Con il nuovo millennio
stanno emergendo due nuove classi, trasversali rispetto a quelle delle epoche
precedenti e apparentemente molto diverse, ma che stanno determinando le
dinamiche sociali, relazionali, e presto anche quelle politiche ed economiche. Sappiamo
anche che, alla fine, noi esseri umani siamo molti simili sotto quasi tutti gli
aspetti (vizi, virtù, fragilità, bellezze…), e queste distinzioni vanno sempre
prese allo stesso modo in cui si parla del sale nelle ricette: «quanto basta»,
perché nessuna persona rientra mai in una categoria astratta.
Una «classe» è quella
rappresentata da quelle persone che, in tutto il mondo, vivono la vita come
impegno sociale, come compito spirituale ed etico. Si
innamorano, poi mettono su una famiglia, spesso si sposano, e soprattutto fanno
di tutto per avere figli, e se non ci riescono naturalmente li adottano,
prendendo su di sé anche il rischio che ogni adozione porta con sé (insieme alla sua
bellezza). È la comunità globale degli sposi, dei partner di vita, dei padri e
delle madri, degli imprenditori, dei cooperatori, dei missionari, persone che
decidono di investire le loro energie migliori negli anni più belli per creare
qualcosa con e per gli altri. Qualche tempo fa avevo lanciato l’idea di
introdurre un nuovo anello, analogo alla fede nuziale, per chi è madre o padre: per poterli
riconoscere per strada, ringraziarli, esprimere loro la nostra riconoscenza.
Quando vedo una persona con la fede al dito provo sempre un brivido civile
positivo, che raddoppierebbe se ne vedessi anche un’altra di colore diverso che
dice che quella persona ha giocato la sua vita creando nuova vita umana sulla
terra, che ha speso la vita per due fedi simili e diverse: in una persona, in
bambini, in un «per sempre».
Accanto a questa «classe»
c’è poi l’altra. Quella, altrettanto globale, di chi non si sposa, non vive
relazioni affettive stabili e pubbliche, o, se si sposa o si accompagna, decide
intenzionalmente di non avere figli. I motivi sono
molti, e non voglio sottoporli a giudizio. Alcuni presentano queste scelte con
un «rivestimento etico»: «Come potrei mettere al mondo un figlio in questo
mondo tremendo?». In genere, questo popolo di single, o di coppie fatte dalla
somma di due single, non amano i legami forti, in particolare non li amano nei
confronti di umani. Infatti, molti di questi vivono con uno o più animali, in
genere cani e gatti, che sono molto amati perché non hanno
le note tipiche degli esseri umani: la libertà, i conflitti e la reciprocità.
Spesso amano molto la natura, vivono vite sane, sono salutisti, molto
preoccupati della loro forma fisica e hanno paura del loro invecchiamento. Sono
spesso ottimi lavoratori e, ancor di più, lavoratrici, affidabili e devoti
all’impresa, fanno ottime carriere, e si ritrovano spesso anche con molti soldi
(che non sanno neanche come spendere). Sono mescolati con tutti gli altri, non
sono più antipatici della media; sono meno generosi, e quindi meno generativi
(le due parole sono quasi sinonimi).
Si possono però
riconoscere da alcuni indicatori. Il primo è la mancanza di letizia e
di gioia di vivere, che viene coperta dal divertimento e dall’allegria
adrenalinica di brevissimo periodo (gite, vacanze, aperitivi, magari un po’ di
droga ogni tanto). Non sono felici, sono solo allegri transitori, appagati
dalle gioie che possono procurare cani, gatti e vacanze viaggi. Il secondo
indicatore è la mancanza di amici profondi e veri, che vengono
sostituiti da conoscenti e compagni, anche qui transitori e a basso
investimento, perché legati soltanto a una specifica attività (vacanza,
montagna, ristorante…), che si attivano solo in quel contesto, senza alcuna
quotidianità. Il terzo è la grande quantità di tempo dedicata alla cura
di sé, che prende quasi interamente il posto della cura degli altri.
Se non cambia qualcosa
nella nostra cultura globale, quella che si esprime nelle serie TV, nei film, nei talk show, nei romanzi, questa seconda classe di celibi e nubili diventerà sempre più la classe
dominante e, come ogni classe dominante, imporrà a tutti gli stili di vita, le
regole del gioco, le politiche, fiscali ed economiche. È
prossimo un nuovo medioevo, dove gli aristocratici saranno individui sterili
che complicheranno molto la vita a chi la vuole vivere come impegno civile, con
e per gli altri, con e per i figli e le figlie.
Nessun commento:
Posta un commento