venerdì 17 luglio 2026

ENTUSIASMO E SCIATTERIA


Ritrova la meraviglia, 

non cadere nella sciatteria





Abbi il coraggio di scottarti e il sacro fuoco dell'entusiasm

Indice

1.     La fine dell'entusiasmo secondo Paolo Crepet

2.     Guarda il video sulla riflessione di Crepet

3.     L’amore tiepido e la trappola dell'autarchia emotiva

4.     L'illusione digitale: Se le relazioni diventano un algoritmo

5.     I tre ingredienti per allenare l'entusiasmo

6.     La responsabilità degli adulti

7.     Salvare l’anima per un futuro entusiasmante

La fine dell'entusiasmo secondo Paolo Crepet

In un'epoca dominata dall'efficienza tecnologica, dalla prevedibilità degli algoritmi e da una costante ricerca di sicurezza emotiva, lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet lancia un grido d'allarme nel suo libro Riprendersi l'anima. Nel capitolo dedicato alla "Fine dell'entusiasmo", Crepet analizza con lucidità e poesia la progressiva scomparsa di quella spinta vitale che ci rende umani: l'impeto, la meraviglia e, appunto, l'entusiasmo.

Sopravvivere è facile; vivere davvero, accogliendo il caos delle emozioni, richiede invece un coraggio che stiamo progressivamente dimenticando. Crepet ci svela come possiamo salvare la nostra anima dall'apatia moderna.

L’amore tiepido e la trappola dell'autarchia emotiva

Oggi assistiamo a quello che Crepet definisce il "prolasso dell'empatia", un progressivo imbarbarimento delle relazioni umane che si manifesta sotto forma di una "speciale imperturbabilità". C'è un calo evidente di smania, di curiosità, di solidarietà e di impeto.

Sempre più spesso, la società e le famiglie educano le nuove generazioni a scegliere l'amore tiepido, scoraggiando quello "sovversivo" e tempestoso. Si tende a preferire la stabilità emotiva alla tempesta romantica, dimenticando che l'amore, per sua natura, deve scottare o gelare per insegnarci a vivere.

Questo rifugio nell'apatia protettiva conduce dritto all'autarchia emotiva: l'illusione di bastare a se stessi. Ci trinceriamo dietro una finta autosufficienza sentimentale, alimentata dal narcisismo relazionale, che in realtà non è altro che un isolamento paranoico. Costruiamo fortezze vuote per timore di soffrire, decidendo coscientemente che basta imparare a vivere senza entusiasmo.

L'illusione digitale: Se le relazioni diventano un algoritmo

Uno dei passaggi più profetici del capitolo analizza il rapporto tra l'essere umano e le nuove tecnologie. Crepet cita la storia di Ayrin, una ragazza americana che ha preferito fidanzarsi con "Leo", un compagno virtuale generato dall'intelligenza artificiale (ChatGPT).

Perché un chatbot sembra così rassicurante? Perché è programmato per dire sempre di sì, per non contrastare mai, per adulare e assecondare. Ma questa perfezione artificiale si rivela presto di una noia mortale e prevedibile.

Le macchine possono fare tutto, tranne una cosa: entusiasmarsi. Esse sono prive di slancio, pedanti e senza anima. Quando cerchiamo nei chatbot la risposta alle nostre mancanze emotive, pretendiamo il "nulla metafisico". Se non ci ribelliamo in tempo, rischiamo di diventare sudditi di un nuovo tecnocrate capace di manovrare, attraverso la rete, i nostri "cuori grigi". Nemmeno George Orwell era arrivato a immaginare una distopia in cui la rivoluzione parte dallo smontare i sentimenti e le relazioni affettive reali per sostituirli con sterili mantra digitali.

I tre ingredienti per allenare l'entusiasmo

L’entusiasmo non è un dono innato e immutabile: viene dalla mancanza, non dall'appagamento. Come sostiene Crepet, per reimparare a desiderare e a entusiasmarsi, dobbiamo riscoprire tre attitudini fondamentali che fungono da veri e propri "strati mentali" da coltivare con umiltà:

  • La disponibilità a guardarsi attorno: Il rifiuto di farsi bastare le cose così come sono. È la sana inquietudine di chi non si accontenta della mediocrità
  • L'ambizione sacra: Quella forza interiore che guida il talento verso l'inaspettato e l'inusitato. Senza questa spinta ci si ferma, parcheggiando la propria vita sul ciglio della strada a guardare passivamente quella degli altri
  • L'ispirazione: Crepet rievoca Leonardo da Vinci, che trovava l'ispirazione e l'illuminazione persino nelle macchie d'umidità sui muri o nelle forme mutevoli delle nuvole. L'ispirazione richiede la modestia di saper cogliere il bello nell'effimero e nel quotidiano.

La responsabilità degli adulti

Crepet si chiede: una scuola dovrebbe essere un luogo entusiasmante, altrimenti a che serve?

L'esperienza della didattica a distanza (DAD) ha dimostrato la pericolosità dell'isolamento. Eppure, troppo spesso gli adulti di oggi agiscono come "schiacciasassi sui germogli" dei più giovani, livellando la loro iperbole emotiva e mettendo sullo stesso piano sogni e incubi. Crepet racconta l'incontro con una studentessa di Firenze che gli ha posto una domanda cruciale: "Se lei fosse il mio professore, mi valuterebbe per la mia preparazione o per la mia passione?". Sebbene la preparazione tecnica sia fondamentale, lo psicologo esorta a non perdere mai di vista la passione. La vera scuola deve essere come il professor Keating de L'attimo fuggente: un luogo in cui si impara a riconoscersi, ad andare oltre la debolezza dei falsi maestri e ad abbracciare l'entusiasmo come bussola di vita.

Salvare l’anima per un futuro entusiasmante

La fine dell'entusiasmo porta con sé una forma di violenza silenziosa: il trionfo del proprio "io" tecnologico a scapito della nostra reale capacità di sentire. Evitare la fatica di indagare se stessi e gli altri può sembrare comodo, ma ci priva dell'unica cosa che rende la vita degna di essere vissuta.

Dobbiamo ritrovare il coraggio di scottarci, di deragliare, di appassionarci a ciò che sembra impossibile. Solo liberando l'anima da questa imperturbabilità digitale potremo tornare a desiderare davvero. Come conclude Crepet nel suo accorato appello: "Credo in un futuro entusiasmante, cerco qualcuno che mi aiuti a trovarlo".

Redazione Studenti

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