martedì 23 aprile 2013

DALLE INDICAZIONI ALL'AULA

IL CONVEGNO NAZIONALE SULLE INDICAZIONI

 
Circa 150 dirigenti e docenti, provenienti da ogni regione d’Italia hanno partecipato al Convegno nazionale promosso dall’AIMC a Palermo dal 19 al 20 aprile. Al Convegno ha fatto seguito (sino al 21 aprile) la Conferenza nazionale dell’Associazione che ha impegnato i responsabili associativi nella discussione del documento di preprazione al XX Congresso nazionale che si svolgerà a Roma nei primi giorni di gennaio. ......

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sabato 20 aprile 2013

IL TEMA IN CLASSE



Giù le mani dal tema in classe!

TORNIAMO IN CATTEDRA PER COSTRUIRE UN FUTURO MIGLIORE

Più fiducia nei docenti, più speranza per i ragazzi. È, in estrema sintesi, il messaggio che il filosofo Dario Antiseri affida a «Dalla parte degli insegnanti», documentato pamphlet che la casa editrice La Scuola pubblica nella collana “Orso Blu” (pagine 256, euro 14,50). Pur affrontando direttamente molte questioni legate alla didattica dei nostri anni, il libro si inserisce nel contesto delle grandi problematiche epistemologiche care ai pensatori che Antiseri riconosce come suoi maestri, primi fra tutti Karl Popper e Hans Georg Gadamer. Un nesso che appare in modo evidente dal brano qui anticipato, nel quale la prassi del «tema in classe» viene ricondotta (e difesa) proprio in virtù delle attitudini argomentative necessarie allo svolgimento di un testo coerente.
Nel suo nuovo saggio il filosofo Dario Antiseri passa in rassegna le sfide che gli insegnanti devono affrontare ogni giorno. E lancia una provocazione: restituiamo ai ragazzi la capacità di argomentare e di scrivere con proprietà.


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venerdì 19 aprile 2013

A PROPOSITO DI MERITOCRAZIA




Meritocrazia?...No, grazie!
  2. ....perchè chi più merita, più serve....
                       di Italo Bassotto

Nell'articolo precedente ho ragionato intorno alle controindicazioni della teoria del "potere al merito" (meritocrazia, appunto!), segnalando il fatto che chi stabilisce il merito ha il potere e chi riceve attestazione di merito è, normalmente, succube di chi la concede... anche se entrambi credono di farlo per ragioni di giustizia e di equità, siano essi individui o gruppi sociali...
Annunciavo, anche, che questa seconda serie di riflessioni avrebbe rappresentato la pars costruens della critica all'uso del merito come criterio per la stratificazione sociale. Prima, però, voglio ribadire l'ipotesi di una terza via alternativa ad un tempo alla società degli "eguali" (senza classi, ceti, strati... a seconda delle ideologie) ed a quella dei "diversi" (divisa in classi, ceti.....) ......

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giovedì 18 aprile 2013

CERCASI DIGNITA'



E’ QUESTIONE DI DIGNITA’!



Dignità, un ingrediente per tutte le salse, insieme all’onore. “Ne vale la mia dignità!” “Non offendere la mia dignità!” … In certi contesti può anche essere una parola ambigua o usata a sproposito. Tanti altri termini sono ad essa collegati: degno, dignitario, dignitoso, rispettabilità, onorabilità, decoro e così via.
La Costituzione della Repubblica Italiana afferma solennemente che "tutti i cittadini hanno pari dignità".
 Il Vocabolario della lingua italiana di Devoto-Oli così la definisce: “ Rispetto che l’uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, deve sottolineare nei propri confronti mediante un comportamento ed un contegno adeguati”. Lo stesso vocabolario, a proposito dell’aggettivo dignitoso, così dice: “Di persona, aspetto, comportamento che dimostrino equilibrio, serietà e coscienza dei valori morali”.
 Di certo ogni persona tiene alla propria “dignità” e alla dignità delle istituzioni in cui opera. Talora, però, il termine “dignità” può essere strumentalizzato  per garantire visioni  autoreferenziali, conservatrici, di sterile immobilità ed anche di potere delle persone e delle istituzioni ...

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lunedì 15 aprile 2013

DA LEGGERE


QUANDO L'INSUCCESSO SCOLASTICO DIVENTA UN CIRCOLO VIZIOSO

LE NUOVE TECNOLOGIE INFORMATICHE NELLA SCUOLA

IL NUOVO PRINCIPIO PERSONA

I NUOVI ANALFABETI

DALLE INDICAZIONI ALL'AULA

CUSTODI DEL CREATO

           leggi in: http://aimcsicilia.wordpress.com



L'ISTRUZIONE NEL DOCUMENTO DEI DIECI SAGGI

L'istruzione nel documento dei dieci saggi 


Non era scontato che il documento ‘economico’ dei cosiddetti ‘saggi’ (o facilitatori, come si sono autodefiniti) avrebbe affrontato anche il tema dell’istruzione: si era ipotizzato, da parte di molti, un rapporto più breve, centrato sulle emergenze di tipo strettamente economico-finanziario e su quelle legate al mondo del lavoro, sul doppio versante delle imprese in crisi e dell’aumento della disoccupazione. E invece il documento (53 pagine più allegati), pubblicato integralmente sul sito del Quirinale, tocca anche la materia dell’istruzione con alcune specifiche proposte.
Dopo le premesse generali sulla necessità di aumentare l’efficienza e la trasparenza web-based delle pubbliche amministrazioni incentivando il merito (si parla in particolare di quelle della sanità e dell’istruzione) il paragrafo 4.4 (intitolato ‘Potenziare l’istruzione e il capitale umano’) indica una serie di misure di politica scolastica e universitaria considerate funzionali al più complessivo progetto di investimento e valorizzazione del capitale umano. Esse sono riassumibili nelle seguenti cinque proposte:
1. Riduzione dell’abbandono scolastico mediante il prolungamento della scuola al pomeriggio negli anni del primo ciclo, evitando però la “mera replica delle lezioni frontali della mattina” e individuando “percorsi specifici per i ragazzi maggiormente a rischio”, finalizzati al “rafforzamento delle competenze di base: comprensione dei testi, competenze logico-matematiche e applicazione del metodo scientifico”.
2. Aumento consistente dei fondi per il diritto allo studio portando, in particolare, il Fondo Integrativo Statale delle borse di studio a 250 milioni di euro annui, il doppio della somma destinata a questa materia prima dei tagli operati per il biennio 2013-2014.
3. “Potenziamento delle iniziative finalizzate ad insegnare stili di vita salutari nelle scuole e nelle università, promuovendo, sul modello americano, l’eliminazione dai distributori automatici collocati nelle scuole di cibo e bevande ad alto contenuto calorico”.
4. “Miglioramento indispensabile dell’infrastruttura di rete delle scuole, attualmente dimensionata per la gestione amministrativa, anche in vista dell’adozione dei libri digitali, prevista progressivamente dal 2014”.
5. Per l’università, sostegno all’alternanza scuola-lavoro mediante un “apprendistato universitario sul modello tedesco o austriaco, due paesi in cui la disoccupazione giovanile è molto contenuta”. Si tratterebbe di corsi di laurea triennali in cui “lo studente lavoratore potrebbe acquisire metà dei crediti del corso in azienda e metà dei crediti in università”.
La parte che riguarda l’istruzione del documento dei ‘saggi’ è consultabile su www.tuttoscuola.com
  Decisiva la valutazione
Di scuola, o meglio di livelli di istruzione, il documento dei ‘saggi’ si occupa anche in un paragrafo diverso da quello specificamente dedicato al tema: lo fa nel punto 4.8, il cui titolo è ‘Questione meridionale e questione settentrionale’.
L’”istruzione inefficace” è citata come una delle cause più importanti della mancata crescita del Paese e soprattutto del Sud, che “riflette i problemi italiani con un fattore di moltiplicazione”. A sostegno di questa tesi vengono portate “le rilevazioni delle indagini internazionali (PISA) e nazionali (INVALSI)” secondo le quali “le competenze scolastiche degli studenti nelle scuole del Sud sono di circa il 20 per cento inferiori a quelli del Nord, pur se il divario si è leggermente ridotto negli ultimi anni”.
Ma per favorire lo sviluppo del Sud “senza rischiare, al tempo stesso, l’inefficacia e la rottura della coesione sociale e territoriale del Paese”, prosegue il documento, “è essenziale agire sulle grandi politiche nazionali, quelle rivolte indifferentemente all’intero territorio, tenendo esplicitamente conto ex ante dei potenziali divari di applicazione”.
Una manovra di questo tipo non può che poggiare, con ogni evidenza, su un articolato sistema di indicatori e su un robusto sistema di valutazione delle performance. “Le politiche pubbliche nazionali, muovendo da una ‘eguaglianza delle opportunità’ offerta a tutte le aree, devono puntare a una ‘convergenza dei risultati’ predisponendo incentivi per i singoli attori (amministrazioni, strutture, dirigenti) a operare con efficienza, insieme a disincentivi/sanzioni per chi opera male”.
In queste poche righe è profilata una precisa strategia di politica scolastica, da costruire a partire dai dati forniti dal sistema di valutazione: la maggiore convergenza dei risultati implica una riduzione dello spread, e quindi maggiore equità, politiche compensative, valutazione delle scuole, incentivi per chi fa bene (dirigenti amministrativi e scolastici), disincentivi e sanzioni “per chi opera male”.
Gli insegnanti sembrerebbero peraltro esclusi da questa operazione di incentivi/disincentivi/sanzioni.
Forse i ‘saggi’ hanno saggiamente pensato che non era il caso di sollevare, almeno in questa sede, una questione così complessa e di difficile soluzione, come mostra una vasta letteratura internazionale.
  Profumo apprezza
È presto per sapere se le riflessioni dei saggi passeranno direttamente agli archivi delle buone intenzioni o saranno recepite dal mondo politico e, soprattutto, dal prossimo Governo che uscirà da questa lunga attesa.
Per il momento il mondo politico – che complessivamente aveva guardato con una certa diffidenza all’iniziativa di Napolitano – sembra riflettere su quanto proposto dai “facilitatori”.
Non ha perso tempo, invece, ad esprimere le proprie valutazioni sul documento dei saggi il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo che ha elogiato il lavoro svolto dalla Commissione di saggi in materia di scuola.
''Nella parte economica - ha detto Profumo a margine della firma di un protocollo d'intesa con il Coni in una scuola di Scampia, a Napoli - c'è una grandissima attenzione alla scuola, all'università e alla ricerca. È un segnale importante che ci sia tanta attenzione a quello che è lo strumento per far ripartire il Paese”.
Fare ripartire il Paese – ha proseguito il ministro – “vuol dire avere una scuola e una università migliori e soprattutto una catena corta tra ricerca, innovazione e sviluppo”.
Questo - ha sottolineato Profumo - deve fare un paese moderno e mi pare che l'indicazione dei saggi vada in questa direzione. Abbiamo bisogno di un piano che duri per tutta la legislatura, con finanziamenti costanti. Di questo ha bisogno la scuola e credo che i saggi abbiano fatto un buon lavoro”.
Profumo, infine, ha auspicato una rapida soluzione politica per arrivare presto alla nomina del presidente del Consiglio e del capo dello Stato, ringraziando Giorgio Napolitano per quello che ha fatto nel corso del suo settennato e nelle ultime settimane.


 

giovedì 14 marzo 2013

PAPA FRANCESCO, UN GRANDE CARISMA



Papa Francesco, un grande carisma
 


L’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) rivolge un caloroso saluto a sua Santità che, sin dalle prime parole, ha esercitato il suo carisma pastorale, riorientandoci al valore della preghiera, dell’umiltà, della fratellanza e comunione nella carità.
Ci uniamo a tutta la Chiesa nel dare il benvenuto a Papa Francesco che, con semplicità, ha invitato l’intera piazza S. Pietro a pregare per lui, emozionando i fedeli quando, durante un silenzio orante, si è inchinato per ricevere in dono la vicinanza spirituale dei credenti nella Sua missione petrina.

Papa Francesco, Vescovo della Chiesa di Roma, da oggi sarà guida e riferimento per la nostra azione associativa che come carisma particolare si dedica alla formazione dei docenti e dirigenti di scuola, attingendo pensiero e forza dal Vangelo e dal Magistero.

L’AIMC si unisce alle parole già espresse dal Pontefice Emerito Benedetto XVI, rivolgendo al nuovo pontefice “incondizionata reverenza e obbedienza”.

A Lui la nostra preghiera e la nostra vicinanza.

La presidenza nazionale AIMC
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Il papa desiderato
                                                                                                                   di Ambrogio Ietto
Il papa che desideravamo un po’ tutti è arrivato. Viene da Buenos Aires, la capitale argentina con quasi tre milioni di abitanti, in un’area di circa 13 milioni di residenti. Si chiama Jorge Mario Bergoglio. Non era dato tra i possibili successori del grande, umile, coraggioso Benedetto XVI ma proprio il neo pontefice era stato considerato uno dei candidati più in vista per l’elezione a successore di Pietro nel conclave del 2005 che, invece, scelse Joseph Ratzinger. Indiscrezioni partecipate da ambienti curiali indicarono Bergoglio come il secondo votato in quell’occasione.
Da questa sera egli è il nuovo vescovo di Roma e, soprattutto, si colloca nella storia come il 266° papa della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Discendente da famiglia piemontese, originaria di Portacomaro Stazione, una delle numerose frazioni di Asti, distante circa 7 chilometri dal comune capoluogo.
Si sa che sono circa tre milioni i piemontesi emigrati in Argentina, residenti, in particolare, nelle province di Cordoba, Santa Fè, Mendoza e Buoenos Aires dove il neopontefice nacque il 17 dicembre 1936.........