mercoledì 4 febbraio 2015

NEOLINGUA















Se la

NEOLINGUA 2.0 

piace anche alla Crusca


Errori, neologismi, abbreviazioni, punteggiatura casuale… 

L’italiano strampalato dei social network può fare arricciare il naso 
ma non viene bocciato da linguisti e semiologi. 

Gheno: «Mostra la vitalità del nostro idioma».
Eugeni: «Ha le sue regole» 
Della Valle:  «È un “volgare” digitale»
 di GIACOMO GAMBASSI


Ciaoooo. Come stai? Qui alla grande!!!! Grz. Sto prendendo il 3no xké vado a casa. Finalmente riposo...... Qual è il film che hai visto? PIACIUTOOOO???? Se lo sapevo, venivo. Cmq non c’è niente che ho bisogno. Metterò apposto il garage. Ho appena taggato un selfie belloso (e se la grafica di questa pagina lo permettesse, a questo punto ci sarebbero tre o quattro “faccine” che sorridono).
Non prendeteci per pazzi. Quanto abbiamo scritto è una “summa” dell’italiano che compare sui social network. Chiamiamolo pure “neo lingua”. Oppure “volgare 2.0”, dove “volgare” rimanda a quell’impronta popolare cara a san Francesco d’Assisi o Dante, tanto per citare due nomi. O ancora “nuovo italiano digitale”. Qualcuno arriccerà il naso leggendo frasi così strampalate. E forse potrebbe avere anche ragione. Ma linguisti e studiosi di semiotica rassicurano: Facebook, Twitter e WhatsApp non stanno minando le fondamenta del nostro idioma nazionale. Può essere che ......

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sabato 31 gennaio 2015

AUGURI, PRESIDENTE MATTARELLA !

Mattarella speranza per tutto il Paese


Il Parlamento ha eletto il nuovo Presidente della Repubblica.
Con una larga maggioranza istituzionale, ha scelto il prof. Sergio Mattarella, testimone trasparente di coerenza democratica, onestà intellettuale e morale, competenza politico-giuridica e grande umanità.
La presidenza nazionale dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC), esprime soddisfazione per l’alto incarico affidato a Sergio Mattarella, nella consapevolezza che sarà garante di una politica al servizio del Paese e del bene comune, e formula al neoeletto Capo dello Stato gli auguri più calorosi di tutta l’Associazione, a cui il Presidente Mattarella ha riservato, da sempre, sentimenti di stima e amicizia.


Roma, 31 gennaio 2015

IL PRESIDENTE MATTARELLA relatore in un Convegno AIMC a Palermo (anni 80). Nella foto con l'allora presidente nazionale, Carlo Buzzi, con il Sen. Borghi, con l'allora presidente regionale, Rino La Placa, e mons. Gianni Oliva

BELLEZZA E CORAGGIO - Riflessioni sulla Evangelii Gaudium

Bellezza e coraggio

Don Giulio Cirignano, biblista

Bellezza e coraggio: sono le due connotazioni più evidenti della esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco. La bellezza è immediatamente percepibile nella chiarezza dello stile e nella saporosa corposità del contenuto.
La bellezza, tuttavia, da sola non riesce a scuotere le coscienze.  Lascia soddisfatti ma non spinge al cambiamento. Per questa ragione è quanto mai opportuno indicare la dimensione del coraggio. E’ la dimensione che stupisce, che spinge a farsi pensosi, che mostra i ritardi che spesso caratterizzano il nostro modo di vedere le cose. E’ la dimensione che mette a nudo la nostra estraneità rispetto agli appelli che giungono dai segni dei tempi. Mostra la nostra vecchiezza e, quel che è peggio, la nostra indolenza e presunzione. Solo il coraggio del Papa può fare provare vergogna.

Per questa ragione è opportuno segnalare le affermazioni coraggiose di Papa Francesco. Sono numerose e di varia natura. Devo, in proposito, dichiarare il mio imbarazzo: quando ho iniziato a rileggere il documento da questo punto di vista pensavo di trovare solo qualche sporadica  affermazione qua e là. Mi sono dovuto arrendere: gli spunti di coraggio sono numerosi. Pertanto mi limiterò ad una indicazione rapida e riassuntiva, rinunciando a citare per esteso. Mi troverei a dover riscrivere quasi per intero il documento! Il lettore perdonerà questa carrellata a volo di uccello ma sufficiente per far pensare e svegliare dal sonno quanti non hanno saputo cogliere il vigore di questo messaggio .........

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BELLEZZA E CORAGGIO - Dal cuore del Vangelo

NELLA CRISI DELL'IMPEGNO COMUNITARIO




venerdì 30 gennaio 2015

SAN GIOVANNI BOSCO: duecento anni!

I duecento anni di san Giovanni Bosco

Dire salesiani e dire Don Bosco, in Italia come in tanti paesi del mondo, significa riferirsi ad una realtà che tutti conoscono e che molti hanno vissuto in prima persona: basti pensare all’oratorio, teatro di giochi e di sogni di tanti giovani, alle scuole, ai laboratori professionali, alle molteplici espressioni dell’apostolato che i salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice svolgono a vari livelli nella società, con l’appoggio dei tantissimi loro cooperatori ed ex allievi.
All’origine di tutta quella che possiamo definire una delle più grandi “multinazionali” della Chiesa c’è un santo astigiano venuto al mondo in una famiglia contadina ai Becchi, una frazione di Castelnuovo (oggi Castelnuovo Don Bosco) il 16 agosto 1815. Suo padre, Francesco Bosco, che aveva sposato in seconde nozze Margherita Occhiena, morì quando il piccolo Giovanni aveva due anni, lasciando alla moglie il compito di tirare avanti la famiglia. Le difficoltà non mancavano: tra l’altro, in casa c’era il fratellastro Antonio, il quale era contrario a far studiare il ragazzino nonostante dimostrasse un’intelligenza non comune.
A nove anni, Giovanni fece un sogno che gli svelò la sua missione: si trovò in mezzo a dei ragazzi che bestemmiavano, urlavano e ne facevano di tutti i colori: mentre si avventava contro di loro, menando pugni e calci per farli desistere, vide davanti a sé un uomo dal volto luminosissimo, qualificatosi così: “Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno” e aggiunse: “Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Mettiti dunque immediatamente a dare loro un’istruzione sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù”. Poi apparve accanto a lui una donna di aspetto maestoso che, facendogli cenno di avvicinarsi, gli additò una moltitudine di animali: capretti, cani, gatti, orsi e altri, dicendogli: “Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte e robusto: e ciò che in questo momento   vedi succedere a questi animali, tu dovrai farlo per i miei figli”. Con sorpresa, il ragazzo notò che gli animali si erano  trasformati in agnelli che correvano festosi verso i due personaggi. La donna gli pose la mano sul capo aggiungendo: “A suo tempo tutto comprenderai”. Per la verità, già da qualche tempo Giovanni si era guadagnato la stima dei coetanei della borgata: la domenica, dopo i Vespri, li riuniva sul prato davanti a casa sua intrattenendoli con giochi vari e con acrobazie che aveva imparato dai saltimbanchi delle fiere; poi ripeteva loro la predica che ......

domenica 25 gennaio 2015

COME ACCOGLIERE LO STRANIERO SECONDO LA BIBBIA

E LA BIBBIA ACCOLSE LO STRANIERO

Una riflessione del cardinale Ravasi sul tema dell’ospitalità nelle Scritture, partendo dai testi che invitano gli ebrei a fare spazio ai forestieri. Il diritto al rispetto
“«Occorre amarlo come se stessi, perché anche Israele ha provato la sua stessa condizione. Vanno assicurati uguale legge, tutela e persino l’amore»

Non è difficile rilevare nella Bibbia, dopo una logica dell’esclusione, una dell’accoglienza, che costituisce l’ambito in cui Dio agisce per portare i figli d’Israele a essergli testimoni tra le genti. Come si è visto, Dio, per educare il suo popolo a non sentirsi un privilegiato, invia profeti, che invitano ad aprire il cuore e le braccia a tutti, e sapienti, che trovano i semi di verità dispersi in tutte le culture. A proposito dell’accoglienza rituale prendiamo ad esempio una pagina cruciale della Bibbia come il Decalogo. Cosa si legge nel comandamento del sabato? Che il riposo sabbatico deve essere praticato anche dal forestiero che dimora presso l’israelita (Es 20,10); anche lui ha diritto al riposo con l’ebreo ...

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venerdì 23 gennaio 2015

INVIDIA . il peggiore tabù!

INVIDIA
Il peggiore dei tabù

Intervista
Parla lo psichiatra Capodieci: «È la più inconfessabile delle emozioni. In un certo senso siamo tutti invidiosi, fa parte della nostra struttura mentale»
Lo studioso ha pubblicato un curioso saggio su re Salomone «Alla base c’è un’insufficiente capacità di discernimento L’umiltà, insegnano le Scritture, è un valido antidoto»

Nessuno tocchi Caino. Perché se fu il primo a esserne accecato, è anche vero che il tarlo dell’invidia, per quanto sia dura ammetterlo, è più vicino di quanto pensiamo. «In un certo senso siamo tutti invidiosi. Fa parte della struttura mentale dell’uomo», spiega Salvatore Capodieci, psichiatra e psicoterapeuta, autore di un curioso saggio su Re Salomone e il fenomeno dell’invidia (Lup, pagine 162, euro 16). Un vademecum per vederci chiaro, visto che l’invidia tende a deformare la realtà offuscandola (dal latino invidere, guardare di traverso, in senso negativo). Difatti avendo usato male i loro occhi in vita Dante per contrappasso ritrae crudamente gli invidiosi con le palpebre cucite da un filo di ferro. E il graffiante G.K.Chesterton ammoniva: «L’uomo che non è invidioso vede le rose più rosse degli altri, l’erba più verde e il sole più abbagliante, mentre l’invidioso le vive con disperazione».

Professore è davvero così difficile non essere invidiosi?
«L’invidia rappresenta un fenomeno diffuso che può riguardare chiunque si trovi in una situazione di confronto con altri. La sua complessità è correlata al fatto che le stesse persone invidiose non sempre ne sono consapevoli e, talvolta, sono le ultime a rendersi conto che il loro atteggiamento può essere attribuito a motivazione legate all’invidia».

Ma da che cosa si riconosce l’invidioso? ......

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