venerdì 4 novembre 2016

LETTERA DAL TERREMOTO: FINCHÉ' C'E' TEMPO .....

AMATRICE 2016 


Scritto da Dario Veranda (sopravvissuto al terremoto)

     20 secondi... 40 secondi... 80 secondi... e tuo marito, tua moglie, i tuoi figli, tuo padre, tua madre non vivono piú. Perdi tutto. Perdi ogni riferimento. 
     Cosa faccio? dove sono? Dov'è la mia casa? Non la riconosco più. Il mio lavoro. Il sorriso dei miei figli.... E ripensi a quante inutili liti, a quante volte del tuo parere, della tua opinione ne hai fatto una questione di vita o di morte.

   Quante volte, di sciocchezze, di stupidaggini ne hai fatto una questione di principio? 


   Poi quando le uniche cose che contano nella tua vita non ci sono più, quando non hai piú né risorse né speranze né braccia che ti stringono né baci che ti consolano, quanto ti guardi attorno sperduto tra sassi, polvere e mattoni e giocattoli, allora capisci che non si gioca piú, che non c'é piú tempo per riparare a quella frase sparata come un proiettile in faccia al prossimo, a quel giudizio gratuito, a quelle "questioni di principio", a quell'abbraccio negato.


    E quando ti accorgi che a te, per qualche oscuro motivo è stato concesso un po' piú di tempo per capire cosa veramente conta nella tua vita, dove é il vero tesoro dove riporre il tuo cuore, devi fare in fretta e approfittarne. 
    Per chiedere scusa, per far pace, per implorare il Signore di riparare le uniche vere macerie della tua vita. 


    Finché c'è tempo, impara a modificare i tuoi:"non posso" in:"POSSO"! 


    Getta la cattiveria, l'orgoglio, l'arroganza e l'invidia... Impara a gioire delle cose semplici e dei successi del tuo prossimo: familiare, amico o sconosciuto senza voler sempre il riflettore puntato sul tuo egoismo.... ...


   Prima che scocchino per ognuno di noi, quei 20 secondi... 40 secondi... 80 secondi. Gli ultimi.......


mercoledì 2 novembre 2016

SCUOLA PER TUTTI?


 Il grande bluff 

della scuola per tutti

Forma i forti, non recupera i deboli


Nel saggio «Scuola di classe» Roberto Contessi svela l’inganno dietro le promozioni facili: una scuola classista che dà le giuste competenze solo a chi ha alle spalle una famiglia solida. Mentre gli altri non riescono a colmare lo svantaggio di partenza

      La scuola italiana? Non funziona più da ascensore sociale, ma da nastro trasportatore. 

     Nel senso che porta tutti o quasi al traguardo del diploma ma senza riuscire a colmare le diseguaglianze di partenza. 

       E’ questa la tesi di fondo del saggio-pamphlet Scuola di classe di Roberto Contessi, professore di storia e filosofia al liceo Giulio Cesare di Roma. 

     Ma come, 50 anni dopo la Lettera a una professoressa di Don Milani, siamo ancora lì? 

    «Sì e no - spiega il professor Contessi -.

  Perché oggi siamo di fronte a un nuovo classismo di tipo culturale: non più ricchi contro poveri ma culturalmente …… 

Leggi: SCUOLA DI CLASSE

sabato 29 ottobre 2016

MIGRANTI - VERO O FALSO?

Le 10 principali leggende legate alla migrazione

Hanno tutti lo smartphone. Furbi, opportunisti, delinquenti, ricchi. Sono questi gli stereotipi ormai diffusi sugli immigrati. E, così, anche il cellulare fondamentale per chi scappa, diventa un benefit. Per questo l'Associazione Medici senza frontiere ha lanciato una campagna per fare chiarezza

1. Ci portano le malattie: come Ebola, Tubercolosi e scabbia. Non è così. I migranti non rappresentano un rischio per la salute pubblica. Nel corso di oltre dieci anni di attività mediche in Italia, MSF non ha memoria di un solo caso in cui la presenza di immigrati sul territorio sia stata causa di un’emergenza di salute pubblica.
2. Li trattiamo meglio degli italiani! Falso. In Italia, il sistema di accoglienza è gestito dal Ministero dell’Interno e comprende centri di prima e seconda accoglienza. L’insieme delle strutture ordinarie e dei servizi predisposti dalle autorità centrali e dagli enti locali è largamente insufficiente, tanto che più del 70% dei richiedenti asilo è attualmente ospitato in strutture temporanee e straordinarie.
3. Aiutiamoli a casa loro. La comunità internazionale da decenni si pone come obiettivo di eliminare la fame e la povertà estrema ma, nonostante gli sforzi e gli investimenti, i risultati sono ancora insufficienti. E in ogni caso, gli aiuti internazionali da soli non bastano a consentire il rientro a casa in sicurezza di chi fugge da conflitti, persecuzioni e violenza.
4. Hanno pure lo smartphone. Ma tu riesci a immaginare di fuggire senza? Per chi fugge da guerra, violenze o povertà ed è costretto a intraprendere un lungo e pericoloso viaggio, i cellulari, in particolare gli smartphone, sono beni di prima necessità: il mezzo più economico per stare in contatto con i propri familiari; permettono di capire dove ci si trova, attraverso la geolocalizzazione; servono a condividere informazioni fondamentali su rotte, mappe, pericoli alle frontiere, blocchi.
5. Vengono tutti in Italia. Sono troppi! Peccato che sia solo il 6% di chi scappa che arriva in Europa. Degli oltre 65 milioni di persone nel mondo costrette alla fuga nel 2015, ben l’86% resta nelle regioni più povere del pianeta. Il 39% si trova in Medio Oriente e Nord Africa, il 29% in Africa, il 14% in Asia e Pacifico, il 12% nelle Americhe.
6. Sono tutti uomini giovani e forti. La maggioranza delle persone che arrivano in Europa è rappresentata da giovani uomini perché hanno una condizione fisica migliore per poter affrontare un viaggio così duro. Spesso sono le stesse famiglie a mandarli per primi, sperando un giorno di potersi ricongiungere. Tuttavia, il numero di famiglie, donne e minori non accompagnati è in aumento. Nel 2015, secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), di circa un milione di persone arrivate in Grecia, in Italia o Spagna via mare, il 17% è costituito da donne e il 25% da bambini.
7. Ci rubano il lavoro. Le analisi esistenti mettono in evidenza la scarsa “concorrenzialità” tra lavoro straniero e lavoro autoctono a parità di competenze. Secondo il Ministero del Lavoro solo l’1,3 per cento dei lavoratori italiani con laurea svolge un lavoro manuale non qualificato, mentre questa percentuale si alza all’8,4% nei lavoratori extra-comunitari. Inoltre, secondo l’Inps ogni anno gli “immigrati” versano 8 miliardi di euro di contributi e ne ricevono 3 in pensioni e altre prestazioni, con un saldo netto di circa 5 miliardi (fonte, Redattore Sociale).
8. Non scappano dalla guerra. La distinzione tra rifugiati e migranti economici è una semplificazione. I motivi che spingono le persone a fuggire dai propri Paesi sono diversi e spesso correlati tra loro: guerre (Siria, Iraq, Nigeria, Afghanistan, Sud Sudan, Yemen, Somalia), instabilità politica e militare (Mali), regimi oppressivi (Eritrea, Gambia), violenze (lago Chad), povertà estrema (Senegal, Costa d'Avorio, Tunisia).
9. Sbarcano i terroristi. Peccato che la maggior parte degli affiliati ai gruppi terroristici coinvolti negli attentati in Europa fosse già presente sul territorio, in quanto di cittadini europei. La maggior parte è fatta di persone vulnerabili che fuggono da guerre e violenza.
10. Sono pericolosi. Sono più vulnerabili che pericolosi. Numerosi studi internazionali hanno evidenziato l’inesistenza di una corrispondenza diretta tra l’aumento della popolazione immigrata e l’incremento del numero di denunce per reati penali. E’ pur vero che sono molti i detenuti stranieri nelle carceri italiane (il 34% dei reclusi, al 30 settembre 2016), ma ciò è dovuto a una serie di fattori precisi. In particolare, a parità di reato gli stranieri vengono sottoposti a misure di carcerazione preventiva molto più spesso degli italiani, che ottengono invece con maggiore facilità gli arresti domiciliari (o misure cautelari alternative alla detenzione, una volta emessa la condanna). La stessa azione di repressione opera con più frequenza nei confronti degli stranieri, che con maggiore facilità sono sottoposti a fermi e controlli di routine da parte dalle forze di polizia.


venerdì 28 ottobre 2016

TERREMOTO: AIMC VICINA ALLE POPOLAZIONI COLPITE

ASSOCIAZIONE   ITALIANA   MAESTRI   CATTOLICI

Comunicato stampa

 L’AIMC VICINA ALLE POPOLAZIONI COLPITE

Ancora una volta la terra ha tremato. Proprio quando sembrava che si potesse ritornare a una se pur parziale, anche se dolorosa, “normalità”, la terra ha tremato ancora, provocando nuovi danni e rinnovando disperazione tra la gente già duramente colpita dal primo tragico evento dell’agosto scorso.
Le notizie che giungono da tutta l’area sismica, posta alla confluenza delle quattro Regioni del Centro: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzi, segnalano, per fortuna, solamente seri danni di carattere strutturale, soprattutto ad edifici pubblici e privati.
Di fronte ad eventi disastrosi come questi, le parole e le azioni appaiono inadeguate, ma interpellano soprattutto le coscienze di tutti a fare il possibile per andare incontro alle popolazioni terremotate con manifestazioni di sostegno.
L’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC), avverte forte la responsabilità di agire per realizzare un patto veramente solidale intorno all’istituzione “centrale” per un Paese, quale appunto è la scuola, profondamente convinta che la politica cominci col farsi carico dei bisogni delle persone che versano in maggiori difficoltà.
L’AIMC, nel manifestare vicinanza alle colleghe e ai colleghi delle zone terremotate, sente di esprimere ad alunni, docenti e dirigenti l’augurio che, pur tra le tante difficoltà e nella precarietà del momento, possano riprendere le lezioni al più presto e continuare l’anno scolastico ormai avviato nella serenità e nella certezza di non essere lasciati soli.

L’Ufficio stampa AIMC

Roma 28 ottobre 2016

giovedì 27 ottobre 2016

DANIMARCA: SCUOLA di EMPATIA

L’empatia diventa materia scolastica e viene insegnata nelle scuole danesi

Ai bambini, nelle scuole danesi, si insegna l’empatia così che possano diventare adulti più felici e sereni.

Durante la “Klassens tid”, ovvero l’ora di classe, una volta alla settimana, i più piccoli, sperimentano questa “disciplina” (del tutto nuova, per noi) entrata ufficialmente nel loro curriculum nazionale nell’anno 1990, seppur praticata, nella stessa Danimarca, già dal lontano 1870.
In che modo? Mentre mangiano un pezzetto di torta preparata con le loro mani, momento cruciale per farli sentire a proprio agio, i bambini imparano ad ascoltare e a trattare i problemi che, da soli, non riuscirebbero ad affrontare e gestire con la corretta luce.
Pensano e si esprimono senza alcun imbarazzo perché si sentono liberi e soprattutto perché percepiscono solidarietà e spirito di gruppo: non si sentono soli, bensì parte di una comunità.
Non hanno timore di essere presi in giro, al contrario in loro aumenta il coraggio per il solo fatto di essere ascoltati, imparando quanto sia importante il rispetto reciproco.
L’empatia è la straordinaria capacità di “mettersi nei panni dell’altro” tanto da riuscire a comprenderne il suo stato d’animo, sia esso di gioia che di dolore, senza alcun bisogno di parlare.
Sopratutto nei rapporti quotidiani, siano essi di lavoro, coppia, amicizia, famiglia, è un’abilità cruciale tra le persone.
Al riguardo uno studio realizzato dall’Università di Michigan su circa 14.000 studenti universitari ha messo in luce che i ragazzi di oggi, rispetto agli universitari degli anni ’80 e ’90 hanno circa il 40% in meno di empatia e presentano depressione e/o disturbi mentali in notevole aumento.
Alcuni attribuiscono queste percentuali scoraggianti al fatto che l’attuale società sia diventata molto più narcisistica rispetto a trenta anni fa.
Un esempio opposto, invece, viene dal nord, dove gli abitanti sono addirittura tra i più felici del mondo, secondo quanto emerso dal “World happiness report 2016” che fa il punto sullo stato di felicità globale.
E’ bene sottolineare che, l’ora di empatia non è utile solo ai bambini, trovano grande giovamento anche gli stessi insegnanti che, comprendendo ed ascoltando più da vicino i bisogni dei propri alunni, riescono a ri-creare in “aula” un ambiente molto più accogliente ed inclusivo.
Ovviamente, non sarà facile misurare quanto la “lezione di empatia” sarà stata efficace una volta che i bambini saranno diventati adulti, considerato che lo stato di benessere e felicità dei danesi è sicuramente influenzato anche da molti altri fattori, quali: società egualitaria, alto reddito, Welfare eccellente (istruzione, sanità e ammortizzatori sociali).
Seppur con questa consapevolezza, la “Klassens Tid” continua a essere praticata: i cittadini danesi, difatti, oltre che riconoscere l’importanza dell’empatia, ritengono che quest’ultima non sia una “dote” naturale, per tale ragione, deve essere insegnata, così che i bambini, una volta acquisita, possano esercitarsi proprio come fanno nelle altre discipline.

mercoledì 26 ottobre 2016

ZUCCHE O SANTI?

ALLA VIGILIA

 DI

OGNISSANTI

Ogni anno negli ultimi giorni ottobre si riapre il dibattito sull'opportunità o meno di dare libero sfogo ai "festeggiamenti" di Halloween, una ricorrenza di nordiche e lontane origini, legata al capodanno celtico. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione delle tenebre e del freddo, il tempo in cui ci si chiudeva in casa per molti mesi, riparandosi dal freddo, costruendo utensili e trascorrendo le serate a raccontare storie e leggende. I Celti credevano  che la ricorrenza chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti e che le forze degli spiriti potessero unirsi al mondo dei viventi, provocando in questo modo il dissolvimento temporaneo delle leggi del tempo e dello spazio e facendo sì che l’aldilà si fondesse con il mondo dei vivi e permettendo agli spiriti erranti di vagare indisturbati sulla Terra. La paura della morte e degli spiriti si univa all'allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno. Durante la notte del 31 ottobre si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro e venivano effettuati sacrifici animali. Vestiti con maschere grottesche, i Celti tornavano al villaggio, facendosi luce con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro. Dopo questi riti i Celti festeggiavano per 3 giorni, mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti.
Oggi la ricorrenza di Halloween è divenuta un fatto commerciale, condito da  macabri travestimenti  carnevaleschi, da più o meno simpatici scherzi, da discutibili rituali o da rave, talora  da alienazioni varie e, finanche,  da qualche rito satanico.
La festa cristiana di tutti i santi, legata alla ricorrenza dei defunti del giorno successivo, è ben lontana dalla concezione celtica. Non è la paura della morte e degli spiriti che la anima, ma il grato ricordo dei defunti e, in particolare, di coloro che hanno lasciato dietro di loro una luminosa traccia di santità e che, perciò, godono della gloria del Paradiso. Il morto non è uno scheletro vagante o un pauroso fantasma o un terrificante  zombi, ma un essere amico e fratello che addita ai cristiani (e non solo) la felicità eterna e, grazie alle buone azioni compiute nel suo terreno cammino, ci è di esempio.
 Il giorno di Ognissanti, perciò, è giorno della festa della santità (termine religioso e laico, nel contempo), una festa da preparare mettendo in evidenza i percorsi del bene e la gioia ad essi connessa.  Non è un discorso da sacrestia, ma anche civico e laico.
I santi sono tali non solo per la fede che hanno avuto; la fede ha motivato, vivificato e rinvigorito  la buona vita vissuta, il generoso  servizio alla comunità. L’impegno dei santi è sempre stato non solo spirituale ma anche civico. La loro  presenza è stata ed è una preziosa ed insostituibile risorsa per il progresso culturale, spirituale ed anche materiale di ogni popolo.
La scuola, luogo di cultura, non può trascurare questo aspetto. La conoscenza dei fatti e dei fenomeni religiosi fa parte del suo curricolo. Educare alla cittadinanza, infatti, è far conoscere ed apprezzare i testimoni del bene perché siano di esempio e di stimolo al nostro cammino terreno.  
Cosa fare? Ogni comunità scolastica e ogni insegnante troverà le vie più opportune, non solo a fine ottobre. Un modesto  esempio: si potrebbe cogliere l’occasione per fare preparare delle schede su alcuni santi, evidenziando le principali caratteristiche del loro impegno e le tracce che hanno lasciato; preparare una rappresentazione o un video, incontrare testimoni o esperti; visitare luoghi legati alla vita di un santo; oppure .....
Talora, purtroppo, ci si sofferma principalmente sui cosiddetti grandi (talora conquistatori e guerrafondai) trascurando quei grandi che, senza far troppo rumore, hanno costruito percorsi di pace e di vero progresso umano e sociale.
Di là dell’opportunità o meno di vivere e far vivere l’ormai consueto “gioco” di Halloween (che potrebbe dare anche  possibilità espressive, di buon gusto) siamo chiamati a orientare i ragazzi a comprendere i significati della ricorrenza di Halloween e delle festività religiose dei santi e dei defunti, a riscoprire e valorizzare le tradizioni locali e le caratteristiche virtuose di coloro che sono materialmente morti, ma che continuano a vivere nell'aldilà, un aldilà di felicità e non di terrore.
E’ opportuno ricordare che ci sono tradizioni fisse, ferme nella memoria e nei cuori delle persone, e ci sono tradizioni in evoluzione e migrazione, accolte con entusiasmo e a volte passione. L’unione di vecchio e nuovo spesso genera confusione, se non adeguatamente orientato ed accompagnato.
… e la zucca? Si, se serve per fare un po’ di sano schiamazzo e di buona allegria. Meglio adoperarla per preparare gustosi piatti da condividere con gli amici.
 In ogni caso prestare adeguata attenzione per non far crescere “zucche vuote o marce”.

 Giovanni Perrone


        OGNISSANTI E LE FESTE CRISTIANE

martedì 25 ottobre 2016

MIUR: ATTO DI INDIRIZZO 2017

Atto di Indirizzo 
Le priorità politiche per il 2017

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha pubblicato le priorità politiche per il 2017 contenute nell’annuale Atto di Indirizzo firmato dal Ministro Stefania Giannini.
Sostenere il processo di rafforzamento dell’autonomia scolastica, potenziare la formazione degli insegnanti e del personale in servizio nella scuola. Dare stabilità e certezza alla governance degli istituti scolastici attraverso lo svolgimento dei concorsi per dirigente scolastico e direttore dei servizi amministrativi.
Fra le priorità, l’inclusione scolastica, da incentivare anche attraverso l’uso di nuove tecnologie, la riduzione della dispersione, il potenziamento e il miglioramento dell’offerta formativa attraverso il rinnovamento della didattica. Centrali anche l’investimento sul capitale umano sul fronte della ricerca e quello sul diritto allo studio.
Proseguirà per tutto il 2017 il processo di innovazione tecnologica a partire dalla scuola. Fra le priorità indicate anche l’attuazione della strategia prevista dal Programma Nazionale per la Ricerca.