DELLA PAROLA
- -di Massimo Recalcati
La scelta dello strumento radiofonico serve per operare un azzeramento delle immagini. Non a caso lo scrittore irlandese ha vietato espressamente ogni loro adattamento visivo: in un tempo dominato dal consumo avido di immagini quale è il nostro è una delle ragioni della formidabile inattualità di questa raccolta. Tra questi radiodrammi spiccano in particolare due opere degne di essere annoverate tra le più riuscite di Beckett: Tutti quelli che cadono e Braci. Essi costituiscono un allargamento e una ripresa dei temi che avevano caratterizzato la celebre pièce di Aspettando Godot.
Il primo riporta nel
titolo il Salmo 145, che recita: «Il Signore sostiene tutti quelli
che cadono e rialza tutti quelli che si sono piegati». Beckett però spezza
volutamente questo titolo sopprimendo la sua pars construens. Il cadere diviene
così la cifra fondamentale della condizione umana che nessun Dio può guarire.
Nessuno può salvarsi, nessuno può emanciparsi dal peso insopportabile
dell’esistenza. Non a caso la forza di gravità si imprime come l’espressione
del carattere assurdo e privo di senso dell’esistenza che diviene proprio per
questa ragione un peso da trascinare faticosamente. Il viaggio della signora
Rooney verso la stazione ferroviaria è una via crucis. Si tratta di una donna
anziana e malata che fatica a camminare. Il suo corpo è preda di un lento e
inesorabile declino. Non è il corpo che dice “Si!” alla vita, come accade a
Molly, la formidabile protagonista femminile dell’Ulisse di Joyce, ma un corpo in disfacimento, carne
afflitta, piagata, «distrutta nei polmoni, nel cuore e nel fegato». Inoltre la
sua vita appare incarcerata anche da un lutto irrisolto per una figlia morta
bambina. Nel suo viaggio verso la stazione in attesa del ritorno a casa del
marito cieco, anche le macchine sembrano ostacolare il suo movimento:
biciclette, furgoni e treni appaiono guasti o in ritardo.
Beckett sapientemente
accentua questa difficoltà di moto (grande tema di tutta la sua letteratura)
introducendo la presenza innovativa dei suoni, come quelli dei faticosi e lenti
passi sulla ghiaia della signora Rooney, dei versi degli animali, del vento e
della pioggia che sembra accentuino la dimensione leopardianamente ostile della
natura. Beckett esigeva un controllo ossessivo della resa acustica di questi
suoni che avevano il compito di enfatizzare la condizione derelitta
dell’esistenza, la sua colpevolezza fondamentale. Come in Aspettando Godot
anche in questo testo l’attesa è protagonista. Il treno è in grave ritardo a
causa della morte di un bambino caduto dal vagone e finito sotto le rotaie.
Beckett non svela la causa di questa caduta. Aggiunge solo alcuni vaghi
elementi che possono identificare il colpevole proprio nel marito della signora
Ronney che, per esempio, dichiara apertamente di odiare i bambini e di volerne
uccidere almeno uno: «Stroncare in boccio un piccolo disastro».
In Braci questi temi
ritornano ma alla luce nuova del tema della memoria. Al centro un uomo, Henry, solo di fronte al rumore
incessante delle onde. Il fantasma del padre morto suicida in mare lo opprime.
«Chi c’è accanto a me, adesso?», si chiede in uno spazio mentale occupato dai
frammenti traumatici del suo passato. Anche in questo caso il processo di
filiazione non appare generativo ma assomiglia ad una catena che può
trasmettere solo dolore. Un paio d’anni prima in Finale di partita Beckett mostrava le figure dei
genitori (Nagg e Nell) ridotti a due troncherini richiusi in due bidoni della
spazzatura. In Braci Henry cammina ai bordi del mare invocando il
riconoscimento del padre che non avverrà mai.
Attesa e memoria, come
confermano questi due radiodrammi, costituiscono due facce di uno stesso
foglio. Si tratta di attendere ciò che non verrà mai e di ricordare ciò che è
per sempre escluso dalla presenza. In questo senso essi possono essere letti
davvero come due radicalizzazioni della problematica già presente in Aspettando
Godot. In tutte e tre le opere l’essere umano è orientato verso qualcosa che
resta confinato nell’assenza. L’attesa non si può mai soddisfare e la memoria
non può più restituirci ciò che è stato. Restano sole le parole e le voci –
resta solo la scrittura; le sole forme di redenzione e di resistenza possibili.
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