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mercoledì 29 maggio 2024

ACUTIS, UNO DEI NOSTRI RAGAZZI

  


-         di Marco Pappalardo

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«Che c’entra con me Carlo Acutis – dice Roberto del secondo anno di un liceo – io non vado a Messa da due anni, il rosario lo recita mia nonna per me, e comunque con tutta questa fede e bontà muore pure giovanissimo, perché?».

Gli adolescenti sono i più “tosti”, i coetanei di Carlo quasi vent’anni dopo, cresciuti a pane e social network, alcuni già con idee abbastanza chiare sulla fede, la Chiesa e la religione, di solito non positive e al contrario rispetto alla sua testimonianza.

Il rischio, in effetti, è che il futuro santo, pur vicino d’età ai ragazzi, possa apparire irraggiungibile concretamente, quando non si rischia ancor più di farne un santino, soprattutto se mostrato attraverso lo sguardo ammirato degli adulti.

Dopo i due libri per adolescenti su padre Pino Puglisi e sul giudice Rosario Livatino, che avevano avuto un buon riscontro presso le scuole grazie ai temi della giustizia e della lotta alla mafia, quello sul beato Carlo Acutis dal titolo “Io e C@rlo”, edito come i precedenti da Paoline, sembrava destinato solo alle realtà ecclesiali.

Del resto, navigare nella sua storia, è mettersi alla ricerca di Gesù verso cui Carlo sin da piccolo ha tracciato la rotta con le vele della fede, con il timone della Chiesa, con la mappa del Rosario.

A 7 anni la Prima Comunione, la devozione all’Eucaristia «la mia autostrada per il cielo» e alla Madonna lo portavano quotidianamente a messa.

Invece, così come il giovane prossimo santo, i suoi coetanei attuali mi hanno stupito! Dall’uscita un anno fa ad oggi, infatti, quasi ogni settimana ho avuto la gioia di incontrare studenti e docenti delle scuole primarie e secondarie italiane, la maggior parte delle quali statali, che hanno letto il libro.

Mi piace ascoltare le loro domande e tra le prime c’è sempre: «Perché ha scritto questo libro?».

Rispondo che è una bella storia e che le belle storie vanno raccontate!

«Ma come può essere bella una vicenda in cui il protagonista muore prematuramente così giovane?», aggiunge qualcun altro. «Perché quei pochi anni sono stati vissuti intensamente, hanno lasciato un segno in quanti hanno incontrato Carlo, tanto che la sua storia ha superato i confini della sua città, del nostro Paese, raggiungendo ogni punto della Terra, e tornando indietro fino a qui, fino a noi».

A questo punto chiedo io agli studenti come sia possibile tutto questo e ne segue di solito una pioggia di voci: «Era un bravo ragazzo, voleva bene a tutti, pregava Gesù e la Madonna, aiutava i poveri, aveva tanti amici, usava internet, era benestante ma restava umile, la sua famiglia credeva in lui…».

I bambini di solito si lasciano andare con la fantasia e, spesso, grazie allo stimolo degli insegnanti presentano disegni ed elaborati originali frutto della lettura del libro, che reinterpretano in modo creativo.

I preadolescenti sono pieni di domande, vogliono saperne di più, chiedono i minimi dettagli della vita, sanno mettermi in difficoltà citando persino pagina e rigo, ma ci sta questa sana curiosità.

Qui viene in aiuto Ester, l’io del titolo del libro, coprotagonista nella finzione letteraria, cioè una ragazza come loro, che “incontra” Carlo per un compito assegnato dall’insegnante, facendo una ricerca online; un incontro inaspettato, quasi uno scontro all’inizio, si trasforma in un’amicizia virtuale e virtuosa tra adolescenti che, in un’età fatta d’incertezze e desideri, vivono questo tempo così complesso.

Le sue paure, i suoi sogni, le difficoltà, le risorse, i problemi a casa, la forza degli amici, la scuola come noia, la musica come rifugio, il virtuale e il reale sullo stesso piano, il passato che non esiste, il presente da vivere, un futuro a cui meglio non pensare, li riportano con i piedi per terra, percorrendo un pezzo insieme a lei e avvicinandosi allo stesso tempo al beato.

In questo modo Carlo pian piano diventa uno di loro, non per imposizione bensì per scelta, poiché un amico si sceglie e spesso ci viene presentato da altri, e la frequentazione permette di conoscerlo meglio ed apprezzare pure ciò che all’inizio sembrava più distante.

«Mi piace – afferma Giulia della stessa seconda classe – che oltre a dedicarsi alla famiglia, alla scuola, agli amici, allo sport, agli animali domestici, ai viaggi, era sempre sorridente e aiutava i poveri, facendo spesso delle rinunzie e coinvolgendo gli amici.

Tra le sue passioni c’erano la fotografia, i video e l’informatica, il web e dal mio punto di vista anche avere fede lo è.

Io ammiro chi fa le cose che dice e chi crede in qualcosa o in Qualcuno!».

Originale, umile, credente, connesso: queste le virtù di un giovane milanese “millennial”, ormai patrimonio dell’umanità e per molti un influencer, che si dedica a chi è in difficoltà, vive la fede nella sua pienezza senza esibizionismo, gode delle cose semplici, usa le nuove tecnologie a fin di bene, ama la natura, non rinuncia alle relazioni vere e mai banali.

 

www.avvenire.it

 

domenica 25 giugno 2023

VIVERE PER LA BELLEZZA DELLA FEDE

C@rlo Acutis 

visto dalla millennial Ester

 Nel suo libro “Io e C@rlo”, Marco Pappalardo racconta sotto forma di dialogo l’incontro tra l’adolescente Ester e il beato Carlo Acutis. Un modello da seguire.

 

- di Virginia Drago

 Originale, umile, credente: queste le tre virtù di un giovane milanese “millennial” che sceglie di dedicare la sua breve esistenza all’aiuto di chi è in difficoltà, alla fede vissuta nella sua pienezza senza esibizionismo, alla scoperta delle cose semplici, alle nuove tecnologie e al web (ai suoi tempi ancora i primi sviluppi), alle relazioni in famiglia, con gli amici, con i professori, vere e mai banali. Questa è la storia di Carlo Acutis, raccontata sotto forma di un dialogo e incontro “virtuale” fra lui ed Ester (un’adolescente scout della “generazione Z”), nel libro Io e C@rlo, scritto da Marco Pappalardo (Paoline, 2023). L’autore è professore di lettere nell’Istituto superiore “Majorana-Arcoleo” di Caltagirone, giornalista per diverse testate e direttore dell’Ufficio per la pastorale scolastica dell’arcidiocesi di Catania.

Il libro racconta con un linguaggio semplice e d’impatto, a tratti scherzoso, la storia di Carlo attraverso le ricerche e le scoperte della protagonista, impegnata a risolvere uno dei quesiti più complessi per ogni alunno del XXI secolo: “Che libro leggerò in estate da presentare in classe al rientro delle vacanze?”

Accostarsi alla conoscenza della vita di Carlo Acutis aiuta, in questo nostro tempo scandito spesso dall’egoismo e dall’egocentrismo, della poca cura per il prossimo, della scarsa profondità, a riscoprire tutti i valori di cui fu portatore. L’autore ci invita alla riflessione attraverso diverse domande poste alla fine di alcuni capitoli, per interrogarci e per facilitare il nostro avvicinamento alla personalità di quel ragazzo di soli 15 anni, dichiarato beato dalla Chiesa, che, come racconta la madre Antonia Salzano, “Era animato da un insopprimibile desiderio di portare alla luce la bellezza della fede, di essere propositivo nel bene in tutte le circostanze della vita, di mantenersi sempre originale”. Inoltre, ci racconta, tramite le curiosità di Ester, di un Carlo Acutis “appassionato di video e pc” che “va a messa ogni giorno e fa l’aiuto catechista”, che a “scuola sta con chi viene isolato dagli altri” e “sempre gentile con tutti”; un ragazzo impegnato nel sociale e per il sociale, con una sensibilità spiccata e un altruismo “fuori dal comune”.

Io e C@rlo è un libro che tanto per i più grandi, quanto per i più giovani (preadolescenti e adolescenti), spinge a ripensarsi con il sorriso attraverso il racconto di Ester più vicina alle fragilità, ai dubbi, ai sogni, ai problemi, alle criticità di questo nostro tempo; e Carlo, un esempio da seguire, non irraggiungibile, da “far camminare” per le nostre strade, vite e relazioni.

 

Il Sussidiario