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mercoledì 13 luglio 2022

TRE IDOLATRIE DA EVITARE

Evangelizzare è una strada con Dio non una tabella di marcia

Papa Francesco: Tre idolatrie minacciano sempre il progresso del fedele popolo di Dio” perché non “tollerano il mistero e puntano all’efficienza", e sono “la mediocrità spirituale, il pragmatismo dei numeri e il funzionalismo che ci porta a entusiasmarci per la tabella di marcia piuttosto che per la strada”

 -di Adriana Masotti - Città del Vaticano

Papa Francesco scrive al presidente del Celam, monsignor Héctor Miguel Cabrejos Vidarte, arcivescovo di Trujillo in Perù, per felicitarsi per l’evento di oggi chiedendo di portare i suoi saluti ai vescovi dell'America Latina e dei Caraibi, ai sacerdoti, ai religiosi e religiose, ai collaboratori laici e a tutti i partecipanti. L’invito del Papa è a ringraziare Dio “per la buona riuscita di quest'opera materiale”, che sarà sicuramente d'aiuto “nella realizzazione di progetti di evangelizzazione e formazione pastorale a sostegno delle Conferenze episcopali”, tenendo sempre presente che "se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori".

Lo Spirito Santo dà forza alla missione della Chiesa

La pietra angolare su cui poggia ogni cosa è Cristo, ricorda Francesco e quindi è necessario sempre “supplicare il Signore risorto di spingere e rafforzare la nostra missione ecclesiale con la forza del suo Spirito Santo, per essere pronti a discernere i segni dei tempi e a rispondere, nella prospettiva della fede, della speranza e della carità, alle necessità del popolo santo e fedele di Dio”.

No all'efficientismo, essere sempre al servizio

Il Papa ribadisce che le strutture materiali della Chiesa hanno significato solo in quanto sono a servizio soprattutto delle nostre sorelle e dei nostri fratelli “che vivono nelle periferie più estreme della vita”. Mette in guardia, quindi, dalle “tre idolatrie che sempre minacciano il progresso del fedele popolo di Dio” perché non “tollerano il mistero e puntano all’efficienza", e sono “la mediocrità spirituale, il pragmatismo dei numeri e il funzionalismo che ci porta a entusiasmarci per la tabella di marcia piuttosto che per la strada”. La lettera termina con la rinnovata gratitudine del Papa per la realizzazione del progetto oggi inaugurato, un grazie che desidera estendere a tutti coloro che vi hanno collaborato.

 Vatican News

 LETTERA DEL PAPA



 

 

domenica 15 luglio 2018

STILE DELL'EDUCATORE CRISTIANO

UN MESSAGGIO PER NOI TUTTI

Il messaggio domenicale di Papa Francesco, prendendo spunto dal brano evangelico domenicale, mette in evidenza lo stile e la missione dell'evangelizzatore, ma anche dell'educatore e di ogni cristiano.
Rileggiamo le parole del Papa e riferiamole al nostro impegno educativo e associativo. Sono parole che ci aiutano a ripensare al nostro cammino e al nostro quotidiano impegno, nonché al futuro che stiamo progettando.

" .... Il Vangelo di oggi (cfr Mc 6,7-13) narra il momento in cui Gesù invia i Dodici in missione. Dopo averli chiamati per nome ad uno ad uno, «perché stessero con lui» (Mc 3,14) ascoltando le sue parole e osservando i suoi gesti di guarigione, ora li convoca di nuovo per «mandarli a due a due» (6,7) nei villaggi dove Lui stava per recarsi. E’ una sorta di “tirocinio” di quello che saranno chiamati a fare dopo la Risurrezione del Signore con la potenza dello Spirito Santo.
Il brano evangelico si sofferma sullo stile del missionario, che possiamo riassumere in due punti: la missione ha un centro; la missione ha un volto.
Il discepolo missionario ha prima di tutto un suo centro di riferimento, che è la persona di Gesù. Il racconto lo indica usando una serie di verbi che hanno Lui per soggetto – «chiamò a sé», «prese a mandarli», «dava loro potere», «ordinò», «diceva loro» (vv. 7.8.10) –, cosicché l’andare e l’operare dei Dodici appare come l’irradiarsi da un centro, il riproporsi della presenza e dell’opera di Gesù nella loro azione missionaria. Questo manifesta come gli Apostoli non abbiano niente di proprio da annunciare, né proprie capacità da dimostrare, ma parlano e agiscono in quanto “inviati”, in quanto messaggeri di Gesù.
Questo episodio evangelico riguarda anche noi, e non solo i sacerdoti, ma tutti i battezzati, chiamati a testimoniare, nei vari ambienti di vita, il Vangelo di Cristo. E anche per noi questa missione è autentica solo a partire dal suo centro immutabile che è Gesù. Non è un’iniziativa dei singoli fedeli né dei gruppi e nemmeno delle grandi aggregazioni, ma è la missione della Chiesa inseparabilmente unita al suo Signore. Nessun cristiano annuncia il Vangelo “in proprio”, ma solo inviato dalla Chiesa che ha ricevuto il mandato da Cristo stesso. È proprio il Battesimo che ci rende missionari. Un battezzato che non sente il bisogno di annunciare il Vangelo, di annunciare Gesù, non è un buon cristiano.
La seconda caratteristica dello stile del missionario è, per così dire, un volto, che consiste nella povertà dei mezzi. Il suo equipaggiamento risponde a un criterio di sobrietà. I Dodici, infatti, hanno l’ordine di «non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura» (v. 8). Il Maestro li vuole liberi e leggeri, senza appoggi e senza favori, sicuri solo dell’amore di Lui che li invia, forti solo della sua parola che vanno ad annunciare. Il bastone e i sandali sono la dotazione dei pellegrini, perché tali sono i messaggeri del regno di Dio, non manager onnipotenti, non funzionari inamovibili, non divi in tournée. ...."

Leggi: MESSAGGIO



martedì 30 ottobre 2012

EDUCAZIONE e FEDE

Sintesi della relazione tenuta  da monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo ausiliare di Roma e delegato per la Pastorale Universitaria Diocesana, in occasione del seminario di studio per i nuovi incaricati di pastorale della scuola e dell’ università, presso l’Ufficio Nazionale per l’educazione la scuola e l’università della Conferenza Episcopale Italiana sul tema  

“Far crescere la pastorale della scuola e dell’università".

"Il tema dell’educazione costituisce la sintesi delle grandi questioni della “nuova evangelizzazione” sia sul piano dottrinale che pastorale, profeticamente collocati nell’Anno della Fede. Senza la scoperta del rapporto tra Anno della Fede e nuova evangelizzazione non è possibile cogliere la novità storica del tema dell’educazione.
In altri termini esiste un rapporto intrinseco tra l’educare nella fede e la nuova evangelizzazione. La crisi del tema educativo, dopo i primi entusiasmi della fine del primo decennio del 2000, può essere identificata nella difficoltà, ancora in corso, della individuazione della portata epocale di tale rapporto, non più semplicemente di carattere logico e cronologico, prima la riscoperta della fede e poi la nuova evangelizzazione, ma di carattere eminentemente storico e teologico al punto che l’una, l’educazione nella fede, cade senza l’altra, la nuova evangelizzazione ...... "

Leggi: L'ANNO DELLA FEDE E L'EDUCAZIONE