La vita assomiglia, sotto
molti aspetti, al gioco dell’oca. Nasciamo senza conoscere il percorso che ci
attende e, come il giocatore che lancia i dadi, possiamo decidere come
affrontare ogni situazione, ma non possiamo controllare tutto ciò che ci
accade. Una parte della nostra storia dipende dalla
nostra libertà; un’altra ci raggiunge come dono, sorpresa o prova. Vivere
significa imparare a intrecciare queste due dimensioni: ciò che scegliamo e ciò
che riceviamo.
-di Paolo Gamberini
Il cammino dell’esistenza
non è lineare. Vi sono periodi nei quali sembra di avanzare rapidamente e altri
in cui ogni passo costa fatica. In questo senso, il gioco dell’oca è una
straordinaria metafora della condizione umana, perché insegna che il progresso
non è mai soltanto il risultato della volontà. Lungo il percorso si incontrano
infatti delle “caselle speciali”, eventi che modificano radicalmente il ritmo
del viaggio.
Il ponte, alla casella 6, rappresenta quegli incontri,
quelle intuizioni o quelle opportunità che permettono di attraversare un
ostacolo e di giungere molto più avanti di quanto avremmo immaginato. Un
maestro, un amico, una vocazione, un amore, una scoperta possono abbreviare
anni di ricerca. Tuttavia il ponte richiede un prezzo: per attraversarlo
occorre lasciare qualcosa. Ogni autentico progresso implica sempre una
rinuncia. Nessun passaggio decisivo nella vita è gratuito.
La locanda, alla casella 19, simboleggia invece le soste
necessarie. Viviamo in una cultura che identifica il valore con la
produttività, ma l’esistenza conosce tempi di riposo, di guarigione, di
silenzio e di attesa. Talvolta siamo costretti a fermarci per una malattia, una
crisi o semplicemente perché abbiamo bisogno di ritrovare noi stessi.
Anche qui si paga un
prezzo: il tempo. Ma il tempo non è perduto quando prepara un nuovo
inizio.
Il pozzo, alla casella 31, è l’immagine delle crisi
profonde. Vi sono esperienze nelle quali ci sentiamo incapaci di uscire con le
sole nostre forze: una depressione, un lutto, un fallimento, una dipendenza,
una perdita di senso. Nel gioco dell’oca si rimane nel pozzo finché un’altra
pedina non arriva a sostituirci. È un’immagine sorprendentemente umana: nessuno
si salva completamente da solo. Molte volte è l’incontro con un’altra persona
che ci libera dalla nostra prigionia interiore. E chi ci libera accetta, in qualche
modo, di condividere il peso della nostra sofferenza. Ogni autentica
solidarietà comporta una forma di sostituzione.
Anche la prigione, alla casella 52, parla dell’esperienza di
sentirsi bloccati. Qui non è tanto il dolore a imprigionare, quanto le
strutture, le paure, le abitudini, i sensi di colpa o le immagini che abbiamo
costruito di noi stessi. Anche in questo caso la liberazione giunge attraverso
una relazione. La vita ci ricorda che siamo esseri radicalmente
interdipendenti: nessuno raggiunge la libertà senza aver ricevuto libertà da
altri.
Il labirinto, alla casella 42, è forse una delle immagini
più attuali. Esso rappresenta la confusione, la perdita dell’orientamento,
l’eccesso di possibilità, le ideologie, le illusioni che promettono
scorciatoie. Chi entra nel labirinto crede di avanzare, ma scopre di essere
costretto a tornare indietro. Non tutti i passi in avanti sono autentico
progresso.
Talvolta la sapienza
consiste proprio nel riconoscere l’errore e accettare di ritornare al punto in
cui avevamo smarrito la direzione.
Lo scheletro, alla casella 58, è la figura più drammatica
del gioco. Costringe a ritornare alla partenza proprio quando il traguardo sembra ormai vicino. È l’esperienza delle
grandi rotture dell’esistenza: una malattia improvvisa, il fallimento di un
progetto costruito in decenni, la perdita di una persona amata, il crollo delle
proprie sicurezze.
Tutto sembra ricominciare
da capo. Ma anche qui il simbolo può essere letto in profondità. Nella vita non
si ricomincia mai davvero da zero. Si ritorna all’inizio con una coscienza
diversa. Le esperienze vissute non vengono cancellate; diventano parte della
persona che siamo. Ogni nuovo inizio contiene la memoria di tutti quelli
precedenti.
Infine, vi è la casella
63, il traguardo. Essa può essere raggiunta soltanto con un lancio
esatto; se il tiro supera il numero necessario, bisogna retrocedere dei passi
eccedenti. È una regola singolare che suggerisce una verità profonda: il
compimento della vita non si conquista con l’eccesso. Non basta arrivare;
occorre arrivare nella giusta misura.
L’impazienza, l’ambizione
smisurata, il desiderio di possedere tutto e subito possono farci oltrepassare
ciò che stavamo cercando. Esiste una sapienza del limite che insegna a fermarsi
quando è il momento di fermarsi. La pienezza dell’esistenza non consiste
nell’accumulare sempre di più, ma nel raggiungere quella misura interiore nella
quale ogni cosa trova il proprio posto.
La differenza decisiva
tra il gioco dell’oca e la vita rimane tuttavia questa: nel gioco tutti
percorrono lo stesso tracciato e l’obiettivo è arrivare prima degli altri.
Nella vita, invece, ciascuno percorre una strada irripetibile. Non siamo in
competizione, ma in trasformazione. Ogni persona attraversa ponti diversi,
soste diverse, pozzi diversi, labirinti diversi e persino morti diverse. Ciò
che conta non è la velocità del cammino, ma la profondità con cui esso viene
vissuto.
Fonte: ApertaMente
Nessun commento:
Posta un commento