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domenica 1 marzo 2026

MARIA BADALONI E L'AIMC

 


Maria Badaloni: la visione fondativa dell’AIMC, 
tra memoria e futuro"

Report del Convegno  dell'AIMC Sicilia



-di Maria Torrisi*


Si è svolto ieri 28 febbraio 2026, presso la prestigiosa Aula Magna del Rettorato dell'Università di Catania, il convegno di Studi dedicato alla figura di Maria Badaloni, - fondatrice e dirigente della Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) insieme a Carlo Carretto, - organizzato da AIMC Provincia di Catania, con le sezioni di Catania, Acireale, Giarre, Grammichele, in collaborazione con l’AIMC Nazionale, l’Università di Catania, la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione “Ilaria e Lucia” e la Fondazione Onlus AIMC.

Il convegno ha offerto un’articolata riflessione sulla sua eredità culturale, pedagogica e istituzionale, mettendo in dialogo memoria storica e prospettiva futura nella missione dell’AIMC.

I lavori sono stati aperti dalla presidente provinciale, Zina Bianca, con i saluti istituzionali e la lettura dei messaggi di Mons. Calogero Peri, Vescovo di Caltagirone e di Mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania. È stato espresso apprezzamento per la collaborazione tra le realtà territoriali e per la sede accademica di svolgimento del convegno, segno di un’associazione capace di abitare i luoghi del pensiero e del confronto culturale.

La presidente AIMC Nazione Esther Flocco, nel suo intervento “Custodire per innovare: la visione di Maria Badaloni nella missione dell’AIMC”, ha sviluppato il tema del binomio custodire–innovare come chiave interpretativa dell’intero convegno. Custodire non significa conservare in modo statico, ma esercitare un atto di fedeltà e discernimento, innovare non vuol dire inseguire metodologie superficiali, ma rinnovare atteggiamento pedagogico e competenza professionale per rispondere ai mutamenti del tempo.

Solo una memoria viva può generare futuro. L’eredità di Badaloni è stata descritta come patrimonio non solo dell’AIMC, ma dell’intera nazione, una proposta culturale e civile che continua a interrogare la scuola di oggi. L’associazione è stata definita comunità di ricerca, laboratorio di pensiero e comunità di responsabilità, chiamata a presidiare la formazione e a promuovere una cultura che metta al centro la persona e la crescita integrale.

 

Mirzia Bianca, Prof.ssa ordinaria di Diritto civile e di Diritto di Famiglia della Sapienza, Università di Roma, con il suo intervento “Maria Pia Badaloni: la dignità della missione del docente e l’educazione all’universalità dei diritti umani”, ha messo al centro la figura dell’insegnante. Per la Badaloni, ha ricordato Mirzia Bianca, la funzione del docente era “la più grande cosa nell’ordine della Provvidenza”. Tale citazione pronunciata nel contesto della Camera dei deputati, da Maria Badaloni, intende esprimere il valore sociale e morale della funzione docente, una vocazione che unisce responsabilità educativa e impegno civile.

L’educazione primaria è stata presentata come fondamento dell’emancipazione democratica, perché alfabetizzazione e diritti sono inseparabili. È stato evidenziato il contributo di Badaloni nell’attuazione dei principi della Costituzione della Repubblica Italiana, in particolare dell’articolo 34, sancendo il diritto all’istruzione come strumento per rendere effettiva la dignità della persona e l’universalità dei diritti umani. La riflessione ha toccato anche le sfide attuali, tra cui l’educazione ai sentimenti per contrastare la violenza di genere, l’educazione digitale come accompagnamento critico e responsabile all’uso delle tecnologie e la formazione di cittadini consapevoli e costruttori di democrazia.

 

Arianna Rotondo, Prof.ssa associata di Storia del cristianesimo e delle chiese presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, con l’intervento “Oltre le dicotomie: cristianesimo e impegno politico nel progetto educativo di Maria Badaloni”, ha approfondito la radice teologica della visione badaloniana. La fede, ha sottolineato, non si trasforma in un programma politico, ma offre criteri di giudizio per abitare responsabilmente la storia. Il riferimento al Concilio Vaticano II ha mostrato come la Chiesa viva una tensione dinamica tra tradizione e rinnovamento.

Il laico cristiano non è figura di secondo ordine né può rifugiarsi in principi astratti: è chiamato a confrontarsi con le strutture sociali e politiche. È stato richiamato l’umanesimo di Jacques Maritain, secondo cui la fede non fornisce soluzioni precostituite, ma orienta l’agire nella libertà e nella responsabilità. La pedagogia di Badaloni è stata così presentata come cristiana e insieme aperta al pluralismo, emancipatrice sul piano del ruolo del docente e liberatrice sul piano culturale.

 

L' On. Giovanni Burtone, nel suo intervento “L’articolo 34 della Costituzione è stato il vero motore della crescita del Paese: l’impegno parlamentare di Maria Badaloni”, ha evidenziato il contributo parlamentare di Maria Badaloni alla costruzione della scuola repubblicana. In un Paese segnato dall’analfabetismo e dalla mancanza di strutture scolastiche, l’impegno politico di Badaloni si è intrecciato con la sua identità di insegnante. La scuola è stata il vero motore della crescita democratica ed economica dell’Italia.

Il parallelo con Tina Anselmi ha messo in luce il ruolo delle donne nella costruzione della Repubblica, una presenza radicata in una visione morale e civile capace di incidere nella storia.

Giuseppe Desideri, Presidente della Fondazione AIMC, con l’intervento “AIMC e Scuola della Repubblica, due storie intrecciate”, ha offerto una ricostruzione storica puntuale. L’AIMC è stata protagonista nella scuola popolare del dopoguerra, contribuendo alla lotta contro l’analfabetismo e promuovendo una visione inclusiva dell’istruzione.

Le principali riforme, dalla scuola media unica del 1962 all’inserimento degli alunni con disabilità (L. 118/1971), fino al tempo pieno (L. 820/1971), hanno visto l’associazione come luogo di elaborazione pedagogica e culturale. Le politiche scolastiche, in più occasioni, maturavano nel confronto interno all’AIMC, segno della significativa incidenza nella vita istituzionale del Paese.

 

Il Vescovo Raspanti ha invitato a riflettere sul presente: la società è cambiata e, sebbene oggi non si tratti di ricostruire il Paese come nel dopoguerra, emerge una necessità di visione che sembra mancare. Le analisi della realtà attuale ci sono, ma non si vede una direzione chiara, e siamo un po’ “nel guado”.

Raspanti ha ricordato le radici storiche: all’indomani della guerra non c’erano scuole né insegnanti, e furono donne, suore e istituti come il Sacro Cuore a rispondere con due grandi direttive: aiutare i poveri ed educare. La Chiesa, allora come oggi, ha avuto a cuore la scuola, e la visione di Badaloni ci invita a iniziare a formare oggi quella stessa capacità di orientamento e responsabilità.

 

I momenti finali del convegno hanno celebrato la memoria vivente dell’AIMC: la premiazione di Cecilia Maria Belfiore, socia storica, per lunghi anni presidente della sezione AIMC di Giarre e per due mandati Presidente AIMC Regione Sicilia, la cui narrazione ha incantato ed emozionato la platea, con il suo stile elegante, eloquente ed accattivante, rappresenta un modello esemplare di fedeltà e dedizione all'associazione.

L'altra testimonianza video di Giovanni Perrone, Consigliere Speciale dell’Unione Mondiale Insegnanti Cattolici - UMEC-WUCT, altro socio di lunga appartenenza, già presidente AIMC Regione Sicilia per tantissimi anni fino al 2013, ha espresso  la sua gratitudine all'associazione rimarcando la feconda traccia lasciata nel tempo dall'associazione nelle persone, nella scuola e nella società italiana, augurando un cammino di speranza all'insegna della ricerca, del dialogo, della valorizzazione, facendo interagire memoria e futuro, per essere “pellegrini di speranza", in un mondo che cambia rapidamente. Umiltà, competenza, relazionalità positiva, spirito di servizio e gioiosa operosità, comunità sono tratti caratteristici di un’associazione in cammino.

In chiusura, la Presidente AIMC Regione Sicilia, Marina Ciurcina, ha salutato i presenti, rivolgendo i complimenti per l’iniziativa promossa, e sottolineando il ruolo delle scuole come spazi di crescita e partecipazione.

A conclusione del convegno, sono stati premiati studenti e intere classi di scuole della provincia che si sono distinti nella partecipazione a iniziative promosse nelle diverse sezioni territoriali, testimoniando l’impegno e la creatività delle nuove generazioni. Un traguardo che porta anche la firma discreta ma decisiva dei docenti, che con passione, dedizione e cura guidano i ragazzi a scoprire e valorizzare i propri talenti; dei Dirigenti “visionari”, capaci di guardare oltre l’ordinario e di credere nella formazione come investimento sul futuro, aprendosi con fiducia alle proposte educative – come quelle dell’AIMC – e dei presidenti e soci delle realtà presenti in tutto il territorio nazionale, che con generosità e spirito di servizio fanno da raccordo tra le comunità locali e gli indirizzi nazionali, costruendo reti e opportunità per una scuola viva e partecipata, sempre orientata al bisogno primario del benessere degli studenti, fondamento autentico di ogni efficace percorso educativo.

Un sentito ringraziamento alla nostra straordinaria Presidente  Zina Bianca, cuore pulsante e mente creativa e organizzativa dell’intero iter del convegno: un instancabile vulcano di idee e progetti che prendono forma in risultati sempre impeccabili!

*Presidente AIMC - sezione di Giarre

 


venerdì 20 febbraio 2026

LE NUOVE INDICAZIONI NAZIONALI

 


LE NUOVE INDICAZIONI

 NAZIONALI


TRA CENTRALITÀ 

DELLA PERSONA, 

RUOLO DEL MAGISTER

 E TRASFORMAZIONI

 TECNOLOGICHE

-


di Maria Torrisi*


Premessa
Queste riflessioni prendono spunto dal Convegno nazionale “Ripensare la Scuola: visioni, sfide e prospettive”, del 7 febbraio scorso, svoltosi a Roma, presso la sede nazionale dell' AIMC, e rappresentano una lettura interpretativa personale dei principali temi emersi, con riferimento alle Nuove Indicazioni Nazionali 2025, alla centralità della persona, al ruolo del Magister e alle sfide etiche poste dalle tecnologie.

 La persona al centro: una cornice antropologica per l’educazione
L'intervento a cura di Ester Flocco, presidente nazionale AIMC, ha posto al centro la questione della persona come fondamento dell’educazione. Nei riferimenti della presidente Flocco è possibile riconoscere la visione cristiana/cattolica della persona: un essere dotato di dignità inalienabile, chiamato a essere educato con il cuore, non come oggetto di istruzione ma come soggetto di cura e crescita. La persona, in questa prospettiva, non è un individuo isolato, ma una realtà relazionale che si realizza nella comunità, nella responsabilità verso gli altri e nel rispetto della propria libertà.
Questa cornice antropologica risulta particolarmente significativa perché orienta tutte le successive riflessioni: dalle Indicazioni Nazionali 2025 alla figura del docente come Magister, fino all’uso critico delle tecnologie. La scuola non è semplicemente un luogo di trasmissione di contenuti, ma una comunità educante chiamata a formare persone libere, responsabili e partecipi, secondo una visione che richiama il valore dell’ “educare con il cuore”.

 Le Nuove Indicazioni Nazionali 2025: tra critica e opportunità
Le Nuove Indicazioni Nazionali 2025 hanno suscitato un dibattito intenso, caratterizzato da posizioni di sostegno e da critiche di diversa matrice politica. Il confronto, tuttavia, deve essere condotto con rigore e senza riduzioni ideologiche, poiché la scuola deve mantenere la propria neutralità, evitando che orientamenti politici inficino la libertà e la professionalità dell’insegnamento. La neutralità non significa indifferenza, bensì apertura alla pluralità, rispetto della libertà di coscienza, fedeltà alla Costituzione e responsabilità educativa, in coerenza con la visione di scuola democratica delineata da Dewey, richiamato più volte nel Convegno come riferimento imprescindibile per un’educazione che formi cittadini attivi e partecipi.
Se è vero, come sostiene John Dewey, che l’apprendimento autentico nasce dall’esperienza e dalla partecipazione attiva dello studente, è altrettanto vero che l’esperienza non è mai improvvisazione né spontaneismo privo di direzione. Per Dewey, infatti, l’esperienza educativa è tale solo quando è intenzionalmente progettata, guidata e resa significativa dal docente. In questa cornice, i contenuti non rappresentano un vincolo rigido o un ritorno a un modello trasmissivo, ma possono costituire una struttura di riferimento entro cui organizzare esperienze formative coerenti e progressivamente articolate.

Le critiche rivolte ai “contenuti” delle Indicazioni 2025 rischiano, talvolta, di sovrapporre il piano prescrittivo a quello orientativo. Se interpretati in modo flessibile, tali contenuti possono fungere da bussola culturale e professionale, soprattutto in un contesto in cui molti docenti provengono da percorsi non tradizionali, con solide competenze disciplinari ma senza un’adeguata formazione pedagogica e psicologica. In questi casi, l’indicazione di nuclei tematici e riferimenti culturali condivisi non limita la libertà d’insegnamento, bensì sostiene la costruzione di una professionalità docente ancora in fase di consolidamento, senza sostituirsi alla libertà progettuale dell’insegnante.

La libertà progettuale.

In una scuola democratica, coerente con la visione deweyana, la libertà progettuale non coincide con l’assenza di riferimenti, ma con la capacità critica di interpretarli. I contenuti suggeriti possono allora diventare strumenti per costruire esperienze significative, promuovere il pensiero riflessivo e formare cittadini attivi e consapevoli, in fedeltà alla Costituzione e nel rispetto della pluralità.
Tuttavia, come osservato dal prof. Petracca, permane una preoccupazione diffusa: la possibilità che i contenuti suggeriti dalle Indicazioni possano diventare, de facto, criteri di valutazione anche nelle prove INVALSI, trasformandosi in una sorta di cartina di tornasole. Questo timore richiede una vigilanza pedagogica, perché le prove standardizzate non possono e non devono diventare strumenti di riduzione della complessità educativa e del valore formativo dei processi scolastici.
Il Magister e la relazione educativa: autorità, guida e cura.
Un aspetto particolarmente discusso nelle Indicazioni riguarda il modello del Magister, spesso criticato come asimmetrico rispetto al rapporto maestro-alunno e percepito come sinonimo di autorità tout-court. Tale critica invoca un modello di insegnamento in cui il processo di apprendimento si svolge in parallelo e in simmetria, negando qualsiasi forma di guida o di autorevolezza. Tuttavia, la figura del docente non può essere ridotta a una presenza neutra o esclusivamente “facilitatrice”: l’educazione, per sua natura, richiede guida, orientamento e cura.
La persona non è solo un soggetto cognitivo: essa è un insieme di dimensioni – affettiva, sociale, culturale, spirituale – che richiedono un’educazione integrale. La scuola deve dunque considerare l’alunno nella sua interezza, riconoscendo che l’apprendimento si costruisce nella relazione, nella cura, nella motivazione e nel senso di appartenenza. Questa prospettiva richiede una visione dell’insegnante come figura capace di orientare e accompagnare, ma anche di rispettare la libertà e la dignità dell’alunno.

L’autorità educativa, intesa in senso autentico, non coincide con il potere, ma con la capacità di orientare il percorso dell’alunno, di sostenerne la crescita e di tutelarne il benessere. Questa necessità è rafforzata anche dalla contingenza attuale, in cui episodi di aggressione nei confronti dei docenti testimoniano la fragilità del rapporto educativo e la necessità di riconoscere un ruolo di autorevolezza professionale. Maria Montessori descriveva il ruolo del docente come una presenza che sta accanto all’alunno: non davanti, per dirigere ogni passo, né dietro, per controllare o correggere, ma al fianco, in un atteggiamento di attenta osservazione e accompagnamento. Il docente guida il processo di apprendimento creando le condizioni perché l’alunno possa sviluppare in modo autonomo le proprie capacità. L’immagine del pastore, richiamata anche nel messaggio evangelico, diventa così metafora di una relazione educativa fondata sulla responsabilità, sulla fiducia e sul rispetto dei tempi e dei percorsi individuali. È opportuno sottolineare, come evidenziato dal prof. Magni, che il Magister non deve essere inteso come autorità nel senso stretto del termine, ma come figura di guida educativa che unisce autorevolezza e rispetto della persona, in una relazione di accompagnamento. Inoltre, Magni ha ribadito che, nonostante la prescrittività delle Indicazioni, la differenza la possono fare i docenti, grazie alla libertà di insegnamento e all’autonomia scolastica, confermando la centralità della professionalità docente.

Contenuti, educazione e prosocialità: il valore della relazione e dell’Altro
La riflessione sulla persona conduce a interrogarsi sul rapporto tra istruzione ed educazione. Come ricordato da Aldo Agazzi, ha affermato il prof. Petracca, non esiste istruzione senza educazione: l’apprendimento non può essere disgiunto dalla formazione della persona. Anche Edgar Morin insiste su un insegnamento “educativo”, che non si limiti a trasmettere conoscenze, ma che orienti il soggetto nella complessità della realtà. In questa prospettiva, i contenuti non sono neutrali: la selezione dei contenuti più significativi assume un valore educativo fondamentale, poiché è attraverso di essi che si costruisce la formazione della persona e si promuove la prosocialità.

La prosocialità

Nel suo intervento, il prof. Petracca ha posto l’accento sull’importanza della prosocialità e della relazione con l’Altro, inteso come dimensione relazionale che include persone, comunità e realtà circostante. Questo richiamo trova risonanza nel pensiero di Hannah Arendt, per la quale la persona non “esiste” nel senso dell’individualità isolata, ma “consiste” nella pluralità e nella relazione con gli altri. Bauman, infatti, evidenzia come la retrotopia – la tendenza a rifugiarsi nel passato di fronte a un futuro incerto – possa ridurre la speranza sociale a una dimensione individuale, accentuando l’isolamento e la perdita di comunità. In questa prospettiva, l’educazione deve recuperare un respiro etico e comunitario, selezionando contenuti di pregnanza formativa e promuovendo relazioni autentiche.
Il comportamento sociale, infatti, non può essere semplicemente valutato: va prima promosso, favorendo pratiche di cooperazione, tutoring, comunità educante e relazioni di cura. In una società disorientata, la scuola deve essere luogo di promozione della democrazia e di rispetto della diversità, senza annullare l’unicità dell’altro. Accogliere l’ “Altro” richiede un sacrificio di sé, una capacità di uscire dalla propria prospettiva e di riconoscere la differenza come risorsa. Il principio di prospettiva di Bruner, così come la pedagogia del confronto, possono contribuire a sviluppare una cultura dell’inclusione e del consenso, fondata su valori comuni e sul rispetto della pluralità.

 Tecnologie e Intelligenza Artificiale: priorità etica e responsabilità educativa.
Un ulteriore ambito di riflessione riguarda il ruolo delle nuove tecnologie digitali e dell’Intelligenza Artificiale nella scuola. Le tecnologie non possono essere considerate un semplice strumento accessorio, poiché costituiscono un ambiente culturale in cui studenti e adulti sono immersi. In tale prospettiva, risulta contraddittorio chiedere ai giovani di rinunciare o di limitare strumenti di cui gli adulti stessi non possono fare a meno.

Tuttavia, l’uso scolastico delle tecnologie non può essere accettato acriticamente. Il dibattito emerso nel Convegno ha sottolineato come la priorità debba essere etica: la tutela della privacy, la trasparenza degli algoritmi, la gestione dei dati personali e il rischio di disuguaglianze nell’accesso e nell’uso consapevole delle tecnologie sono questioni decisive. L’Intelligenza Artificiale può amplificare asimmetrie tra chi possiede competenze critiche e chi ne fa un uso passivo, generando nuove forme di disuguaglianza educativa. Pertanto, è necessaria un’educazione digitale che non si limiti alla padronanza operativa, ma promuova una alfabetizzazione critica e responsabile.
In questo contesto, la tecnologia non deve sostituire il docente né diventare una scorciatoia per l’apprendimento, ma essere integrata in un progetto educativo più ampio. Il docente, come Magister, ha il compito di mediare culturalmente e eticamente l’uso delle tecnologie, aiutando gli studenti a interrogarsi sui limiti, sui rischi e sul significato dell’innovazione. Solo così la tecnologia può diventare occasione di cittadinanza, consapevolezza e cura dell’altro, anziché fattore di isolamento o di frammentazione.

Conclusione
Nel complesso, la riflessione sulle Nuove Indicazioni Nazionali 2025 conferma che la scuola non può essere ridotta a un luogo di trasmissione di contenuti né a un laboratorio di metodi. La sfida consiste nel mantenere un equilibrio tra “cosa” e “come”, tra conoscenze e competenze, tra autonomia professionale e responsabilità educativa. Le Indicazioni possono offrire un quadro di riferimento utile, soprattutto in una fase di cambiamento e di rinnovamento delle professionalità, ma è il docente che, attraverso l’analisi dei bisogni degli alunni e il progetto educativo della classe, deve fare la differenza

La qualità dell’azione educativa dipende dalla capacità della scuola di esercitare la propria Autonomia e di progettare in modo consapevole il Curricolo d’Istituto.
La centralità della persona, la responsabilità etica e la cura della relazione educativa costituiscono la base su cui costruire una scuola capace di rispondere alle sfide contemporanee. Per rendere operativa questa prospettiva, è necessario rafforzare i Patti di comunità, promuovendo un’alleanza stabile tra scuola, associazioni, enti e territorio, con l’unico obiettivo del benessere degli alunni. Solo attraverso una comunità educante autentica la scuola potrà davvero “ripensare” se stessa, non come ripetizione del passato, ma come progetto di futuro.


*Presidente AIMC - sezione di Giarre

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domenica 20 luglio 2025

IL MAGISTER

 


Al via il Convegno Nazionale AIMC  

sulla figura del Magister!

 

-      - di Maria Torrisi*

-        Condivido un mio breve sunto degli interventi nel Convegno AIMC sulla figura del Magister (in svolgimento a Termoli),  che ho trovato particolarmente interessanti e stimolanti. 

Un'attenzione particolare, però, vorrei dedicarla alla relazione della prof.ssa Loredana Perla, che ha offerto una visione particolarmente coinvolgente e profonda sulla figura del Magister, tracciando il percorso che ha portato ad una "evanescenza" del maestro e indicando i modelli a cui ispirarsi per rilanciarne la figura nel suo significato e valore di guida, testimone, educatore.

Rivalutare la figura del Magister nella scuola di oggi, alla luce della crisi sociale ed educativa contemporanea, una crisi che coinvolge non solo la scuola ma l’intero sistema di relazioni che dovrebbe sostenerla, a partire dal rapporto con le famiglie, è di fondamentale importanza. La diffusa conflittualità che vige tra scuola e genitori non fa altro che impoverire il processo formativo, alimentando una contrapposizione sterile anziché creare una collaborazione fruttuosa, tra "alleati" educativi, per garantire ai ragazzi una formazione completa, radicata nei valori e aperta al futuro.

Al centro di questa crisi c’è un fenomeno che potremmo definire come "adombramento del Magister", ovvero il progressivo oscuramento della figura autorevole e formativa del docente, ridotto talvolta a mero esecutore tecnico di programmi. È necessario allora recuperare la centralità del maestro, riscoprendo non solo il suo ruolo nella trasmissione del sapere, ma la sua funzione etica e culturale, quella di guida, di testimone, di compagno esigente e amabile nel cammino della crescita. Come sosteneva John Dewey, il docente è chiamato a essere "leadership intellettuale", capace non solo di trasmettere contenuti, ma di interpretare e vivificare il sapere, rendendolo strumento di crescita, di consapevolezza, di libertà.

In questo senso si inserisce anche il pensiero di Hannah Arendt, che sottolineava come il compito dell’educatore sia quello di introdurre il nuovo nato nel mondo, ovvero trasmettere il sapere per renderlo patrimonio personale e condiviso, fondamento di responsabilità verso il futuro.

Il docente deve essere mediatore culturale, capace di accendere la passione per il sapere, di farlo amare, di educare alla bellezza del pensiero.

Alla luce dei principi evangelici, il Magister è colui che educa con autorevolezza, ma anche con dolcezza e dedizione.

Sant’Agostino pregava: “Insegnami la dolcezza”, un’esortazione valida ancora oggi per chi esercita il compito dell’insegnare. L’autorevolezza non è mai autoritarismo, bensì cura, empatia, responsabilità verso il singolo. Il vero maestro non educa masse indistinte, ma guarda il volto, chiama per nome, si prende cura dell’animo dell’allievo, come di quello delle famiglie.

A tal proposito è fondamentale richiamare l’insegnamento di Don Lorenzo Milani, che ha saputo incarnare una scuola centrata sulla persona, sull’ascolto della sua unicità, sulla responsabilità educativa verso gli ultimi.

Per Don Milani, il maestro non è un semplice trasmettitore, ma colui che “si fa carico” del destino del suo allievo, credendo nelle sue potenzialità anche quando sono nascoste o negate.

L’ "asimmetria" tra maestro e discente, troppo spesso messa in discussione dalle ideologie antiautoritarie del Novecento, non è un ostacolo ma una risorsa educativa. Il maestro è chiamato a una posizione temporaneamente superiore, non per dominare, ma per servire con maggiore responsabilità la crescita dell’altro. In questa asimmetria educativa risiede il senso autentico dell’ "autoritas", che non si oppone alla dolcezza e all’ascolto, ma li presuppone.

Come afferma Ivan Dionigi nel suo libro Magister, "la crisi del maestro è il problema", e da lì occorre ripartire. Anche Mario Lodi e Ermanno Olmi hanno riflettuto sulla necessità di rivalutare il Magister come figura culturale e morale, guida nel cammino formativo e spirituale.

Rivalutare il Magis del Magister significa allora "ripercorrere un cammino" che restituisca al docente la sua dignità, la sua funzione di guida e ispirazione, riconoscendo che senza maestri non si cresce, e che ogni scuola, per essere viva, ha bisogno di adulti capaci di credere in ciò che insegnano e di insegnare ciò in cui credono.

Citando anche la Presidente Nazionale AIMC Esther Flocco: "Non esiste qualità educativa senza qualità del docente", - non solo in termini di competenza tecnica, ma di passione, umanità, e capacità di - "essere testimoni di valori."

Alla fine dell’ascolto, mi porto dentro una rinnovata consapevolezza: quella che il vero Magister lascia un’impronta che va oltre le lezioni, perché educa alla vita, al pensiero, alla responsabilità.

In un tempo in cui tutto sembra semplificabile in schemi, procedure, ricette educative “perfette”, ci accorgiamo invece che ciò di cui abbiamo davvero bisogno non sono programmi impeccabili, né metodi infallibili, ma presenze autentiche.

Abbiamo bisogno di adulti che sappiano esserci, con sapienza e passione, che illuminino la strada con la loro coerenza, la loro dedizione, il loro sguardo capace di vedere il seme nascosto in ogni allievo.

Il Magister è quella lanterna silenziosa che accompagna, quella voce che non impone ma guida, quella mano che non trattiene ma sostiene.

E forse proprio ora, in un tempo fragile e confuso, tornare a credere nei maestri è un atto radicale di fiducia nel futuro.

Perché ciò che resta, alla fine, non è la lezione più brillante, ma la relazione che accende, il gesto che cura, l’incontro che cambia. Un incontro con Maestri veri che insegnano con l'anima e lasciano tracce nel cuore!

 

*presidente AIMC - sezione di Giarre

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