non cadere nella sciatteria
Abbi il coraggio di scottarti e il sacro fuoco dell'entusiasmo
Indice
1. La
fine dell'entusiasmo secondo Paolo Crepet
2. Guarda
il video sulla riflessione di Crepet
3. L’amore
tiepido e la trappola dell'autarchia emotiva
4. L'illusione
digitale: Se le relazioni diventano un algoritmo
5. I
tre ingredienti per allenare l'entusiasmo
6. La
responsabilità degli adulti
7. Salvare
l’anima per un futuro entusiasmante
La fine dell'entusiasmo
secondo Paolo Crepet
In un'epoca dominata dall'efficienza tecnologica, dalla prevedibilità degli algoritmi e da una costante ricerca di sicurezza emotiva, lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet lancia un grido d'allarme nel suo libro Riprendersi l'anima. Nel capitolo dedicato alla "Fine dell'entusiasmo", Crepet analizza con lucidità e poesia la progressiva scomparsa di quella spinta vitale che ci rende umani: l'impeto, la meraviglia e, appunto, l'entusiasmo.
Sopravvivere è facile;
vivere davvero, accogliendo il caos delle emozioni, richiede invece un coraggio
che stiamo progressivamente dimenticando. Crepet ci svela come possiamo salvare
la nostra anima dall'apatia moderna.
L’amore tiepido e la
trappola dell'autarchia emotiva
Oggi assistiamo a quello
che Crepet definisce il "prolasso dell'empatia", un
progressivo imbarbarimento delle relazioni umane che si manifesta sotto forma
di una "speciale imperturbabilità". C'è un calo evidente di smania,
di curiosità, di solidarietà e di impeto.
Sempre più spesso, la
società e le famiglie educano le nuove generazioni a scegliere l'amore
tiepido, scoraggiando quello "sovversivo" e tempestoso. Si tende
a preferire la stabilità emotiva alla tempesta romantica, dimenticando che
l'amore, per sua natura, deve scottare o gelare per insegnarci a vivere.
Questo rifugio
nell'apatia protettiva conduce dritto all'autarchia emotiva: l'illusione di
bastare a se stessi. Ci trinceriamo dietro una finta autosufficienza
sentimentale, alimentata dal narcisismo relazionale, che in realtà non è altro
che un isolamento paranoico. Costruiamo fortezze vuote per timore di
soffrire, decidendo coscientemente che basta imparare a vivere senza
entusiasmo.
L'illusione digitale:
Se le relazioni diventano un algoritmo
Uno dei passaggi più
profetici del capitolo analizza il rapporto tra l'essere umano e le nuove
tecnologie. Crepet cita la storia di Ayrin, una ragazza americana che ha
preferito fidanzarsi con "Leo", un compagno virtuale generato
dall'intelligenza artificiale (ChatGPT).
Perché un chatbot sembra
così rassicurante? Perché è programmato per dire sempre di sì, per non
contrastare mai, per adulare e assecondare. Ma questa perfezione artificiale si
rivela presto di una noia mortale e prevedibile.
Le macchine possono fare
tutto, tranne una cosa: entusiasmarsi. Esse sono prive di slancio,
pedanti e senza anima. Quando cerchiamo nei chatbot la risposta alle nostre
mancanze emotive, pretendiamo il "nulla metafisico". Se non ci
ribelliamo in tempo, rischiamo di diventare sudditi di un nuovo tecnocrate capace
di manovrare, attraverso la rete, i nostri "cuori grigi". Nemmeno
George Orwell era arrivato a immaginare una distopia in cui la rivoluzione
parte dallo smontare i sentimenti e le relazioni affettive reali per
sostituirli con sterili mantra digitali.
I tre ingredienti per
allenare l'entusiasmo
L’entusiasmo non è un
dono innato e immutabile: viene dalla mancanza, non dall'appagamento. Come
sostiene Crepet, per reimparare a desiderare e a entusiasmarsi, dobbiamo riscoprire
tre attitudini fondamentali che fungono da veri e propri "strati
mentali" da coltivare con umiltà:
- La disponibilità a guardarsi attorno:
Il rifiuto di farsi bastare le cose così come sono. È la sana inquietudine
di chi non si accontenta della mediocrità
- L'ambizione sacra:
Quella forza interiore che guida il talento verso l'inaspettato e
l'inusitato. Senza questa spinta ci si ferma, parcheggiando la propria
vita sul ciglio della strada a guardare passivamente quella degli altri
- L'ispirazione:
Crepet rievoca Leonardo da Vinci, che trovava l'ispirazione e
l'illuminazione persino nelle macchie d'umidità sui muri o nelle forme
mutevoli delle nuvole. L'ispirazione richiede la modestia di saper
cogliere il bello nell'effimero e nel quotidiano.
La responsabilità degli
adulti
Crepet si chiede: una
scuola dovrebbe essere un luogo entusiasmante, altrimenti a che serve?
L'esperienza della
didattica a distanza (DAD) ha dimostrato la pericolosità dell'isolamento.
Eppure, troppo spesso gli adulti di oggi agiscono come "schiacciasassi sui
germogli" dei più giovani, livellando la loro iperbole emotiva e mettendo
sullo stesso piano sogni e incubi. Crepet racconta l'incontro con una
studentessa di Firenze che gli ha posto una domanda cruciale: "Se lei
fosse il mio professore, mi valuterebbe per la mia preparazione o per la mia
passione?". Sebbene la preparazione tecnica sia fondamentale, lo psicologo
esorta a non perdere mai di vista la passione. La vera scuola
deve essere come il professor Keating de L'attimo fuggente: un luogo in cui si
impara a riconoscersi, ad andare oltre la debolezza dei falsi maestri e ad
abbracciare l'entusiasmo come bussola di vita.
Salvare l’anima per un
futuro entusiasmante
La fine dell'entusiasmo
porta con sé una forma di violenza silenziosa: il trionfo del proprio
"io" tecnologico a scapito della nostra reale capacità di sentire.
Evitare la fatica di indagare se stessi e gli altri può sembrare comodo, ma ci
priva dell'unica cosa che rende la vita degna di essere vissuta.
Dobbiamo ritrovare il
coraggio di scottarci, di deragliare, di appassionarci a ciò che sembra
impossibile. Solo liberando l'anima da questa
imperturbabilità digitale potremo tornare a desiderare davvero. Come conclude
Crepet nel suo accorato appello: "Credo in un futuro entusiasmante, cerco
qualcuno che mi aiuti a trovarlo".
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