VATICAN NEWS

martedì 28 luglio 2026

FEDI E RELIGIONI


 UN 

MULTIVERSO

 GLOBALIZZATO


Paolo Montesperelli e Renzo Salvi in conversazione con Franco Garelli

In un tempo che sembra essersi fatto breve per ogni fenomeno sociale, quando la cronaca si frantuma nei social ed il giornalismo consuma le sociologie, è singolare – e quasi fa meraviglia – imbattersi in studi e ricerche che sono globali per dimensione e configurano interpretazioni profonde. È il caso del volume Le religioni nel mondo globale, edito da il Mulino, scritto a due mani da Franco Garelli e Stefania Palmisano, che si cimenta sulla presenza e influenza delle fedi nel globo, sui loro lati nobili e su quelli oscuri, sulle tensioni che innescano e sulle speranze che alimentano. È un lavoro sociologico coraggioso e per vari aspetti sorprendente, illuminante. 

Parlarne – come si fa in queste pagine – con Franco Garelli che s’è più volte cimentato su interpretazioni di lungo periodo come su molti aspetti della materia, significa incrociare anche, ancora una volta, una delle firme che tutt’ora arricchiscono Rocca e che ha avuto presenze nei Corsi di studio e frequentazioni con la Citta della sin dagli anni Settanta. Il suo è un punto di vista condiviso nel tempo e condivisibile nell’oggi. In dialogo… 

MAPPE, TENDENZE, MUTAMENTI 

La ricerca, un’indagine lunga che ora si specchia in un libro, si confronta anzitutto con un compito impegnativo, quello di aggiornare il panorama delle fedi nel mondo, di fare una mappatura delle principali religioni ai primi decenni del Terzo millennio. Non mancano, per altro, mappe e cartografie… Che cosa emerge al riguardo? 

Il dato che più colpisce è il 75% della popolazione del globo che ancor oggi professa una fede religiosa, contando quanti si identificano nel cristianesimo (la religione più seguita), nell’islam (in forte crescita), nell’induismo, nel buddhismo, nell’ebraismo e così via. C’è inoltre una cartografia di come le grandi religioni sono distribuite nei vari continenti, da cui si ricava il profilo religioso delle macro-aree mondiali. Si tratta tuttavia di una realtà non statica, in quanto ovunque il paesaggio spirituale (come quello culturale ed economico) non cessa di modificarsi, in rapporto ai molti cambiamenti – di varia natura, politica, demografica, migratoria ecc. – che si registrano nella vita dei popoli… 

Il dinamismo maggiore è quello dell’islam, che negli ultimi decenni ha aumentato la sua presenza soprattutto in Asia e in Africa, mentre la cristianità presenta delle evoluzioni divergenti: vive un’epoca grigia in Occidente a fronte di una maggior vivacità nel Sud del mondo (e in parte in Oriente). In parallelo, l’induismo (terza religione per nu mero di fedeli) rimane fortemente ancorato dopo più di tre millenni al territorio indiano, dove è sorto e si è sviluppato, diversamente da quel che accade al buddhismo che mani festa una spiccata vocazione internazionale. 

Per contro, l’“altra religione” (l’insieme de gli atei e degli agnostici) è in questa epoca in grande spolvero, ed è ben rappresentata oltre che in Europa soprattutto nell’estremo Oriente, nella grande Cina e in Giappone. 

Ma ciò non toglie che proprio Pechino – in un clima di realpolitik – stia rivalutando il ruolo che le religioni storiche (confucianesimo, taoismo, buddhismo) giocano nella cultura cinese popolare. 

Dopo uno studio comparativo così ampio, avete individuato un denominatore comune alle religioni? Insomma, che cosa è la religione, almeno dal punto di vista sociologico? Ecco una delle questioni ‘sociologicamente’ calde, più difficili da affrontare; perché circoscrivere oggi il fenomeno religioso è un’impresa improba, in quanto – oltre alle grandi religioni universali (già studiate a suo tempo da Max Weber) – si sono aggiunte sulla scena mondiale varie forme religiose nuove e inedite, che dunque ampliano di molto il quadro. Tra queste la New Age, le nuove spiritualità, la ripresa delle tradizioni animistiche, realtà ‘religiose’ che non prevedono la trascendenza, per non parlare delle religioni digitali o delle ‘Chiese dell’intelligenza artificiale’. 

Come dunque definire la religione – questo abbiamo dovuto chiederci ancora una volta – in modo ampio ma non indeterminato, con un criterio che non riflettesse soltanto la situazione occidentale, che potesse applicarsi alle grandi religioni ma che, nello stesso tempo, potesse comprendere anche il nuovo che avanza in questo campo, evitando, inoltre, di inglobare in questo concetto realtà spurie o comunque non pertinenti? 

Così nella nostra proposta, si ha una ‘religione’ quando si verificano due condizioni base: anzitutto quando è presente un’idea alta e ampia di sacro, per cui i soggetti si confrontano, a seconda dei casi, con una realtà trascendente o con una presenza cosmica, o ancora con un ideale di pienezza spirituale capace di dare un senso profondo alla propria esistenza; e in secondo luogo, quando questo riferimento offre alle persone una risposta ai grandi interrogativi dell’esistenza, relativi sia alla sfera individuale che a quella collettiva. 

AMBIVALENZE E SPERANZA NELLE RELIGIONI 

Papa Francesco sosteneva, e il pensiero è ripreso da papa Leone, che tutte le religioni custodiscono il desiderio di pace. Però anche oggi alcune sembrano alimentare i conflitti, altre la concordia. Si può individuare, o perlomeno quale prevale fra queste due tendenze? Nel caso, in nome di quali caratteristiche di questa o quella? 

Il desiderio di pace è certamente nel Dna delle grandi religioni, anche se il loro forte intreccio con le vicende del mondo (pensiamo a quel che succede a Gaza, nell’Ucraina, nel Corno d’Africa o nel Sud Est Asiatico ecc.) le espone sovente a situazioni ambivalenti. 

Per cui si può dire che il fattore religione presenta sia un lato buono, sia un lato oscuro. In quello oscuro troviamo il mentaliste, le stragi e le forme di genocidio di cui si macchiano stati e popoli che coltivano ideali religiosi, i connubi impropri tra religione e regimi politici di nuovo ricorrenti in varie parti del mondo; oltre alle tendenze nazionalistiche esasperate e conflittuali appoggiate da vari gruppi religiosi. Tuttavia, a fronte di un volto religioso che inquieta e divide il mondo, ve n’è un altro che agisce in senso contrario, che cerca di offrire speranza, che si pone come un potente fattore di solidarietà, che si fa carico delle sfide planetarie che gravano sull’umanità, che interviene non solo per ridurre povertà e angoscia umane, ma anche per rigenerare le perso ne e creare comunità. È il lato migliore delle religioni, ciò che spiega la loro attrattività nel corso della storia. 

In questo quadro, dunque, le religioni non sono solo una risorsa di senso per gli individui, ma delle potenti realtà che operano a livello geo-politico, richiamano i grandi della Terra alle loro responsabilità, cercano di pro muovere i valori della pace e della pacifica convivenza, lottano per ridurre la fame nel mondo e le diseguaglianze, per favorire un ordine mondiale in cui non ci si siano più scarti: né umani né ambientali. 

ATTIVISMI, CONTRADDIZIONI, SECOLARISMI 

 

All’interno della prospettiva ampia che deriva da questo studio, come e quanto sta cambiando la religione cristiana, nelle sue varianti, nella fase attuale di forte attivismo del movimento “Maga” negli Stati Uniti e di movimenti simili in altri Paesi? 

Forse è troppo dire che la religione cristiana sta cambiando, ma senza dubbio le forme più esasperate che in qualche modo si richiamano a questa radice religiosa sono quelle che più sembrano dominare la scena pubblica mondiale. Pensando agli Usa abbiamo tutti in mente l’immagi ne dello studio ovale della Casa Bianca in cui Trump (in una scenografia da Ultima cena) è attorniato da un gruppo di pastori evangelici raccolti in preghiera a sostegno del suo ruolo e della sua missione nel mondo. È l’emblema della cultura Maga, che si serve della religione non solo per “rifare l’America nel nome di Dio” (contro la cultura woke e le posizioni liberal), ma anche per affermare nel mondo la propria visione della realtà e i propri disegni di grandezza. 

Ma derive cristiane problematiche si trovano anche nel singolare sodalizio in atto da tempo tra Putin e il patriarca Kirill della Chiesa ortodossa di Mosca, il cui scopo è rilanciare il mito della grande Russia nel mondo. Un legame che crea molte ferite per il cristianesimo ortodosso, alle prese dunque con una stagione difficile. 

Tuttavia, proprio queste ferite ci dicono che la realtà ortodossa non è tutta allineata su queste posizioni, alla stessa stregua di quanto succede altrove sia in campo protestante che cattolico. È ciò che accade negli Stati Uniti, ad esempio, dove anche tra i cattolici e i protestanti conservatori c’è un ripensamento su un uso improprio della religione a fini politici. 

SECOLARISMO, SECOLARIZZAZIONE 

In passato si riteneva che le società, almeno quelle occidentali, fossero destinate ad una progressiva secolarizzazione. Questa ricerca rileva uno scenario molto più complesso del previsto. Che senso ha parlare di secolarizzazione nel presente, anche soltanto nel presente delle culture occidentali? 

La secolarizzazione persiste in alcune aree del globo, in particolare da noi in Occidente, per l’affermarsi di una società moderna che si è via via emancipata dal fattore religioso, diventando culturalmente maggiorenne. Altre zone mondiali paiono invece avviate verso una modernità che non rappresenta la tomba della religione perché il sentire religioso resta diffuso, quasi naturale. Inoltre, gli stessi paesi occidentali riflettono in questo campo situazioni diverse: da un lato c’è la crisi delle tradizioni cristiane, con una secolarizzazione che si presenta come un processo di scristianizzazione, e però, dall’altro, c’è una vivacità religiosa dovuta sia alle fedi importate dai migranti, sia alla domanda da parte dei vari gruppi di popolazione autoctona di forme nuove di spiritualità (anche di matrice orientale). 

Insomma, c’è un grande ripensamento – anche tra gli studiosi – circa la categoria della secolarizzazione. Ed in parallelo si riflette su nuovi approcci interpretativi, come quello che mette in rapporto la domanda e l’offerta religiosa (per cui la gente si attiva se le fedi sanno aggiornarsi e farsi attraenti); o si analizza la tendenza attuale, presente nelle grandi religioni, a giocare un ruolo pubblico di rilievo anche nelle società in cui si riduce la loro pre sa sulle coscienze: perché nell’epoca delle passioni tristi, esse hanno comunque un patrimonio di risorse (valori, buone prassi, movimenti di base) da spendere per il bene comune. 

TODOS, TODOS… PARVUS GREX ” 

All’interno e in base a questa ricerca si osserva che il baricentro territoriale del cristianesimo si sta spostando verso il sud del mondo. Quali sono le conseguenze attuali anche sul piano culturale? E quali sono quelle immaginabili per un futuro in cui potrebbero convivere, nel cristianesimo, la lettura della fede come possibile orientamento per un “piccolo gregge” – già ne parlò Joseph Ratzinger, da vescovo, in una conversazione radiofonica in Germania – e dall’altro lato la chiamata a “todos, todos!” che è stata il segno della presenza di Jorge Mario Bergoglio

Un cristianesimo che si ricentra al Sud del mondo segnala una ventata di novità e nuovi equilibri nella cristianità intera. 

Le Chiese dell’America Latina e dell’Africa (e in prospettiva dell’Asia) contano assai di più rispetto al passato, chiedono maggior autonomia e considerazione, hanno più risorse umane e spirituali per meglio ripensa re l’inculturazione della fede alle loro latitudini, consolidando il distacco dal modello cristiano occidentale loro proposto nel passato. Da un lato immettono nel la cristianità una ventata di giovinezza e di forze fresche, dall’altro attestano le nuove frontiere della fede cristiana. Per ché si tratta di comunità cristiane chiamate a confrontarsi non più o non tanto (come accadeva o accade in Occidente) con le questioni della laicità e con il fenomeno dell’ateismo e dell’indifferenza religiosa; ma con mondi per vari aspetti ‘furiosamente’ religiosi, rappresentati – a seconda dei casi – da una miriade di sette e di movimenti pentecostali (in America Latina), da un islam bellicoso ed in espansione (in Africa), da culture e tradizioni religiose di lungo corso e assai di verse (in Asia). Le comunità cristiane in espansione nel mondo, agiscono dunque in contesti religiosi e politici conflittuali, dove la concorrenza con identità religiose diverse si fa quotidiana e dove le ragioni dell’identità possono avere la meglio rispetto alle ragioni dell’ecumenismo. 

Forse è questo il tipo di cristianesimo a cui alludeva papa Francesco quando parlava di una fede di popolo, mentre in Europa la presenza cristiana sembra oggi più affidata a quelle minoranze creative sovente evocate da Benedetto XVI. 

L’ultima parte del libro che stiamo facendo scorrere è dedicata alle sfide maggiori che le religioni hanno di fronte, rispetto alle quali esse possono dare un contributo decisivo per rendere il mondo più giusto ed armonico. 

Tra le sfide maggiori vi è quella che giunge da una quota sempre più rilevante di donne, che in tutte le religioni lamentano le discriminazioni di genere, segnalano che la fede “al femminile” può rendere più umano e fecondo il campo religioso e per ciò chiedono alle rispettive Chiese/religioni di meglio interpretare su questo tema i libri sacri. Alcune fedi, come le confessioni protestanti (nel cristianesimo) sono all’avanguardia su questo terreno, mentre altre, sia di matrice occidentale che orientale, continuano a riprodurre antichi e oscurantisti equilibri. 

Un’altra sfida rilevante è la salvaguardia dell’ambiente, un campo di impegno che – al pari di altri, relativi alla pace, alla giustizia sociale, alla lotta per ridurre la fame nel mondo – rientra tra le azioni umanitarie richieste alle religioni dal messaggio etico e spirituale a cui si ispirano. Al riguardo alcune religioni hanno operato una vera e propria conversione ecologica, dopo secoli in cui hanno sacralizzato l’uomo come il vero dominus dell’universo. Ma in questo campo agisce da tempo anche un ecologismo spirituale di matrice laica che vede nella terra e nel cosmo un’anima da rispettare e custodire. 

Un’ulteriore sfida alle Chiese e alle religioni proviene dal fenomeno del nuovo ateismo, la cui crescita numerica si accompagna al fatto di maturare una nuova coscienza. Ovunque infatti le persone atee o agnostiche avvertono di avere una propria consistenza, chiedono di essere riconosciuti non più come “un vuoto”, come una realtà in difetto di Dio, ma come l’espressione di un’altra cultura. 

Sono molte, insomma, le sorprese ‘conoscitive’ che emergono da questa ricerca e da questo studio: tutte ci aiutano a comprendere meglio come il fattore religioso agisce sulla scena mondiale e perciò contribuiscono a meglio orientarci nell’universo complesso nel quale ci troviamo a vivere.

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Rocca

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