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martedì 21 gennaio 2025

EDUCAZIONE CIVICA A SCUOLA

 


FORUM  DELLE ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI DELLA SCUOLA

AIMC, AMDZ, ANDIS, ANFIS, CIDI, LEGAMBIENTE Scuola e Formazione, MCE, PROTEO FARE SAPERE

 Coordinatore  Antonio Giacobbi  - agiacobbi2010@libero.it

 Le nuove linee guida di educazione civica: una forzatura ideologica

Prima di emanare le nuove Linee guida di educazione civica, il ministro avrebbe dovuto, come previsto dal DM 35/92, ascoltare le scuole e fare un serio lavoro per comprendere come integrare quelle precedenti. Non lo ha fatto. Ha deciso invece dì riscrivere il testo. Perché? Sono le stesse ragioni per cui ha affidato alla commissione Perla la revisione delle Indicazioni nazionali del primo ciclo: virare decisamente su una curvatura ideologica e identitaria.

Avviene ormai con troppa frequenza che un cambiamento di governo porti con sé la voglia di intervenire sulla scuola marcando la differenza con ciò che è stato fatto in precedenza. Si pensi alla valutazione nella scuola primaria, alla “ispirazione” suggerita per le nuove indicazioni nazionali del primo ciclo, ai provvedimenti sul rapporto tra scuola a e lavoro, al voto in condotta e alle misure punitive. Al di là del merito, non va bene: la scuola non è un ufficio in cui applicare pratiche, ha bisogno di tempi più lunghi di formazione, di elaborazione, di esperienze. E di rispetto per il lavoro dei docenti che richiede anche di non gettare alle ortiche il lavoro fatto negli anni.

Rinviamo per approfondimenti ai contributi sui siti nazionali delle nostre Associazioni. E inoltre: L. Rondanini su Scuola7 del 23 settembre 2024 e il sito www.gessetticolorati.it

 1)    Il nuovo testo ha preso atto di alcune integrazioni alla legge originaria dovute alla L. 21/2024: “Interventi a sostegno della competitività dei capitali ecc.”. E così prevede, ad esempio, “…l’educazione finanziaria e assicurativa e la pianificazione previdenziale”. Non possono essere queste le finalità dell’educazione civica previste dalla legge istitutiva che recita: “L'educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale delle comunità nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri”.

2) 2) I tre nuclei concettuali sono confermati: Costituzione, Sviluppo sostenibile, Cittadinanza digitale. Il testo definisce anche i traguardi di competenza e gli obiettivi di apprendimento, lo richiede la legge 92/2019.

Accanto ai valori della Costituzione, vi sono alcuni elementi che “marcano” una concezione dell’educazione civica molto discutibile che non condividiamo. a) L’idea di Patria come elemento identitario. È sottolineata in diversi punti. Ne riportiamo uno. Le Linee guida promuovono obiettivi di apprendimento “coerenti con quel sentimento di appartenenza che deriva dal nascere, crescere e convivere in un paese chiamato Italia” e ancora una “comune identità italiana come parte della civiltà europea e occidentale e della sua storia”. La visione che propone il testo è fortemente ideologica, italocentrica e nazionalistica, e va ben oltre quanto leggiamo in Costituzione, dove la parola Patria, sicuramente importante, è citata solo due volte. Le Linee Guida oscurano o, meglio, trascurano volutamente un fatto: l’idea di Patria ha un senso solo se non prevede recinti e confini che impediscono la comprensione, l’azione e la formazione dei cittadini del mondo.

Come non ricordare Don Milani:” Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro” (Da L’0bbedienza non è più una virtù).

b) È incredibile: vi sono 56 conflitti nel mondo, due dei quali drammatici ai confini dell’Europa, ma un documento del ministero che deve “guidare” le scuole nell’insegnamento dell’educazione civica, non contiene mai la parola “pace”

c) L’art. 9 della Costituzione è citato solo per la scuola secondaria di secondo grado; sono poco presenti sviluppo sostenibile, responsabilità sociale e personale, contrasto alla povertà alle disuguaglianze, lotta alla fame e contrasto al cambiamento climatico.

Perché e come l’educazione civica

È fondamentale. Anche come disciplina. Ma non servono i voti, tanto meno in itinere.

 Proponiamo alcuni riferimenti.

1. Nel 2025 ricorre l’80° Anniversario della Liberazione: studiare la Costituzione significa anche conoscere come è nata a partire dalla Resistenza come valore unificante e dall’educazione alla convivenza democratica

2. Costruire comunità di apprendimento, nella convinzione che l’apprendimento è un fatto sociale

3. Assumere il paradigma della complessità (Morin) per comprendere le differenze e non far sentire “stranieri” gli alunni provenienti da altri paesi 4. Educare al “bene comune” e alla cittadinanza consapevole e attiva (che non è sudditanza), come contrasto all’interesse individuale.

5. Assumere come valore l’Etica pubblica che poggia sulla responsabilità e non sul senso di colpa come la morale privata.

6. Costruire percorsi di partecipazione democratica degli allievi, fin dalla scuola dell’infanzia, a partire dalla elaborazione di regole condivise per “abitare insieme” la scuola e dall’organizzazione cooperativa dell’apprendimento;

valorizzare la cultura del confronto anche con la pratica delle assemblee e delle consulte degli studenti.

7. Avere attenzione, in questi tempi di forte disregolazione emotiva e di mancanza di senso del limite, alla costruzione di esperienza di socializzazione anche esterna alla scuola.

8. Promuovere l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, anche nella pratica educativa (Legge 107/2015, art 1, comma  16)

b) È incredibile: vi sono 56 conflitti nel mondo, due dei quali drammatici ai confini dell’Europa, ma un documento del ministero che deve “guidare” le scuole nell’insegnamento dell’educazione civica, non contiene mai la parola “pace” c) L’art. 9 della Costituzione è citato solo per la scuola secondaria di secondo grado; sono poco presenti sviluppo sostenibile, responsabilità sociale e personale, contrasto alla povertà alle disuguaglianze, lotta alla fame e contrasto al cambiamento climatico.

Perché e come l’educazione civica

È fondamentale. Anche come disciplina. Ma non servono i voti, tanto meno in itinere. Proponiamo alcuni riferimenti.

1. Nel 2025 ricorre l’80° Anniversario della Liberazione: studiare la Costituzione significa anche conoscere come è nata a partire dalla Resistenza come valore unificante e dall’educazione alla convivenza democratica

2. Costruire comunità di apprendimento, nella convinzione che l’apprendimento è un fatto sociale

3. Assumere il paradigma della complessità (Morin) per comprendere le differenze e non far sentire “stranieri” gli alunni provenienti da altri paesi 4. Educare al “bene comune” e alla cittadinanza consapevole e attiva (che non è sudditanza), come contrasto all’interesse individuale.

5. Assumere come valore l’Etica pubblica che poggia sulla responsabilità e non sul senso di colpa come la morale privata.

6. Costruire percorsi di partecipazione democratica degli allievi, fin dalla scuola dell’infanzia, a partire dalla elaborazione di regole condivise per “abitare insieme” la scuola e dall’organizzazione cooperativa dell’apprendimento; valorizzare la cultura del confronto anche con la pratica delle assemblee e delle consulte degli studenti.

7. Avere attenzione, in questi tempi di forte disregolazione emotiva e di mancanza di senso del limite, alla costruzione di esperienza di socializzazione anche esterna alla scuola.

8. Promuovere l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, anche nella pratica educativa (Legge 107/2015, art 1, comma 16)

Prima di Prima di tutto la Costituzione

I moltissimi traguardi per lo sviluppo delle competenze e obiettivi di apprendimento possono produrre dispersione e ostacolare la messa a fuoco di ciò che è prevalente. Spetta ai collegi dei docenti rivedere il curricolo di istituto e sono il consiglio di classe e il team docenti che devono effettuare le scelte conseguenti per i loro alunni.

Le scuole siano dunque protagoniste dell’autonomia organizzativa e didattica.

Nel rispetto della legge individueranno alcune priorità per ciascun anno di corso, perché non è possibile fare tutto e la scuola non può essere un contenitore di tutto. Pensiamo che la priorità possa essere data alle competenze e ai traguardi del nucleo concettuale “Costituzione”. Degli altri, invitiamo a valorizzare quelli che hanno a fondamento il concetto di “bene comune” e di responsabilità. E, soprattutto, a “praticare l’educazione civica” nell’insegnamento e nelle relazioni come rispetto e valorizzazione di ciascuno e di tutti, docenti e studenti.

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venerdì 30 agosto 2024

ANNO NUOVO VITA NUOVA

 



Valore della patria, identità nazionale
rispetto per l’autorità degli insegnanti. 

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, la ‘scuola dei talenti’ di Valditara prende forma. Diverse le novità, a partire dal potenziamento dell’educazione civica e dall’avvio della politica di integrazione degli studenti stranieri neoarrivati nel nostro Paese messa in campo dal ministro dell’Istruzione e del Merito. 

I primi a tornare in classe, il 5 settembre saranno gli studenti della Provincia autonoma di Bolzano e delle scuole dell’infanzia della Lombardia. Il 9 sarà il turno degli alunni della Provincia autonoma di Trento, l’11 di Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto, il 12 Campania, Lombardia, Sicilia, Molise e Sardegna. Il 16 settembre la campanella suonerà, infine, per gli studenti di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Puglia e Toscana.

 Calendario scolastico 2024/25: vacanze lunghe per Natale e super ponte per Pasqua e Primo maggio

 Integrazione degli alunni stranieri

"In un’epoca di forti migrazioni, solo una forte identità sui valori fondanti potrà consentire di accogliere, di integrare, senza creare società lacerate, disarticolate in una pluralità di ghetti dove ognuno rifiuta l’altro" e "il primo passo per l’integrazione – afferma Valditara – è indubbiamente l’apprendimento linguistico". 

A decorrere dall’anno 2024/2025, nelle scuole che registrano tassi di presenza di alunni stranieri, è previsto, ove necessario, l’avvio di attività di potenziamento didattico della lingua italiana in orario extracurricolare. 

Dal 2025/2026 nelle classi con almeno il 20% di studenti stranieri che si iscrivono per la prima volta al Sistema nazionale di istruzione e che non sono in possesso delle competenze linguistiche di base in lingua italiana, può essere disposta l’assegnazione di un docente dedicato all’insegnamento dell’italiano per stranieri.

 Una nuova concezione dell’educazione civica

Entreranno in vigore le Nuove Linee Guida per l’insegnamento dell’Educazione civica ispirate al concetto di ‘scuola costituzionale’. Al centro la "formazione alla coscienza di una comune identità italiana", lo sviluppo di una "cultura dei doveri", ma anche promozione della cultura d’impresa, educazione al contrasto di tutte le mafie e di tutte le forme di criminalità e illegalità, educazione al rispetto per tutti i beni pubblici, promozione della salute e di corretti stili di vita, educazione stradale, cultura del rispetto verso la donna, promozione dell’educazione finanziaria e assicurativa e all’uso etico del digitale.

Stop agli smartphone in classe

Confermato il divieto di utilizzo, anche a fini didattici, dello smartphone dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di primo grado, salvo i casi in cui l’uso sia previsto dal Piano educativo individualizzato o dal Piano didattico personalizzato. Pc e tablet potranno essere utilizzati per fini didattici, sotto la guida dei docenti.

 

Quotidiano net


lunedì 19 agosto 2024

EDUCAZIONE CIVICA. LINEE GUIDA

 
Scuola: pronte le Nuove Linee Guida del Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’insegnamento dell’Educazione civica. 

Valditara: “Valorizzati principi come responsabilità individuale e solidarietà”

 

A partire dall’anno scolastico 2024/2025 entreranno in vigore le Nuove Linee Guida per l’insegnamento dell’Educazione civica. Il testo sostituirà le Linee guida precedenti, con l’aggiunta di ulteriori contenuti, e ridefinirà traguardi e obiettivi di apprendimento a livello nazionale. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha inviato oggi il documento al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) per il prescritto parere non vincolante.

“Coerentemente con il nostro dettato costituzionale, le Nuove Linee Guida promuovono l’educazione al rispetto della persona umana e dei suoi diritti fondamentali”, dichiara Valditara, “valorizzando principi quali la responsabilità individuale e la solidarietà, la consapevolezza di appartenere ad una comunità nazionale, dando valore al lavoro e all’iniziativa privata come strumento di crescita economica per creare benessere e vincere le sacche di povertà, nel rispetto dell’ambiente e della qualità della vita”.

“Ispirandosi al concetto di ‘scuola costituzionale’, il documento conferisce centralità alla persona dello studente e punta a favorire l’inclusione, a partire dall’attenzione mirata a tutte le forme di disabilità e di marginalità sociale. Le nuove Linee guida”, prosegue Valditara, “vogliono essere uno strumento di supporto e di guida per tutti i docenti ed educatori chiamati ad affrontare, nel quotidiano lavoro di classe, le sfide e le emergenze di una società in costante evoluzione e di cui gli studenti saranno protagonisti. La scuola si conferma pilastro del futuro del nostro Paese”.

Queste le principali novità introdotte dalle Nuove Linee Guida per l’insegnamento dell’Educazione civica:

 

  • è sottolineata la centralità della persona umana, soggetto fondamentale della Storia, al cui servizio si pone lo Stato. Da qui nascono la valorizzazione dei talenti di ogni studente e la cultura del rispetto verso ogni essere umano. Da qui i valori costituzionali di solidarietà e libertà e il concetto stesso di democrazia che la nostra Costituzione collega, non casualmente, alla sovranità popolare e che, per essere autentica, presuppone lo Stato di diritto. Da questo deriva anche la funzionalità della società allo sviluppo di ogni individuo (e non viceversa) e il primato dell’essere umano su ogni concezione ideologica;

 

  • si promuove la formazione alla coscienza di una comune identità italiana come parte della civiltà europea e occidentale e della sua storia. Di conseguenza, viene evidenziato il nesso tra senso civico e sentimento di appartenenza alla comunità nazionale definita Patria, concetto espressamente richiamato e valorizzato dalla Costituzione. Attorno al rafforzamento del senso di appartenenza a una comunità nazionale, che ha nei valori costituzionali il suo riferimento, si intende anche favorire l’integrazione degli studenti stranieri. Allo stesso tempo, la valorizzazione dei territori e la conoscenza delle culture e delle storie locali promuovono una più ampia e autentica consapevolezza della cultura e della storia nazionale. In questo contesto, l’appartenenza all’Unione Europea è coerente con lo spirito originario del trattato fondativo, volto a favorire la collaborazione fra Paesi che hanno valori e interessi generali comuni;

 

  • insieme ai diritti, vengono sottolineati anche i doveri verso la collettività, che l’articolo 2 della Costituzione definisce come “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. L’importanza di sviluppare anche una cultura dei doveri rende necessario insegnare il rispetto per le regole che sono alla base di una società ordinata, al fine di favorire la convivenza civile, per far prevalere il diritto e non l’arbitrio. Da qui l’importanza fondamentale della responsabilità individuale che non può essere sostituita dalla responsabilità sociale;

 

  • promozione della cultura d’impresa che, oltre a essere espressione di un sentimento di autodeterminazione, è sempre più richiesta per affrontare le sfide e le trasformazioni sociali attuali. Parallelamente, si valorizzano per la prima volta l’iniziativa economica privata e la proprietà privata che, come ben definisce la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, è un elemento essenziale della libertà individuale;

 

  • educazione al contrasto di tutte le mafie e di tutte le forme di criminalità e illegalità. In particolare, il contrasto della criminalità contro la persona, contro i beni pubblici e privati, attraverso l’apprendimento, sin dai primissimi gradi di scuola, di comportamenti individuali che possano contrastare tali fenomeni;

 

  • è evidenziata l’importanza della crescita economica, nel rispetto dell’ambiente e della qualità della vita dei cittadini;

 

  • educazione al rispetto per tutti i beni pubblici, a partire dalle strutture scolastiche, al decoro urbano e alla tutela del ricchissimo patrimonio culturale, artistico, monumentale dell’Italia;

 

  • promozione della salute e di corretti stili di vita, a cominciare dall’alimentazione, dall’attività sportiva e dal benessere psicofisico della persona. In tale contesto, particolare attenzione è rivolta al contrasto delle dipendenze derivanti da droghe, fumo, alcool, doping, uso patologico del web, gaming e gioco d’azzardo;


  • educazione stradale, per abituare i giovani al rispetto delle regole del codice della strada che si traduce in rispetto della propria e altrui vita;

 

  • si rafforza e si promuove la cultura del rispetto verso la donna;

 

  • promozione dell’educazione finanziaria e assicurativa, dell’educazione al risparmio e alla pianificazione previdenziale, anche come momento per valorizzare e tutelare il patrimonio privato;

 

  • valorizzazione della cultura del lavoro come concetto fondamentale della nostra società da insegnare già a scuola fin dal primo ciclo di istruzione;

 

  • educazione all’uso etico del digitale, per valutare con attenzione ciò che di sé si ‘consegna’ alla rete;

 

  • educazione all’uso responsabile dei dispositivi elettronici, nella consapevolezza che l’uso corretto delle tecnologie è quello che potenzia l’esercizio delle competenze individuali, non quello che lo sostituisce;

 

  • si conferma il divieto di utilizzo, anche a fini didattici, dello smartphone dalla Scuola dell’infanzia fino alla Scuola secondaria di primo grado.

 

Ministero Istruzione


giovedì 27 luglio 2023

INCENDI COME PREVENIRLI E COME EDUCARE


Incendi boschivi: 
una proposta geodidattica

 

-         di Emanuele Poli

-          

Gli incendi boschivi afferiscono alla qualità dei rapporti che la società contemporanea è in grado di creare con l’ambiente circostante e sono causa di grave degrado e di profonda alterazione ambientale, nonché indice di compromissione degli ecosistemi naturali. Nell’analisi di tale problematica sono stati realizzati diversi GIS (Geographic information system) in differenti province italiane, tra il 1980 e il 2010. Dall’elaborazione dei dati, redatti dal Corpo Forestale dello Stato, emergono una miriade di casi, che hanno provocato la perdita di migliaia di ettari di superficie boschiva, con ingenti danni economici.

Le cause sono legate principalmente ai comportamenti umani mentre sono scarse quelle naturali (1%), nel 28% dei casi si tratta di incendi involontari o colposi e il 71% è attribuibile a cause dolose o volontarie.

Le azioni di ricostituzione e di rimboschimento non sempre sono riuscite a rimediare ai danni prodotti dagli incendi. Il clima, con il suo regime pluviometrico e la dominanza dei venti e il suo andamento stagionale, gioca un ruolo fondamentale nel predisporre le condizioni ottimali per la propagazione degli incendi volontari e involontari o per innescare quelli naturali. Per tale motivo il maggior numero di incendi annui è concentrato nei mesi più caldi e con scarse precipitazioni. Altri elementi scatenanti sono le tipologie forestali, la quantità di acqua presente nei tessuti delle piante, nonché le condizioni del sottobosco, dettate dal governo e dal trattamento dello stesso. Queste ultime fanno emergere una diversa distribuzione del numero di incendi tra le diverse aree geografiche. È pur vero che, oltre a questi fattori fisici-naturali, anche la conoscenza sulla normativa sulle zone e sulle realtà più frequentemente soggette a rischio di incendio, costituisce la base per un’attività di monitoraggio ambientale ed evidenzia le aree ove installare i punti di avvistamento o gli strumenti di controllo.

Molto, ancora, deve essere realizzato, grazie anche a una maggiore sensibilizzazione politica, sociale e amministrativa che renda gli abitanti del territorio consapevoli delle minacce provocate dal fuoco al già compromesso equilibrio tra uomo e ambiente. Un importante passo in avanti, in tal senso, è avvenuto con l’entrata in vigore della legge quadro sugli incendi boschivi n°353 del 21 novembre 2000, che ha esaltato il ruolo della conoscenza e della prevenzione (art. 4 comma 2), introducendo il reato d’incendio boschivo nel nostro Codice Penale (art. 423 bis).

Forse è anche per questo se dal 2000 al 2007 la media degli incendi in Italia è calata di un terzo rispetto a quella dei due decenni precedenti, secondo quanto riferito dalle informazioni pubblicate dal Corpo Forestale dello Stato1 .

Il caso Sardegna

Il fenomeno degli incendi in Sardegna nella gran parte dei casi non è dovuto a cause naturali (1% del totale) bensì al fattore antropico2. Nonostante ciò, il problema è stato sempre vissuto e affrontato come se si trattasse di una calamità naturale da contrastare per contenere i danni e minimizzarne i pericoli. La necessità di tutelare l’ambiente e le comunità ha messo in secondo piano la ricerca delle cause antropiche che, nel caso della Sardegna, rappresentano la base del problema. Anche laddove se ne riconosce l’origine antropica, l’idea più diffusa è che gli incendi nell’isola siano legati a un sistema agro-pastorale arretrato: una visone che, almeno in parte, andrebbe rivalutata.
Al momento l’unica certezza è che ogni anno il fuoco continua ad arrecare danni all’ambiente, a distruggere il patrimonio economico e a causare gravi lutti nelle comunità3, mentre la Regione Sardegna e lo Stato si impegnano nella sorveglianza e nella lotta al fuoco mettendo in gioco risorse finanziarie e umane. Si tratta, come prevede la legge nazionale, di attività di prevenzione che consistono nel porre in essere azioni mirate a ridurre le cause e il potenziale innesco d’incendio nonché interventi finalizzati alla mitigazione dei danni conseguenti (art. 4, comma 2, della legge n°353). Tra queste anche interventi destinati all’uomo, tesi a prevenire comportamenti scorretti, sia dolosi che colposi, quale principale causa di incendio.

La salvaguardia e la tutela dei boschi sono oggi strettamente connesse al grado di civiltà degli uomini, alla loro cultura e sensibilità, alla qualità dei rapporti che sono in grado di stabilire con l’ambiente. Al riguardo, l’opera di sensibilizzazione delle popolazioni e di informazione dei cittadini, anche con il coinvolgimento dei mass media, non sarà mai pienamente efficace se non mira a realizzare una cultura della tutela del patrimonio forestale inteso come bene imprescindibile che appartiene alla stessa collettività. É necessario, pertanto, dare opportuno impulso a tutte quelle azioni di carattere informativo e formativo che concorrono alla crescita di una cultura dell’ambiente e del bosco, promuovendo la consapevolezza che uomini e alberi appartengono al medesimo contesto naturale.

Molti incendi si verificano lungo i bordi delle strade, a partire dalle scarpate e dalle cunette spesso interessate da vegetazione facilmente infiammabile, oppure lungo le piste e i sentieri che si addentrano nei boschi. Questi fuochi possono essere prevenuti sia con azioni tendenti a rendere più consapevole e responsabile il comportamento dell’uomo (l’educazione ambientale), che con interventi di vigilanza delle amministrazioni preposte. Spesso le tensioni sociali portano ad atti vandalici o a ricatti delle istituzioni. Constatato ciò è necessario adottare misure che tendono a prevenire tensioni e motivazioni che, come conseguenza, hanno vere e proprie forme di vandalismo che sfociano in incendi dannosi. Le comunità devono impedire sul nascere gli incendi rendendo il territorio meno combustibile e isolare gli incendiari. È indispensabile cambiare la mentalità dell’intera popolazione, coinvolgendo tutte le componenti della società, dalla classe politica alla scuola, dalle Provincie ai Comuni, dalle associazioni professionali, sportive e culturali (allevatori, agricoltori, cacciatori, ambientalisti) ai volontari, in modo che agiscano, ognuno nel proprio settore di competenza, in modo attivo e convinto verso il problema. L’ambiente è il soggetto fondamentale e il nucleo dell’unico sviluppo possibile della Sardegna e tale sviluppo sarà possibile solo nel momento in cui tutte le forze insieme riusciranno a sconfiggere questo fenomeno, causato per colpa e per volontà dell’uomo.

Io sto col bosco

La proposta didattica “Io sto col bosco” è stata ideata e progettata nell’anno accademico 2010/2011 presso l’Università di Cagliari, durante l’attività frontale del corso di Geografia e Didattica della geografia, corso di laurea in Scienze della Formazione primaria. L’occasione si è presentata nel momento in cui, le province di Sassari, Olbia-Tempio, Cagliari e Nuoro e i maggiori Comuni sardi (Pozzomaggiore, Stintino, Porto Torres, Torralba, Sorso, Florinas, Cossoine, Usini, Bottidda, Trinità d’Agultu e Vignola, Santa Maria Coghinas) hanno invitato l’ateneo cagliaritano, dove il sottoscritto, in qualità di ricercatore di Geografia, è impegnato nell’attività didattica e in alcuni studi di ricerca, a partecipare alla quinta edizione di “Adotta un albero”, un progetto che coinvolge alunni della scuole secondarie di I e II grado della Sardegna. L’intento è quello di sensibilizzare le giovani generazioni alle problematiche ambientali attraverso attività di messa a dimora di nuovi alberi e la visione di filmati. Questo invito ha motivato a pensare a qualche attività da proporre ai futuri insegnanti, impegnati tutt’oggi in attività di supplenze, di tirocini o e laboratori vari.
Le discipline coinvolte sono oltre alla geografia, le scienze, l’educazione ambientale, l’educazione all’immagine, l’educazione alla salute e la convivenza civile. Attraverso questa proposta didattica i discenti hanno avuto atteggiamenti di cura verso l’ambiente sociale e naturale, apprezzandolo e valorizzandolo con maggior consapevolezza, hanno formulato ipotesi e previsioni, prospettato soluzioni, prodotto rappresentazioni grafiche, analizzato e raccontato in forma chiara ciò che hanno avuto modo di imparare precedentemente e valutato i possibili effetti delle decisioni e delle azioni dell’uomo sui sistemi territoriali. Tra gli obiettivi possibili, si può pensare all’acquisire una consapevolezza del prezioso patrimonio naturale, ambientale e flori-faunistico presente nel proprio territorio, acquisire consapevolezza della sempre maggiore responsabilità umana nei danni ambientali causati dagli incendi, conoscere le norme fondamentali di prevenzione e le principali norme di comportamento in caso di incendi, conoscere le istituzioni che si occupano della salvaguardia dell’ambiente e attivare comportamenti di prevenzione ai fini della salute nelle diverse situazioni di vita.

Note

1) I dati citati sono disponibili sul sito del Corpo forestale dello Stato, al seguente link.

2) Questo dato è confermato dalle indagini effettuate dal Corpo Forestale dello Stato a livello nazionale ed è sufficiente per differenziare la nostra realtà da altre realtà ambientali e territoriali, come ad esempio il versante Ovest degli Stati Uniti d’America, dove gli incendi dovuti ai fulmini rappresentano il 90% degli eventi totali registrati (American Forests,4, Winter 2004).

  ECO – Educazione sostenibile

 

PROGETTO SUGLI INCENDI E I CAMBIAMENTI CLIMATICI


lunedì 3 luglio 2023

PER UNA CULTURA DEL RISPETTO

 Valditara: 

le riforme contro 

il bullismo a scuola

 Su iniziativa del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, al termine di un incontro con i tecnici del Ministero, e tenuto conto della relazione conclusiva dei lavori del tavolo ministeriale di esperti sul tema del bullismo, sono stati stabiliti interventi sui criteri di valutazione del voto di condotta nelle Scuole secondarie, sulla misura della sospensione e sull’istituzione di attività di cittadinanza solidale. Questi interventi daranno vita ad una revisione normativa che riguarderà il D.P.R 22 giugno 2009 n.122, relativo alla valutazione degli apprendimenti e del comportamento, e del D.P.R 24 giugno 1998 n. 249, che reca lo Statuto delle studentesse e degli studenti.

 “Al fine di ripristinare la cultura del rispetto, di contribuire ad affermare l’autorevolezza dei docenti e di riportare serenità nelle nostre scuole abbiamo deciso di intervenire su tre direttrici”, ha dichiarato il Ministro Valditara. Le direttrici e i loro contenuti sono i seguenti:

 Prima direttrice:

 - Si precisa che il voto assegnato per la condotta è riferito a tutto l’anno scolastico e che nella valutazione dovrà essere dato particolare rilievo a eventuali atti violenti o di aggressione nei confronti degli insegnanti, di tutto il personale scolastico e degli studenti.

 - Nelle scuole secondarie di I grado si ripristina la valutazione del comportamento, che sarà espressa in decimi e farà media, modificando così la riforma del 2017.

 - La valutazione del comportamento inciderà sui crediti per l’ammissione all’Esame di Stato conclusivi della scuola secondaria di secondo grado.

 - La normativa attuale, che presenta varie criticità e ambiguità, prevede che la bocciatura, a seguito di attribuzione di 5 per la condotta, sia attuata esclusivamente in presenza di gravi atti di violenza o di commissione di reati. Con la riforma si stabilisce invece che l’assegnazione del 5, e quindi della conseguente bocciatura, potrà avvenire anche a fronte di comportamenti che costituiscano gravi e reiterate violazioni del Regolamento di Istituto.

 - L’assegnazione del 6 per la condotta genererà un debito scolastico (nella scuola secondaria di secondo grado) in materia di Educazione civica, che dovrà essere recuperato a settembre con una verifica avente ad oggetto i valori costituzionali e i valori di cittadinanza.

 Seconda direttrice:

 - Si ritiene che la misura della sospensione, intesa come semplice allontanamento dalla scuola, sia del tutto inefficace e, anzi, possa generare conseguenze negative sullo studente. Si prevede pertanto che la sospensione fino a 2 giorni dalle lezioni in classe comporti più scuola, più impegno e più studio. Lo studente sospeso sarà coinvolto in attività scolastiche -assegnate dal consiglio di classe- di riflessione e di approfondimento sui temi legati ai comportamenti che hanno causato il provvedimento. Questo percorso si concluderà con la produzione di un elaborato critico su quanto è stato appreso, che sarà oggetto di opportuna valutazione da parte del consiglio di classe.

 - Qualora la sospensione superi i 2 giorni, lo studente dovrà svolgere attività di cittadinanza solidale presso strutture convenzionate. La convenzione conterrà le opportune coperture assicurative.

 Terza direttrice:

 - Nel caso di sospensione superiore ai 2 giorni, se verrà ritenuto opportuno dal consiglio di classe, l’attività di cittadinanza solidale potrà proseguire oltre la durata della sospensione, e dunque anche dopo il rientro in classe dello studente, secondo principi di temporaneità, gradualità e proporzionalità. Ciò al fine di stimolare ulteriormente e verificare l’effettiva maturazione e responsabilizzazione del giovane rispetto all’accaduto.

Le decisioni che riguardano queste misure saranno adottate dalle singole scuole, nello specifico dai consigli di classe, nel rispetto dell’autonomia scolastica.

 

Valditara: le riforme contro il bullismo a scuola - Valditara: le riforme contro il bullismo a scuola - Miur



 

venerdì 30 giugno 2023

COMPETENZE O EDUCAZIONE ?





I professori bocciati

Sembra destinata ad essere presto dimenticata la sorpresa suscitata nell’opinione pubblica dalla vicenda del 9 in condotta, attribuito dal consiglio di classe di una scuola di Rovigo, a uno studente che insieme ad altri aveva sparato con una pistola a pallini di gomma in faccia a una insegnante, filmando la scena e divulgandola poi sui social. Ora tutto sembra sia stato rimesso a posto: dopo l’intervento del ministro Valditara, il consiglio di classe si è riunito nuovamente e ha, dopo una opportuna «riflessione», trasformato il 9 in un 7 e gli 8 dati ad altri tre studenti, coinvolti nella stessa impresa, in altrettanti 6. Giustizia è fatta. Si può passare al prossimo fatto di cronaca messo all’ordine del giorno dai mezzi di informazione.

Eppure, forse varrebbe la pena di fermarsi ancora un momento su quello che è accaduto e sul suo significato. Se non altro perché la scuola è una realtà in cui a vario titolo siamo tutti coinvolti, come docenti, genitori, studenti, impiegati, o semplicemente cittadini che si rendono conto del peso che il sistema d’istruzione ha nel presente e nel futuro del nostro paese.

Una prima riflessione riguarda i professori che hanno messo quel 9 (e gli 8) e poi, incalzati dagli ispettori del ministro, se li sono rimangiati. C’è da chiedersi cosa avrebbero dovuto fare quegli studenti per meritare, ai loro occhi, valutazioni meno lusinghiere. In particolare, il 9 in condotta.

In passato si esitava a dare quel voto per non esporre lo studente alle prese in giro dei compagni. Vederlo assegnato a un ragazzo che ha sparato alla sua professoressa, per poi vantarsene ed esporla all’irrisione pubblica su internet, sembrerebbe addirittura un premio. Sarcasticamente qualcuno ha commentato: «Non gli hanno dato 10 perché in fondo è rimasta viva».

Già, è rimasta viva. Ma, a prescindere dal suo ruolo di docente – che per la scuola dovrebbe pur sempre contare qualcosa – è stata umiliata già semplicemente come persona. Se poi si tiene conto che dovrà in futuro affrontare delle classi ed esigerne il rispetto, si capisce che il danno arrecato da questa vicenda alla sua autorevolezza è stato irreparabile. Così come quello subìto dalla scuola, che contava su di lei per lo svolgimento di un servizio educativo qualificato. E a questo danno ha molto contribuito la mancata solidarietà da parte dei suoi colleghi, che hanno ritenuto irrilevante il massacro morale a cui è stata sottoposta dai suoi alunni.

Ma ad uscirne massacrata è stata soprattutto la nostra scuola, che ha visto legittimato da suoi legittimi rappresentanti questo far west. Né sembra aver migliorato la situazione complessiva la marcia indietro del consiglio di classe. Alla debolezza delle ragioni che lo avevano portato a sottovalutare la gravità della mancanza disciplinare dei loro alunni si è aggiunta quella della subitanea resa al volere del ministro. Riesce difficile immaginare il valore educativo di entrambi questi comportamenti. Sarà molto difficile a questi professori parlare ai propri alunni di responsabilità e di coerenza.

Il rapporto tra competenze e condotta nella scuola

Ma c’è una domanda che quasi nessuno sembra essersi fatta: che cosa è cambiato con la nuova valutazione? La risosta è semplice: nulla. I ragazzi sono stati e restano promossi all’anno successivo, perché solo un voto di condotta inferiore al 6 avrebbe potuto compromettere l’esito del loro anno scolastico.

Fino al 1995 anche il 7 in condotta era causa di un automatico rinvio a settembre dello studente in tutte le discipline. Poi, col nuovo Statuto degli studenti e delle studentesse, voluto dal ministro Berlinguer, la correlazione tra profitto e condotta era stata cancellata e la promozione era stata resa indipendente dal comportamento. L’aveva ristabilita la Gelmini, portando però a 6 il voto minimo di condotta. E questo voto è dunque sufficiente agli studenti di Rovigo per non avere alcun inconveniente nella loro carriere scolastica.

Al di là del caso di cronaca, è in gioco il senso che noi attribuiamo alla scuola. È chiaro che sganciare l’andamento scolastico di un ragazzo dai suoi comportamenti, come a suo tempo ha fatto Berlinguer, significa separare il problema dell’istruzione da quello educativo. Si può essere studenti modello sul piano della competenza nelle diverse discipline ed avere atteggiamenti problematici, se non addirittura violenti, sul piano dei rapporti umani con i compagni e verso gli stessi professori.

Se il sistema scolastico deve occuparsi solo del primo aspetto, affinando le conoscenze degli alunni e la loro capacità di utilizzarle nel modo più appropriato per far fonte ai problemi – questo sono le competenze – l’eventuale divaricazione non costituisce un problema. Ma allora essa deve chiaramente riconoscere di non avere più come obiettivo la formazione di personalità mature e responsabili.

E allora non ci sono più armi – soprattutto argomenti – per contrastare le diverse forme di bullismo che oggi imperversano nelle nostre scuole e di cui anche internet è diventato uno strumento particolarmente efficace. Ma, più profondamente, si rinunzia all’idea di una cultura che sia anche “coltivazione” della persona, e innanzi tutto della sua anima, per ripiegare sul modello di una conoscenza fondamentalmente strumentale, buona per tutti gli usi, in base a scelte individuali e insindacabili. La scuola diventa il luogo dove si imparano le lingue – che oggi sono essenziali per entrare nel mercato del lavoro – , si affina la capacità di ragionare, – molti giù riducono a questo l’insegnamento della filosofia –, ci si addestra a fronteggiare le diverse esperienze, alternando scuola e lavoro o facendo scambi culturali – ma non si apre l’orizzonte di fini condivisi o almeno condivisibili a cui questi mezzi dovrebbero essere indirizzati.

Di fatto, è questo che è accaduto, per una deriva culturale ed etica della nostra società che va al di là delle scelte dei singoli ministri. Berlinguer non ha fatto che trarne le conclusioni. E la Gelmini, andando in senso opposto, non ha potuto cambiare la tendenza in atto. La ragione di questa crisi educativa è semplice: non si sa più quali valori additare.

Un tempo la scuola era la rigida tutrice di una scala di verità e di valori che rispecchiavano una società in sostanza monolitica. C’erano i contrasti ideologici, ma sul piano etico – come dimostrano gli scontri tra don Camillo e Peppone – esisteva ancora una forte consonanza. Oggi, per reazione a quella omogeneità, che spesso era anche escludente e intollerante, si intende la libertà come autonomia assoluta dei singoli di fissare la scala delle loro preferenze.

I mezzi e i fini

Questo ha cambiato il volto del nostro sistema scolastico. Mentre sul piano dei mezzi si sono fatti enormi progressi – si pensi all’uso dei computer, alla pagella elettronica, etc. – , di fini condivisi ne sono rimasti ben pochi. Da questo punto di vista la situazione di questa agenzia educativa è peggiore di quella della famiglia, dove è molto più facile che ci sia una convergenza su alcuni principi etici. Nelle nostre aule ormai è difficile dire qualcosa che non possa esser contraddetto, in nome della libertà di pensiero, da qualunque altro docente o dagli stessi alunni. Tutte le idee sono legittime ma, proprio per questo, nessuna può essere assunta come punto di riferimento comunitario.

Da qui anche la difficoltà di considerare in base a una regola comune i diversi comportamenti. In nome dei diritti la nostra società ha da tempo messo in secondo piano i doveri. Come potrebbe la scuola seguire una strada diversa? Tanto più che di essa, in senso lato, fanno parte i genitori, che in questi ultimi anni hanno rotto il tradizionale patto di alleanza con gli insegnanti e scendono in campo ad ogni occasione a difesa dei loro figli, arrivando perfino all’aggressione fisica nei confronti dei docenti.

C’è da dubitare che, in questo contesto, la recente introduzione di una materia che sostituisce l’antica “educazione civica” e che dovrebbe ripresentare almeno i valori su cui poggia la nostra Carta costituzionale possa cambiare radicalmente la situazione. La stessa Costituzione, ormai, più che terreno dove ritrovare l’unità, si è trasformata nel campo di battaglia delle interpretazioni, sempre in nome di diritti. Difficile che da questo insegnamento derivi una svolta decisiva.

Se letto in questa luce, l’episodio di Rovigo non è appare più soltanto un esempio di disattenzione e di superficialità da parte di un singolo consiglio di classe, ma il sintomo allarmante di una crisi di cui gli stessi docenti sono vittime e che li ha espropriati – a volte con il loro più o meno consapevole consenso – del ruolo di educatori. Ora la vicenda sarà presto dimenticata. Ma è chiaro che i problemi che pone non possono essere elusi e meritano una presa di coscienza collettiva che vada al di là del singolo episodio. Di cui forse vale la pena di continuare a parlare. Se non altro per chiederci se ci sono ancora dei fini che possiamo sperare che la scuola proponga ai nostri figli.

* Responsabile del sito della Pastorale della Cultura dell'Arcidiocesi di Palermo, Scrittore ed Editorialista.

www.tuttavia.eu 

 

 

                                                                                                                                                                                         

martedì 21 febbraio 2023

I DIRITTI DI INTERNET A SCUOLA

 Presso l’Istituto Superiore Alessandrini Mainardi di Vittuone si è tenuto un evento di educazione civica sulla dichiarazione dei diritti in internet.

Gli studenti delle classi quinte hanno partecipato attivamente all'incontro, avendo la possibilità di approfondire il tema dei diritti e delle responsabilità in internet, partendo dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Il dibattito, introdotto dalla dirigente scolastica, prof. Carmela Pisani,  coordinato dal prof. Vito Luca Scozzari, consigliere nazionale di AIMC, e dal prof Adriano Daniele, docente di informatica, nello sviluppo del corso di educazione civica, si è incentrato su temi di grande attualità, come la libertà di espressione e di opinione, la protezione dei dati personali e la lotta contro l'hate speech e la disinformazione.

Gli studenti hanno dimostrato grande interesse e partecipazione, ponendo domande e scambiando idee con i docenti e gli ospiti presenti, utilizzando anche strumenti di condivisione come il padlet.

Molto seguito l’intervento dell’Avvocato Antonino Palmeri, tributarista penale e cassazionista, socio di Amnesty International. Egli ha fornito ai giovani studenti interessanti spunti di riflessione, anche multimediali, sui rischi e sulle opportunità offerte dall'utilizzo di internet.

L'incontro si è concluso con una riflessione comunitaria sulla necessità di promuovere una cultura digitale responsabile e consapevole, che tuteli i diritti degli utenti e favorisca un utilizzo positivo e costruttivo delle tecnologie digitali.

L'evento ha rappresentato un importante momento di formazione e di sensibilizzazione per i giovani studenti, che hanno avuto la possibilità di approfondire un tema fondamentale per la loro crescita personale e per il futuro della società digitale.