Visualizzazione post con etichetta babbo natale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta babbo natale. Mostra tutti i post

sabato 18 dicembre 2021

GESU' BAMBINO e BABBO NATALE


- di Giuseppe Savagnone *

 - Lo scandalo

Se mons. Staglianò, vescovo di Noto, avesse detto che Dio non esiste o che Gesù era soltanto, come lo ha definito Odifreddi in un suo libro di successo, «un disturbatore della pubblica quiete», giustamente neutralizzato dai tutori dell’ordine, nessuno si sarebbe scandalizzato. Invece l’incauto pastore d’anime ha avuto l’ardire di sostenere, davanti a dei bambini innocenti, che Babbo Natale non esiste.

Apriti cielo! Una tempesta, e non solo da parte delle famiglie degli sventurati piccoli, ma anche sui quotidiani nazionali e perfino sul «New York Times», che ha dedicato alla grave questione un lungo articolo.

Si è parlato di «un sogno infranto», si è accusato il presule di avere violato l’innocenza dell’infanzia, di avere invaso il campo dell’educazione familiare. Invano hanno cercato, sia lui personalmente che l’ufficio stampa della curia di Noto, di spiegare il senso di quello che era stato detto: qualche giornale ha perfino scritto «le precisazioni postume non hanno convinto nessuno» e che «le scuse del vescovo sono peggiori della gaffe».

Da s. Nicola a Babbo Natale

Ma proviamo a ricostruire i fatti. Era il 6 dicembre, giorno in cui la Chiesa ricorda san Nicola di Myra (nell’attuale Turchia), un vescovo orientale del IV secolo, molto venerato anche in Occidente. In Italia è noto come s. Nicola di Bari, perché lì sono custodite le sue reliquie, ma il suo culto è diffuso anche nei Paesi del nord Europa (tra l’altro, oltre che di Bari, è patrono di Amsterdam).

Attraverso una serie di influssi di tradizioni popolari preesistenti, questa figura storica si è via via trasfigurata nel personaggio leggendario di Santa Claus (da Sinterklaas, il nome olandese derivato dall’originario san Nicola) ed è ritornato a noi italiani come “Babbo Natale”. Le tracce della provenienza nordica rimangono nella slitta trainata da renne.

Ebbene, mons. Staglianò ha preso lo spunto dalla festa del s. Nicola onorato dalla Chiesa per distinguerlo da questa versione leggendaria. Ma non si è limitato a questo: ha evidenziato la differenza profonda tra queste due figure: «Non ho detto loro che Babbo Natale non esiste, ma abbiamo parlato della necessità di distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è. Così ho fatto l’esempio di San Nicola di Myra, un santo che portava doni ai poveri, non regali. Ho voluto spiegare che una cultura consumistica come quella dei regali è diversa da una cultura del dono che invece è alla base del vero messaggio del Natale. Gesù bambino nasce per donarsi all’umanità intera». Specialmente ai poveri.

Perché, ha spiegato ai giornalisti mons. Staglianò, «san Nicola, a differenza di Babbo Natale, non faceva distinzioni tra bambini ricchi e bambini poveri. Babbo Natale visita solo le case dei bimbi che hanno dei genitori che possono permettersi di comprare loro un regalo. Ricordo che quand’ero bambino un anno non visitò casa mia, perché quell’anno mio padre non lavorava».

Il consumismo inghiotte Gesù

Ma non solo: il vescovo ha anche sostenuto che ad aver creato l’immagine odierna del vecchio barbuto vestito di rosso è stata la Coca Cola (tesi poi contestata in base al ritrovamento di una immagine che risale a molto tempo prima che fosse fondata la celebre ditta di bibite): «Un personaggio immaginario, inventato dalla Coca-Cola, che porta i regali solo a chi ha i soldi», spiega mons. Staglianò.

Perché, alla fine, il bersaglio del suo attacco a Babbo Natale è la società consumistica. Perché il Natale che noi oggi festeggiamo rischia di non essere più quello cristiano, ma quello del consumismo: «Il problema vero è che il Natale non appartiene più alla cultura cristiana, ma a una cultura consumistica del mangiare, bere e vestire. Poi vai a vedere, e le chiese sono vuote…».

A scomparire, soppiantato da Babbo Natale, è stato Gesù: «Ormai, come diceva don Tonino Bello, il Natale è una festa senza il festeggiato». Non è più, insomma, una festa cristiana: «Il Natale non ci appartiene più, perché le sue parole, i suoi simboli e le sue azioni sono state risucchiate dal buco nero dell’ipermercato».

Parole che riecheggiano quelle di mons. Pompili, vescovo di Rieti, che, nel 2019, in occasione della visita di papa Francesco a Greccio, aveva osservato: «La reinvenzione del Natale ad opera della Coca Cola in America; è stato parte di questo processo che ha trasformato il Bambinello in Babbo Natale (…). Questa reinvenzione accade di vederla anche nelle grandi catene di supermercati dove non si parla di presepe ma dei borghi antichi. E allora si vede il presepe senza grotta che è come parlare di Natale senza il festeggiato».

Dio nasce nella povertà

Ma in questa denunzia della società consumistica c’è anche una forte valenza sociale: «Il vero significato del Natale è racchiuso in quella grotta, al freddo e al gelo, dove Gesù bambino viene alla luce in una culla tra la paglia che non era certamente quella spedita da Amazon, ma era invece circondata dai bisogni del bue e dell’asinello. Perché è lì, nella povertà di quella grotta, che è nato Gesù. Quindi, il messaggio per i bambini è quello di ascoltare la voce di Gesù che dice: ora vai dai tuoi genitori e spiega che nessuno deve nascere più nelle condizioni in cui è nato Gesù».

«Dove nasce, oggi, Gesù?» è stato chiesto dall’intervistatore. E la risposta di mons. Staglianò, che è, tra l’altro, il vescovo delegato della Conferenza episcopale siciliana per l’Immigrazione: «Penso a quelle donne che partoriscono in barconi sovraffollati in mezzo al mare, ecco è lì, in quel grido di dolore che oggi nasce Gesù. La sua nascita è un atto di amore, così i bambini quando riceveranno i regali dovranno pensare ai loro coetanei che non potranno riceverli, non coltivando più l’egoismo di dire è tutto mio».

Comprendiamo il perché della levata di scudi che ha accolto questa presa di posizione. Nel mondo occidentale si è attualmente divisi tra coloro che vorrebbero abolire addirittura il Natale, sostituendolo con una più neutra “Festa del solstizio d’inverno” o, come nel documento proposto dalla Commissione UE (poi ritirato per le proteste), con l’ancora più neutra “festività” e coloro che invece tengono ancora a questa ricorrenza (sono loro ad avere protestato), ma che la identificano con il cenone, i panettoni, i regali. Non a caso Babbo Natale non viene più tanto a sorvolare i presepi, ma piuttosto gli alberi di Natale, assai meno impegnativi sul piano religioso, e anzi ammiccanti a una prospettiva ecologica che esalta la natura al posto del Dio cristiano.

Il vescovo di Noto ha osato dire questo ai bambini – che sapevano benissimo, ovviamente, dell’inesistenza di Babbo Natale (ormai i bambini sanno molte più cose, – anche sul sesso e su tutto il resto – degli adulti) – sfidando, in realtà, non la loro fede nel vecchio barbuto vestito di rosso, ma quella nel primato delle “cose” che si vedono e si toccano (i regali costosi) rispetto a un Dio che ha avuto la pessima idea di nascere povero.

Solo a dei miserabili pastori – gli emarginati delle società ebraica di allora – fu rivelato il grande evento: «Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». Questo sarebbe il segno? In realtà, è come se l’angelo dicesse che non c’è nessun segno.

Bisogna aprire gli occhi sull’invisibile.

E tuttavia è qui, in questa povertà di segni, che Dio nasce tra gli uomini. «E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”» (Lc 2,12-14).

Era là tutta la gloria di Dio. L’unico che lo ha capito, ed è quasi uscito di senno per lo stupore, è lo “spaventato”, una delle figurine tipiche dei presepi di una volta, che fugge a braccia aperte.
Sì, hanno fatto bene i genitori, la stampa, perfino il New York Times, ad allarmarsi.

 *Pastorale Cultura Diocesi Palermo

 www.tuttavia.eu



 

 

mercoledì 9 dicembre 2020

GESU' E BABBO NATALE. UN RACCONTO PER I BAMBINI


Perché Gesù è più importante di Babbo Natale? 

Leggete questo racconto ai vostri bambini

 Il mese di dicembre era appena iniziato e già la posta si accumulava sulla scrivania di Babbo Natale…

Migliaia di bambini avevano già spedito le loro letterine al famoso indirizzo: Babbo Natale, polo Nord, HOH OHO, Canada. Il nostro simpatico amico, preso dai preparativi per la grande notte del 25 dicembre, non aveva più tempo per occuparsi della posta. Aveva quindi scelto alcuni elfi tra i più anziani, per rispondere ai bambini da parte sua. Ricevevano tutti una risposta malgrado il ghiaccio e le bufere di neve… tranne in caso di sciopero della posta. Babbo Natale ci teneva di più alle lettere che non alle sue renne. Ma spesso i bambini non si limitavano a chiedere i giocattoli che andavano di moda. Alcuni volevano un fratellino o una sorellina, altri un papà o una mamma, altri la salute… Gli elfi non sapevano più cosa rispondere. Ne parlarono quindi con Babbo Natale

“Tutti gli anni abbiamo lo stesso problema” rispose loro “ma penso che ora la situazione sia peggiorata. Oggi i bambini desiderano ciò che io non posso dar loro: la pace e l’amore e ho una notte sola per non deluderli. Devo parlarne con il Bambino di Betlemme.”

Il vecchio barbuto amava Gesù, e non era colpa sua se era più popolare di Lui nel cuore di tanti bambini. Fin dal mese di novembre, le pubblicità non parlavano d’altro che della sua slitta colma di regali. Tuttavia, Babbo Natale sapeva che solo Gesù poteva appagare il cuore dei bambini delusi dalla vita. “Senza il Bambino Divino, ci sarebbe ancora il Natale?”, si chiedeva accarezzandosi con la mano destra la lunga barba bianca.

Solo Gesù “può accendere una stella nel nostro cuore”

Il mattino seguente uscì felice dalla sua casa di ghiaccio ed entrò nel laboratorio degli elfi. Andò verso gli anziani e disse loro con voce squillante: “Ogni sera mi porterete le letterine dei bambini tristi e le leggeremo a Gesù. Lui conosce ogni bambino per nome e ci ispirerà su cosa rispondere loro. Solo Lui può accendere una stella nel nostro cuore. Diamogli la nostra fiducia!”

Ed è così che Babbo Natale, malgrado i suoi molti impegni, rispose ai bambini infelici. Ogni sera, prima di andare a letto, pregava i loro angeli custodi affinché li guidassero verso il Bambino Divino.

“Gloria a Dio nell’alto dei Cieli”


Se in una notte di dicembre uscite fuori senza far rumore, forse sentirete gli angeli intonare il cantico di lode al “Bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,12), tra Maria e Giuseppe: “Gloria a Dio nell’alto dei Cieli, e pace in Terra agli uomini amati dal Signore” (Lc 2,14). Allora, da qualche parte nel mondo, negli occhi di un bambino brillerà una stella.

 Jacques Gauthier

Edifa 

 Aleteia

 

mercoledì 20 dicembre 2017

A proposito di .... NATALE, SANTA CLAUS, BABBO NATALE, REGALI E ALTRO


“I regali te li porta Babbo Natale o Gesù Bambino?”. L’imbecillità del nostro mondo molesta i nostri figli tutti gli anni in Avvento. Bene inteso, “Avvento” lo diciamo noi giacché l’imbecillità ignora il calendario liturgico, accorgendosi che è maturo il tempo solo quando i negozi sono aperti la domenica e le strade più intasate. Ma, sia come sia, la guerra civile del Natale torna puntuale ogni dicembre.
       Partiamo dal principio, i regali. In dicembre se ne scambiavano già gli antichi Romani che, tra il 17 e il 24, celebravano i Saturnalia, le feste del dio Saturno precedenti il giorno del Sol Invictus, il 25. Come racconta Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C.), a istituire lo scambio dei doni fu il re dei Sabini Tito Tazio (morto attorno al 745 a.C.), quello che per cinque anni regnò sui Romani assieme al loro primo sovrano, Romolo, in seguito al famoso ratto delle donne che di fatto fuse i due popoli. Lo fece per augurare il bene con l’omaggio (religioso) di un ramoscello colto nel bosco sacro a Strenia (o Strenua), dea della prosperità e del buon auspico, da cui il sostantivo “strenna”. I cristiani hanno fatto però molto di più. Guidati dalla Stella, gli umili (i pastori) e i potenti (i magi) si sono inchinati al vero Dio fattosi uomo nella grotta di Betlemme donando i propri tesori: armenti i pastori, e oro, incenso, mirra i magi. Il gesto del vassallaggio al re dei re è, nel profondo, il dono di sé al Dio vero incarnato. Dando sé a Dio, l’uomo corrisponde a Dio il quale all’uomo dà il proprio Figlio sino alla morte in Croce. Gli uomini che si scambiano doni a Natale si ridonano a Dio riconoscendo Gesù nel prossimo. La guerra civile dei grandi magazzini non c’entra, ma vediamone lo stesso i combattenti.
            Anzitutto Babbo Natale, che va liberato dalla schiavitù del “buone feste”. È infatti un grande santo, un grande vescovo. La sua tradizionale livrea rossa è il manto dei successori degli Apostoli. Nacque nel 270 in Licia, che oggi è parte della Turchia, con il nome di Nicola. Fu vescovo di Myra (oggi Demre) dove morì nel 343, il 6 dicembre, data fissata dalla Chiesa per la sua memoria liturgica (allora, vigente il calendario giuliano, era il 19). Quando i suoi facoltosi genitori morirono di peste, Nicola distribuì le ricchezze ai poveri diventando l’“uomo dei doni a dicembre”. Si narra che abbia pure risuscitato tre bambini, uccisi da un oste per essere divorati. Per questo nel Medioevo è diventato l’uomo che in Avvento porta i regali ai più piccoli, proprio il 6 dicembre. .....


martedì 21 dicembre 2010

A chi/che serve un Natale anonimo?

Il Natale anonimo non serve a nessuno.


Sono sempre più frequenti i casi di scuole, per lo più del settore della scuola materna ed elementare, nelle quali gli insegnanti, per rispetto della presenza multietnica di diversi alunni, rifuggono da qualsiasi riferimento alla tradizione italiana, arrivando anche ad escludere il Bambinello da un improbabile presepe.

Babbo natale sì, Gesù bambino no, per rispetto delle culture diverse. Una scelta che non piace alle mamme italiane, ma nemmeno, a quanto sembra, alle mamme di bambini stranieri.
Se ne parla nell’edizione milanese di Repubblica, citando il caso di una scuola materna (ma l’esempio vale certamente per molte altre scuole non citate), in cui le renne infiocchettate sono al posto del bue e dell´asinello. Le maestre hanno deciso di rinunciare alla tradizionale festa di Natale aperta alle famiglie e di "censurare" poesie e canzoncine a contenuto religioso, perché «L´asilo è multietnico, molti bambini non sono cristiani e questo tipo di celebrazione rischia di discriminarli».
In questo modo, però i discriminati sono i bambini italiani. Le mamme insorgono («la festa di Natale non faceva male a nessuno») e da Palazzo Marino l´assessore all´Istruzione chiede chiarimenti.
Il problema si pone in tutta Italia, e non mancano recenti casi di natali anonimi in nome dell’antidiscriminazione, anche se non dappertutto le scelte sono così drastiche.
Un grave errore, e non solo secondo i cattolici: «Quel che ci serve - spiega Ugo Perone, docente di Filosofia delle religioni all´Università del Piemonte orientale e inventore, negli anni Novanta a Torino, di uno dei primi "calendari multietnici" - è una cultura dell´accoglienza, non la rimozione di aspetti autentici e profondi come il cristianesimo è tuttora in Italia».
Nel servizio che Repubblica ha dedicato al Natale nelle scuole italiane, rilevando episodi che annullano di fatto la tradizione cristiana del presepe e della festività, sono riportate le prese di posizione, in merito, di esponenti delle comunità musulmane.

da http://www.tuttoscuola,org/  20 dic. 2010

Leggi l'articolo di Repubblica : Niente natale... siamo multietnici!