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venerdì 13 settembre 2024

SCUOLA IN CAMMINO


LE STRADE MAESTRE 

La classe nomade d'Italia: gli studenti partiranno a metà Settembre da Orvieto, attraversando la penisola a piedi

Partiranno da Orvieto e attraverseranno l'Italia percorrendo oltre mille chilometri a piedi, accompagnati da insegnanti e guide ambientali escursionistiche.
Un nuovo modo di fare scuola!

Cosa direbbero i vostri figli se quest’anno, anziché iniziare la scuola, potessero partire per un lungo viaggio?
La fantasia si fa realtà in quel di Orvieto, dove il 16 settembre un gruppo di 15 studenti delle superiori partirà per esplorare in lungo e in largo il Bel Paese, accompagnati da un tablet e dall’attrezzattura da trekking necessaria per affrontare sentieri più o meno impervi.

Ebbene sì, il loro ritorno a scuola non inizierà in aula ma tra boschi e campagne.

Da Orvieto raggiungeranno il Lazio per poi dirigersi verso la Sicilia.

Dopo una pausa per le vacanze di Natale, il cammino riprenderà alla volta della Calabria, Basilicata, Puglia e Campania.

I ragazzi riprenderanno quindi la strada verso Nord per raggiungere Trieste, percorrendo oltre mille chilometri in circa 240 giorni.

Il progetto, chiamato “Strade Maestre”, è una sperimentazione promossa dalla cooperativa sociale 'CamminaMenti' in collaborazione con Aigae e Cai, rivolta a studenti della scuola secondaria di secondo grado.

L’obiettivo?
Fare scuola in modo nuovo, strutturando la proposta educativa e formativa attorno alla pratica del camminare e della vita comunitaria.

L’esperienza del viaggio a piedi, gli incontri con le persone, la visita a tesori naturali e culturali saranno parte integrante dell’apprendimento, specifica il sito di “Strade Maestre”.

Non sarà una gita all’insegna del puro svago, i ragazzi dovranno comunque studiare le materie dell’anno scolastico, ma lo faranno in un contesto diverso, alternando giornate di cammino a periodi residenziali, accompagnati da Guide Ambientali Escursionistiche e insegnanti volontari.

Il “Grand Tour”, che avrà inizio il 16 settembre e terminerà il 19 maggio 2025 a Trieste, si concluderà con una prova di idoneità presso una scuola pubblica statale.

Buon viaggio ragazzi!

Laura De Rosa
GreenMe

(Fonte e foto: Strade Maestre)

✅ RIFERIMENTO INFO
https://www.strademaestre.org/i-promotori/

venerdì 12 agosto 2022

LA LEZIONE DELLA ROCCIA


TEMPO DELL'UOMO 

e TEMPO PER L'UOMO

- di Francesco Nespoli

 Un segmento qualsiasi dell’arco Alpino che si stagli contro-cielo ci permette di vedere milioni di anni indietro. Basta pensarci. Avere come amico un geologo aiuta in questo senso ad avere altri occhi e a fare scorrere lo sguardo nello spazio e nel tempo.

L’arco alpino è il risultato dello scontro tra la placca africana e quella europea; un’impronta formata al tempo del Miocene, tra i 23 e i 5 milioni di anni fa. E’ quello che si può vedere al primo colpo d’occhio.

Poi più sotto, si intravedono lunghe linee che disegnano pieghe poco inclinate nella parete. Noi ne vedremo qualche decina di metri, ma potrebbero essere chilometri. Forse linee di sovrascorrimento: il segno della sovrapposizione di porzioni di crosta dovuta alla spinta orizzontale. Qui guardiamo indietro tra 130 e 60 milioni di anni fa, il tempo del Cretacico. Questo è l’ultimo periodo dell’era mesozoica, quella dominata dai Dinosauri, che sono apparsi sulla Terra circa 230 milioni di anni fa e l’hanno dominata per 165 milioni di anni. Poco dopo, si fa per dire, compaiono i primi primati (55 milioni di anni fa) e la separazione della linea evolutiva dell’uomo dallo scimpanzé risale a soli 6 milioni di anni fa. Esseri umani e dinosauri non sono mai coesistiti.

Scendendo ancora verso valle, non servirebbero chilometri, ma basterebbero invece pochi passi per percorrere il diametro di una marmitta glaciale, scavata dal mulinare di qualche masso incastrato durante il ritiro del ghiacciaio che ha formato un canyon. Quando il ghiaccio arrivava anche a 900 metri di spessore sopra la terra. Quello è il tempo dell’ultima glaciazione (Würm) finita tra i 15 e i 10.000 anni fa. Dicono gli esperti che se l’intera storia della terra venisse ridotta alla scala di un singolo anno solare, l’epoca di quella glaciazione corrisponderebbe alle 23:56 del 31 dicembre.

Infine, avvicinandoci alle pareti di roccia in cerca di appigli per salire, apprezzeremo piccole concrezioni minimali, conchette, fessure, tacchette... graspolature millimetriche appena palpabili, ma ottime per l’arrampicata di aderenza. Questa è la dimensione con cui più direttamente si misura l’uomo, passando dalla vista al tatto. Il tempo dell’uomo (homo sapiens, si intende) nella proporzione già detta, corrisponde agli ultimi 4 minuti del 31 dicembre.

Il rapporto fisico con la strada di montagna serve, o per lo meno può servire, a questo. È il paradosso per cui l’ambizione di andare più in alto, misurarsi con la forza di gravità, possedere la mappa di un intrico e tentare di sporgersi oltre i limiti entro i quali si vive, è un modo per avere la dimensione della propria finitezza, più che delle proprie capacità. Un modo per misurarsi con la propria natura essenziale, al netto del dominio della tecnica e delle costruzioni culturali. Un uomo innanzitutto è un essere vivente con coscienza di sé che si muove nello spazio e nel tempo, esposto alla continua necessità di comportarsi in modo adattivo.

 Un essere vivente che a volte pensa che la vita sia breve, altre ne percepisce la lunghezza. Lunga per spegnere sveglie la mattina, scambiare saluti quotidiani, scandire la routine. Un po’ meno lunga, ma comunque lunga a sufficienza, per rituali di compagnia, caffè con gli amici, pasti in famiglia. Forse corta per scalare tutte le montagne o le pareti nella lista dei desideri, per leggere tutti i libri che si vorrebbe. Di certo corta, per esempio, per innamorarsi davvero (una, due, tre volte al massimo?), rifare da zero i progetti, generare altra vita, difendere da soli la sostenibilità della specie.

La strada in salita al cospetto degli affioramenti rocciosi, sempre che ci si pensi, ci ricorda il vero tempo che serve impiegare per fare le cose, e ci insegna a non perdere tempo utile per raggiungere le mete che saranno un giorno indisponibili. Ci insegna a sforzarci di pensare in grande e immaginare come far durare la nostra specie qualche altro milione di anni, se non quanto quelle dei dinosauri.



mercoledì 25 maggio 2022

LA STRADA CHE VIVE


 *Cristo 

è la strada 

che vive*

-di padre Giacomo Grasso o.p.


“Il cristiano è uno che fa strada. La fa, questa strada, sicuro. Infatti, la sua strada è Gesù stesso. Leggiamo nel Vangelo secondo Giovanni: ”Io sono la Strada, la Verità, la Vita.”(Gv 14,6).

“Io sono la strada.” Gesù è la nostra strada, non nel senso di colui che ci indica la strada. Se fosse così, Gesù sarebbe per noi una guida sicura, certo, ma solo una guida. Quando in montagna ci affidiamo a una guida, siamo più certi di arrivare alla meta.

Ma la fatica è ancora quasi tutta nostra. 

Diminuiscono le preoccupazioni, le incertezze, diminuisce anche la fatica perché la guida ci conduce nei sentieri più adatti, secondo il percorso meno faticoso. Ma la strada dobbiamo farcela ancora tutta noi. Possiamo ancora diminuire le incertezze e le fatiche prendendo con noi, oltre la guida alpina, un portatore. Sarà lui a trasportare le parti più pesanti della nostra attrezzatura. Ma il portatore non ci porta sulle sue spalle.

Quella strada che è Cristo, invece, è la strada che porta con sé. 

Il suo significato evangelico è chiaro. Gesù non è tanto un maestro di vita: è la Vita; non è tanto un insegnante di verità: è la Verità; non è uno che si limita a indicare la strada: è la Strada, nel senso più pieno di colui che porta.” 

(Sulle strade, una spiritualità per chi cammina)



venerdì 13 ottobre 2017

IN CAMMINO VERSO IL CONGRESSO NAZIONALE



... in cammino verso il Congresso Nazionale
dell'Associazione ....
per costruire insieme il domani ....









3-5 gennaio 2018 

a Roma  

il Congresso Nazionale

 dell’AIMC










Prenotati per tempo!                 www.aimc.it

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