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lunedì 11 gennaio 2021

ALUNNI E DIDATTICA A DISTANZA

 

In tempi in cui tutti esprimono giudizi negativi sulla  DAD (Didattica A Distanza), vogliamo condividere la lettera che una professoressa ha scritto ai suoi alunni, dalla quale possiamo ricavare degli spunti di riflessione.

 “Cari ragazzi -dice la professoressa Nicoletta Tancredi docente di Discipline letterarie al liceo classico dell’I.I.S. De Filippis - Galdi di Cava de’ Tirreni diretto dalla Dirigente Prof.ssa Maria Alfano- non è un anno sprecato. Non piangiamoci addosso! Basta fare le vittime! Chi si lamenta ha sempre ottenuto un solo risultato: la lagna. Siate più capaci di chi dovrebbe e non sa decidere per voi. Siate scaltri. Fatevi furbi! Non credete a chi dice che questo è un anno perso, che non vale niente. Dimostrate il contrario: di saper far tesoro dal poco. E tra l’altro non scoprireste nulla di nuovo: “per aspera ad astra” (attraverso le asperità alle stelle) non sono parole di oggi.”

 E non si tratta di enunciazioni di principio, ma di suggerimenti concreti: “Rimbalzate al mittente l’ansia dei dpcm e delle ordinanze da ultim’ora, con tutta l’energia della vostra età. Rispondete con ottimismo. Sfidate voi stessi di riuscire ad imparare in qualsiasi circostanza. Condite i vostri pensieri di entusiasmo. Sognate la più bella delle prospettive e nutrite il vostro sogno: la realtà si cambia immaginandola. Vi ritrovate a fare gli studenti universitari al liceo. Siete soli, se i vostri parenti sono così intelligenti da non volersi sostituire a voi. Non ci sono i proff che girano tra i banchi, mentre fate un compito in classe, a farvi domande senza che possiate disattivare il microfono, o sparire dietro l’iniziale del vostro cognome sul desk. È il momento di intendere quello che i vostri insegnanti vi hanno sempre detto e che poteva sembrare retorico: non si studia per un voto, ma per sé stessi. Siete costretti all’autodisciplina, all’impegno deciso da voi. E dovete essere ancora più bravi che in classe, perché non sempre i docenti riescono a motivarvi a distanza. Non sempre gli atteggiamenti del vostro corpo, il cosiddetto linguaggio non verbale, è visibile in una videochiamata. Siete soli, ma con l’appoggio motivazionale dei vostri parenti, se si rendono conto che, in questo e solo in questo, devono coadiuvare gli insegnanti. E poi è così facile “imbrogliare” che non c’è neanche lo sfizio di farlo! Se ci riuscite, nulla di straordinario. Solo banale, oltre che vile, simulare difficoltà di connessione”.

 Ed ancora, un incitamento ad affrontare la realtà e trasformarla in occasione di crescita: “Teniamoci pronti in ogni caso: a tornare in classe, con altissimo senso di responsabilità e rispetto per le normative anti-covid, oppure a restare a casa, per quanto si possa essere stanchi e demotivati. Avete tutte le ragioni del mondo: vi manca la vita sociale, dei sorrisi, delle pacche sulla spalle, degli abbracci. Ma questo vi è toccato di vivere. Stringete i denti! Sentitevi, parlate, non abbandonatevi! È l’occasione di fare i conti con chi volete essere davvero nella vita. Concentratevi sullo studio! Quale migliore occasione? Fissate come obiettivo il sapere. E puntate a quello. Sappiamoci adattare! E i proff., quelli meno “tecnologici”, aiutateli! Fate vedere loro quante cose sapete e si possono fare online. E avrete tirato dalla vostra, nel vostro mondo, i docenti: e quando vi ricapita?”

 

mercoledì 6 gennaio 2021

SCUOLA A DISTANZA; PERICOLO ABBANDONO PER 34 MILA ALUNNI


RAGAZZI A RISCHIO.

 IL RAPPORTO IPSOS 

A pochi giorni dall’incerta quanto inattesa riapertura delle scuole, diamo voce agli studenti per tracciare un bilancio dei mesi di didattica a distanza che, nel nostro Paese, ha coinvolto oltre due milioni e mezzo di ragazzi e ragazze. 

Lo facciamo attraverso una nuova indagine condotta da IPSOSI giovani ai tempi del Coronavirus per noi, che analizza opinioni, stati d’animo e aspettative di studenti tra i 14 e i 18 anni.

Un quadro critico quello che emerge dagli studenti delle scuole superiori, che fa suonare un campanello d’allarme sul rischio dispersione scolastica

ALCUNI DATI DELL'INDAGINE IPSOS

Dai dati raccolti, si stima infatti che circa 34mila studenti delle scuole superiori, a causa delle assenze prolungate, rischiano di alimentare il fenomeno dell’abbandono scolastico. Con l’impoverimento delle famiglie, poi, per molti lasciare la scuola significa divenire facile preda di sfruttamento lavorativo.

LA DAD: UN OSTACOLO PER L'APPRENDIMENTO

Il 28% degli intervistati afferma che dal lockdown di primavera c’è almeno un proprio compagno di classe che ha smesso completamente di frequentare le lezioni. Il 7% afferma che i compagni di scuola “dispersi” a partire dal lockdown sono tre o più di tre.

Il 35% ritiene che la propria preparazione scolastica sia peggiorata. Uno su 4 deve recuperare diverse materie.

Per il 38% degli adolescenti la didattica a distanza è un’esperienza negativa. In generale la principale difficoltà è rappresentata dalla fatica a concentrarsi per seguire le lezioni online e dai problemi tecnici dovuti alla connessione internet/copertura di rete propria o dei docenti. Guardando alle dotazioni dei ragazzi, quasi il 18% dichiara di aver a disposizione un dispositivo condiviso con altri e l’8% si trova a frequentare le lezioni in una stanza con altre persone.

LE RIPERCUSSIONI AL LIVELLO SOCIALE

Quello passato è stato un “anno sprecato” per il 46% degli adolescenti che, però, costretti a vivere in un mondo di incontri solo virtuali, hanno riscoperto il valore della relazione “dal vivo” con i coetanei. L’85% dei ragazzi intervistati afferma di aver capito quanto sia importante uscire con gli amici, andare fuori e relazionarsi “in presenza”.

In un’età di cambiamento come quella dell’adolescenza, il tema delle relazioni personali è fondamentale e tra le “privazioni” che i ragazzi hanno sofferto di più, anche quella di non aver potuto vivere esperienze sentimentali importanti per la loro età.

SENTIMENTI E ASPETTATIVE DI RAGAZZI E RAGAZZE

Gli adolescenti si sentono esclusi dalle scelte per il contrasto alla diffusione del Covid, che li hanno visti penalizzati nell’interruzione delle attività scolastiche in presenza: il 65% è convinto di star pagando in prima persona per l’incapacità degli adulti di gestire la pandemia, mentre il 42% ritiene ingiusto che agli adulti sia permesso di andare al lavoro, mentre ai giovani non è permesso di andare a scuola.

Stanchezza, incertezza e preoccupazione sono i principali stati d’animo che ragazze e ragazzi hanno dichiarato di vivere in questo periodo. E guardando al futuro, solo il 26% pensa che “tornerà tutto come prima” e la stessa percentuale ritiene che “continueremo ad avere paura”, mentre il 43% ritiene che anche dopo il vaccino, “staremo insieme in modo diverso, più on line”.

In merito ai provvedimenti da prendere per risanare la situazione, ragazzi e ragazze sembrano essere particolarmente attenti e interessati. Il 69% di loro, infatti, ha sentito in qualche modo parlare del Next Generation EU e una gran parte degli intervistati guarda con interesse alle possibilità che potrebbe offrire per il loro futuro. La loro speranza è che, attraverso questo Fondo, vengano incrementati i finanziamenti soprattutto per l’ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani.

Il nostro impegno a sostegno dell'educazione

Sin dall’inizio della pandemia ci siamo attivati per rispondere alla crescita esponenziale di povertà materiale ed educativa che ha colpito soprattutto bambini, bambine adolescenti che vivono nei contesti più fragili.

Con “Non da soli” abbiamo intercettato i bisogni delle famiglie in difficoltà e fornito una risposta immediata all’emergenza. Abbiamo organizzato attività mirate di supporto educativo, sostegno e tutoraggio per la didattica a distanza, consegnando anche tablet e connessioni.

 “Riscriviamo il Futuro” è invece il programma di più ampio respiro, che si snoda in un arco temporale di 15 mesi (da giugno 2020 a settembre 2021), per intervenire a cavallo di due degli anni scolastici tra i più complessi che gli studenti abbiano mai vissuto. Un programma che si è concentrato in particolare sul contrasto alla povertà educativa e sul supporto ai nuclei familiari più fragili dal punto di vista socio-economico e che ha raggiunto in sei mesi quasi 60mila bambine, bambini e adolescenti.

Riscriviamo il futuro: rapporto a 6 mesi di attività

I risultati ottenuti ci fanno ben sperare, ma il nostro impegno, per salvare il futuro di milioni di bambini e ragazzi in Italia, continua. È fondamentale agire subito con delle forme di “ristoro” educativo a sostegno degli studenti direttamente colpiti dalla crisi. Non dobbiamo permettere che un temporaneo black out scolastico gli impedisca di realizzare i loro sogni. Dobbiamo invece dimostrare a ragazzi e ragazze che le difficoltà si superano, insieme.

Per approfondire: leggi il comunicato stampa

 

Save the Children

 

 

sabato 28 novembre 2020

DIDATTICA, IN PRESENZA O A DISTANZA?


In presenza o a distanza

 la didattica merita di più

Lo schermo di un computer non è un luogo, ma un mezzo. Aula fisica e digitale non sono orizzonti opposti, che si escludono a vicenda: possono essere pensati come dimensioni compresenti, risorse di cui disporre per allestire dei mix 

di PIER CESARE RIVOLTELLA

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Nel maggio del 2000, a Cerro Grande, nel New Mexico, un incendio programmato per ragioni di protezione civile sfugge al controllo di chi lo aveva generato provocando danni per un miliardo di dollari, bruciando 170 km quadrati di vegetazione, lasciando 400 famiglie senza casa. Prende spunto da questo caso la riflessione di Weick e Suttcliffe in un libro, 'Governare l’inatteso', che diventa presto un classico della letteratura organizzativa. E 'Governare l’inatteso' ha intitolato la Sirem (la Società Italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale di cui sono presidente) un miniciclo di due webinar dedicati a discutere di Scuola e Università al tempo del Covid (o del post-Covid?). L’idea alla base dell’iniziativa era di andare oltre i luoghi comuni, di superare la discorsivizzazione facile, di provare a pensare oltre le scorciatoie cognitive. Quelle, per intenderci, che animano il dibattito sui social e cui spesso non sfugge nemmeno certo giornalismo.

Una scorciatoia cognitiva è una scelta che consente di risparmiare tempo e fatica, così almeno sembra. Significa affidarsi a semplificazioni, basarsi su quel che si era fatto in passato in casi analoghi e aveva avuto successo, accontentarsi di riproporlo. L’impressione è che l’emergenza che abbiamo vissuto (e che ancora non sembra risolta) sia stata affrontata proprio facendo ricorso ad alcune di queste scorciatoie cognitive. È una scorciatoia impostare tutto il dibattere sulla base della contrapposizione (o dell’alternanza) tra presenza e distanza. La presenza è il valore, la distanza il ripiego. La presenza comporta dei rischi, la distanza mette in sicurezza. La presenza garantisce le relazioni, la distanza le impoverisce. Sembra che basti dosare i due ingredienti: un po’ di distanza e un po’ di presenza; in presenza fin che si può, poi nella peggiore delle ipotesi si torna a distanza. Ma la scuola e l’università è presenza e distanza? Non c’è dell’altro? E la relazione, piuttosto che dipendere dalla situazione, non dipende forse dall’intenzionalità educativa? Posso essere in aula e totalmente non relazionale. Posso lavorare in rete ed essere vicinissimo ai miei studenti. Una scorciatoia, chiaro. E una semplificazione evidente.

Ma anche costruire tutto sulle procedure è una scorciatoia: distanze, protezioni, sanificazione, controllo delle temperature, test, quarantene, banchi singoli, mascherine. Cosa resta della scuola? Che esperienza si propone agli studenti? Qual è il senso di una presenza a tutti i costi – nella scuola come nell’Università – quando si tratta di una presenza “ospedalizzata”, quando è impossibilità di contatto ed esperienza dei vincoli piuttosto che della relazione, quando

devi tornare a sospenderla? Ancora una volta una scorciatoia cognitiva, una semplificazione. Proviamo allora a vedere cosa potrebbe voler dire evitare tutto questo. Comporta di adottare alcune scelte di fondo. Anzitutto l’idea che lo schermo del computer non sia un luogo, ma un mezzo. Perché starci davanti senza muoverlo? Perché non usarlo mentre ci muoviamo noi nello spazio della casa? Perché non allontanarlo e avvicinarlo secondo le necessità? Ecco allora che le cucine di casa possono sostituire i laboratori inaccessi- bili di un Alberghiero, o il salotto di casa trasformarsi in una palestra per il lavoro sul corpo e sul movimento (come nei laboratori di drammaturgia didattica del mio corso di laurea, dove si formano i maestri di domani). Ed ecco che la mia lezione universitaria non mi condanna a fare per forza il mezzobusto: posso inquadrarmi mentre sono in piedi, mi muovo, mostro dei libri, altri oggetti.

Anche sul tempo si può lavorare. Lo si può scandire in porzioni, microsessioni di lavoro più agevoli per l’attenzione degli studenti. Queste sessioni si possono intervallare con dei sondaggi, dei quiz. Si può dividere la classe in gruppi e farli lavorare approfittando delle breakout sessions di cui la maggior parte degli ambienti di videocomunicazione è fornita. E il docente può “girare” tra i gruppi, vedere come lavorano, dare supporto. Ma è più in generale il tempo classe che può essere ripensato con creatività: tra sincrono e asincrono, lavoro preparatorio (flip- ped) e discussione con il docente, consegna dell’insegnante e lavoro autonomo dello studente. Ancora, la presenza e il digitale, invece di essere concettualizzati come orizzonti opposti, che si escludono a vicenda, possono invece essere pensati come dimensioni compresenti, come risorse di cui disporre per allestire dei mix ogni volta diversi, secondo le esigenze della lezione o le specificità della disciplina. È l’idea di una didattica blended, che non vuol dire solo “un po’ di presenza e un po’ di distanza”, ma dosatura di metodi, tecniche, spazi, modi di apprendere. La vera didattica integrata è: lezioni liquide, distribuite; metodi attivi e partecipativi; valutazione tra pari, diffusa; ambienti di apprendimento ubiqui, multimodali, sociali. C ambia anche l’idea del docente. La didattica trasmissiva che ne fa il detentore di contenuti da trasferire deve lasciare il posto all’idea di un docente-tutor in grado di accompagnare gli apprendimenti, discutere i problemi, spendere la propria esperienza e le proprie competenze per attualizzare, applicare, far progredire la conoscenza. 

Le retoriche sull’aula, sulla presenza, sulle lezioni non coincidono con le aspettative degli studenti, come abbiamo capito molto bene durante il webinar sull’Università da una bella intervista a uno dei membri del coordinamento nazionale degli studenti universitari. Come pensare, allora, al futuro? Cosa può contenere l’agenda per la scuola e l’Univer- sità dei prossimi anni? La scuola ha sicuramente bisogno di formazione e sviluppo professionale in tema di innovazione. Che non vuol dire, però, training all’uso dello strumento. Occorre non confondere le competenze informatiche di base con l’expertise nelle tecnologie educative: è un problema di pedagogie e di didattiche, non di icone da cliccare. Serve anche rilanciare l’importanza di documentare le pratiche e le esperienze. Serve a far crescere il sistema, a contaminare anche i contesti più tradizionali e refrattari al cambiamento. Infine, occorre promuovere ricerca. La ricerca educativa deve guidare le politiche educative. Su questo punto il nostro Paese ha bisogno di uscire da una doppia autoreferenzialità: quella di politiche che decidono senza ascoltare la ricerca e quella di una pedagogia che non sa ispirare le decisioni della politica.

L’Università, da parte sua, deve fare i conti con un mercato della formazione profondamente cambiato. Serve ripensare curricoli, immaginare spazi diversi, come ha suggerito il Rettore della Luiss Andrea Prencipe. Serve pensare a una Università aperta, modulare, multimodale, come ha ipotizzato il Rettore dell’Università di Foggia Pierpaolo Limone, proponendo una “alleanza degli innovatori”. Nel 2000 l’Università di Padova dedicava la sua Biennale della Didattica Universitaria proprio all’Università aperta e virtuale. In quella Biennale erano presenti alcuni dei principali esperti europei. Durante il dibattito, Otto Peters aveva parlato di università «flessibile e virtuale», Luciano Galliani di «open distance learning» e Desmond Keagan, provocatoriamente, aveva preconizzato che «il telefonino sarebbe diventato l’Università». Forse è venuto il tempo di pensare a questi spunti.

 www.avvenire.it

 

giovedì 15 ottobre 2020

CORONA-VIRUS, DIDATTICA A DISTANZA E INCLUSIONE

  TRA SFIDE ed OPPORTUNITA'

 di Pasquale Moliterni, 

Università di Roma 

“Foro Italico”  

 La crisi del Coronavirus rappresenta una sfida ed un’opportunità per sviluppare una didattica della prossimità e della vicinanza ai bisogni e alle possibilità di ogni studente, nessuno escluso. Si è resa ancora più evidente la necessità di una rivoluzione didattica per creare una scuola inclusiva, in cui la cultura, fonte di umanizzazione della persona, sia accessibile a tutti. Questo è possibile attivando processi mediatori pedagogici, didattici e educazionali, costitutivi della professionalità di ogni docente. Per una didattica più partecipata, sia a distanza che in presenza, sono necessari investimenti per ridurre il divario digitale e per incrementare l’organico dei docenti e dei professionisti dell’educazione, favorendo lo sviluppo di un ecosistema educativo.

Leggi: CORONAVIRUS, DAD, INCLUSIONE






 

venerdì 9 ottobre 2020

SCUOLA INFANZIA. LEGAMI EDUCATIVI A DISTANZA

LEAD - Legami educativi a distanza

per la Scuola dell’Infanzia Emergenza COVID-19

A.S. 2020 - 2021

 

1. PREMESSA

Fatto salvo quanto definito nella normativa vigente e ne “Le “Linee Guida per la Didattica Digitale Integrata”, nel “Piano scolastico per la didattica digitale integrata”, nel “Regolamento per la DaD”, nel “Regolamento di istituto sulla DDI” e nel “Regolamento di Istituto” che restano vigenti, in caso di chiusura della scuola da parte del Governo, a causa dell’emergenza COVID-19, o in caso di chiusura, di una o più sezioni di Scuola dell’Infanzia per cause legate alla diffusione del virus, il team docenti della Scuola dell’Infanzia, della sezione o delle sezioni interessate, si attiverà nell’organizzare LEAD Legami Educativi A Distanza seguendo le indicazioni del MIUR del 13/05/2020, con l’obiettivo di mantenere una relazione, viva e positiva, con le bambine e i bambini, nonché con le relative famiglie.

Le scelte e le strategie attivate terranno conto dell’età dei bambini e degli impegni lavorativi dei genitori nonché della normativa vigente e delle norme contrattuali del CCNL relativamente ai doveri d’ufficio e all’organizzazione dell’orario di lavoro.

L’istituto attiverà un account e-mail istituzionale per ogni bambino, al fine di connettersi a tutte le applicazioni della piattaforma di Google Suite.   

                         

2. ORGANIZZAZIONE

2.1 Insegnanti

Due volte al mese si organizzerà un Consiglio di Intersezione (uno di essi in assetto Progettazione mensile), tramite la piattaforma MEET. L’obiettivo sarà quello di organizzare la didattica a distanza a medio e a lungo termine, tenendo traccia di quanto emerso tramite la redazione di verbali.

Ogni docente compilerà settimanalmente una tabella giornaliera con l’attività svolta.

 

2.2 Progettazione   

Le esperienze proposte dovranno essere accuratamente progettate, in relazione al singolo bambino o al gruppo di pari età, allo spazio fisico e ai materiali che i bambini avranno a disposizione a casa e al progetto educativo. Tali esperienze non dovranno avere il solo scopo di intrattenere i bambini, ma di dare una continuità didattica ed educativa col progetto annuale.  

Sarà importante tener presente che l’apprendimento dei bambini in età 3-6 è veicolata attraverso il gioco, quindi proporre esperienze dove possano sperimentare, riflettere, ricercare e scoprire insieme ai compagni.

Le finalità e gli obiettivi subiranno necessariamente delle modifiche perché cambieranno i modi e i tempi.

Anche la valutazione degli apprendimenti, delle conquiste, dei progressi dei bambini, avrà un’accezione formativa di valorizzazione e sarà priva di qualunque pretesa giudicante.

 

3. PROPOSTE PER I BAMBINI

Nell’ottica di mantenere vivo un legame tra bambine e bambini e docenti, verranno organizzati incontri virtuali in modo tale da avere ogni giorno la possibilità di incontrarsi.

 

3.1 CARTELLE DI DRIVE

Si creeranno delle cartelle di drive in cui le insegnanti potranno condividere con le famiglie e i bambini esperienze in maniera diretta, privata e personale con l’obiettivo di mantenere vivo il legame che ci unisce tutti.  

In questo modo si potrà fornire supporto attraverso la condivisione di suggerimenti di attività appartenenti a diversi campi di esperienza, video e altri contenuti educativi e formativi realizzati dal team docenti.  

 

3.2 Videochiamate e piattaforma di Google 

 Si provvederà ad organizzare videochiamate in piccolo gruppo, attraverso i servizi offerti dalla piattaforma Google Suite, per età o misto, con l’obiettivo di “fare insieme” nell’ottica di continuità educativa con ciò che si faceva in presenza a scuola.

 Importante sarà mantenere con i bambini le routine consolidate a scuola facendo loro memoria delle prassi educative a cui erano abituati.

La frequenza, di tali videochiamate, sarà stabilita dal collegio docente, tenendo conto delle esigenze delle famiglie e dei bambini.

 

3.3 Laboratori

Verranno organizzati laboratori, in diretta, pensati e strutturati per rispondere ai bisogni specifici di ogni età, gestiti dalle insegnanti di classe, di sostegno e dalle assistenti.

 

3.4 Specialisti

Gli insegnanti specialisti di inglese e di IRC organizzeranno una volta a settimana, a piccolo gruppo, non più di 15, incontri virtuali con i bambini della sezione o delle sezioni eventualmente chiuse.


www.orizzontescuola.it


 

   

 

venerdì 28 agosto 2020

UNICEF: MOLTI RAGAZZI RISCHIANO DI NON APPRENDERE


Pandemia: un terzo dei bambini nel mondo è senza didattica a distanza

Ipotechiamo il futuro senza dare educazione scolastica ai bambini: le parole del Papa all'udienza generale di mercoledì scorso riecheggiano oggi nell'allarme lanciato dall'organizzazione umanitaria che si occupa di tutela infantile nel mondo. Grave la condizione in particolare dei bambini dell'Africa sub-sahariana, seguiti da quelli dell’Europa orientale e di alcune aree dell’Asia
di Marina Tomarro

Sono 463 milioni i bambini in tutto il mondo che da quando le loro scuole sono state chiuse a causa del Covid-19, non hanno potuto accedere all'apprendimento a distanza. Sono i primi dati che emergono dal rapporto Unicef pubblicato oggi mentre i diversi governi si confrontano con i problemi relativi ai piani di rientro nelle aule scolastiche. Risuona in questo l'appello lanciato dal Papa nell’udienza generale di ieri, sul diritto alla scuola dei bambini violato e deluso a causa di un sistema economico che distribuisce ingiustamente le ricchezze che così ipoteca il futuro dei piccoli.  “Certi bambini, - ha detto Francesco - nonostante le difficoltà, possono continuare a ricevere un’educazione scolastica, mentre per tantissimi altri questa si è interrotta bruscamente. Alcune nazioni potenti possono emettere moneta per affrontare l’emergenza, mentre per altre questo significherebbe ipotecare il futuro”.
Un’istruzione riservata a pochi

Secondo il Rapporto dell'Unicef infatti proprio gli studenti delle famiglie più povere e quelli che vivono nelle zone rurali sono i più a rischio di perdere le lezioni durante il lockdown. A livello globale si tratta del 72% dei ragazzi. Nei Paesi a reddito medio-alto, gli scolari delle famiglie più povere rappresentano fino all'86% degli studenti che non possono accedere all'apprendimento a distanza. A livello globale, tre quarti degli scolari senza accesso vivono in zone rurali. In particolare i più colpiti sono i ragazzi dell’Africa Subsahariana, - quasi la metà di loro non è stata raggiunta dalle lezioni on line - seguiti da quelli dell’Europa orientale e di alcune parti dell’Asia, dove più di un terzo dei ragazzi è rimasto escluso .
Una situazione che rischia di peggiorare
“In realtà l’Unicef attraverso questo Rapporto vuole poter dire che la situazione è anche peggiore di quello che abbiamo fotografato". Così ai nostri microfoni Andrea Iacomini portavoce dell’Ong Italia. "Non è soltanto un problema di apprendimento a distanza - spiega -  ma è mancanza di strumenti in generale, è mancanza di tecnologie e difficoltà proprio di stare sulle piattaforme che questi bambini non possono avere E' essere costretti purtroppo in alternativa a dover svolgere le faccende domestiche, a lavorare, a stare in ambienti inadeguati per l'apprendimento, ad essere vittime di violenze. Entriamo quindi in tutta una serie di problematiche relative appunto a situazioni precarie collegate”.
Al primo posto il benessere dei piccoli
Nel Rapporto l’Unicef invita i governi a inserire nei piani di continuità scolastica e di riapertura, l'apprendimento compensativo per il tempo di istruzione perduto. Le politiche e le pratiche di apertura delle scuole devono includere l'ampliamento dell'accesso all'istruzione, compreso l'apprendimento a distanza, specialmente per i gruppi marginalizzati. I sistemi scolastici devono anche essere adattati e costruiti per resistere alle crisi future. “Noi - precisa Iacomini - abbiamo chiesto appunto che vengono messe in campo tutte le operazioni più sicure di apprendimento compensativo per il benessere dei bambini, per raggiungere anche quelli più esclusi. Ci auguriamo veramente che le autorità nazionali e locali si impegnino a mettere in campo delle linee guida anche nei Paesi a basso reddito affinché veramente l'istruzione raggiunga tutti. Perché dove non c'è istruzione si annidano rischi enormi” .




domenica 31 maggio 2020

A SCUOLA ? IN CERCHIO!

Comitati di esperti e disegnatori si sbizzarriscono nell’immaginare le classi distanziando i banchi come gli ombrelloni sulla spiaggia o i tavoli del ristorante, calcolando il metro tra banco e banco. Naturalmente si suppone che i bambini stiano incollati al banco. “Paulo Freire ha costruito le campagne di alfabetizzazione in circoli di cultura. Freinet eliminò la disposizione frontale… Gli alunni di Milani – ricorda Paolo Vittoria – imparavano intorno a grandi tavoli condividendo la conoscenza come si divide il pane… Perché allora non sgomberare le classi di cattedra e banchi e disporsi in circolo?… E se questi circoli fossero base di attività all’aperto? Magari nei parchi? Avremmo diritto di respirare a contatto con la natura, nell’ampiezza di un ambiente senza confini, viverne l’incanto…”
di Paolo Vittoria

Sul tanto atteso ritorno in aula a settembre si è letto, ascoltato, visto un po’ di tutto. La questione del distanziamento ci ha messo nelle condizioni di ridisegnare l’ambiente scolastico, la stessa idea di scuola. Sulla «didattica a distanza» si sono spese tante parole. Qualcuno l’ha vissuta in modo drammatico e fallimentare; qualcun altro ne ha letto vantaggi e prospettive; qualcun altro ancora, e siamo in tanti, entrambe le cose.
La drammaticità di non vedersi fisicamente, di non incontrarsi, abbracciarsi, tendere una mano, il fallimento di incollare i nostri studenti per ore a uno schermo quando ne avevamo aspramente criticato i rischi fino a un minuto prima. D’altra parte, è emersa la prospettiva di utilizzare i più svariati mezzi di comunicazione, entrando a pieno titolo nei social, insegnando a utilizzarne i linguaggi in modo più consapevole, dialogico, se vogliamo anche erudito nel senso di alto interesse per la cultura. Siamo discretamente entrati nelle case degli studenti e loro nella nostra, con tutta la comicità del caso come quando si parla di libertà e disciplina sullo stile della Montessori e dietro di noi i bambini, chiusi in casa da mesi, corrono all’impazzata strattonandosi la canotta, tirandosi i capelli, rotolandosi sul pavimento.
La DaD, oltre a smascherare la nostra umana imperfezione, ha fatto un’operazione più profonda e filosofica, se vogliamo, ricordandoci la relatività delle distanze. Quante volte ci siamo trovati a un passo, anche meno di un metro, da un tal insegnante e lo abbiamo sentito distante infiniti anni luce. «Buongiorno» – diciamo noi timidamente – «buon-gior-no» – ci risponde già stizzito della nostra presenza e degli ormoni adolescenziali: scandisce la parola come se nel nostro saluto ci fosse qualcosa di sbagliato e non avessimo imparato bene la divisione in sillabe… qualche minuto dopo scorre il registro col suo minaccioso dito e noi a nasconderci dietro al banco.
Questa scuola, si dirà, è superata, ma lo è per tutti? L’impatto psicologico che ne è scaturito è superato? È superata la distanza tra studenti e insegnanti? Come percorrerle queste distanze?
Ed ecco il «compromesso storico» nella più ragionevole delle conclusioni: la DaD non è alternativa alla didattica in presenza, ma integrativa. Condizione necessaria per crescere insieme è incontrarsi nello stesso ambiente, affrontare i problemi, condividere gli spazi, ma dobbiamo anche andar oltre quel luogo fisico. Non basta abitare lo stesso ambiente per essere classe. Bisogna entrare in relazione e le possibilità comunicative, dialogiche, interpretative dei mezzi di comunicazione ci vengono a sostegno per educare all’ascolto, all’interazione: dalla radio ai social.
Eppure resta il problema del distanziamento sociale. Del resto, la didattica deve dare risposte a questioni politiche, sociali, anche sanitarie. Ecco che disegnatori si sono sbizzarriti nell’immaginare la classe distanziando i banchi come gli ombrelloni sulla spiaggia o i tavoli del ristorante, calcolando precisamente il metro tra banco e banco, con tutte le geometrie del caso. Manca solo il plexiglass a tenerci in sicurezza. Naturalmente in questi disegni si suppone che i bambini stiano incollati al banco, perché se solo si muovono insieme dobbiamo stracciare il disegno. In Cina hanno fatto sul serio: a scuola ci sono andati a distanza e con un metro in testa, come nelle più estrose parate di carnevale. A dire la verità, non vorrei essere nei panni di uno di loro, non so voi.

Il pensiero educativo si costituisce anche a partire dalla logica degli spazi. Paulo Freire ha costruito le campagne di alfabetizzazione in circoli di cultura. Freinet eliminò la disposizione frontale e faceva confrontare i ragazzi gli uni davanti agli altri. Gli alunni di Milani imparavano intorno a grandi tavoli condividendo la conoscenza come si divide il pane, in piena convivialità. Perché allora non sgomberare le classi di cattedra e banchi e disporsi in circolo? Si conquisterebbe spazio per la mente, per il dialogo, nella circolarità di pensieri e delle parole, del sentire comune. E se questi circoli, quando possibile, fossero base di attività all’aperto? Magari nei parchi? Avremmo diritto di respirare a contatto con la natura, nell’ampiezza di un ambiente senza confini, viverne l’incanto. La distanza diverrebbe straordinaria occasione da cogliere per riappropriarsi di spazi perduti, anzitutto quelli interiori, costruendo nuove trame in questa narrazione collettiva, chiamata scuola.


Da Il Manifesto

venerdì 29 maggio 2020

RAGAZZI A SCUOLA. PERCHÉ NO ?

 «Basta bimbi chiusi in casa La didattica a distanza? Ha causato danni educativi»

Giorgio Tamburlini, presidente del Centro per la salute del bambino di Trieste: «Il rischio di contagio tornando in aula è basso, non possiamo permetterci di perdere altri mesi»

di Nicoletta Martinelli

Esporsi al rischio di contagio, è il minore dei mali: peggio sarebbe, per i bambini – e in special modo per i più piccoli – vedersi sottrarre altro tempo prezioso, continuare a essere privati delle tante esperienze indispensabili a una crescita sana ed equilibrata. «Questa non può essere un’estate come le altre. E non possiamo permetterci di perdere anche questi mesi. Settembre è lontano e bisogna agire adesso». È categorico Giorgio Tamburlini, pediatra, presidente del Centro per la salute del bambino di Trieste e membro del Comitato scientifico dell’International Society for Social Pediatrics and Child Health:, insieme ad altri 22 autorevoli colleghi ha compilato un appello rivolto al governo perché l’infanzia sia messa al centro del decreto Rilancio.
Perché agire subito?
Perché i danni provocati dalla chiusura delle scuole, così protratta, sono stati tanti e altri ne avremo. La didattica a distanza non è stata efficace, la mancanza di sostegni per i bambini con difficoltà di apprendimento, la povertà, anche culturale, di certi contesti familiari hanno esacerbato le situazioni già problematiche. E anche là dove i bambini hanno avuto a disposizione la tecnologia necessaria e genitori supplenti dei maestri, questa situazione non è stata indolore. La maggior parte dei piccoli ha accumulato un ritardo educativo. Sarà arduo recuperarlo e non possiamo permettere che peggiori.
Eppure, non pare così scontato che a settembre le scuole riapriranno.
Devono aprire. E anche prima di settembre. Il rischio di contagio tornando in aula è molto basso. Per diversi motivi. Prima di tutto, numerosi studi effettuati in più Paesi e da differenti gruppi di ricerca, dimostrano che i bambini si ammalano molto poco. E quando si ammalano presentano sintomi lievi. Con poche eccezioni.
La Francia, che vive una situazione molto simile alla nostra, ha rischiato riportando i bambini in classe, e sembra abbia avuto ragione.
Ma certo. Perché, venendo al secondo punto della questione, il rischio di venir contagiati in classe, in una situazione controllata e garantita, è minore di quello che si avrebbe restando a casa. Si torna a frequentare i nonni, i parenti, gli amici, le baby sitter. Le relazioni tornano a moltiplicarsi e così pure le possibilità di entrare a contatto con il virus.
È possibile minimizzare questi rischi?
Sicuramente. A patto di fare scelte equilibrate, che riducano al minimo la possibilità di contagio, da una parte, e dall’altra mettano fine a questa prolungata mancanza di apporti e rapporti educativi, di socializzazione.
Cosa intende?
Bisogna accettare e spiegare che il rischio tornando in classe non è pari a zero. Però, è uno zero virgola, sempre basso. Bastano le solite precauzioni. E norme ragionevoli. È necessario che gli adulti, educatori e insegnanti, osservino le regole che tutti conosciamo, che indossino la mascherina e che abbiamo un’anamnesi pulita nell’ultimo mese. Che gli ambienti siano sanificati. Se le norme sono esagerate, finiscono per scoraggiare ogni iniziativa.
E se poi il contagio arriva?
E dove si è stati contagiati? Dentro o fuori quello spazio? È impossibile stabilirlo. Ma non si possono mettere i dirigenti scolastici o i responsabili degli spazi ricreativi di fronte a questa spada di Damocle. L’eccesso di scrupoli paralizza. E non serve a nessuno. Tantomeno ai bambini.





mercoledì 27 maggio 2020

IN CAMMINO VERSO IL DOMANI. La pandemia e il futuro dell'educazione.


L'INSEGNAMENTO NEL TEMPO DELLA PANDEMIA
.... E DOPO?

 L’Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici (UMEC-WUCT) ha dato avvio a una serie di seminari telematici su tematiche afferenti l’educazione nel tempo della pandemia e le prospettive per il futuro. Ogni seminario coinvolge insegnanti (dalla scuola materna all’università) di varie parti del mondo. Il dibattito viene introdotto dal presidente dell’Unione, Bourdeaud’hui, e concluso dall’Assistente E. dell’Unione, l’Arcivescovo Dollman. Valori, progettualità, scambio di esperienze caratterizzano ogni incontro.

 di Giovanni Perrone*

Il virus è arrivato come un improvviso terremoto che ha sconquassato il mondo intero, mettendo in crisi le molteplici certezze sulle quali credevamo fondato il nostro futuro. Esso ha evidenziato la nostra fragilità, provocando il repentino crollo dei ponti e la frana delle autostrade sulle quali eravamo abituati a correre coi nostri potenti mezzi e talora con la nostra sprezzante arroganza ed autosufficienza.
Alcuni hanno subito compreso la gravità della situazione, altri hanno fatto la politica dello struzzo, altri si sono illusi e sono rimasti alla finestra … Eppure, alcune avvisaglie c’erano state e diverse “profezie” erano state considerate folli voci di Cassandre.
L’isolamento al quale siamo stati costretti ci ha disorientato e messo in crisi, ci ha obbligati a rinunciare ai molteplici impegni assunti, ad interrogarci per cercare vie alternative, a mettere in atto risorse sconosciute. L’inimmaginabile è diventato concretezza quotidiana. Abbiamo dovuto sperimentare nuovi modi di relazionarci e di apprendere. Scuole, università, insegnanti, genitori sono stati obbligati ad agire diversamente dal solito, e in ciò hanno mostrato un generoso impegno, nonostante la quotidiana fatica dell’insegnamento a distanza. Anche gli alunni hanno dovuto adattarsi ad insolite forme di segregazione e di apprendimento.
Ora ci attende il domani. Non possiamo illuderci che si chiuda il sipario per riaprirsi sul mondo che fu. Siamo tutti chiamati a guardare oltre l’orizzonte, valorizzando ciò che abbiamo appreso e impegnandoci nel saper gestire il nuovo che avanza.
Monsignor Zani, nei giorni scorsi, ha evidenziato che “questa pandemia ha causato altre pandemie: la pandemia sociale e la pandemia economica, ma soprattutto una pandemia di cui si parla poco: cioè la pandemia educativa, che è molto grave. Come afferma Papa Francesco, l'istruzione richiede mente, cuore e mani e attraverso l'istruzione a distanza poniamo l'accento sulla mente, ma mancano il cuore e le mani”. Come fare interagire l’opportunità di valorizzare, nella maniera più opportuna,  l’istruzione a distanza con la necessaria relazionalità “in presenza” che coinvolge anche il cuore e le mani? Come riportare bambini, ragazzi e giovani al centro dell’attenzione educativa?
L’istruzione a distanza ha favorito in gran parte le famiglie e i ragazzi benestanti, ma sicuramente ha danneggiato i più svantaggiati e poveri, provocando o accrescendo varie forme di emarginazione. Ci domandiamo: “Come permettere la crescita di una società e di una scuola più inclusiva, ove ognuno trovi pieno spazio per valorizzarsi ed essere valorizzato? Come superare (sia nell’insegnamento in aula sia in quello a distanza) le varie forme di svantaggio e di emarginazione? Come organizzare le scuole, le università, i vari spazi interni ed esterni, i tempi per garantire a ciascuno sicurezza e qualità di insegnamento e apprendimento?
Occorrerà saper coniugare l’insegnamento e la didattica a distanza e in presenza con la pedagogia e la didattica di prossimità (P. Moliterni) e sviluppare creatività, competenza e lungimiranza, uscendo fuori da schemi rigidi, sovranisti, ripetitivi. La vita, infatti, è un’avventura, un cammino verso sempre nuovi orizzonti e mete elevate, ricco di scoperte, incontri, rischi, conquiste e sconfitte, incertezze, dialoghi e silenzi, fatica e riposo, meraviglia e contemplazione. Il cammino di Gesù con gli apostoli ci è di esempio e di incoraggiamento.
Nel quotidiano peregrinare occorre sapersi orientare e riorientare, interrogarsi e interrogare, valutare e discernere, evitando sirene e “pifferai magici”. Una buona vita è, infatti, quella vissuta “con gli altri e per gli altri, in istituzioni buone” (P. Ricoeur).  La pandemia ha messo in risalto l’attaccamento degli uomini alla vita e ha risvegliato l’esistenza di uno slancio universale verso la vita buona vissuta in società ben governate (E. Banywesize).
 E’, infatti, un quotidiano e prioritario impegno per la scuola promuovere la buona vita!
Quasi sempre le strutture scolastiche sono state luogo privilegiato del “fare scuola” e le occasionali uscite dalla scuola sono state vissute come momenti di evasione. Eppure i territori ove viviamo sono ricchi di risorse stimolanti e di alto valore educativo. Perché non valorizzare, ad esempio, i boschi, i musei, i monumenti, gli spazi cittadini ecc...  come luoghi di apprendimento, di relazionalità positiva e di crescita? Perché non trovare modalità efficaci per esplorare il territorio più prossimo? Perché non incontrare i ragazzi all’aria aperta, trovando responsabilmente le situazioni più opportune? ….. Nel mondo ci sono molte buone esperienze in tal senso.
La formazione a distanza ci permette di interagire con colleghi di realtà molto lontane dalla nostra. E’  bello incontrarsi, conoscersi, confrontarsi. In questi mesi le varie istituzioni offrono molte buone occasioni di scambi via web. Perché non proseguire il cammino, mettendo in rete università, scuole, insegnanti, alunni, genitori e favorendo un proficuo dialogo?
L’UMEC-WUCT continuerà ad operare in questo senso. Ciò non vorrà dire metter fine agli incontri internazionali, preziosa occasione di relazioni e  di maturazione, ma iniziare cammini comuni che facciano interagire gli scambi a distanza con gli incontri “de visu”.
Lo stesso per gli alunni, che avranno l’opportunità di confrontarsi con coetanei di altre città, nazioni, realtà diverse, non solo per conoscersi, ma per condividere esperienze e progetti. E così via.
Quando torneremo a scuola dobbiamo valorizzare ciò che questi faticosi mesi di isolamento fisico ci hanno insegnato. È stato, infatti, un periodo di “distanziamento fisico” che però ci ha fatto riflettere sulla necessità di uscire dalle nostre “tane”, dal nostro piccolo mondo - talora auto-referente – per aprirci agli altri, superando meschine frontiere, stereotipi e pregiudizi. Responsabilità e intraprendenza debbono sostituirsi a superficialità, paura e disorientamento. 
Papa Francesco ci ricorda che «se abbiamo potuto imparare qualcosa in tutto questo tempo è che nessuno si salva da solo. Le frontiere cadono, i muri crollano e tutti i discorsi integralisti si dissolvono dinanzi a una presenza quasi impercettibile che manifesta la fragilità di cui siamo fatti …. Pensiamo al progetto di sviluppo umano integrale a cui aneliamo, che si fonda sul protagonismo dei popoli in tutta la loro diversità …. per una famiglia umana unita nella ricerca dello sviluppo umano integrale. Ecco l’alternativa della civiltà dell’amore, fondata su una comunità impegnata di fratelli».
Ciò presuppone una nuova mentalità che sappia trasformare e fare interagire i sistemi educativi nazionali, garantendo “equità, inclusione, qualità e apprendimento per tutta la vita” (UNESCO – Obiettivi 2030), favorendo sistemi educativi resilienti e flessibili, nella consapevolezza che facciamo parte di un unico ecosistema (Laudato si’) ove ogni persona è arricchita dal rapporto con gli altri, e ogni altro – chiunque egli sia – è un prezioso dono fattoci dal Creatore, perciò fraternità, solidarietà, sussidiarietà, responsabilità non sono vuote parole, ma modi comuni dell’operare e del rapportarci, criteri fondanti del nuovo umanesimo per il quale serve un nuovo patto educativo, così come ci ricorda sovente Papa Francesco.
Sta per iniziare l’anno di riflessione sulla “Laudato sì” e nel prossimo ottobre ci sarà un evento mondiale (anch’esso in rete) sul patto globale dell’educazione. Sono queste occasioni per noi tutti (istituzioni, insegnanti, educatori) per interrogarci e riflettere al fine di progettare il nuovo cammino che ci attende.
Siamo grati a tutti coloro che con il loro generoso impegno hanno garantito e garantiscono vitalità alla nostra Unione. Con l’aiuto di tutti, e la piena valorizzazione di ogni risorsa, desideriamo promuovere altri webinar, evitando ogni forma di autoreferenza o di sterili protagonismi.
Ognuno sappia fare proposte ed assumere adeguati impegni. Buon cammino!

*Segretario Generale UMEC-WUCT