strumento
comunitario
aperto
e inclusivo
Lettera di papa Leone XIV
"La Vita in Abbondanza" sul valore dello Sport
Di Antonio Tarallo
(ACI Stampa).
Lo sport, strumento
comunitario aperto e inclusivo che aiuta l'uomo a crescere nella sua persona.
Incoraggia poi la tregua olimpica in questo momento così particolare del mondo.
Il papa scrive sullo sport e lo fa con una Lettera il cui titolo già dice
tutto: “La vita in abbondanza”, un titolo che riassume tutto il contenuto delle
parole del pontefice. Lo fa in occasione della celebrazione dei XXV Giochi
Olimpici Invernali e dei XIV Giochi Paralimpici che hanno inizio oggi.
Lo sport, seppur
praticato da professionisti, rimane comunque “un'attività comune, aperta a
tutti”, “salutare per il corpo e per lo spirito, al punto da costituire
un'universale espressione dell'umano” così si esprime papa Leone XIV. Un
grande valore è quello della pace, per il pontefice: e in merito cita i suoi
predecessori come Giovanni Paolo II, un papa sportivo come papa Prevost tra
l'altro. Fa riferimento, dunque, alla famosa tregua olimpica, che nell'antica
Grecia era un accordo volto a sospendere le ostilità prima, durante e dopo i
Giochi Olimpici, “affinché atleti e spettatori viaggiare liberamente e le
competizioni si svolgono senza interruzioni”. Una tregua in virtù del fatto che
lo sport “promuove la maturazione della coesione comunitaria e del bene
comune”: “Incoraggio vivamente tutte le Nazioni, in occasione dei prossimi
Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, a riscoprire ea rispettare questo
strumento di speranza che è la Tregua olimpica, simbolo e profezia di un mondo
riconciliato”.
Non poteva mancare, nella
Lettera, un paragrafo riguardo all'importante valore formativo dello sport. Ed
è partendo dal Vangelo di Giovanni, dalla frase che dà il titolo alla Lettera
(«Io sono venuto perché ho la vita e l'abbiano in abbondanza») che il pontefice
scrive riguardo questo alto e importante valore. Papa Leone XIV dà allora la
sua chiave di lettura tutta cristiana, profondamente radicata nella Chiesa:
“Gesù ha sempre posto al centro le persone, se ne è preso cura, desiderando per
ciascuna di esse la pienezza della vita”. Un pensiero che si dirama -
grazie anche ad alcuni spunti presi dal Magistero di Giovanni Paolo II - poi in
una visione antropologica-cristiana: una visione in cui l'uomo è legato alla
sua missione. “La persona, dunque, secondo la visione cristiana - continua il
pontefice - deve rimanere sempre al centro dello sport in tutte le sue
espressioni, anche in quelle di eccellenza agonistica e professionale”. E sulla
figura dell'atleta si addentra in un raffronto con gli scritti paolini. Sono
stati molti, infatti, gli autori cristiani che hanno utilizzato “immagini
atletiche come metafore per descrivere le dinamiche della vita spirituale;
e questo, fino ad oggi, ci fa riflettere sulla profonda unità tra le diverse
dimensioni dell'essere umano”. E, sempre in merito all'uomo, il papa sottolinea
come in lui ci sia “unità di corpo, anima e spirito”. Unità che troviamo -
sottolinea la Lettera - ad esempio nei pellegrinaggi dove tutti questi elementi
sono coinvolti.
La tradizione di unità
tra corpo e spirito, inoltre, ricorda papa Leone è possibile trovarla - nella
storia della Chiesa - “nelle scuole dei Gesuiti”: pratiche
sportive (in cui anima e corpo vivono appieno) avvalorate “dagli scritti di
Sant'Ignazio di Loyola, in particolare dalle Costituzioni della Compagnia di
Gesù e dalla Ratio Studiorum”. E poi, allora, cita i grandi educatori cristiani
quali san Filippo Neri e san Giovanni Bosco. Ricorda anche
l'Enciclica Rerum novarum (1891) di Leone XIII: “essa stimolò la nascita
di numerose associazioni sportive cattoliche, rispondendo così sul piano
pastorale alle mutate esigenze della vita moderna – si pensi alle condizioni
degli operai dopo la rivoluzione industriale – e alle nuove abitudini emergenti”.
La Lettera fa riferimento
ai vari pontefice della Chiesa: tutti concordi nell'affermare il grande valore
umano presente negli sport: " Molto significativi sono
stati due Giubilei dello Sport celebrati da San Giovanni Paolo II: il primo il
12 aprile 1984, nell'Anno della Redenzione; il secondo il 29 ottobre 2000, allo
Stadio Olimpico di Roma. In questa stessa linea si è posto il Giubileo del
2025, che ha rilanciato in modo esplicito il valore culturale, educativo e
simbolico dello sport come linguaggio umano universale di incontro e di
speranza”.
Lo sport - sottolinea il papa - riesce ad andare fuori dal proprio io: "Durante un'esperienza sportiva, inoltre, spesso la persona si concentra completamente la propria attenzione su ciò che sta facendo. Si verifica una fusione tra azione e consapevolezza, al punto che non resta spazio per un'attenzione esplicita rivolta a sé stessi. In questo senso, l'esperienza interrompe la tendenza all'egocentrismo" così scrive.
E poi, evidenzia
l'importanza della “democraticità” che si dovrebbe avere nello sport, pratica
non esclusivamente possibile a ceti sociali sviluppati, ma a aperta a tutti.
Come pure, evidenzia, la difficoltà - in alcune società -
delle ragazze a praticare alcuni sport. Così anche nella vita religios: “A
volte, nella formazione alla vita religiosa, specialmente femminile, permangono
diffidenze e timori verso l'attività fisica e sportiva”. E, allora, “occorre dunque
impegnarsi affinché lo sport sia reso accessibile a tutti”. Denuncia anche quel
business che sta divenendo troppo spesso “la motivazione primaria o esclusiva”
del fare sport. Nulla di più negativo per lo sport, perché si tradisce il suo
valore profondo. Lo sport è comunità, per papa Leone XIV. Ed è
importante, fondamentale, dunque, rifiutare ogni tipo di strumento non lecito
come il doping e ogni altra “forma di corruzione”.
Un passaggio assai
importante è, inoltre, dedicato al valore del vincere e del perdere. Scrive
papa Leone XIV: "Vincere non è semplicemente
primeggiare, ma riconoscere il valore del percorso compiuto, della disciplina,
dell'impegno condiviso. Perdere, a sua volta, non coincide con il fallimento
della persona, ma può diventare una scuola di verità e di umiltà. Lo sport
educa così a una comprensione più profonda della vita, nella quale il successo
non è mai definitivo e la caduta non è mai l'ultima parola".
Infine mette in
guardia dalle “tecnologie applicate” che “rischiano di introdurre una
separazione artificiale tra corpo e mente, trasformando l'atleta in un prodotto
ottimizzato, controllato, potenziato oltre i limiti naturali. Quando la
tecnica non è più al servizio della persona ma pretende di ridefinirla, lo
sport perde la sua dimensione umana e simbolica, diventando un laboratorio di
sperimentazione disincarnata” scrive papa Leone XIV.
"Una valida
pastorale dello sport nasce dalla consapevolezza che lo sport è uno dei luoghi
in cui si formano immaginari, si plasmano stili di vita e si educano le giovani
generazioni. Per questo è necessario che le Chiese particolari
riconoscano lo sport come spazio di discernimento e accompagnamento, che merita
un impegno di orientamento umano e spirituale" continua papa Leone XIV.
Ribadisce l'importanza di racconto pastorale che “può contribuire in modo significativo
alla riflessione sull'etica sportiva” scrive il pontefice.
E conclude:
"La vita spirituale offre agli sportivi uno sguardo che va oltre la
prestazione e il risultato. Introduce il senso dell'esercizio come pratica che
forma l'interiorità. Aiuta a dare significato alla fatica, a vivere la
sconfitta senza disperazione e il successo senza presunzione, trasformando
l'allenamento in disciplina dell'umano. Tutto ciò trova il suo orizzonte ultimo
nella promessa biblica che offre il titolo a questa Lettera: la vita in
abbondanza".
Aci Stampa
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