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domenica 9 gennaio 2022

SCUOLE E PANDEMIA. ALLARME DI SAVE THE CHILDREN


 Scuole e pandemia

un problema molto italiano: 

l'appello di Save the Children

L'organizzazione internazionale a difesa dell'infanzia e dell'adolescenza, chiede al Governo un piano straordinario e una “dote educativa” per tutti i bambini e i ragazzi danneggiati dalla pandemia. I rischi di una nuova chiusura delle scuole: diminuzione delle competenze, perdita degli apprendimenti, emersione di disturbi psicologici, perdita di socialità e rischio di abbandono scolastico

Diminuzione delle competenze, perdita degli apprendimenti, emersione di disturbi psicologici, perdita di socialità e rischio di abbandono scolastico: queste secondo Save the Children, organizzazione internazionale in difesa dell'infanzia, le gravi conseguenze della possibile chiusura delle scuole in Italia, ventilata da molti, che deve invece rimanere solo l’ultima opzione per assicurare il diritto alla salute e il diritto all’educazione di tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti. 

Sguardo all'Italia

“Alla ripresa lunedì, in gran parte d’Italia, di un anno scolastico pieno di incognite, è sconfortante vedere la facilità con la quale si pensa di poter 'chiudere le scuole' per un mese - afferma Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia Europa di Save the Children - in un Paese in cui sono regolarmente aperte tutte le attività produttive anche non essenziali. Non parliamo delle giuste e concrete preoccupazioni espresse da dirigenti scolatici e docenti che operano sul campo affrontando problemi serissimi, ma della difficoltà che ancora oggi hanno molti rappresentanti istituzionali nel comprendere la portata della catastrofe educativa che la pandemia sta comportando al livello globale - con più di 10 milioni di bambini, e soprattutto di bambine che, nel mondo, rischiano di non tornare mai più a scuola - e che colpisce anche il nostro Paese”. L’organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, segnala che nel nostro Paese i dati Invalsi hanno già registrato un aumento del numero di ragazzi e di ragazze che alla fine del percorso di istruzione non raggiungono il livello mimino di competenze in italiano e in matematica, passato su base nazionale dal 7 al 9,5% degli studenti, con punte in Calabria e in Campania del 22,4% e del 20,1%.

Non solo competenze

Al calo di apprendimento si associa la perdita di socialità con gravi problemi di carattere psicologico e relazionale che affliggono gran parte degli adolescenti. In una consultazione promossa da Save the Children qualche mese fa, coinvolgendo oltre mille docenti, in maggioranza della scuola primaria e secondaria di primo grado, la metà degli insegnanti interpellati ha rilevato nella classe una generale perdita degli apprendimenti (55,3%), 1 su 4 ha notato l’emersione di disturbi psicologici in almeno un caso tra i suoi studenti, e 1 su 5 constata un forte impatto della povertà su famiglie e bambini che frequentano la scuola, mentre  il 6,5% segnala nella propria scuola almeno un caso di abbandono scolastico.

Gli esclusi dalla Dad

Occorre ricordare che nei periodi di interruzione della didattica in presenza, tra aprile e giugno 2020, secondo l’Istat, sarebbero stati circa 600mila i ragazzi delle scuole primarie e secondarie che non hanno partecipato alle video lezioni, con un minimo di esclusi al Centro (5%) e un massimo nel Mezzogiorno (9%) e un picco del 12% (più di 1 su 10) degli iscritti alle primarie. E tutto questo in un Paese che ha uno dei tassi più elevati, in Europa, di dispersione scolastica, con più del 13% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato la scuola senza conseguire un diploma di scuola superiore. Un quadro che si fa ancora più critico se si considera l’impressionante aumento del numero dei giovani “NEET”, più di due milioni di ragazzi e ragazze, tra i 15 e i 29 anni che oggi in Italia sono fuori da ogni percorso di studio, formazione e lavoro, quasi il doppio dei loro coetanei nella medesima condizione in Europa.  “Ogni giorno di scuole chiuse provoca danni, e questi danni si moltiplicano per i bambini, le bambine e gli adolescenti che vivono nei contesti più svantaggiati, allargando le disuguaglianze. L’interruzione della scuola in presenza va dunque considerata come l’ultima opzione da assumere, in modo circostanziato e puntuale, solo quando tutte le altre strade siano state percorse – a partire dalla informazione e dalla sensibilizzazione a tappeto delle famiglie sui vaccini – per tutelare contemporaneamente il diritto alla salute e il diritto all’educazione di tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti”, continua Raffaela Milano.

Un Recovery educativo

Considerando la gravità del quadro sanitario, con la consapevolezza che i prossimi mesi saranno in ogni caso difficili e che molte scuole sono e saranno chiuse per periodi più o meno lunghi per limitare i contagi, Save the Children chiede al Governo il varo di un piano straordinario di sostegno all’educazione che preveda, sin da subito, il monitoraggio nazionale di tutte le aperture/chiusure degli istituti scolastici disposte ai diversi livelli e la messa a punto, per i bambini e gli adolescenti che hanno visto la loro frequenza scolastica interrompersi a causa della pandemia, di una “dote educativa”, rappresentata da un monte ore di sostegno allo studio gratuito fruibile in gruppo o individualmente durante l’anno scolastico e per tutto il periodo estivo e che comprenda non solo il recupero delle materie scolastiche, ma anche opportunità culturali e relazionali. È urgente, infatti, mettere in campo un serio piano di “ristoro” educativo che, al pari di quanto si è fatto per le attività produttive, intervenga per limitare i danni di lungo periodo che rischiano di colpire intere generazioni e interrompere definitivamente i percorsi educativi dei bambini, delle bambine e degli adolescenti che vivono nei contesti più poveri e svantaggiati.

 SAVE THE CHILDREN

Vatican News

 

 

 

domenica 18 marzo 2018

FACCIAMO FESTA PER LA SCUOLA DELL'INFANZIA!

18 MARZO 1968
NASCE LA SCUOLA MATERNA STATALE! 

    La scuola dell'infanzia compie 50 anni! 
    Il suo avvio come scuola "statale" è stato preceduto da benemerite iniziative ( giardini d'infanzia, asili infantili, ecc.) gestiti  da persone di buona volontà, da enti religiosi e da altri enti.
      L'articolo 1 delle Legge istitutiva (n. 444) precisa che  "Detta scuola si propone fini di educazione, di sviluppo della personalità infantile, di assistenza e di preparazione alla frequenza della scuola dell'obbligo, integrando l'opera della famiglia". 
Gli Orientamenti del 1969 ne delineano gli aspetti culturali, pedagogico-didattici ed organizzativi.
       Gli Orientamenti del 1991 evidenziano con chiarezza che "la scuola dell'infanzia concorre, nell'ambito del sistema scolastico, a promuovere la formazione integrale della personalità dei bambini dai tre ai sei anni di età, nella prospettiva della formazione di soggetti liberi, responsabili ed attivamente partecipi alla vita della comunità locale, nazionale ed internazionale.
Essa persegue sia l'acquisizione di capacità e di competenze di tipo comunicativo, espressivo, logico ed operativo, sia una equilibrata maturazione ed organizzazione delle componenti cognitive, affettive, sociali e morali della personalità apportando con questo il suo specifico contributo alla realizzazione della uguaglianza delle opportunità educative".
        La Legge 53 del 2003 precisa che  "il sistema educativo di istruzione e di formazione si articola nella scuola dell'infanzia, in un primo ciclo che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, e in un secondo ciclo che comprende il sistema dei licei ed il sistema dell'istruzione e della formazione professionale; e) la scuola dell'infanzia, di durata triennale, concorre all'educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale delle bambine e dei bambini promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un'effettiva eguaglianza delle opportunità educative; nel rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori, essa contribuisce alla formazione integrale delle bambine e dei bambini e, nella sua autonomia e unitarietà didattica e pedagogica, realizza la continuità educativa con il complesso dei servizi all'infanzia e con la scuola primaria".
        Con la L.53 del 2003 la denominazione cambia da “scuola materna” a “scuola dell’infanzia”,  luogo educativo dove il bambino viene seguito passo per passo dal docente per sviluppare a pieno le sue abilità cognitive, affettive e sociali.
      Le Indicazioni Nazionali del 2012 così caratterizzano la scuola dell'infanzia: "La scuola dell’infanzia, statale e paritaria, si rivolge a tutte le bambine e i bambini dai tre ai sei anni di età ed è la risposta al loro diritto all'educazione e alla cura, in coerenza con i principi di pluralismo culturale ed istituzionale presenti nella Costituzione della Repubblica, nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e nei documenti dell’Unione Europea.
Essa si pone la finalità di promuovere nei bambini lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, della competenza e li avvia alla cittadinanza". 
          E' stato un lungo cammino, partito da esigenze meramente assistenziali, ma consolidatosi nella visione di una scuola con chiare finalità educative e culturali. Un cammino supportato da una forte attenzione alle esigenze educative dell'infanzia, dalla volontà di garantire pari opportunità a tutti, dalla coscienza del fondamentale e basilare valore degli apprendimenti della prima infanzia.  
          Ora il progetto 0-6 anni pone nuove interessanti sfide a tutti coloro (istituzioni, associazioni, personale scolastico, famiglie ...) che sono impegnati nell'educazione dei bambini, ma anche alle scuole e agli enti locali che sono chiamati ad interagire per fornire a tutti i bambini un servizio di qualità e "in continuità" orizzontale e verticale per porre le basi a un percorso che favorisca la piena maturazione di ogni persona e il responsabile esercizio della cittadinanza.
L'identità pedagogica della scuola dell'infanzia, oggi chiamata a confrontarsi anche con la prospettiva "zero-sei", può aiutare la scuola di base (3-14 anni) ad affrontare con fiducia e convinzione i compiti formativi a cui è chiamata dalle nuove condizioni sociali e culturali. 
          La ricorrenza odierna è una grande festa anche per l’AIMC, associazione professionale che, sin dalla sua fondazione  (1945), ha avuto particolare attenzione per la scuola dei più piccoli, prima scuola ove si sviluppano apprendimenti e abilità fondamentali per la crescita della persona.
l'AIMC ha sempre agito perche la "scuola dei più piccoli" fosse considerata vera scuola, non spazio meramente assistenziale!
      Perciò, l’AIMC è stata protagonista del cammino della scuola dell’infanzia, sia nell’ambito normativo, sia nella formazione continua delle insegnanti, sia nella definizioni dei curricoli.
Ha difeso (e continua a difendere) la qualità e la specificità della scuola dell’infanzia e il significativo ruolo svolto da chi vi opera.
In questo primo cinquantennio la scuola dell’infanzia (non solo quella statale) – per la qualità della sua azione educativa – è stata riconosciuta ed apprezzata non solo a livello nazionale, ma europeo e mondiale.
Scuola dell’infanzia, non piccola scuola "infantile", ma scuola prima e basilare, di esempio per tutti i successivi  "segmenti"  del percorso scolastico, con i quali agisce in continuità.

Buon cammino verso il futuro e un vivo grazie agli insegnanti, ai dirigenti scolastici, a tutti coloro che hanno curato (e curano) la qualità del servizio reso dalla scuola dell'infanzia.