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venerdì 23 maggio 2025

SCUOLA 2025-26


 Scuola, 

il Senato approva 

le nuove misure 

per l'anno 2025-26.


Valditara "Stop ai diplomifici"

 

LaPresse

 "Proseguiamo il nostro impegno per innalzare la qualità del sistema scolastico", dichiara il ministro dell'Istruzione

Con 88 voti favorevoli, 55 contrari e un astenuto, l'Aula del Senato ha confermato la fiducia posta dal governo sul decreto contenente "disposizioni urgenti per l'attuazione del Pnrr e l'avvio dell'anno scolastico 2025-2026". Il provvedimento passa ora alla Camera per la seconda lettura.

"Con le misure approvate, frutto anche della proficua collaborazione con la maggioranza parlamentare, proseguiamo il nostro impegno per innalzare la qualità del sistema scolastico -afferma il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara -. Facciamo rispettare la legalità, stroncando il fenomeno dei diplomifici, sosteniamo le famiglie in difficoltà, incrementando le risorse per l'acquisto dei libri di testo, favoriamo l'internazionalizzazione degli ITS, rendiamo giustizia alle legittime aspettative degli idonei nei concorsi per docenti, estendiamo la carta docenti ai supplenti fino al 31 agosto, incrementiamo la retribuzione di risultato dei dirigenti scolastici, liberiamo risorse per gli Enti locali al fine di reinvestirle in scuole più sicure".

"Destiniamo ulteriori risorse alla sicurezza degli edifici scolastici, investiamo negli asili nido. Tutte misure di una strategia riformatrice che ha al centro i nostri ragazzi e quanti lavorano per loro", aggiunge.

Il provvedimento prevede, tra le sue misure più significative, interventi volti a contrastare il fenomeno dei diplomifici. Nello specifico, introduce limiti più stringenti per l'attivazione delle classi terminali collaterali, vieta di sostenere, nello stesso anno, due differenti esami anche in istituti di tipo diverso e dispone l'obbligo, per tutte le scuole statali e paritarie, di adottare la pagella elettronica, il registro online e il protocollo informatico. 

Si disciplina inoltre il completamento della riforma degli istituti tecnici, con l'introduzione di un nuovo assetto ordinamentale sensibile alle trasformazioni economiche e sociali del Paese: l'intervento consolida il legame tra scuola e territorio, promuove l'innovazione e l'internazionalizzazione, e rafforza la continuità con i percorsi dell'istruzione terziaria tecnologica.

Viene, inoltre, completata la revisione del sistema di reclutamento dei docenti, con l'ampliamento delle graduatorie agli idonei, l'introduzione di nuovi elenchi regionali sempre a beneficio degli idonei, l'accelerazione delle nomine in ruolo e la valorizzazione di categorie finora escluse, come gli idonei del concorso ''Straordinario 2020'' e quelli del concorso di Educazione motoria. 

Il provvedimento introduce poi due importanti misure a favore dei dirigenti scolastici: un incremento del Fondo Unico Nazionale (Fun) pari a 12 milioni di euro in due anni e, per l'anno scolastico 2025/2026, una mobilità straordinaria che consente di coprire fino al 100% dei posti vacanti su base regionale, fatta salva la quota riservata al concorso in atto, offrendo così maggiori opportunità a chi è in servizio da anni.

Si stanziano 820 milioni di euro per l'attuazione del Piano asili nido, che è stato già avviato dal Ministero, destinato ai Comuni con livelli di copertura del servizio inferiori alla media nazionale del 33% nella fascia 0-2 anni, per garantire una maggiore equità territoriale e sostenere la conciliazione tra tempi di vita e lavoro. Si prevede, inoltre, l'incremento delle risorse destinate alla fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo per gli studenti in difficoltà economica e si proroga l'utilizzo delle graduatorie comunali per le supplenze nelle scuole dell'infanzia paritarie.

Il decreto interviene anche sul fronte delle dipendenze e del disagio giovanile, con l'assegnazione al ministero dell'Istruzione e del Merito di un milione di euro, da destinare alla formazione dei docenti, e autorizza lo svolgimento su base regionale del concorso per 101 funzionari degli Uffici Scolastici Regionali. Particolare attenzione è riservata agli Its Academy, per i quali viene allineato al livello universitario sia il trattamento fiscale delle borse di studio, che saranno da oggi in poi esenti da tassazione con conseguente aumento di valore pro capite per gli studenti, sia il riconoscimento dei titoli e dei percorsi formativi svolti all'estero.

In sede di conversione, il testo si è arricchito anche con misure, scaturite da un proficuo confronto con Anci, volte a favorire l'attuazione degli interventi di edilizia scolastica, attraverso l'utilizzo dei ribassi d'asta e la semplificazione di varie procedure, tra cui quelle in tema di varianti, nonché agevolando gli interventi in materia di Dnsh e incrementando il fondo di 20 milioni in due anni per le esigenze straordinarie sempre in tema di edilizia scolastica. Infine, con un emendamento proposto dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, viene riconosciuta, già per quest'anno scolastico, la carta del docente anche ai supplenti su posto vacante e disponibile.

 

RAI NEWS

 

sabato 15 ottobre 2022

LA LEZIONE E LA PROMESSA

 

- di DANILO PAOLINI

  

Più che un intervento di circostanza per salutare l’avvio della nuova legislatura, Liliana Segre ha tenuto a Palazzo Madama una lezione di storia patria e di amor patrio.

Dove Patria si può scrivere, senza dubbio, con la maiuscola. Ha volato alto, ma non troppo da risultare irraggiungibile, la senatrice a vita, splendida novantaduenne con un passato all’inferno di Auschwitz e ritorno. Ha volato infatti all’altezza dei cuori dei senatori di ogni gruppo politico e di tutti gli italiani, forse ormai stanchi di un Paese eternamente diviso da una sorta di guerra civile ideologica (solo a parole, per fortuna) e sicuramente preoccupati, tanto, per le bollette sempre più care, per il Covid che tarda a scomparire, per le disuguaglianze sociali ed economiche che crescono, per una guerra (questa invece con bombe e morti, purtroppo) nel cuore d’Europa, per i troppi diritti ancora negati.

È riuscita a tenere insieme tutto questo e altro ancora, la senatrice Segre, parlando all’anima profonda di questo Paese. Non a caso ha esordito con un saluto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, colui che ha tenuto sempre saldo il timone delle istituzioni in questi anni di burrasca, e un pensiero a papa Francesco, guida spirituale e morale non solo per i cattolici. È stata una boccata d’aria fresca, mentre nello stesso Senato e alla Camera riprendeva il consueto tira-e-molla della politica nostrana, sentir ripercorrere da lei il romanzo – a tratti tragico, a tratti eroico – della Nazione.

Chi altri, per autorevolezza e storia personale, poteva ricordare con rigore e semplicità, nella più alta sede della nostra democrazia parlamentare, che tra pochi giorni ricorrerà il centenario della marcia su Roma, se non la donna che da bambina di appena 11 anni fu trascinata via dal suo banco di scuola, «sconsolata e smarrita », a causa delle sciagurate, disumane leggi razziali volute dal regime fascista nato proprio da quella marcia?

È il passato che si fa memoria, che non deve tornare ma non deve nemmeno essere usato come un’arma nei confronti dell’avversario politico. Perché l’Italia di oggi è una democrazia, il 25 settembre «il popolo ha deciso» e «la maggioranza uscita dalle urne ha il diritto-dovere di governare», mentre «le minoranze hanno il compito altrettanto fondamentale di fare opposizione». Una “norma-lità” preziosa, che spesso tuttavia si è data per scontata o è stata nascosta da cortine di fumo partitico, da giochi di palazzo. Questa “normalità” – ha ricordato Segre – per la quale c’è chi è stato ucciso, come Giacomo Matteotti, ci è garantita dalla Costituzione della Repubblica che «come dice Piero Calamandrei è non un pezzo di carta, ma il testamento di 100.000 morti caduti nella lunga lotta per la libertà». Applausi convinti e numerosi sono risuonati nell’Aula per questo e per molti altri passaggi del discorso. Una lezione, si diceva. Ma anche un raro esempio di quel patriottismo repubblicano che la nostra democrazia ha respirato troppo poco. Un patriottismo che considera naturale e mai “divisivo” festeggiare, tutti, la Liberazione il 25 Aprile, il Lavoro il Primo Maggio, la Repubblica il 2 Giugno. Occorreva dirlo e forse mai è stato detto così chiaramente, serenamente e in un’occasione tanto solenne.

Subito dopo la dialettica parlamentare, non senza scossoni all’interno della maggioranza e delle opposizioni, ha emesso il suo primo verdetto: Ignazio La Russa è il nuovo presidente del Senato. Tra quegli applausi convinti e numerosi a Liliana Segre c’era anche il suo, quello di un uomo che ha sempre militato a destra – nel Msi, poi in An, brevemente nel Pdl e infine in Fdi – e che oggi si trova a ricoprire la seconda carica dello Stato. Agli applausi ha poi aggiunto il suo personale omaggio a Segre, un mazzo di rose bianche. Ma soprattutto, La Russa ha dato probabilmente la migliore definizione della collega: «Non Presidente provvisoria, ma Presidente morale» del Senato. Nel suo discorso non ha lasciato cadere il testimone che gli era stato appena passato. Ha omaggiato tra gli altri Sandro Pertini, il Presidente partigiano, ha ricordato i giovani di ogni colore morti a causa della violenza politica sul finire degli anni 70. E non ha evitato il riferimento alle feste nazionali da celebrare «da tutti». Anzi – ha proseguito, rispolverando un “classico” della sua parte politica – si potrebbe festeggiare anche «la nascita del Regno d’Italia», il 17 marzo del 1861. Non sarebbe uno scandalo: nel 2011, in occasione dei 150 anni, fu festa nazionale. Certo, è una data che parla di unità. Ma, più delle feste, a questo Paese è mancata troppo spesso proprio l’unità. L’occasione intravista al Senato, perciò, non va sprecata.

 www.avvenire.it

 

giovedì 28 maggio 2015

A PROPOSITO DI BUONA SCUOLA - LE PROPOSTE dell'AIMC

Audizione di mercoledì 27 maggio 2015
PRESSO UFFICI DI PRESIDENZA CONGIUNTI
VII COMMISSIONE (Istruzione) SENATO
VII COMMISSIONE (Istruzione) CAMERA DEI DEPUTATI

Onorevoli Presidenti,
senatrici e senatori della VII Commissione,
un particolare ringraziamento per questa occasione che ci viene offerta per presentare le ns. riflessioni sul disegno di legge sulla scuola oggetto di questa audizione.
Come tutti sappiamo il testo del disegno di legge che è stato approvato dalla Camera è, in alcune parti, profondamente diverso dal testo proposto dal governo. Va riconosciuto ai parlamentari della Commissione Cultura, scienze e istruzione della Camera il merito di aver tradotto, anche se parzialmente, in emendamenti l’ascolto del mondo della scuola. Purtroppo su alcuni punti, determinanti, le posizioni fra il sentire della scuola (docenti, dirigenti, studenti, genitori) e la volontà politica della maggioranza restano profondamente lontane.

Non si tratta, come da alcune voci si è ascoltato, di un mondo della scuola che protesta perché legato ad immobilismo, difesa di prerogative (quali?), refrattario all’innovazione e astioso nei confronti del vituperato termine “valutazione”. Non si tratta neanche di un mondo della scuola schiavo di un pensiero unico sindacale o ideologico. Le proteste nascono da chi, docenti, studenti, dirigenti, personale ATA, genitori, vive la scuola quotidianamente e  ne vorrebbe un miglioramento reale e non di facciata. Altrimenti non si capirebbe l’ampiezza e la trasversalità della mobilitazione in atto da ormai varie settimane............
Leggi:L'AIMC SULLA BUONA SCUOLA