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giovedì 24 giugno 2021

FEDEZ, IL VATICANO, LE INESATTEZZE


 Lettera di Suor Anna Monia Alfieri, legale rappresentante delle scuole Marcelline italiane e membro della Consulta di Pastorale scolastica e del Consiglio Nazionale Scuola della CEI, indirizzata al cantante Fedez e riferita ad alcune esternazioni di quest’ultimo:

 

Gentilissimo signor Federico Leonardo Lucia,

mi rivolgo a lei chiamandola per nome: mi sembra, infatti, più dignitoso e rispettoso per la sua persona. Immagino, data la sua giovane età, che lei sia fresco di studi e che a scuola, sia alla Secondaria di Primo che alla Secondaria di Secondo Grado, i suoi insegnanti di Storia le abbiano presentato (e Lei poi a casa, nel pomeriggio, abbia studiato) il Concordato Lateranense del 1929 e la sua Revisione del 1984. Certo, lei mi dirà: il Concordato del 1929 fu firmato da Mussolini. Concordo.

Quello del 1984 fu però firmato, per lo Stato italiano, da Bettino Craxi, un socialista doc, non certo un amico del Vaticano e delle sue presunte logiche di potere. Spero, quindi, che, prima di fare certe affermazioni, abbia ripreso in mano quei libri, sempre che li abbia conservati e non li abbia venduti alla fine dell’anno. Cosa lecita, ci mancherebbe, qualche soldino in più per aiutare in famiglia o da dare in beneficenza fa sempre bene! Mi creda a 46 anni, dopo tre lauree, continuo a studiare, perché avverto la responsabilità di dire parole che costruiscono. Se ciò vale per un semplice cittadino, figuriamoci per un personaggio pubblico del suo calibro, con un seguito così folto e numeroso. Ovviamente sospendo ogni giudizio, chi è senza peccato scagli la prima pietra, disse. Qualcuno, ma mi permetto di fare una considerazione di metodo, solo per aiutare i nostri ragazzi ad orientarsi. Mi sembra doveroso, Lei sarà d’accordo.

Guardando il video da Lei diffuso, capisco che Lei non conosce, con dovizia di dati, i temi che intende porre all’attenzione pubblica e cioè: cosa sia uno Stato laico, cosa sia un Concordato, quale sia il tema dei sacerdoti processati con la legge del Vaticano e/o civile, quali tasse vengono pagate. Ancora, credo che Lei ignori il volontariato che centinaia di migliaia di laici, preti, suore, compiono ogni giorno. La solidarietà di cui Lei parla, in realtà, si chiama prossimità e non avviene mai a favore di telecamera. Non sappia la destra ciò che fa la sinistra, disse sempre quel Qualcuno.

Siccome sono più grande (di età naturalmente) di Lei, mi permetto di darLe un consiglio, anche se non richiesto: lo faccio in considerazione di tutti i consigli non richiesti che anche Lei offre ogni giorno, forte di un lessico forbito ed elegante dal quale traspare in tutta evidenza la sua profonda cultura e il suo alto senso civico. Se Lei desidera dare un contributo alla Res-publica –  cosa lodevolissima e che, per altro, rappresenta anche un dovere per tutti i cittadini ai sensi dell’art. 2 della Costituzione – è necessario documentarsi prima di esprimersi, al fine di evitare sovrapposizioni di argomenti.

Un conto è il ddl Zan che, Le ricordo, agli artt. 4 e 7 lede il diritto alla libertà di espressione (art. 21 della Costituzione), alla libertà di insegnamento dei docenti (art. 33 della Costituzione), alla libertà di scelta educativa che spetta ai genitori, cioè a Lei e non ad altri, né Chiesa né stato (art. 30 della Costituzione). E questo è un fatto.

In merito poi alla sua preoccupazione dei danari (una preoccupazione davvero di alto profilo morale e, soprattutto, coerente con il suo stile di vita, sempre così sobrio e morigerato), La informo che, in merito alla sua affermazione “Il Vaticano non paga le tasse immobiliari e l’Italia sta violando il Concordato”, nel 2020, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica ha pagato per imposte € 5,95mln per IMU e € 2,88mln per IRES. A queste vanno aggiunte le imposte pagate da Governatorato, Propaganda fide, Vicariato di Roma, Conferenza Episcopale italiana e singoli Enti religiosi. Ovviamente è tutto documentato, fino all’ultimo centesimo. E anche questo è un fatto.

Detto questo, la libertà del singolo non può essere negata. Se vorrà rimanere sulle sue posizioni, ce ne faremo tutti una ragione. Certo ai giovani, ai quali Lei si rivolge, io suggerisco sempre di approfondire, di andare oltre la notizia.

Per amore della verità non potevo tacere.

Un augurio di ogni bene,

sr Anna Monia Alfieri

 

Tecnica della Scuola


 

 

 

 

UNA SANA LAICITA'

 


Ddl Zan, la sana laicità 

che assicura le giuste libertà della Chiesa e di tutti

Caro direttore, ci risiamo: l’assenza di laici responsabili e maturi nella scena politica del Paese, fa sì che debbano intervenire le gerarchie ecclesiastiche su temi particolarmente sensibili. Prima i vertici della Cei poi la Segreteria di Stato vaticana hanno di fatto suonato un campanello di allarme, indicando i rischi connessi all’attuale formulazione della proposta di legge Zan contro l’omotransfobia. Purtroppo, come sembra, tali interventi vengono anche fraintesi e, per dirla tutta, si espongono al fraintendimento, il che non accadrebbe se a metterli in campo fossero dei laici credenti ( christifideles laici, secondo la dicitura cara a Giovanni Paolo II). Con i suoi campanelli di allarme, la Chiesa esercita il suo ruolo profetico di fronte alla società e al pensiero in essa dominante.

Sul piano diplomatico, l’intervento mi sembra decisamente legittimo. Come con la diplomazia interveniamo su regimi che negano la libertà delle persone, i quali a loro volta ritengono 'ingerenza' la difesa dei diritti umani, così, la Segreteria di Stato vaticana ha tutto il diritto di rivolgersi ai propri interlocutori diplomatici a livello istituzionale. Chi ritiene che l’occasione possa essere propizia per recedere dal Concordato, considerato clerico- fascista, si pone in opposizione a una realpolitik, che magari viene invocata in altri ambiti geopolitici.

Il vero problema sta altrove. I laici cristiani politicamente impegnati dovrebbero far riflettere sul fatto che, oltre il Parlamento, in Italia, esiste una Corte costituzionale, la quale sarebbe comunque chiamata a esprimersi, qualora rispetto a una legge si insinuasse il dubbio della incostituzionalità. E ciò prima ancora di intraprendere guerre di religione o battaglie 'ideologiche'. Per quel che posso comprendere da profano, ma comunque cittadino e credente, il contenzioso si può ridurre a due motivi fondamentali. Il primo e più eclatante riguarda il reato di opinione e l’eventuale attentato che il dettato della legge porrebbe di fronte alla libertà di pensiero. Non dimentichiamo che l’illuminismo intollerante ha prodotto martiri proprio in nome di tale libertà, che non è stato capace di rispettare e riflettere fino in fondo. Se davvero fossimo in tale situazione, la Corte costituzionale dovrebbe fare il suo dovere per richiamare i diritti fondamentali delle persone e dei gruppi. Ma ciò potrà avvenire solo a legge approvata. Nel frattempo, il miglior modo di suscitare il dibattito è quello di dialogare con i soggetti della politica, evitando anche che la posizione dell’autorità ecclesiastica venga strumentalizzata da forze che, in altri contesti, negano diritti umani fondamentali.

Il secondo ambito riguarda la 'giornata' contro l’omotransfobia nelle scuole, cui dovrebbero aderire anche quelle di ispirazione cattolica. Est modus in rebus, perché qui sono chiamati in causa gli organi collegiali delle istituzioni scolastiche, che possono organizzare tale esperienza nei modi che ritengono più opportuni in relazione al progetto educativo della comunità educante stessa. Ed anche qui il ruolo dei laici è determinante.

Proprio chi si scaglia contro il Concordato in una circostanza come questa rischia, suo malgrado, di fomentare quella 'guerra di religione', di cui, oggi come oggi, nessuno sente il bisogno.

*Giuseppe Lorizio, Università Lateranense

RISPOSTA DEL DIRETTORE DI AVVENIRE, MARCO TARQUINIO:

Le riflessioni di un gran teologo come te, caro don Pino, anche su materie delle quali ti dichiari 'profano', sono sempre straordinariamente utili e profonde. Te ne sono grato. E le accompagno con tre considerazioni ulteriori, che danno per lette le molte altre sviluppate sulle nostre pagine in questo lungo anno di civile dibattito sul cosiddetto ddl Zan, purtroppo prevalentemente extraparlamentare e, su tanti altri media, piuttosto asfittico o pregiudizialmente condiscendente con i più allarmanti contenuti di quel testo.

La prima considerazione è che non sono mancati 'solo' laici credenti responsabili e maturi, ma statisti o almeno politici decentemente lungimiranti. Capaci, cioè, di capire quali meccanismi e percorsi stessero mettendo o mantenendo in moto e quali delicatissimi problemi riuscissero a creare con un testo che – lungi dall’essere al 100 per cento contro l’omotransfobia e pienamente rispettoso della sana (e altrettanto rispettosa) libertà di pensiero tutelata dalla Costituzione – si è trasformato in un carrozzone sul quale si è caricato di tutto, anche i reati contro le donne e le persone disabili, pur di introdurre nel nostro sistema normativo un concetto di 'identità di genere' vago e cangiante e diverso dalle nozioni di 'sesso' e di 'genere'.

La seconda considerazione è che in questi mesi, fuori dal Parlamento, si è creato non soltanto un fronte del sì a ogni costo anche in Senato al ddl Zan così com’era stato approvato dalla Camera, ma anche una... libera coalizione di idee tra giuristi, ecclesiastici, accademici, intellettuali, docenti, giornalisti, persone di ogni estrazione e occupazione, credenti e non credenti, cattolici e femministe, di diversa tradizione politica e culturale, ma ugualmente impegnati per fare in

modo che una legge che desse anche emblematicamente nome all’aggravante per i reati di omotransfobia ci fosse epperò non perseguisse altri obliqui e preoccupanti fini. Impegno pochissimo amato, ostentatamente ignorato e riconosciuto o contestato solo in chiavetta tattica da chi puntava, invece, alla radicalizzazione dello scontro.

Ora, a vedere il bicchiere mezzo pieno, s’è aperta una fase diversa. C’è un 'tavolo' in Senato, attorno al quale ci si è ripromessi di lavorare per rendere accettabile da tanti, e se possibile da tutti, una norma che dovrebbe essere motivo di unione contro reati odiosi e non di veemente contrapposizione e di rischiosi scivolamenti illiberali. Potrebbe aiutare a percorrere questa strada virtuosa proprio la notizia – trapelata ieri e non confermata ufficialmente dalla Santa Sede, ma di fatto dallo stesso premier Draghi (che oggi parlerà del tema in Parlamento) – della nota della Segreteria di Stato vaticana che segnala al Governo italiano le lesioni che alcune norme previste dal cosiddetto ddl Zan minacciano di portare alle libertà che l’Italia, con i patti conosciuti come Concordato, assicura anche alla Chiesa. La mia terza e ultima considerazione è questa. Le libertà tutelate dal Concordato Stato-Chiesa sono una preziosa e specifica applicazione di laiche libertà che sono fondamentali per tutti nell’espressione di legittime visioni e opinioni, nell’insegnamento, nell’organizzazione di reti associative e, nel caso di comunità religiose, di riti. Hai perciò perfettamente ragione, illustre e caro don Pino, non ci sono da indire 'guerre di religione' (anche se più di qualcuno si sta già dando da fare per riattizzarle), ma c’è una pace da consolidare. Ognuno faccia la sua parte con senso politico (e non solo partitico), onestà intellettuale e sana laicità.

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