Una questione aleggia, indirettamente, in molte affermazioni che riguardano Jannik Sinner. E’ davvero un tennista italiano? La domanda si rafforza se guardiamo alla identità italiana con gli occhiali della ideologia che si colloca, apertamente, nelle parole di non pochi leaders politici: essi fanno della “difesa della nazione”, della “remigrazione”, della paura della “sostituzione etnica” una bandiera, persino nel nome stesso del partito (come Fratelli d’Italia). Rispetto ai “fratelli d’Italia” che si riconoscono solo nel “carattere nazionale”, Sinner sembra un marziano. Anche giornalisti ingenui, o senza scrupoli, hanno scritto diversi articoli sulla “non italianità” di Sinner. Sinner nei modi, come nelle parole, come nel suo stesso nome, non sembra italiano. Sembra piuttosto un caso palese di “sostituzione etnica”.
Per capire meglio questa
perplessità, spesso interessata, bisogna riflettere su un dato rimosso. Se per
conseguire la cittadinanza italiana è ragionevole richiedere una certa
conoscenza della lingua italiana, bisogna tuttavia ammettere che ci sono cittadini
italiani che non sono di “lingua madre” italiana. Se si chiamano Abdul, Liam,
Ruud o Joao è perché, molto spesso, non hanno l’italiano come lingua madre.
Jannik Sinner è tra questi italiani, di lingua madre non italiana (ma, nel suo
caso, tedesca). Il suo è il caso particolare di una parte della nazione
italiana, come la Val Pusteria, in cui più del 98% dei cittadini
italiani è di madre lingua tedesca. Questo accade, in quella parte di Italia,
dal momento in cui il Sud Tirolo è diventato Alto Adige. Si deve notare la sottile ironia con cui
Sinner è per gli austriaci un uomo del sud, mentre per gli Italiani è un uomo
dell’estremo nord. Ma quello che conta è che ci siano italiani che non hanno la
lingua italiana come lingua madre.
Certamente la lingua
italiana è uno dei fattori storici di unificazione della nazione. Ma non nelle
forme che immaginiamo. Italiani, ma non di madre lingua italiana, si trovano
alla radice della nostra storia istituzionale. Per fare solo due esempi: Camillo Benso Conte di Cavour e Vittorio Emanuele II non avevano l’italiano
come lingua madre, ma il francese.
Dovremmo ammettere, senza
riserve, che il “fenomeno Sinner” è stato possibile grazie alla “ibridazione” italo-germanica, o, meglio,
germano-italica. Che cosa accade ad un ragazzo, di lingua madre tedesca, che
entra nel mondo in un contesto italiano? Che è costretto, dalla nazione in cui
vive, a tenere insieme una lingua madre tedesca con una lingua comune
italiana?
Fin dall’inizio della
parte “pubblica” della sua carriera, era chiaro che Jannik, o Gianni, portava
nello sport un senso della dedizione, un equilibrio nella comunicazione e una
rigorosa attenzione al lavoro che viene, in larga parte dalla tradizione tedesca.
Se sei italiano, appartieni alla tradizione italiana. Ma se parli e pensi
anzitutto in tedesco, appartieni alla cultura germanofona. Nel misterioso equilibrio che
questa condizione sa generare in alcuni, si può vedere, quasi in ogni tratto
della azione o della parola, la traccia di questa sintesi nuova, che sarebbe
difficile sia ad un “tutto italiano”, sia a un “tutto austriaco”. La “impurità”
istituzionale di Sinner, il suo essere “italiano di lingua madre tedesca” è una
componente decisiva del suo stile e del suo successo.
Che cosa insegna a tutti,
questa vicenda? Che non dobbiamo aver paura delle ibridazioni, delle
mescolanze, delle impurità. Questo vale sempre, ma in modo particolare sul
piano istituzionale. Ogni forma di discredito verso le identità composite, che
viene spesso dal discorso politico sulla purezza, sulla italianità, sulla
difesa dallo straniero, sul sospetto verso il diverso, dovrebbe riconoscersi
qui come un chiaro esempio di accecamento. Lo stereotipo dell’italiano è un
danno per tutti: per gli italiani che così si semplificano troppo, e per gli
stranieri, che non capiscono la verità. Una “fratellanza” italiana è possibile
solo accettando che le “lingue madri” sono molte, anche nell’ambito dello
stesso ambito italiano. Le regioni di Italia sono, da questo punto di vista,
una riserva di diversità preziosa e da coltivare. Fare in modo che in ogni
cittadino italiano resti una differenza tra “lingua madre” e “lingua comune” è
una riserva di senso e di cittadinanza preziosa.
Per questo è bello
chiamare Jannik con la sua italianizzazione Gianni (che non è molto diversa da
come gli spagnoli pronunciano Jannik, ossia Giannik). D’altra parte è bello
notare quanto spesso Jannik, parlando italiano, lascia trasparire che sta
traducendo dal tedesco. Il suo è non di rado “italiano di traduzione”. Si sente
che il suo parlare italofono non è “primario”, ma “secondario”. Ma questo non
si può cambiare, Le lingue sono “forme del mondo”, ossia danno forma al mondo.
La lingua sovraintende non solo a tutto ciò che diciamo, ma anche a tutto ciò
che facciamo. Per ogni cittadino italiano questo è ciò che dovremmo sempre
ricordare: la sua lingua madre contribuisce alla costruzione della cultura
italiana. Il tedesco che Jannik ha nel cuore organizza la sua giornata, imposta
il modo con cui risponde di dritto o di rovescio, in cui avanza o retrocede nel
campo. La correlazione tra prima lingua e seconda lingua ricostruisce la sua
identità. Che è italiana in forma composita e perciò originale. La fratellanza
italiana vive di queste diversità costitutive. Chi cerca di negarle, chi ne ha
paura, chi preferisce puntare su una “normalità uniforme” e dice che “per
Jannik un italiano fatica a tifare” ha paura della storia e può convincere per
qualche attimo, ma sarà sconfitto dal cammino civile e sociale, che non
sopporta confini angusti.
Il campione italiano con
nome e profilo austriaco è una bella metafora della “composizione sociale” che
l’Italia sta vivendo da molti decenni. La sordità arrogante di alcune
istituzioni non riesce ad appassionarsi per Jannik Sinner, perché sente che
sconvolge uno stereotipo troppo importante per coloro che vogliono fermare la
storia, chiudere le frontiere, stabilire blocchi navali, reggere lo strascico
ad ogni nazionalismo. Sinner è la smentita di ogni nazionalismo, essendo la
figura vivente di una ibridazione da cui viene fuori un nuovo modello di
sportivo e di cittadino. Sinner è un esempio di “apprendimento sociale”. Questo
vale per ogni cittadino la cui lingua madre non si identifica con la lingua
comune: ogni istituzione che non capisca il valore delle lingue-madri per la
lingua comune lavora contro se stessa. Una “fratellanza italiana” inizia
necessariamente da questa diversità, che non si deve solo tollerare, ma
ammirare, incentivare e imitare. La “sostituzione etnica” non è altro che la
storia dei popoli, una grande carovana in cui ci si mescola in un apprendimento
continuo. Ma, come diceva un Cardinale, quando la carovana parte, i cani
abbaiano.
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