domenica 12 luglio 2015

BUONA SCUOLA e CONSIDERAZIONI DI FINE ANNO SCOLASTICO


AIMC  - Sezione di Firenze

Alcune considerazioni di fine anno scolastico

Il  risentimento giustificato dei docenti
          Gli scioperi e le proteste degli insegnanti di questi ultimi due mesi non hanno dato voce e visibilità solo alle ragioni di un dissenso nei confronti della riforma sulla scuola. Hanno evidenziato anche un risentimento diffuso tra la categoria. Profondo. Un astio che andava anche oltre le ragioni dell'opposizione al disegno di legge sulla “buona scuola”. 
          Per spiegarlo, bisognerebbe riflettere su questo semplice dato: l'insegnante ha visto, in questi ultimi venti anni circa, cambiare il proprio profilo professionale. Che il legislatore è andato -attraverso norme anche significative- caricando di nuovi compiti.  -Il Curricolo, il Pof, il Pei, il Pai, il Rav,il Pdp,il GLI, i DSA, i Bes- non sono solo sigle, corrispondono a nuove funzioni che hanno reso più complessa la professione.  Senza contare che oggi la situazione richiede a un docente -più che in passato- una competenza non solo disciplinare ma anche relazionale, comunicativa, metodologica, psicologica.
          I docenti si sono visti cioè via via  attribuire l'onere di nuove prestazioni senza tuttavia che fosse prevista e ottenuta una contestuale e adeguata  valorizzazione del proprio ruolo .         
          Tutto questo, unito al blocco del contratto, basta e avanza a spiegare il disagio dei professionisti di scuola.


L'allievo: questo soggetto ignorato

          Nel dibattito furioso che ha investito  il paese e il Parlamento sulla riforma della scuola si è parlato di tanti soggetti. Dei docenti, dei genitori, degli ata, dei dirigenti, dei precari, delle forze sociali, delle prerogative del governo. Si è argomentato dei diritti di tutti . Tranne che di quelli dell'unico soggetto per il quale esiste un servizio formativo: l'allievo
          Che non ha bisogno tanto e solo delle nostre attenzioni (necessariamente e legittimamente di parte). Quanto piuttosto di essere riconosciuto come titolare del diritto all'apprendimento, del diritto a ricevere un intervento didattico educativo idoneo, del diritto alla continuità della propria formazione.
          La nostra Carta costituzionale individuava queste prerogative come coesistenti con la persona in formazione ; prerogative da difendere, attraverso la via legislativa repubblicana, in modo tale da renderle inviolabili (art.2). 
          Ora, basterebbe pensare a questo: che nessun mestiere -e neppure ovviamente quello dell'insegnante- può essere efficacemente  valorizzato  se, in primo luogo, non se ne preserva l'obiettivo. Che, nel nostro caso, è appunto “il pieno sviluppo della persona umana” (art.3 cost.).
          La  scuola andrebbe pertanto pensata prima di tutto a partire dalla tutela dei diritti dell'alunno. Altrimenti, semplicemente, è destinata inevitabilmente a   non essere adeguatamente valorizzata e a non funzionare.          Occorrerebbe in primo luogo una legge quadro sui diritti all'apprendimento.          Poi, il resto.
           
A.I.M.C. FIRENZE


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