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martedì 10 settembre 2024

COSTRUIRE PONTI TRA LE CULTURE


 Il Papa: alfabetizzare per costruire ponti tra culture diverse

 

Nel messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Parolin per la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione dell’Unesco - che quest’anno si tiene a Yaoundé, in Camerun, il 9 e 10 settembre - Francesco sottolinea come la lingua sia uno strumento fondamentale di comunicazione tra individui e popoli, capace di favorire il dialogo

 

-Roberta Barbi - Città del Vaticano 

 Fare il punto sui risultati raggiunti nella lotta all’analfabetismo e incoraggiare tutte le persone e le istituzioni impegnate nel prezioso servizio dell’educazione permanente: questo è uno degli obiettivi che Papa Francesco mette in evidenza nel suo messaggio a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, per la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione promossa dall’Unesco, che si celebra ogni anno dal 1967. Nel 2024, per la Giornata in programma il 9 e 10 settembre, è stata scelta come sede Yaoundé, la capitale del Camerun, e il tema eletto dall’organizzazione, che ha lavorato in stretta collaborazione con il governo camerunense, è “Promuovere l’educazione multilingue: l’alfabetizzazione per la comprensione reciproca e la pace”.

 Il multilinguismo per favorire dialogo, ascolto mediazione

Il Papa invita a riflettere sul contributo che l’alfabetizzazione porta in termini di avvicinamento dei popoli e di promozione della comprensione reciproca: “Un’occasione per la Santa Sede di rinnovare il suo apprezzamento per il ruolo svolto dall’Unesco nella promozione della diversità linguistica e culturale, senza dimenticare quella del multilinguismo”. Il multilinguismo, in particolare, si legge nel testo, è riconosciuto come "un fattore che favorisce lo sviluppo delle persone, in particolare nell’ambito della flessibilità mentale, apertura dell’apertura e adattamento dell’adattamento ad altre realtà culturali, ma anche per la sua capacità di favorire il dialogo, l’ascolto e la mediazione".

 Aiutare i leader a essere poliglotti  

Secondo Francesco, i poliglotti, cioè coloro che sanno comprendere e parlare più lingue, sono spesso ricercati anche perché “dimostrano spesso migliori competenze analitiche, una maggiore facilità di comunicazione e di socializzazione, oltre a migliori attitudini cognitive" e sono dunque "più disposti ad apprezzare le ricchezze delle altre culture, anche di quelle che sono molto lontane dalle loro”.  A questo proposito, il Papa cita le parole di Nelson Mandela: “Se parli a un uomo in una lingua che capisce, parli alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua, parli al suo cuore”.

 La lingua come strumento fondamentale di comunicazione

Nell’incoraggiare i responsabili politici e tutti a valorizzare l’importanza dell’alfabetizzazione per costruire "una società più alfabetizzata, fraterna, solidale e pacifica”, il Papa ricorda come la lingua sia uno strumento fondamentale nella comunicazione tra individui e popoli: “Aiutare le persone e i futuri leader a familiarizzare con più lingue significa dare alla nostra umanità dei costruttori di ponti, capaci di superare pregiudizi, differenze, antagonismi e polarizzazioni per dare la priorità al dialogo e all’incontro; è dare al nostro mondo uomini che sappiano parlare alla mente ma anche al cuore dei loro interlocutori, siano essi partner o avversari”.

 Vatican News

Immagine

 MESSAGGIO DEL PAPA



giovedì 7 settembre 2023

GIORNATA MONDIALE DELL'ALFABETIZZAZIONE



MESSAGGIO 

DI PAPA FRANCESCO

Sua Santità Papa Francesco saluta tutti i partecipanti alla Conferenza Mondiale organizzata presso la sede dell'UNESCO a Parigi, nell'ambito della celebrazione della Giornata Internazionale dell'Alfabetizzazione 2023. Egli esprime inoltre la sua vicinanza a quanti sono coinvolti in varie iniziative a livello regionale, nazionale e locale in tutto il mondo, per celebrare questa importante giornata e per riflettere sul tema che ci è stato proposto quest'anno: «promuovere l'alfabetizzazione per un mondo in transizione: costruire le basi di un'economia sostenibile e pacifica».

 L'insegnamento e l'apprendimento dell'alfabetizzazione hanno un ruolo centrale e primordiale nello sviluppo di ogni persona, nella sua armonica integrazione nella comunità e nella sua partecipazione attiva ed effettiva al progresso della società. La Santa Sede apprezza particolarmente l'azione dell'UNESCO a favore di una alfabetizzazione che, pur rispondendo a esigenze economiche e pratiche, è fondamentalmente finalizzata alla promozione e allo sviluppo dell'uomo all’altezza della sua vocazione personale, sociale e spirituale.

 Le stime sul numero di persone prive delle competenze basilari dell’alfabetizzazione restano ancora allarmanti e ciò rappresenta un ostacolo al pieno sviluppo delle loro potenzialità. Il nostro mondo ha bisogno delle capacità e del contributo di tutti per affrontare al meglio le sfide del nostro tempo. Tra queste sfide, vorrei citarne tre:

 1) Una prima sfida è quella dell’alfabetizzazione per la pace. In un mondo lacerato da conflitti e tensioni, è fondamentale non abituarsi al vocabolario della guerra e della discordia. Man mano che si impara a ferire con armi sempre più ignobili, si può rinunciare a farlo. Come si può ferire una persona, un parente, un amico con parole dure e gesti vendicativi, così si può rinunciare a farlo. Apprendere il lessico della pace significa restituire il valore del dialogo, della pratica della gentilezza e del rispetto dell'altro. «Questo sforzo, vissuto ogni giorno, è capace di creare una sana convivenza che supera le incomprensioni e previene i conflitti… Trasfigura profondamente il modo di vivere, le relazioni sociali e il modo di dibattere e confrontarsi sulle idee. Facilita la ricerca del consenso e apre strade dove l’esasperazione distrugge tutti i ponti» (Fratelli tutti, n. 224). D'altronde, la pace è ciò che la stessa UNESCO si è posta il compito di promuovere nella mente e nel cuore degli uomini, attraverso l'educazione, la scienza, la cultura e la comunicazione. Esse rimangono le uniche “armi” legittime ed efficaci da utilizzare, investendo più risorse ed energie per costruire la speranza in un futuro migliore.

 2) Una seconda sfida è quella dell’alfabetizzazione digitale. La rivoluzione digitale e gli sviluppi dell’intelligenza artificiale stanno rapidamente espandendo il nostro accesso alle informazioni e la nostra capacità di connetterci gli uni con gli altri oltre lo spazio fisico. Tuttavia, persiste un ampio “divario digitale”, con milioni di persone che rimangono ai margini perché private dell’accesso non solo ai beni essenziali ma anche alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Inoltre, sulle “autostrade digitali” molti sono feriti dalla divisione e dall’odio. A ciò si aggiunge il grave rischio di consegnare la vita umana alla logica dei dispositivi che ne decidono il valore. Per prevenire una tecnologia mal gestita, fuori controllo e addirittura dannosa per la persona, sarà quindi necessario che le politiche e le leggi volte a favorire l’acquisizione di competenze digitali non trascurino la più ampia riflessione etica sull’uso degli algoritmi, orientandone l’utilizzo delle nuove tecnologie verso un percorso responsabile e umano.

 3) Una terza sfida è quella dell’alfabetizzazione all’ecologia integrale. Dato che il degrado della natura è strettamente legato alla “cultura del rifiuto” che caratterizza oggi la convivenza umana, si tratterà di promuovere con pazienza e tenacia l’apprendimento di comportamenti più sobri e solidali che, oltre ad avere un impatto diretto sulla cura del prossimo e del creato, possano ispirare nel lungo termine una politica ed un’economia realmente sostenibili per la qualità della vita, a favore di tutti i popoli della terra e soprattutto di quelli che si trovano nelle situazioni più svantaggiate e a rischio .

 Il Santo Padre rivolge a tutte e a tutti i suoi migliori auguri e assicura la sua preghiera per la fecondità delle riflessioni di questa giornata, nonché per la buona riuscita del vostro impegno a favore dell'alfabetizzazione che mira a gettare le basi di società sostenibili e pacifiche. Su di voi, sui vostri collaboratori e su tutte le realtà impegnate nell'alfabetizzazione, Papa Francesco invoca abbondanti benedizioni di saggezza, di gioia e di pace.

 Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità

www.vatican.va

 

martedì 11 luglio 2023

LEGGERE ? UN PROBLEMA

SI LEGGE SEMPRE MENO 

*  Filosofo, saggista e psicoanalista celebre in tutta Europa, Umberto Galimberti è anche un affermato giornalista. Firma di spicco de La Repubblica, si occupa spesso di rispondere a questioni brucianti del nostro tempo come quella che stiamo per sottoporvi e di cui ha parlato in un articolo uscito recentemente: “Perché si legge sempre meno?”.

 - I dati sull’alfabetizzazione

I dati sull’alfabetizzazione, che si leggono anche sull’articolo di Galimberti, parlano chiaro. La problematicità della questione è alquanto elevata. Come rilevato dagli ultimi dati dell’OCSE, il tasso di analfabetismo mondiale si attesta al 47% ormai da anni, e non si schioda. In Italia, invece, il tasso è limitato ad un 30%, che però va valutato con attenzione. Il fatto che il 70% della popolazione sia in grado di leggere non significa che la stessa percentuale di italiani abbia la facoltà di comprendere ciò che sa leggere.

Una tale riflessione deve costituire il punto di partenza per analizzare un fenomeno in crescita: la preponderanza dell’audiovisivo, dell’immagine, che soppianta il libro.

La cultura dell’audiovisivo

Nel suo interessante articolo, infatti, Umberto Galimberti lega con forza la rapidità dell’abbandono della lettura alla diffusione dell’audiovisivo:

“Negli ultimi trent’anni siamo traghettati in una fase dove le cose che sappiamo, dalle più elementari alle più complesse, non le dobbiamo necessariamente al fatto di averle “lette” da qualche parte, ma semplicemente di averle “viste” in televisione, al cinema, sullo schermo di un computer, di un tablet, di un telefonino, oppure “sentite” dalla viva voce di qualcuno, dalla radio o dagli auricolari inseriti nelle nostre orecchie. A questo punto sorgono spontanee le domande: come la trasformazione della strumentazione tecnica modifica il nostro modo di pensare? E ancora: quali forme di sapere stiamo perdendo per effetto di questo cambiamento?”.

Che il mondo stia cambiando con inaudita rapidità è un dato di fatto ed è sotto gli occhi di tutti. Si fa fatica ad abituarsi ad una novità, ché subito ne arriva un’altra. Il progresso tecnologico è tanto e tale da correre sempre più velocemente. Come si fa ad adattarsi a questi tempi in così poco tempo?

Il libro, nella sua forma che ha attraversato intatti secoli e secoli di storia, è sempre meno gettonato e fruito dalle nuove generazioni. Si legge sempre meno, e un tale cambiamento, spiega Galimberti, produce un cambiamento anche nelle forme di sapere che ci portiamo dentro dalla notte dei tempi.

“Homo Sapiens” e “Homo videns”

Nel suo articolo, Galimberti porta alcuni esempi del cambiamento “di forma” a cui stiamo assistendo da qualche anno a questa parte. I libri di testo, infatti, sin dal primo approccio educativo alla scuola primaria, hanno sempre meno parole e più immagini, come a voler abituare i bambini ad un’intelligenza simultanea, che però va a ledere quella sequenziale che si sviluppa grazie ed in seguito all’attività di lettura.

 Quando leggiamo, infatti, ci abituiamo non a guardare gli oggetti in simultanea, ma a distinguere la sequenzialità dell’evento, che parte dall’osservazione del grafema e prosegue con l’analisi del codice grafico disposto sulla riga di lettura. Una vera e propria traduzione, che richiede un’accurata scansione logico-temporale.

E sempre a proposito di questo cambiamento di “intelligenze”, Galimberti ha sottolineato come sia in atto un processo che va dall’Homo Sapiens all’Homo Videns, sottolineando la pericolosità e la leggerezza con cui oramai ci affidiamo ai mezzi di informazione e di comunicazione:

“L’homo sapiens, capace di decodificare segni ed elaborare concetti astratti, è sul punto di essere soppiantato dall’homo videns, che non è portatore di un pensiero, ma fruitore di immagini, con conseguente impoverimento del capire, dovuto, come scrive Giovanni Sartori in Homo videns. Televisione e post-pensiero (Laterza) all’incremento del consumo di mezzi audiovisivi. E, com’è noto, una moltitudine che “non capisce” è il bene più prezioso di cui può disporre chi ha interesse a manipolare le folle..."

 Alzogliocchiversoilcielo

PERCHE' SI LEGGE SEMPRE MENO




 

martedì 4 ottobre 2022

L'INSEGNANTE PROMOTORE DI CAMBIAMENTO

5 ottobre

GIORNATA MONDIALE DEGLI INSEGNANTI

Questa Giornata commemora la sottoscrizione delle Raccomandazioni dell'UNESCO sullo status di insegnante, la principale  struttura di riferimento per i diritti e le responsabilità dei docenti su scala mondiale, ed ha come obiettivo fondamentale quello di suscitare riflessioni sul ruolo dei professionisti della formazione, sulle sfide che affrontano quotidianamente, sulle difficili condizioni di lavoro a cui sono spesso sottoposti.

Con l'adozione dell'Obiettivo 4 di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, "Istruzione di qualità", gli insegnanti vengono riconosciuti come soggetti chiave per l'attuazione dell'Agenda 2030 sull'educazione. Il loro impegno infatti è fondamentale per fornire  un'educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti, con l'obiettivo di incrementare il livello di alfabetizzazione globale e ridurre l'abbandono scolastico precoce,  contribuendo a migliorare la vita delle persone e a raggiungere lo sviluppo sostenibile.

In occasione di questa Giornata, domani 5 ottobre l'Associazione Culturale "Network Arene di Roma" organizzerà alcuni eventi nell'ambito del "Roma Intercultural Festival", nei quali verranno coinvolti docenti, scuole, rappresentanti della comunità, istituzioni e associazioni del territorio.

Qui potete leggere il messaggio del Direttore Generale dell'UNESCO Irina Bokova in occasione della Giornata degli insegnanti.


MESSAGGIO DREL DIRETTORE DELL'UNESCO



martedì 8 settembre 2020

GIORNATA MONDIALE DEL'ALFABETIZZAZIONE


 Mattarella: «L’alfabetizzazione è un motore di giustizia e di sviluppo»

 Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata internazionale dell’Alfabetizzazione, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«L’alfabetizzazione consente alle persone di partecipare pienamente alla vita sociale attraverso l’esercizio concreto del diritto all’istruzione e offre la possibilità di migliorare i mezzi di sussistenza. Oggi nel mondo ci sono ancora almeno settecentosettantatre milioni di adulti che non hanno competenze di alfabetizzazione di base, rischiando così l’esclusione dalla sfera pubblica e di relazione, nonché l’emarginazione culturale ed economica. L’alfabetizzazione è un motore di giustizia e di sviluppo.

La Giornata internazionale, istituita dall’Unesco, è incentrata, quest’anno, sull’insegnamento e l’apprendimento nella crisi COVID–19, con particolare attenzione al ruolo degli educatori e al cambiamento delle pedagogie in una prospettiva di apprendimento permanente. La crisi che stiamo vivendo impone di dedicare attenzione al divario di conoscenze e di opportunità, che rischia di accentuarsi proprio a causa dell’impatto della pandemia globale sui sistemi di istruzione e sulle dinamiche socio-economiche.

La chiusura delle scuole e, nei Paesi dove è stato possibile, l’utilizzo delle tecnologie informatiche per la didattica a distanza, hanno inciso sull’apprendimento e sui programmi di formazione. Pur fra grandi difficoltà, e con il concorso degli insegnanti, i periodi di forzata permanenza a casa sono stati per tanti studenti ragione di accelerazione dell’utilizzo degli strumenti digitali.

La Giornata internazionale 2020 può rappresentare, dunque, un’occasione per riflettere sull’utilizzo di metodologie didattiche innovative e per sostenere educatori e studenti nei processi di apprendimento. Al tempo stesso, però, la pandemia ha allargato in molti contesti il divario sociale e digitale, rimarcando le difficoltà dei più vulnerabili. Il tema del divario non riguarda soltanto la scuola, né soltanto i giovani. L’alfabetizzazione è una sfida che impegna le diverse comunità nei confronti di tutte le generazioni. Non c’è pienezza nella libertà e nell’esercizio dei diritti senza la capacità di leggere, di scrivere, di fare calcoli.

A queste condizioni si aggiunge oggi l’accesso alla comunicazione digitale che, laddove è impraticabile, accentua ulteriormente gli squilibri legati alle competenze, alle condizioni economiche e territoriali.

Investire sull’alfabetizzazione, migliorare l’apprendimento, impedire l’analfabetismo di ritorno significa offrire, a giovani e adulti, strumenti per creare società sostenibili, stabili e inclusive, condizioni idonee a scongiurare conflitti, diseguaglianze ed esclusioni sociali, migrazioni per necessità».

  Roma, 08/09/2020

giovedì 5 settembre 2019

8 SETTEMBRE: UNESCO - GIORNATA INTERNAZIONALE DELL’ ALFABETIZZAZIONE

alfabetizzazione e multilinguismo

 Sono passati più 50 anni dal Congresso Mondiale dei Ministri dell’Istruzione sullo sradicamento dell’analfabetismo, ma ogni anno, l’8 settembre rappresenta un’occasione per mobilitare attivamente la comunità internazionale sulla necessità di puntare sull’istruzione come strumento per promuovere lo sviluppo integrale delle persone e dunque delle loro comunità e della società a livello più generale.
Circa 3 giovani su 10 fra i 15 e i 24 anni non hanno mai ricevuto alcun tipo di formazione, e la maggior parte si trova in Paesi con lunghe storie di conflitti, instabilità e povertà. Malgrado l’alfabetizzazione rappresenti uno strumento per uscire da tante situazioni di grave disagio: negare ai bambini e ai giovani più svantaggiati un diritto così importante significa condannarli a rimanere esclusi da molte possibilità di riscatto.
Secondo dati dell’UNESCO il tasso di alfabetizzazione sta migliorando, ma non per tutti: l’Asia Meridionale ospita quasi più della metà degli analfabeti nel mondo, seguita da Afghanistan, Benin, Burkina Faso, Repubblica Centrafricana, Ciad, Costa d’Avorio, Etiopia, Guinea, Haiti, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Senegal, Sierra Leone e Sudan del Sud.
L'alfabetizzazione è fondamentale per costruire un futuro più sostenibile per tutti e infatti è parte del 4° Obiettivo dello Sviluppo Sostenibile, che mira a "garantire la qualità dell'istruzione inclusiva ed equa e di promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti". L'obiettivo è che entro il 2030 tutti i giovani e una parte importante degli adulti, uomini e donne, siano alfabetizzati e sappiano far di conto.




sabato 8 settembre 2018

UNESCO: DARE A TUTTI L'ALFABETO DELLA CONVIVENZA

 
XLIV GIORNATA MONDIALE DELL'ALFABETIZZAZIONE

                di Marco Impagliazzo

La Giornata internazionale dell’alfabetizzazione, istituita nel 1965 dall’Unesco, ha come tema quest’anno «Alfabetizzazione e pace». Si tratta di un’indicazione autorevole: vincere la sfida dell’istruzione, fin nei suoi primi passi, è vantaggioso non solo per chi è escluso da quella grande libertà che è poter leggere e scrivere, ma per chiunque, anche in società più sviluppate come la nostra.
La strada per vincere le tensioni, sanare le contrapposizioni, prevenire la violenza, mettere fine ai conflitti, passa anche per lo sforzo di garantire a tutti l’istruzione. L’analfabetismo è una condizione non residuale. Si calcola in 7-800 milioni, in special modo donne e bambine, il numero di chi non sa leggere e scrivere: un decimo della popolazione mondiale, cui è negato un diritto fondamentale, di cui è lesa profondamente la dignità. Una ferita aperta, che significa più arretratezza, emarginazione, povertà, caos; minore possibilità di avviare quel circolo virtuoso fatto di sviluppo, partecipazione, convivenza civile. Un caso particolare di questa fetta dell’umanità, quasi un continente, che vive il dramma dell’analfabetismo riguarda le decine di milioni di rifugiati che – al contrario di quanto una vulgata nostrana tende a dire – sono accolti da Paesi in via di sviluppo (che già fanno fatica a garantire l’istruzione ai propri cittadini). Un recentissimo rapporto dell’agenzia Onu per i rifugiati, dal titolo 'Invertire la rotta', calcola quattro milioni di bambini sradicati dalla guerra o da condizioni ambientali avverse che non frequentano la scuola, una cifra accresciutasi di ben 500mila unità nel solo 2017.
«L’istruzione aiuta i bambini a guarire dalle loro ferite, ma è anche la via per ricostruire i Paesi da cui fuggono», ha detto Filippo Grandi, alto commissario Onu per i Rifugiati. Sono parole che fanno eco a quelle della giovane pachistana Malala, premio Nobel per la Pace: «Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo».
Riflettendo sul tema della giornata, viene da pensare a tutti coloro che creano nel mondo scuole per bambini nei campi per rifugiati: personalmente ne ho conosciute alcune in Congo e in Nord Uganda. Posso dire che rappresentano la scommessa di ripartire dalla normalità della scuola, dalla semplicità dell’alfabeto, dell’essere insieme, dell’avere maestri buoni per porre i primi mattoni della casa del futuro, per rifondare vite che sarebbero disperse nel caos. A quei minori, che hanno presente il solo modello del miliziano armato di kalashnikov o del matrimonio precoce, si offre una nuova figura di riferimento, il maestro che apre la porta della conoscenza e delle regole del vivere insieme.
Nel videomessaggio di papa Francesco per le intenzioni di preghiera di questo mese si dice: «L’Africa è un continente ricco, e la ricchezza più grande, più preziosa, sono i giovani.
Preghiamo perché i giovani del continente abbiano accesso all’educazione e al lavoro nel proprio Paese».
Un’intera generazione deve credere che nessuno è escluso dal domani, e che quel domani può essere nella terra in cui si è nati. Per un mondo di bambini, adolescenti, donne, rifugiati e non, l’alfabetizzazione, la scuola sono insieme la restituzione del presente e l’acquisizione di una chiave per il futuro. Per ciascuno, però, c’è un alfabeto da recuperare, l’abc di una stagione di rispetto, collaborazione, unità in un mondo sempre più spaesato, frantumato, diviso. Abbiamo tutti bisogno di imparare l’alfabeto della convivenza.
Non solo il bambino, o il rifugiato. Rispetto al «cambiamento d’epoca» di cui parla il Papa, la domanda è: come lo gestiremo senza gli strumenti per comprenderci?
Senza un minimo di basi comuni? È interesse di ogni società e cultura che nelle periferie del pianeta – e ai margini del nostro centro, relativamente ricco – si faccia strada un alfabeto della cultura, dei valori, di una fraternità più larga.






mercoledì 19 ottobre 2011

L'INSEGNANTE OGGI

Nel corso del tempo il profilo professionale dell’insegnante è cambiato, in relazione al modificarsi del contesto sociale e culturale. Senza risalire troppo lontano, basti pensare a come era diversa la richiesta sociale che veniva fatta agli insegnanti della scuola elementare agli inizi del dopoguerra, rispetto alle aspettative di oggi. La scuola elementare doveva garantire la prima alfabetizzazione, sia sul piano della strumentalità linguistica che nella Matematica; era, in definitiva, scuola del leggere, scrivere e far di conto. Un notevole salto qualitativo avviene negli anni Ottanta, con i “Nuovi Programmi della scuola elementare”.
Nella scena dell’aula irrompono le discipline,l’alfabetizzazione richiesta cambia di segno, da funzionale diventa culturale.
Le discipline di studio sono i principali strumenti di questo tipo di alfabetizzazione. Compito della scuola è di introdurre gli alunni nei “principali linguaggi della cultura”. Questa scelta comporta una ridefinizione del profilo dell’insegnante, che non può essere più “tuttologo”. Pochi anni dopo l’emanazione dei “Nuovi Programmi” una legge cambierà il modello organizzativo, introducendo una dimensione collegiale della didattica, nella quale l’unitarietà della proposta non sarà più garantita dalla figura dell’insegnante unico, ma sarà affidata a un buon lavoro di squadra1.
È una novità impegnativa, quella del gruppo docente, che si muove nel segno di una maggiore professionalizzazione, non nel segno della frammentazione. Il gruppo docente condivide non solo gli stessi alunni, ma una progettualità comune; il suo buon funzionamento richiede l’esercizio di una interdipendenza molto stretta.
Oggi il modello del gruppo docente è stato abbandonato, in favore della riproposizione dell’insegnante unico, o, per meglio dire, prevalente. Le ragioni sono diverse. ......

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