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sabato 3 luglio 2021

ELOGIO DELLA PENNA

L’infanzia è una fase della vita molto particolare dove la sensorialità, l’esperienzialità, la motricità, il movimento e la socialità devono prevalere su tutto e su tutti. Dare, viceversa, la precedenza assoluta al mondo virtuale appare una scelta estremamente incauta.

-         di Daniele Novara*

      

Fra la penna elettronica e quella su carta quest’ultima ha il vantaggio di poter incidere su un vero materiale fisico sviluppando così, in modo più completo, le tante connessioni neurocerebrali in gioco. Molte ricerche mettono in luce il pericolo di voler a tutti i costi passare dalla penna alla tastiera, come a suo tempo si fece dal pennino alla penna. Non è per nulla la stessa cosa, ricorda Daniele Novara. Di certo, l’uso della penna facilita l’apprendimento soprattutto per i suoi tempi dilatati che costringono a selezionare i concetti più importanti e, di conseguenza, assimilarli meglio. Già, forse è proprio questa resistenza al dominio della velocità che non piace ai venditori di prodotti elettronici e agli ossessionati della Dad

Mentre la scuola si accinge alla digitalizzazione della didattica, penso sia importante mettere qualche paletto per evitare che la moda prevalga a prescindere da ogni consapevolezza scientifica, pedagogica e psicoevolutiva. Il punto più importante della questione è che ogni cosa ha il suo tempo e quello che vale per un ragazzo di quindici anni non può valere per un bambino né di un anno, né di tre, né di cinque, né di sei, né di sette, né di otto. 

L’infanzia è una fase della vita molto particolare dove la sensorialità, l’esperienzialità, la motricità, il movimento e la socialità devono prevalere su tutto e su tutti. Dare, viceversa, la precedenza assoluta al mondo virtuale appare una scelta estremamente incauta.

Fra la penna elettronica e la penna su carta quest’ultima ha il vantaggio di poter incidere su un vero materiale fisico sviluppando così, in modo più completo, le tante connessioni neurocerebrali in gioco. Molte ricerche mettono in luce il pericolo di voler a tutti i costi passare dalla penna alla tastiera, come a suo tempo si fece dal pennino alla penna. Non è la stessa cosa. Già nel 2007, una ricerca pubblicata da Connelly – psicologo della Oxford Brookes University – e altri sul British Journal of Educational Psychology dimostrava che i temi scritti a mano dai bambini delle Scuole Primarie erano migliori rispetto a quelli scritti con una tastiera. Addirittura, dallo stesso studio emerse che i temi scritti al computer sembravano fatti da soggetti il cui sviluppo era indietro di due anni (un bambino di terza scriveva quindi come un bambino di prima). Nel 2011, lo studio di Sandra Sulzenbruck e altri analizzò il rischio che l’utilizzo continuo della tastiera per la produzione di testi possa contribuire in modo significativo alla perdita delle capacità di scrittura a mano. I vari studi condotti dalla neuroscienziata norvegese Audrey Van de Meer, dimostrano l’importanza dell’aspetto sensomotorio della penna sulla carta.

La penna consente connessioni neurocerebrali articolate e raffinate assolutamente improponibili e imparagonabili col puro e semplice battito del dito su una tastiera. Il movimento della mano che traccia lettere e parole, implica, nel bambino che sta incominciando a leggere e a scrivere, il riconoscimento di linee, curve, spazi, creando, dal punto di vista cognitivo, una connessione visivo-motoria. 

La scrittura manuale “costringe” in qualche modo a direzionare il movimento della mano a seconda della lettera che si deve scrivere.

 Il testo va orientato nello spazio e contenuto all’interno delle dimensioni di un foglio (per fare un esempio). Tutte queste azioni attivano la corteccia parietale preposta alla capacità di calcolo, linguaggio, orientamento spaziale e memoria. 

Più avanti, lo scrivere in corsivo richiederà necessariamente di saper collegare le lettere tra loro. La tastiera non richiede un simile sforzo: basta picchiare su tasti tutti uguali e le parole vengono da sé. L’uso della penna, inoltre, facilita l’apprendimento anche per i suoi tempi “dilatati” che costringono il cervello a selezionare i concetti più importanti e, di conseguenza, assimilarli meglio.

I rischi della scrittura su tastiera sono chiari: soprattutto nei bambini piccoli, viene impedito il corretto sviluppo di alcuni meccanismi cognitivi fondamentali. 

Sono noti i ritardi che l’uso della televisione, dei videoschermi, dei videogiochi e della tastiera provocano nei processi di lettoscrittura. Occorre ricordarli per evitare, fra anni, di ritrovarci con un aumento drammatico di disgrafie, disortografie se non, addirittura, ritardi nella vera e propria capacità di leggere e scrivere. 

Genitori e insegnanti non possono permettere che siano date informazioni non solo sbagliate, ma decisamente in malafede. A volte sono gli stessi venditori di questi prodotti che finiscono per promuovere convegni specifici sul passaggio dalla penna alla tastiera.

Le ricerche scientifiche lasciano poco spazio ai dubbi e quindi i bambini vanno, ancora una volta, tutelati nel loro mondo e nel loro pensiero che è pratico, operativo, concreto e sensoriale. Solo in questo modo potranno crescere e raggiungere le altre fasi della vita.


*Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP

 Comune Info

 

SCRIVERE A MANO AIUTA APPRENDIMENTO E MEMORIA





 

 

 

 


giovedì 6 ottobre 2011

SENSO E GRATUITA', un nuovo modello di sviluppo personale e sociale

Il primo discorso del card. Scola al mondo economico milanese cade nel mezzo di un momento delicatissimo. I timori per la finanza pubblica, le persistenti incertezze internazionali, i dati preoccupanti sulla produttività e la disoccupazione giovanile, tolgono il sonno a molti banchieri, imprenditori, finanzieri. Il problema non è solo il trascinarsi della crisi. È che si fa fatica a vedere una qualche via di uscita dal tunnel. Il kairos non poteva essere più centrato. E di fronte ad una tale sfida, il nuovo arcivescovo non si è tirato indietro. Parlando alla “Milano nodo della rete globale”, Scola ha fatto un discorso ampio, in piena sintonia con la Caritas in Veritate, esplicitamente volto ad affrontare le radici profonde della crisi in corso. Nella serena consapevolezza biblica per cui, in tempi di crisi, Dio parla alla storia dell’uomo. Tra i molteplici spunti che attraversano il discorso del cardinale, ne sottolineo tre, che mi hanno stimolato particolarmente. Il primo è che la natura della crisi è, prima di tutto, antropologica. È, cioè, un’idea unilaterale e riduttiva dell’essere umano …… 
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venerdì 21 gennaio 2011

I tuoi alunni sanno.... allacciarsi le scarpe?

GENERAZIONE CHE PERDE.... I SENSI

Cresce la vista, ma senza il tatto scompare la vita vera


Se è vero che il computer e Internet sono ormai elementi dell' esistenza di ciascuno di noi indipendentemente dall' età, non c' è dubbio che gli adolescenti di oggi ne siano i più coinvolti, poiché sono nati quando il mondo digitale si era ormai imposto. E vi è indubbiamente una differenza tra chi ha vissuto parte della propria vita in epoca predigitale e vi si è poi avvicinato con «timore e tremore», rispetto a chi li ha trovati nella propria culla, addirittura in una sala parto puntualmente ritmata da un computer. Se è vero che per impartire una buona educazione occorre conoscere i bisogni degli educandi, allora si impone una meditazione o un approfondimento su che cosa veramente sia un adolescente digitale. E che sia urgente farlo lo si coglie anche da una scuola, che non solo è poco attrezzata .........

Leggi: La perdita dei sensi della digital generation

           Vivere qui ed ora... nello spazio di un bit