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sabato 21 febbraio 2026

RIFORMARE LA GIUSTIZIA

 

L'allarme del fondatore di Libera, sostenitore del No: "Va riformata la giustizia, non la magistratura"



Referendum, Don Ciotti: “Le parole di delegittimazione

 e intimidazione contro i magistrati 

sono il prologo della riforma Nordio”

diRedazione Giustizia

 “C’è un grande bisogno di una riforma della giustizia, non di una riforma della magistratura e dell’ordinamento giudiziario. In questa diffusa stanchezza della democrazia, è importante non riformare la Costituzione, ma impegnarsi ad applicarla e rispettarla, perché l’abbiamo un po’ tradita nell’arco di questi anni”. Sono le parole pronunciate da Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e presidente di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, nel corso del convegno “Riforma Nordio: le ragioni del NO”, tenutosi alla Fabbrica delle “e”, a Torino, e organizzato dal Comitato “Giusto dire NO – Piemonte e Valle d’Aosta”.

Toccante e preoccupato è il tono del discorso del sacerdote, da decenni immerso nelle ferite della società italiana: “Ai cittadini serve una giustizia più efficace, più efficiente, più veloce. La mia prima preoccupazione sono i cittadini e soprattutto le persone offese dai reati. È necessaria una riforma della giustizia che tuteli la richiesta di verità e di giustizia delle vittime. Più dell’80% delle vittime innocenti della violenza criminale e mafiosa nel nostro paese non conosce la verità o ne conosce solo una piccola parte“.

Ciotti ha poi spostato lo sguardo sulla condizione generale del paese, descrivendo una “diffusa stanchezza democratica” che aleggia nell’aria e che richiede un argine immediato per non scivolare verso forme di autocrazia. Invece di modificare la Costituzione, ha insistito, “sarebbe opportuno impegnarsi ad applicarla e a tradurla concretamente”. La riforma promossa dal ministro Nordio, a suo avviso, va ben oltre la mera separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: ambisce a mutare l’equilibrio tra i poteri dello Stato e a liberare la politica da ogni forma di controllo esterno.

Per argomentare questa lettura, il prete ha richiamato il pensiero di Norberto Bobbio, citando un passaggio de L’età dei diritti (1990): la forza del potere politico deve essere limitata da un potere autonomo in grado di contrastarlo, e proprio questo è il significato profondo della separazione dei poteri.

Ha poi evocato la figura del beato Rosario Livatino, il magistrato assassinato dalla mafia nel 1990, del quale ha seguito la vicenda fino alla beatificazione. Livatino, ha ricordato Ciotti, insisteva sul fatto che “l’indipendenza del giudice, prima di tutto, è indipendenza politica” e che il giudice deve non solo essere, ma anche apparire indipendente. Il riferimento si è esteso al cardinale Matteo Maria Zuppi, che ha definito la separazione delle carriere e l’assetto del Csm “temi che non possono lasciare indifferenti pastori e comunità ecclesiale”. Zuppi ha aggiunto che l’equilibrio tra i poteri dello Stato rappresenta “una preziosa eredità” dei padri costituenti, da preservare con cura, e che autonomia e indipendenza restano essenziali per un processo giusto, pur nelle diverse realizzazioni storiche possibili.

Il fondatore di Libera ha quindi messo in guardia sui rischi di una riforma che indebolirebbe i “pesi contrapposti”, cuore pulsante della democrazia. Senza questi contrappesi, ha avvertito, si affievolirebbe l’argine contro l’arbitrio, lo strapotere di chi comanda e le disuguaglianze sociali.

Svariate le frecciate al governo Meloni: Ciotti ha parlato di gesti e parole di delegittimazione, intimidazione e depotenziamento degli strumenti di controllo della legalità come prologo di cambiamenti più profondi, con l’obiettivo reale di liberarsi di una magistratura non addomesticabile. Ha citato casi recenti di indagini su migrazione, uomini delle istituzioni o potenti imprenditori, sottolineando come certi magistrati vengano bollati come “toghe rosse” o oppositori politici.

Non ha negato che anche nella magistratura possano esserci errori o limiti, come in ogni istituzione umana, ma ha lodato il gesto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, (“Un segno immenso”), che ha visitato il Csm in un momento ordinario per riaffermare l’equilibrio istituzionale e in risposta alle parole “di uno squilibrio incredibile” pronunciate dal ministro Nordio nei confronti dell’organo di autogoverno dei giudici.

In chiusura, Ciotti ha ribadito che tacere in certi momenti diventa una colpa, mentre parlare rappresenta un obbligo morale e una responsabilità civile. Serve una riforma, sì, ma quella della giustizia vera, non lo smantellamento pezzo per pezzo della Costituzione per favorire altri poteri.

“Abbiamo una stupenda Costituzione. Ci viene invidiata – ha concluso il sacerdote – Facciamo in modo che venga applicata perché l’abbiamo un po’ tradita nell’arco di questi anni. Abbiamo tradito anche la dichiarazione universale dei diritti umani. Lottiamo perché possano vivere la nostra Costituzione e la dichiarazione universale dei diritti umani. È questo di cui abbiamo bisogno, non che ci vengano smontate pezzo per pezzo per altri poteri e per altre ragioni. Questo dobbiamo impedirlo”.

Il Fatto Quotidiano

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domenica 21 marzo 2021

IN MEMORIA DELLE VITTIME DI MAFIA


Nella Giornata per le vittime di mafia, 

il messaggio del cardinale Bassetti a Libera

Il presidente della Cei in un messaggio a don Ciotti, fondatore dell'Associazione che lotta contro la criminalità organizzata, indica nel martirio di tanti uomini e donne coraggiosi e onesti, modelli e maestri che ci aiutano a "misurare la nostra verità e coerenza”. Ai nostri microfoni Don Ciotti: "Il male non è solo di chi lo commette, ma anche di coloro che sanno, guardano e lasciano fare"

 

-      di Giancarlo La Vella

Ricordare chi è stato colpito dalla violenza della mafia, fenomeno criminale che si esprime ad ampio raggio. La ‘Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie’, istituita in Italia nel 2017 e che ricorre il 21 marzo 2021, è l’occasione per il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, di ribadire l’impegno della Chiesa contro questa piaga. Lo fa attraverso un messaggio a don Luigi Ciotti, che volle con l’associazione Libera creare una coscienza diffusa per prendere atto di un fenomeno dalle mille sfaccettature. Protagonista della giornata anche la rete Avviso Pubblico, raggruppamento di enti locali che concretamente si impegnano per promuovere la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile.

Un flagello da fronteggiare

Nel tempo – scrive il cardinale Bassetti – “le mafie sono molto cambiate. Si sono adattate ai mutamenti sociali, la loro pervasività è stabilmente planetaria, e si compirebbe un errore se fossero considerate solo un fenomeno italiano, o solo relegato al nostro meridione. Noi oggi ricordiamo le vittime di questo flagello, di questa strada di corruzione che nega in radice il bene comune. Si compie un errore se si associano le mafie alla sola violenza delle armi. La loro violenza è anche più ampia: si chiama corruzione. Ricordando i nomi delle persone, il loro martirio, il dolore che le circonda, e anche il lavoro, il coraggio, l’onestà, l’impegno, le speranze – continua il porporato – comprendiamo che questi martiri sono nostri modelli, nostri maestri, ed è a loro che dobbiamo guardare per imprimere in noi stessi la consapevolezza della gravità di questi fenomeni che divorano le società, in Italia e all’estero. Questi martiri sono lì a osservarci, a giudicare le nostre azioni, le nostre intenzioni e le nostre coscienze: sono tutti lì a misurare la nostra verità e coerenza”.

Con il Papa contro le mafie

“Papa Francesco – sottolinea il presidente della Cei – avverte la tragica urgenza in tutto il pianeta, la oscura incidenza di queste forze nemiche dell’essere umano e del Vangelo”. Bassetti poi ricorda le parole forti pronunciate dal Pontefice a Sibari, il 21 giugno 2014. “Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi – disse il Santo Padre – non sono in comunione con Dio: sono scomunicati”. E’ dunque opportuno, questa l’esortazione del cardinale agli amici di Libera, “impegnarci quotidianamente per eliminare ogni brandello di equivoco, in primo luogo per seguire il Vangelo, onorare le nostre vittime, i nostri martiri, e per sostenere chi, sul campo, combatte per una società più giusta e libera, affinché vi sia un concreto sviluppo umano integrale”. E tra le vittime di questa insensata violenza, un ricordo particolare va a Rosario Livatino, il magistrato ucciso dalla mafia, affinché “illumini e motivi le nostre coscienze”.

Le cause della criminalità organizzata

Riprendendo l’enciclica “Fratelli tutti”, poi si evidenziano le cause del proliferare del fenomeno mafioso, laddove il Papa scrive: “La solitudine, le paure e l’insicurezza di tante persone, che si sentono abbandonate dal sistema, fanno sì che si vada creando un terreno fertile per le mafie. Queste infatti si impongono, presentandosi come ‘protettrici’ dei dimenticati, spesso mediante vari tipi di aiuto, mentre perseguono i loro interessi criminali”.

Non perdere la speranza

Di fronte alle infiltrazioni dei mafiosi nel tessuto sociale – afferma il cardinale Bassetti – “non possiamo rischiare di farci avvelenare dai loro frutti cattivi, ecco perché dobbiamo dare forza ai corpi intermedi come Libera, i quali formano l’architrave della democrazia”. L’impegno deve essere costante e chiaro, nel ricordo dei martiri e dei loro cari, nella consapevolezza che le mafie prosperano lì dove c’è corruzione, inefficienza ed ambiguità. Dobbiamo muoverci concretamente, tutti assieme, conclude il messaggio, per sostenere il Santo Padre contro coloro che calpestano lo stesso messaggio evangelico per fondare le loro identità. In vista della Santa Pasqua – sottolinea infine Bassetti – durante la quale alla sofferenza per la salute e per i troppi defunti, si associa l’ansia e il dolore della attuale crisi economica, “sentiamo i segni della Passione del Cristo, ma uniti potremo tornare a sperare secondo la Sua volontà che ha redento il mondo, contro le forze del male”. 

Don Ciotti: non dimenticare le vittime delle mafie

Sono più di mille le vittime innocenti delle mafie, e di queste 96 sono donne e 112 minori. “E’ fondamentale ricordare queste persone, renderle vive nel nostro ricordo – dice il presidente di Libera, don Luigi Ciotti nell'intervista di Alessandro Guarasci  -  "C'e' il rischio di una normalizzazione della mafia, non possiamo permetterlo. Siamo qui per fare in modo che questo non accada. Ricordiamoci che il volume di affari illegali delle mafie e' stimato intorno ai 220 miliardi. Il male non è solo di chi lo commette, ma anche di coloro che sanno, guardano e lasciano fare”

 Vatican News

 MESSAGGIO DEL CARD. BASSETTI