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giovedì 14 novembre 2024

UNIVERSITA' E ANIMA

 




di Benedetta Capelli

Se c’è una parola chiave che ha attraversato il Dies Academicus, l’inizio dell’anno accademico 2024-2025 della Pontificia Università Lateranense, è “anima”. 

Un termine che per il rettore dell’ateneo, monsignor Alfonso Amarante, implica un lavorio costante di dialogo e incontro tra docenti e studenti ma anche la necessità di osare avviando percorsi virtuosi, perlustrando strade che altri non hanno percorso e che non sia solo un’occupazione di spazi. Sono tre i passi indicati, frutto anche dell’impegno di un nuovo Consiglio Superiore di Coordinamento ufficializzato solo sabato scorso, 9 novembre. 

Il primo riguarda la crescita del percorso formativo, guardando alla qualità del corpo docente che lo scorso anno contava 139 professori e 1137 studenti; a seguire la ricerca di nuove strategie di comunicazione per diffondere l’offerta della Pul infine l’elaborazione di un piano triennale che preveda l’identificazione di possibili donatori/contributori in Italia e all’estero. 

“Anima” è anche la parola che il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha sottolineato nel suo discorso declinando insieme allo stupore, alla creatività e alla libertà di pensiero. «L’università — ha affermato — è uno spazio in cui il soggetto trova le condizioni per diventare protagonista della propria storia, uno straordinario intreccio di dialogo». Anche il porporato non ha mancato di invocare un cambiamento nell’università, parlando di coraggio e di audacia che sono gli ingredienti giusti per osare e per non perdere la capacità di essere «il sale della terra e la luce del mondo». «L’università è un laboratorio di dialogo anche con Cristo ed ha bisogno di interlocutori, di maestri ispirati e di testimoni credibili». 

Il prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione ha poi voluto ringraziare Giacomo Poretti, attore comico e fortunato protagonista anche di diversi film realizzati dal trio Aldo, Giovanni e Giacomo, per la bella e intensa riflessione sull’anima che ha regalato a studenti attenti e docenti interessati alla novità di un comico che si cimenta in una sorta di Lectio Magistralis. Poretti ha attinto al suo repertorio, sintetizzando parti di uno spettacolo del 2018 intitolato Fare l’anima. E ha attinto anche alla sua vita privata raccontando della nascita del figlio Emanuele, della visita in ospedale di don Bruno, il sacerdote che lo aveva sposato. Spiazzante quella frase buttata lì dopo aver giocato con il piccolo neonato: «bene, avete fatto un corpo, ora dovete fare l’anima». 

Ma come si fa l’anima? Cosa è? Dove si trova? Quando nasce? Sono «domande bambine» ha detto don Davide Milani, officiale del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, presentando Giacomo Poretti. Domande che ognuno di noi si è posto nella vita e alla quale l’attore non offre ovviamente risposta, il suo merito è quello di mostrare la forza o meglio la debolezza di questa parola. 

Una parola, ha raccontato, che si è sedimentata nel suo cuore, generando un leggero fastidio ma anche inquietudine. «Mi ha fatto tenerezza — ha spiegato — e mi è parso che avesse il lamento doloroso dell’abbandono, che non l’avessi mai degnata di una simpatia, di un ascolto. Ho pensato alla solitudine delle parole, forse una parola deve essere frequentata, ha bisogno di cura, se non si parlano le parole vengono dimenticate e scompaiono. I dizionari possono essere allora il cimitero delle parole, pensiamo a termini come mitezza, villeggiatura, paltò, infinito, speme e appunto anima». 

Per Poretti l’uomo di oggi cerca rassicurazione in quello che vede, nella tecnologia ad esempio, nell’algoritmo che sceglie per noi, nei big data ma con l’anima bisogna fare i conti. «I preti possono scombussolarti la vita», niente di più vero, come è vero — ha continuato l’attore — che fa pensare la scelta di dedicarsi al sacerdozio. I preti per lui sono «uomini ostinati» che non hanno ceduto al fascino degli influencer, «che hanno la sfrontatezza di svegliarsi tutte le mattine e vestirsi di nero, questi poveri cristi cercano di tatuarci nel cuore qualcosa di prezioso e misterioso». Preziosa e misteriosa come l’anima.

Osservatore Romano

martedì 10 gennaio 2023

LA SAGGEZZA e L'AUDACIA

 David Sassoli è scomparso l’11 gennaio 2022. Oggi possiamo ereditare le parole e le intuizioni, l’esperienza e lo sguardo di un grande politico italiano.

David Sassoli aveva un’idea chiara dell’Italia e dell’Europa: aperte al futuro e consapevoli delle proprie imperfezioni.

«Uomini come David Sassoli conoscevano bene la responsabilità che ha l’Europa e che hanno i singoli individui di preservare i nostri diritti. E questo libro è un po’ la consapevolezza che ci lascia in eredità, e che è un bene che oggi possiamo leggerne e rileggerne.» -

“La pandemia non arretra, l’uscita dal tunnel continua ad allontanarsi e stiamo tardando a vedere i progressi di cui l’Unione ha bisogno, il progetto europeo di speranza che tutti i nostri concittadini europei stanno aspettando. Naturalmente abbiamo progetti ambiziosi per la nostra Europa, sono sul tappeto fin dall’inizio della legislatura, e li stiamo perseguendo caparbiamente, cambiando le cose, trovando un consenso tra di noi, insomma, avanzando e superando le nostre differenze. Certo, il Green Deal, la transizione digitale, un’Europa più forte e democratica, una maggiore giustizia sociale, sono progetti forti e indispensabili che l’Europa sta portando avanti, e dobbiamo riuscirci per lealtà verso i nostri concittadini.

Ma l’Europa ha anche e soprattutto bisogno di un nuovo progetto di speranza, un progetto che ci accomuni, un progetto che possa incarnare la nostra Unione, i nostri valori e la nostra civiltà, un progetto che sia ovvio per tutti gli europei e che ci permetta di unirci. Penso che questo progetto possa essere costruito intorno a tre assi forti, a un triplice desiderio di Europa che sia unanimemente condiviso da tutti gli europei: quello di un’Europa che innova, di un’Europa che protegge e di un’Europa che sia faro.” Esistono tante idee di Europa.

La raccolta dei discorsi di David Sassoli, dentro e fuori dalle istituzioni, ci indica una via: abbiamo bisogno di innovazione non solo nella tecnologia, ma nelle istituzioni, nelle politiche, nei nostri modi di agire e nei nostri stili di vita. Lo chiede la transizione ecologica. Dobbiamo ripristinare l’idea che l’Europa ci protegge: protegge i suoi confini, i suoi cittadini, agisce per la loro sicurezza, per il bene comune e per la sovranità di ciascuno dei suoi Stati membri.

Ma l’Europa deve anche ritrovare l’orgoglio del suo modello democratico. Dobbiamo desiderare che questo modello di democrazia, di libertà e di prosperità si diffonda, che attiri, che faccia sognare e non solo i nostri stessi concittadini europei, ma anche al di là delle nostre frontiere. Perché i cittadini europei sentiranno di appartenere all’Europa soltanto se il suo modello politico funge da esempio e attrae.

- La saggezza e l'audacia. Discorsi per l'Italia e per l'Europa  - di David Sassoli (Autore)  Claudio Sardo (Curatore) – Ed. Feltrinelli, 2023


 


giovedì 14 luglio 2022

SIATE AUDACI

La Vita che state vivendo vivetela in modo denso.
Perché non tornerà più.
E non abbiate paura di entusiasmarvi per le cose.
Molti di voi hanno paura.


Hanno paura che un giorno la Storia, il loro futuro possa ridacchiare sul loro presente.
Molti hanno paura di esporsi.
Per non correre il rischio di subire il contraccolpo di questa disunione tra i sogni di oggi e la realtà di domani,
preferiscono non sognare.
E questo significa dare le dimissioni dalla Vita.
Aver paura di entusiasmarsi oggi, alla vostra età,
significa suicidio.
Un giorno vi scalderete alla brace divampata
nella vostra giovinezza.
Non abbiate paura di entusiasmarvi.
C'è tantissima gente che mangia il pane bagnato col sudore
della fronte dei sognatori.
Ci sono tanti sognatori.
Meno male che c’è questa dimensione del sogno nella vita: sporgenze utopiche a cui attaccarci.
Meno male che ci sono dei pazzi da slegare, da mettere in circolazione perché vadano a parlare di grandi utopie.
Quello che è pericoloso, è che le grandi utopie
si raffreddino nel cuore dei giovani.
Io vi voglio augurare che non abbiate a perdere
la dimensione della quotidianità e del sogno.
Scavate sotto il vostro lettuccio e troverete il tesoro.
NON SIETE INUTILI, SIETE IRRIPETIBILI
Don Tonino Bello