuto il tempo di pensare a questi spunti.
giovedì 15 ottobre 2020
CORONA-VIRUS, DIDATTICA A DISTANZA E INCLUSIONE
di Pasquale Moliterni,
Università di Roma
“Foro Italico”
La crisi del Coronavirus rappresenta una sfida
ed un’opportunità per sviluppare una didattica della prossimità e della
vicinanza ai bisogni e alle possibilità di ogni studente, nessuno escluso. Si è
resa ancora più evidente la necessità di una rivoluzione didattica per creare
una scuola inclusiva, in cui la cultura, fonte di umanizzazione della persona,
sia accessibile a tutti. Questo è possibile attivando processi mediatori
pedagogici, didattici e educazionali, costitutivi della professionalità di ogni
docente. Per una didattica più partecipata, sia a distanza che in presenza,
sono necessari investimenti per ridurre il divario digitale e per incrementare
l’organico dei docenti e dei professionisti dell’educazione, favorendo lo
sviluppo di un ecosistema educativo.
Leggi: CORONAVIRUS, DAD, INCLUSIONE
venerdì 9 ottobre 2020
SCUOLA INFANZIA. LEGAMI EDUCATIVI A DISTANZA
LEAD - Legami educativi a distanza
per la Scuola dell’Infanzia Emergenza
COVID-19
A.S. 2020 - 2021
1. PREMESSA
Fatto
salvo quanto definito nella normativa vigente e ne “Le “Linee Guida per la
Didattica Digitale Integrata”, nel “Piano scolastico per la didattica digitale
integrata”, nel “Regolamento per la DaD”, nel “Regolamento di istituto sulla
DDI” e nel “Regolamento di Istituto” che restano vigenti, in caso di chiusura
della scuola da parte del Governo, a causa dell’emergenza COVID-19, o in caso
di chiusura, di una o più sezioni di Scuola dell’Infanzia per cause legate alla
diffusione del virus, il team docenti della Scuola dell’Infanzia, della sezione
o delle sezioni interessate, si attiverà nell’organizzare LEAD Legami Educativi
A Distanza seguendo le indicazioni del MIUR del 13/05/2020, con l’obiettivo
di mantenere una relazione, viva e positiva, con le bambine e i bambini, nonché
con le relative famiglie.
Le
scelte e le strategie attivate terranno conto dell’età dei bambini e degli
impegni lavorativi dei genitori nonché della normativa vigente e delle norme
contrattuali del CCNL relativamente ai doveri d’ufficio e all’organizzazione
dell’orario di lavoro.
L’istituto
attiverà un account e-mail istituzionale per ogni bambino, al fine di
connettersi a tutte le applicazioni della piattaforma di Google Suite.
2. ORGANIZZAZIONE
2.1 Insegnanti
Due
volte al mese si organizzerà un Consiglio di Intersezione (uno di essi in
assetto Progettazione mensile), tramite la piattaforma MEET. L’obiettivo sarà quello di
organizzare la didattica a distanza a medio e a lungo termine, tenendo traccia
di quanto emerso tramite la redazione di verbali.
Ogni
docente compilerà settimanalmente una tabella giornaliera con l’attività
svolta.
2.2 Progettazione
Le
esperienze proposte dovranno essere accuratamente progettate, in relazione al
singolo bambino o al gruppo di pari età, allo spazio fisico e ai materiali che
i bambini avranno a disposizione a casa e al progetto educativo. Tali
esperienze non dovranno avere il solo scopo di intrattenere i bambini, ma di
dare una continuità didattica ed educativa col progetto annuale.
Sarà
importante tener presente che l’apprendimento dei bambini in età 3-6 è veicolata
attraverso il gioco, quindi proporre esperienze dove possano sperimentare,
riflettere, ricercare e scoprire insieme ai compagni.
Le
finalità e gli obiettivi subiranno necessariamente delle modifiche perché
cambieranno i modi e i tempi.
Anche
la valutazione degli apprendimenti, delle conquiste, dei progressi dei bambini,
avrà un’accezione formativa di valorizzazione e sarà priva di qualunque pretesa
giudicante.
3. PROPOSTE
PER I BAMBINI
Nell’ottica
di mantenere vivo un legame tra bambine e bambini e docenti, verranno
organizzati incontri virtuali in modo tale da avere ogni giorno la possibilità
di incontrarsi.
3.1 CARTELLE DI DRIVE
Si
creeranno delle cartelle di drive in cui le insegnanti potranno condividere con
le famiglie e i bambini esperienze in maniera diretta, privata e personale con
l’obiettivo di mantenere vivo il legame che ci unisce tutti.
In
questo modo si potrà fornire supporto attraverso la condivisione di
suggerimenti di attività appartenenti a diversi campi di esperienza, video e
altri contenuti educativi e formativi realizzati dal team docenti.
3.2 Videochiamate
e piattaforma di Google
Si provvederà ad organizzare videochiamate in
piccolo gruppo, attraverso i servizi offerti dalla piattaforma Google Suite,
per età o misto, con l’obiettivo di “fare insieme” nell’ottica di continuità
educativa con ciò che si faceva in presenza a scuola.
Importante sarà mantenere con i bambini le routine
consolidate a scuola facendo loro memoria delle prassi educative a cui erano
abituati.
La
frequenza, di tali videochiamate, sarà stabilita dal collegio docente, tenendo
conto delle esigenze delle famiglie e dei bambini.
3.3 Laboratori
Verranno
organizzati laboratori, in diretta, pensati e strutturati per rispondere ai
bisogni specifici di ogni età, gestiti dalle insegnanti di classe, di sostegno
e dalle assistenti.
3.4 Specialisti
Gli
insegnanti specialisti di inglese e di IRC organizzeranno una volta a
settimana, a piccolo gruppo, non più di 15, incontri virtuali con i bambini
della sezione o delle sezioni eventualmente chiuse.
www.orizzontescuola.it











