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mercoledì 8 gennaio 2025

GUARDARE AVANTI …. E IN ALTO

  

 Ottanta anni 

  di 


      vita dell’AIMC

 


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   di Giancarlo Boccardi*

 

Sono un Dirigente scolastico in pensione: ho 95 anni.  Ho conosciuto l’Aimc nel 1955, quando – da tre anni insegnante elementare a Livorno - ne ero diventato socio alquanto “improvvisato”, poi più “consapevole” a seguito della mia partecipazione al famoso convegno per “Maestri laureati o iscritti all’Università”, indetto dall’Associazione a La Mendola nel luglio del 1957.

D’improvviso, alla fine di settembre di quell’anno, inaspettatamente mi giunse   la “chiamata” della Presidente nazionale, la indimenticabile Maria Badaloni, che mi chiedeva di voler impegnarmi, come collaboratore, presso il Centro nazionale della Associazione, potendo fruire di un “comando “presso la Segreteria del Ministro della P.I. (allora l’On. Aldo Moro). Dopo una non breve riflessione - mi dispiaceva molto “lasciare la scuola” e assai mi tratteneva il timore di non essere all’altezza del compito (mi sentivo “una persona qualunque”, “un insegnante qualsiasi”, “un cittadino soltanto anagrafico” e, soprattutto, “un povero cristiano”) – decisi di accogliere quell’invito.  Fu così che mi fu data “la grazia” di potermi impegnare – per   trentasei  anni,  anche da pensionato, fino al  gennaio del 1993 – nel “lavoro ” di gestione e di animazione della vita associativa : all’inizio da collaboratore e, poi,  da responsabile  dell‘ Ufficio Stampa ( per la redazione de  “Il Maestro”),  dal 1968 al 1975  da Segretario nazionale, infine da Vice Presidente Nazionale , dal 1975 al 1993: collaborando con  i Presidenti, in successione, l’On Maria Badaloni,  l’On. Carlo Buzzi, Bruno Forte, Mariangela  Prioreschi ( tutti e ciascuno impegnati, con profonda dedizione e rara intelligenza dei problemi, “per la crescita, lo sviluppo, la qualificazione della scuola e della professione docente “ ) ; ed essendo Assistenti nazionali, dopo P. Giuseppe Righetti,  Mons. Fiorino  Tagliaferri  e don Giulio Cirignano ( “maestri”, per tutti noi, “ di fede e di spiritualità e fraterni custodi della “comunione associativa” ).

Spirito di servizio

Questa mia sintetica  “biografia associativa” assolutamente non nasconde  intenzioni celebrative : vuole soltanto liberamente “sostenere”, in spirito di servizio all’Associazione, la mia testimonianza  di  veterano “socio” dell’ Aimc  (che nell’ Aimc “c’è stato”,” ci ha creduto”,  “ci ha  operato”, consapevolmente) , il quale intende testimoniare, in coscienza, senza cadere nella glorificazione, l’insostituibile funzione che  l’Associazione Italiana   Maestri Cattolici    per  ottanta anni dalla sua fondazione – ha svolto nella complessa vita della scuola e della società  del nostro Paese.

Comunità professionale

Così, devo innanzi tutto affermare che l’Aimc – non già gerarchica Associazionecattolica” di maestri, ma libera Associazione di maestri “cattolici “- ha fondato e fonda - la sua identità sui caratteri, chiari e distinti, della “professionalità”, della “socialità”, della “democraticità”, della “ecclesialità”. E, nel tempo, l‘Associazione ha sempre coerentemente “dimostrato” che - se il suo carattere costitutivo è la “professionalità” – l’ispirazione cristiana” e il “metodo democratico” le hanno conferito una ’impronta” salda e una prospettiva d’impegno spirituale, culturale e sociale ricca e feconda, per una costante iniziativa programmatica di azione e di testimonianza al “servizio” della professione docente, quale strumento al “servizio” della educazione e della scuola.  Così “fondata” l’ Aimc  ha potuto e saputo essere sempre all’altezza della realtà,  con il discernimento dei “segni dei tempi” e con il “senso del futuro”, anche alla luce dei documenti conciliari sulla “animazione cristiana del temporale” : in una visione, dunque del  personalismo cristiano”, che intende tener conto dei bisogni più veri e profondi di umanità, di cultura, di moralità, di socialità, di responsabilità professionale, di religiosità  della persona del “maestro”, che  è “chiamato ad educare”.

Chiamati a educare

Oggi sembra naturale poter contare su una condizione istituzionale della scuola, in particolare di quella materna e primaria “aperte a tutti” (pur dovendo registrare, per noncuranza politica, una crescente negativa situazione a livello organizzativo e strutturale in molte zone del Paese).  Ma non si può  ignorare che  tutte le innovazioni introdotte negli   anni, e riguardanti anche la professione docente, sono  il frutto di serrate battaglie politico-legislative nelle quali l’Aimc è stata protagonista, con la sua iniziativa, sempre attenta al collegamento  tra  politica  di sviluppo  globale e politica scolastica,  e ( anche grazie alla presenza in Parlamento di Maria Badaloni, Carlo Buzzi, Luigi Borghi, Leandro Rampa ), con il suo apporto di  specifiche  puntuali proposte  ( elaborate in Convegni di studio e avanzate in Congressi  nazionali ), e in collaborazione con il Sindacato Cisl dei Maestri ( il Sinascel ), con il Movimento Maestri di Azione Cattolica (il MMAC) e con l’Unione cattolica degli insegnanti di scuola secondaria (l’Uciim). Basterà ricordare, tra le numerose nuove leggi :  L’istituzione della scuola materna statale” (il primo atto legislativo dell’allora Presidente Maria Badaloni); “ La integrazione  dei soggetti in condizione di handicap” ( con le “Scuole speciali” e le “Classi differenziali);   “La Riforma della Scuola  Elementare”;, “Lo stato giuridico del personale della Scuola” ( con  “L’Autonomia  della professione  docente e la Liberà d’insegnamento”).;  le  Norme sugli organi collegiali per la gestione democratica della scuola” ( anche per valorizzare la primaria responsabilità  educativa della famiglia).

Giustizia e bene comune

Al tempo stesso, l’Associazione non mancava di riflettere sui problemi e sulle esigenze di “giustizia” e di “bene comune”, nel rispetto della  gerarchia dei valori, in un mondo che ormai attraversava una tumultuosa trasformazione,  interrogandosi sulle parole “chiave” “ comunità” e  “socializzazione”  ( di cui, in particolare, alla “Mater et Magistra” e alla “Populorum progressio”), dedicando a queste problematiche alcuni Congressi nazionali  tra cui ( nel 1962 ) , il  VII,  su “La scuola nello sviluppo  democratico del Paese “ e numerosi Convegni Presidenti   (come quello , nel 1963 )  su “L’ ’Aimc  per le esigenze attuali della scuola e della società”, quello (nel 1966 ) su “La vita dell’AIMC  alla luce dei Documenti conciliari” e quello (nel 1985) su “Da cristiani nella professione e nelle istituzioni come protagonisti”. E l’Aimc era ben presente, con i suoi rappresentanti eletti, nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (il CNPI), come nella ‘Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici (l’UMEC), mentre assicurava la sua presenza nell’ANPS (l’Associazione nazionale dei Patronati Scolastici) e nell’ENAM (l’Ente Nazionale di Assistenza Magistrale).

A servizio degli insegnanti e della scuola

 Intanto l’Associazione curava le strutture  e i vari “servizi” associativi: per garantire un puntuale funzionamento dell’Ufficio Stampa ( anche per una sempre maggiore qualità de “Il Maestro” e con la cura di diverse Collane editoriali di studi e documentazioni sui “problemi educativo-scolastici” e sui “rapporti  scuola-professione-politica”, in collaborazione con l’Ecogeses ); e, in modo particolare, per potenziare l’“Assistenza organizzativa” e  l’ “Aggiornamento dei nuovi dirigenti”  e  le attività specifiche   (riguardanti  “I Giovani Maestri”,  “La Scuola Materna”, “ I Dirigenti scolastici”, L’ Educazione Popolare”, “L’Azione sociale e civica”, “La formazione sindacale”). E una speciale attenzione specifica era naturalmente riservata          all’ “Aggiornamento   professionale”: con significativi studi, ricerche, sondaggi promossi dal “Centro studi” e appropriati Convegni di studio (indispensabili “per la fondazione pedagogica e l’orientamento educativo -scolastico), mentre andava sviluppandosi l’attività dei GRS (i “Gruppi di studio e di Sperimentazione”).

Il dono dell’amicizia

Potrei “dire” molto di più, anche nel ricordo affettuoso di tanti amiche e amici, infaticabili collaboratori e dirigenti associativi (da Bruno Vota, Tommaso Seu, Nicola Romanazzi, Giovan Battista Pompi, Alessandro Zanin, Aldo Zelioli, Osvaldo Brivio, Luciano Bazzocchi, a Lucia Laporta, Maria Russo, Pina De Maio, Marcella Venier, Maria Panerati…; da Giovacchino Petracchi, Bensi Giovanni, …  a Rita Ludovico, Matilde Parente, Anna Stefanangeli, Rina Gioberti Ferdinando Montuschi...; da Giuseppe Mandorli, Giuseppe Cicolini, Mario Boschi, Vittorino La Placa, a Gaetano Scancarello, Vincenzo Oliva, Giovanni Perrone, Mariella Cagnetta,).  E sono tanti altri, ormai in Cielo, e molti ancora in vita, quelli che non ho saputo in questa occasione, doverosamente ricordare (e tutti mi hanno fatto scoprire…il dono dell’amicizia).

Ma, soprattutto, vorrei che questa mia “testimonianza”, con questo mio incalzante elenco di “cose fatte”, potesse esprimere tutto lo “spirito” che le aveva animate: quale cosciente risposta “professionale” di una “comunità di maestri cattolici” alla “domanda” educativo-scolastica del momento storico.

Una rinnovata responsabilità

Oggi, nella tormentata stagione che viviamo, all’Associazione è richiesta una risposta “nuova”, una rinnovata responsabilità, una nuova vitalità.  E una forte “presenza”, che ci richiama alla esortazione di Paolo VI rivolta ai partecipanti al X Congresso nazionale, nel 1971: “secondo la vostra vocazione di Maestri cattolici., siate uniti, cioè mantenete compatta l’Associazione con la vostra personale adesione e con l’apertura verso altri colleghi, giovani specialmente, d’uguali sentimenti, nel culto dell’amicizia e nella promozione solidale dei vostri ideali e dei vostri interessi…”.

Alziamoci e andiamo avanti

Allora mi permetto  di chiedere a noi stessi :” alziamoci”, “alziamo la testa”, “andiamo avanti”, con coraggio , con  forza e determinazione, con fiducia e speranza cristiane, contro ogni ”vento contrario” ( che “alla resa non spinge  mai i più forti, ma a cammini  più ardui  li sprona”:  tutti insieme,  in  fraterna amicizia, insieme  immaginando ,“costruendo” il futuro,  elaborando progetti, insieme avanzando le nostre proposte e premendo sulle istituzioni politiche e sociali ,  insieme misurandoci con le sfide culturali, sociali, ecologiche di oggi, che esigono una scuola “aggiornata”, “aperta”, quanto mai  una  scuola di tutti”: “una  scuola    ( per ricordare don Milani) che non sia  come  quell’ ospedale “che cura  i sani  e mandi  a  casa gli ammalati “, ma una istituzione  “di avanguardia”, in  grado di contribuire, contrastando le crescenti povertà culturali ed educative, al progresso e al bene comune , “in giustizia e verità”. Quasi intenzionata a non farci dimenticare che “noi siamo nati” – al primo Congresso nazionale della Associazione, nel 1946 - all’ “insegna” esigente e con l’“imperativa” “consegna” di “Salviamo il fanciullo”. 

 

 

*già Vicepresidente Nazionale e Segretario Nazionale  Aimc e Dirigente Scolastico        

 

 

 

                 

   


 

giovedì 1 giugno 2023

EMPATIA E PROSOCIALITA'


 L’incontro sulla tematica “Empatia e prosocialità Vs Bullismo e Cyber Bullismo”, organizzato dall’AIMC sezione di Giarre in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Santa Venerina, svoltosi il 30 maggio 2023, ha suscitato grande interesse tra i numerosi docenti che hanno aderito all'iniziativa.

-          di Maria Torrisi


La Presidente della sezione AIMC di Giarre, Maria Torrisi, ha introdotto la tematica dell’incontro partendo dalla considerazione della tendenza all’aumento dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, facilitato anche dal particolare periodo della pandemia da Covid 19 che ha accentuato l’isolamento e la difficoltà nelle relazioni sociali.

Tali fenomeni molto presenti, purtroppo, nelle vite dei ragazzi, specie in ambito scolastico, rappresentano un serio problema che va ad intaccare l’equilibrio psico-fisico della persona che viene presa di mira, le cui conseguenze fanno registrare sempre più casi di vergogna, isolamento, ansia, depressione e perfino tentativi di suicidio. Pertanto, si rende quanto mai necessaria una sinergia di forze di tutti gli attori sociali a cominciare dalla famiglia, dalla scuola, dal gruppo dei pari, dagli specialisti, tale da inseguire modalità e pratiche educative atte a contrastare detti fenomeni, soprattutto in chiave preventiva.

A seguire, i saluti e l’intervento della Dirigente Scolastica Mariangiola Garraffo, dell’Istituto Comprensivo Santa Venerina che ha riportato la testimonianza della propria scuola per quanto riguarda le azioni intraprese per contrastare tali fenomeni, citando la formazione svolta sia per i genitori, dall’associazione AITF, sulle relazioni familiari, gestione dei conflitti familiari e sociali, comprensione e valorizzazione dei bisogni psicologici e affettivi dei minori; sia la formazione per i docenti sulle “Pratiche Riparative” condotta da esperti dell'Associazione Comunità il Gabbiano, partner del progetto L’ora di Lezione Non Basta, che la scuola porta avanti da alcuni anni, riguardante appunto le pratiche riparative da mettere in atto nella gestione dei conflitti e della violenza, in genere.

I percorsi citati hanno inteso affrontare la questione di certi comportamenti riconducibili al bullismo o cyberbullismo o comunque ad atteggiamenti di violenza, di prevaricazione, di conflitto, prefiggendosi l’obiettivo primario di approfondire la comprensione delle dinamiche sottese a tali fenomeni, al fine di trasformarli da distruttivi a costruttivi. Per affrontare queste situazioni delicate, prendendo in considerazione i vari aspetti che possono aver guidato certe azioni, continua la Dirigente Garraffo bisogna partire dall’ascolto e dalla comunicazione. Non è sufficiente sostenere la vittima di bullismo e/o prevedere "punizioni" per il colpevole di turno, ma è necessario ascoltare l'autore della violenza, il cosiddetto “carnefice”. Prestare ascolto a quelle che sono le sue emozioni, i sentimenti, le implicazioni relazionali e sociali che hanno determinato certi comportamenti, certe azioni. È necessario, conclude la Dirigente Garraffo, costruire contesti collettivi per far emergere i bisogni, assegnare significati, rielaborare situazioni, basati su un’effettiva collaborazione tra docenti, genitori, studenti, psicologi, allo scopo di analizzare il problema, mettere in discussione i luoghi comuni e dare risposte e soluzioni adeguate.

L’ intervento di Davide Bennato, Prof. di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Sociologia dei media digitali e Sociologia Digitale all’Università agli Studi di Catania, autore di diversi articoli scritti per Agendadigitale.eu, - una testata giornalistica e scientifica che si avvale di collaboratori autorevoli e specializzati, per accompagnare l'Italia nella rivoluzione digitale -, ha posto l’accento sul concetto di “esercizio di violenza”, quale atto o serie di atti trasgressivi e violenti, verbali, fisici, psicologici, commessi a danno di coetanei più deboli, denotante i due fenomeni di bullismo e cyber bullismo.

E sia che si tratti di bullismo sia che si tratti di cyberbullismo, fondamentalmente non esiste una grande differenza tra le due forme, in quanto sia il bullismo che il cyberbullismo sono da intendersi, appunto, come “esercizio di violenza”; nel primo caso perpetrato “faccia a faccia”, nel secondo caso attraverso strumenti tecnologici. Così come le tecnologie ancor prima di essere tecnologie sono spazi sociali, afferma il Prof. Bennato, allo stesso modo il cyber, ancor prima di essere cyber è bullismo! Affermazioni queste che, come una cartina da tornasole confermano l’influenza sia del corredo genetico responsabile di determinati tratti distintivi dell’individuo, sia dell’ambiente in cui l’individuo nasce, cresce e si sviluppa.

Come confermato dagli studi di varie scienze, psicologia, neuroscienze, sociologia ..., l'ambiente in cui l'individuo si forma incide molto di più delle peculiarità distintive innate.

A determinare detto esercizio, dunque, sono tanti i fattori concorrenti, riconducibili ad ambiente familiare, contesto sociale di appartenenza, clima scolastico, caratteristiche individuali; elementi tutti che incidono sui comportamenti dell’individuo e che possono creare sfumature diverse da un polo all’altro della linea di condotta che va dal subire al sopraffare.

Pertanto, un notevole peso assume, nella formazione della personalità, il background socioculturale in cui il soggetto vive, quale fattore in grado di contribuire allo sviluppo di certi comportamenti devianti e violenti.

Pensiamo a questo punto ad una teoria di stampo olistico quale potrebbe essere quella di Durkheim, che nel suo scritto “Regole del metodo sociologico” , afferma “Quando ci si accinge a spiegare un fenomeno sociale, bisogna cercare separatamente la causa efficiente che lo produce e la funzione che esso assolve”.

Appurate, dunque, le cause che potrebbero essere addebitate a situazioni che il ragazzo vive quotidianamente perché inserito in una società formata da “fatti sociali” , cioè dall’insieme di modi di pensare e agire che si qualificano come entità esterne all’individuo, in grado, però, di governarlo, di orientarlo a determinati valori e comportamenti, resta ancora da analizzare la funzione a cui il fenomeno intende ottemperare.

Spesso comportamenti aggressivi sia in forma verbale che relazionale sono dettati da una forma di paura, per cui il bullo cerca in tutti i modi di mettere paura ad un coetaneo perché è lui stesso ad avere paura, nonostante faccia credere il contrario. Di solito, viene esibita una forza, un coraggio, che di per sé sono fittizie; l’autostima che il bullo manifesta, che traspare dalla sua voce, dai suoi atteggiamenti, cela in sé una forma di egoismo, dettata da un meccanismo di difesa. Ecco, in questo caso un esempio della funzione cui vuole assolvere un comportamento violento. Quest’ultimo non vuole far altro che coprire il timore, di chi compie la violenza, di essere attaccato, di non saper reagire, innescando così il meccanismo della sua potenza, della sopravvalutazione di sé.

L’esibizione della forza, nell’ambiente digitale, rispetto all’ambiente fisico, viene di gran lunga enfatizzato, restituendo, pertanto, una errata percezione della forza esibita.

Pertanto, il cyberbullismo non si pone altro che in continuità con il bullismo, la differenza, continua il Prof. Bennato, sta, dunque, nell’enfasi prodotta dal contesto digitale, per cui una violenza che si esercita nello spazio fisico viene continuata nello spazio digitale, dove le tecnologie fungono da “moltiplicatore”.

Avviandosi alla conclusione del suo intervento, il Prof Bennato si proclama, comunque, a favore delle tecnologie, per le opportunità che esse offrono, quali strumenti che rendono la didattica più accattivante, che riducono distanze, facilitano le comunicazioni e le informazioni con un tempo flessibile, e condivide quanto espresso dalla Dirigente Garraffo, a proposito del coinvolgimento di tutte le componenti interessate, scuola, famiglia, alunni, docenti, per disinnescare i meccanismi prodotti dai fenomeni analizzati. Un approccio di tipo sistemico, finalizzato a mettere in atto misure preventive atte a contrastare il fenomeno, agendo sia sul fronte di una efficace comunicazione, sia promuovendo il rispetto dell’altro, la relazione interpersonale, sia colmando le lacune legate a una scarsa conoscenza del funzionamento e dell’utilizzo degli strumenti tecnologici, attenzionando in modo particolare la cosiddetta “netiquette”, ovvero l’insieme di regole di condotta per comunicare in Internet in modo rispettoso e appropriato, che impedisce, tra l’altro, di incorrere in sanzioni, è fondamentale! La misura, dunque, da adottare per eccellenza, conclude il Prof. Bennato, non può essere altro che una buona Educazione, perché quando siamo educati fuori, poi lo siamo anche dentro il digitale!

A partire da questa frase, che non è solo di effetto, ma che ci parla di Educazione ai Media, come comprensione critica dei media, che permette di riconoscerli per ciò che sono, ovvero non solo “strumenti” ma orizzonti linguistici e culturali, di una realtà dove virtuale e reale si incontrano su uno stesso piano, ha preso vita la relazione della docente Giusy La Mastra che ha indicato l’Empatia e la prosocialità quali strategie di prevenzione per mettere in atto azioni intese ad arginare i fenomeni di bullismo e cyberbullismo, favorendo sin dall’infanzia, la pro socialità, la relazione empatica con gli altri, il rispetto di se stessi e dell’Altro, quali abilità sociali per evitare forme di prevaricazione, sopraffazione, violenza, in qualsiasi ambiente reale e/o virtuale, in qualsiasi modalità.

Combattere il bullismo e il cyberbullismo significa aver cura del presente e del futuro dei ragazzi, continua La Mastra, significa assumersi l’ impegno da parte della scuola e dei docenti a prevenire questi fenomeni mediante una alleanza tra le varie componenti e la messa in atto di pratiche educative significative.

Riferisce, dunque, la testimonianza delle metodologie innovative messe in campo nella scuola dove presta servizio, l’Istituto Comprensivo di Santa Venerina, che ha aderito, già da anni al modello di Scuola Senza Zaino. Un modello di scuola che mette l’alunno al centro, che poggia su tre nuclei fondamentali: ospitalità, comunità, responsabilità, che si avvale di un approccio globale al curricolo che pone in primo piano non la trasmissione di contenuti ma l’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze attraverso esperienze significative che vedono le discipline interessate in modo trasversale; che prevede attività laboratoriali dentro e fuori l’aula; percorsi di musica, teatro, sport, attività che permettono agli alunni di coltivare i loro talenti e loro inclinazioni, mettendo in gioco non solo il cognitivo ma anche emozioni, sentimenti, affettività.

Attraverso, soprattutto, la cooperazione, derivante dal setting d’aula adottato, che facilita la comunicazione e il dialogo, i bambini sono portati ad eliminare quelle parole, quelle espressioni da cui spesso prende l’avvio la strada per il bullismo. Questi ambienti di apprendimento si prefiggono di favorire il miglioramento dei rapporti interpersonali, di recidere sul nascere eventuali atteggiamenti di bullismo, perché indirizza gli alunni verso la crescita autonoma e responsabile, verso il saper stare con gli altri, attraverso metodologie innovative atte a favorire la comunicazione.

L’agorà, praticata quotidianamente, in modalità circle time, quale spazio in cui ognuno può esprimere il proprio pensiero su un determinato argomento, dove poter fare proposte, scambiarsi opinioni, tenendo presenti i vari punta di vista, nel rispetto della reciproca libertà, si costituisce come una prassi civile e democratica che promuove la condivisione di idee e la collaborazione in vista di un bene comune. Tutto questo si svolge in un tempo flessibile e informato, perché agli alunni viene presentato il planning delle attività programmate, suscettibile comunque di revisione e cambiamenti, determinati da particolari interessi manifestati dai bambini per qualche argomento e/o attività in particolare.

Promuovere la prosocialità e l’empatia come abilità sociali in grado di prevenire fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo, conclude la docente La Mastra, significa indirizzare gli alunni alla via della gentilezza, della cooperazione, della condivisione, del rispetto, della cura di sé, degli altri, delle cose, dell’ ambiente naturale; significa indirizzarli verso uno sviluppo sostenibile inteso a contrastare quella povertà educativa che non si esaurisce nella scarsità di mezzi economici, ma che auspica di combattere l’analfabetismo emotivo di cui è pregna la società di oggi, affinché la voce del più forte non possa mai risuonare incontrastata, non possa mai prendere il sopravvento sul più debole per intimidirlo e ferirlo nel profondo, ma possa essere risanata dall’ascolto, dalla comprensione, dalla cura.

A conclusione degli interventi dei relatori hanno preso la parola la Presidente AIMC Regione Sicilia, Marina Ciurcina e le socie della sezione AIMC di Giarre, Cecilia Belfiore e Maria Caserta, che, con analisi accurate e significative circa la società in cui viviamo, sempre più frammentata, che rende gli individui incapaci di empatia, di altruismo e di qualsiasi gesto e azione di solidarietà, hanno confermato la necessità dell'azione a cui la scuola, in sintonia con le famiglie e altre istituzioni è chiamata, per promuovere una formazione in grado di far fronte all’inquietudine, alla solitudine diffusa, alla disattenzione civile, alla invisibilità morale, all’indifferenza dei segni, espressioni con le quali vari sociologi hanno analizzato i caratteri preminenti nella società, mettendo in atto pratiche di Ascolto. A tal proposito facciamo nostre le affermazioni di Serge Moscovici, quanto mai attuali per rispondere alla complessità della nostra società globalizzata: “Aiutare, condividere e cooperare, sono tre comportamenti prosociali che non devono mai mancare nell’educazione dei ragazzi”.

Per concludere, ringraziando i relatori e i docenti tutti partecipanti all'incontro, confidiamo in una “rivoluzione culturale” della scuola in ogni ordine e grado, per costruire nuove forme di aggregazione sociale e culturale e senza perdere mai la speranza, con la consapevolezza che ogni piccolo seme genera una nuova pianta, ricordiamo le parole di Baumann “Non dimentichiamo che ogni maggioranza all’inizio era una minuscola, invisibile e impercettibile minoranza. E che perfino le querce centenarie provengono da ghiande ridicolmente minuscole.”

 

venerdì 18 febbraio 2022

RIGENERARE LA SCUOLA


 RiGenerazione Scuola, il Piano del Ministero per la transizione ecologica e culturale 

 Opportunità per le scuole e applicazioni concrete per l’educazione civica.

Nel vocabolario Treccani, alla voce Rigenerazione si legge: “l’azione di rigenerare, il fatto di rigenerarsi e di venire rigenerato.  In senso sociale, morale o religioso, rinascita, rinnovamento radicale, redenzione che si attua in una collettività”. Rigenerazione è il termine scelto per il nuovo piano lanciato dal Ministero dell’Istruzione la scorsa estate ed entrato nel vivo questo mese.

RiGenerazione Scuola come si legge nella pagina web dedicata – “mira a rigenerare la funzione educativa della scuola per ricostruire il legame fra le diverse generazioni, per insegnare che lo sviluppo è sostenibile se risponde ai bisogni delle generazioni presenti e non compromette quelle future, per imparare ad abitare il mondo in modo nuovo. La scuola crea, così, non solo il nuovo alfabeto ecologico ma si trasforma in luogo nel quale si azzerano i conflitti tra le generazioni e si impara a crescere in modo sostenibile”. Ma cosa significa? Di fatto avviare e realizzare una transizione ecologica e culturale delle scuole.

Il piano prevede tre ambiti in cui vengono suddivisi gli obiettivi ispirati all’agenda 2030: Sociali, Ambientali ed Economici.

Recuperare la socialità, superare il pensiero antropocentrico, maturare la consapevolezza del legame tra solidarietà ed ecologia, abbandonare la cultura dello scarto a vantaggio della cultura circolare sono tutti obiettivi dell’ambito sociale.

Nell’ambito ambientale rientrano: Maturare la consapevolezza del legame imprescindibile fra le persone e la ‘casa comune’; Diventare consapevoli che i problemi ambientali vanno affrontati in modo sistemico e Imparare a minimizzare gli impatti dell’azione dell’uomo sulla natura.

Per quanto riguarda invece gli obiettivi economici troviamo: conoscere la bioeconomia; conoscere il sistema dell’economia circolare; acquisire la consapevolezza che gli sconvolgimenti climatici sono anche un problema economico e imparare a costruire i mestieri e le imprese del futuro a zero emissioni, circolari e rigenerative.

Linee di indirizzo che rientrano facilmente nell’insegnamento dell’educazione civica come sottolinea  Barbara Floridia, sottosegretaria all’Istruzione ed ideatrice del Piano, interpellata da Orizzonte Scuola in occasione del lancio della prima settimana della RiGenerazione: “Da qui in avanti sia le scuole che i Comuni e gli enti del terzo settore avranno strumenti e risorse per poter non solo accompagnare i ragazzi verso nuovi modelli comportamentali e nuovi stili di vita, ma anche per implementare l’offerta formativa dell’educazione civica, un punto presente nel Pilastro legato a cittadinanza ed educazione ambientale. Inoltre puntiamo a perfezionare sempre di più le competenze dei nostri studenti, anche nell’ottica di avvicinare la nostra popolazione studentesca ai cosiddetti ‘green jobs’ una volta usciti da scuola”. Strumenti e risorse dunque per ampliare il bagaglio di conoscenze degli studenti di ogni età.

RiGenerazione Scuola fonda le proprie radici infatti su quattro pilastri da ‘Rigenerare’ appuntoi saperi, i comportamenti, le infrastrutture fisiche e digitali e le opportunità.

Ma cosa offre in concreto per le scuole? La sottosegretaria Floridia spiega: “Il Piano mette a disposizione subito 2 milioni di euro, una cifra che con un bando pubblico consente a ciascun istituto di accedere ad un contributo fino a 25 mila euro per progetti legati alla sostenibilità ambientale, al progresso sostenibile ed all’economia circolare. Si tratta di un primo stanziamento all’interno di un quadro molto più ampio che porterà alla scuola italiana nuove opportunità, nuovi luoghi da abitare, nuovi abitudini e nuovi saperi”.

“Ogni scuola può proporre iniziative – continua Floridia – sul sito del ministero dell’Istruzione c’è una sezione dedicata al Piano RiGenerazione Scuola in cui si può vedere come tante scuole si siano già attivate con iniziative e progetti. Ciascun istituto può utilizzare le risorse messe a disposizione tramite bando, ed entrare così in contatto costante con la rete dei ‘rigeneratori’ della Green Community. In questo modo le nostre scuole saranno aperte a esperti che dialogheranno direttamente con i ragazzi di temi ambientali, di biodiversità, di cambiamenti climatici, di risorse forestali, aiutando a comprendere quanto le azioni di ciascuno abbiano un impatto sul pianeta e cosa possiamo fare come singoli e come collettività per ridurre ed eliminare gli effetti negativi che esse possono produrre sull’ambiente”.

Quali sono i passaggi che una scuola deve fare per aderire al Piano? “Tutte le scuole possono liberamente aderire ed anzi sono invitate a farlo – rimarca la sottosegretaria all’Istruzione – Pensiamo di inserire il Piano tra gli obiettivi che le scuole potranno far entrare nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF)”.

Oltre allo stanziamento di 2 milioni di euro per i progetti proposti dalle scuole, Barbara Floridia ha spiegato che sono diversi i fondi a disposizione. “All’interno del pilastro relativo alla rigenerazione delle infrastrutture scolastiche 1 miliardo verrà dedicato alle aule verdi ed ai laboratori Green. In più ci sono altre risorse, quasi 4 miliardi per l’efficientamento energetico e la messa in sicurezza delle scuole. Si tratta di uno dei più grandi investimenti mai realizzati per mettere la sostenibilità al centro di tutte le strategie legate al mondo della scuola. Un percorso importantissimo in cui tutta la comunità scolastica, dirigenti e docenti in primis, sono chiamati a dare il proprio contributo”, ha concluso.

Un programma ambizioso e di grandi dimensioni che si preannuncia aperto a tutte le realtà scolastiche che vorranno partecipare come già alcuni hanno fatto, tra cui l’Istituto Comprensivo ‘Portella della Ginestra’ di Vittoria (Ragusa).

Il progetto della scuola, spiega la dirigente scolastica Daniela Mercante ha per prima cosa un hashtag #vogliamocambiareilmondocominciandodallascuola. È un progetto di educazione e sostenibilità, per affrontare la complessità e le urgenze di questo nostro tempo, interpretandoli secondo il canone della sostenibilità. Legare la sostenibilità all’educazione, al soggetto che apprende e all’adulto impegnato nell’educazione ed alla loro relazione, significa assumere un altro sguardo sui percorsi formativi, rafforzando l’attitudine degli insegnanti a tener conto della personalità dei ragazzi, potenziandone sia le competenze cognitive che quelle non cognitive, introducendo modalità didattiche che valorizzino la personalità degli studenti, abbandonando la logica che la conoscenza sia frutto di meri meccanismi. Il nostro progetto – continua la dirigente – prende le mosse dalla sostenibilità declinata dai 17 obiettivi dell’Agenda 2030 e dal filo rosso che li lega; e muove dunque da un’idea di scuola legata a competenze non solo cognitive, ma anche e soprattutto emozionali, le character skills, quali appunto l’amicalità, la grinta, la passione ideale, l’apertura all’esperienza, la responsabilità, che sono le condizioni per un approccio non egoistico, individualista, distruttivo della vita e del lavoro”.

“Più di ogni altra opportunità – prosegue Mercante – questo Piano Rigenerazione Scuola, così pensato con i suoi 4 pilastri di rigenerazione richiama anche ad una prospettiva interiore, volta a suscitare nei giovani le forze profonde per ‘Reincantare il mondo’ (come direbbe Bernard Stiegler), per imparare ad abitare il mondo in un modo nuovo. È la strada per l’equità sociale: in questa che è la scuola con un altissimo numero di alunni con disabilità, di alunni non italofoni, di alunni con bisogni educativi speciali, significa andare verso un nuovo modello di società con nuovi stili di vita, riuscendo a diffondere un nuovo modo di vivere e pensare che non prevede lo scarto – neanche delle persone più fragili – né l’usa e getta – non solo delle cose, ma anche dei sentimenti, degli affetti, delle relazioni. E una scuola che non scarta è una scuola che si prende cura, delle piante, degli animali, delle cose, dei luoghi, delle persone. È quindi una scuola inclusiva per definizione, perché ciascuno in essa trova i propri tempi, i propri spazi, le proprie attività e affronta l’apprendimento secondo le proprie capacità, possibilità, potenzialità”.

Per partecipare, dice la preside, non è difficile, “tra le econews (sul sito) sono pubblicati gli Avvisi emanati dal Ministero dell’Istruzione per sostenere le scuole a sviluppare iniziative di educazione ambientale, educazione alla sostenibilità, educazione alimentare e alla salute, recupero e riprogettazione di materiali, riflessioni sulla biodiversità, riciclo dei rifiuti, consumo responsabile ed efficientamento energetico, mobilità sostenibile, laboratori green (orti, aule all’aperto e spazi verdi), bio-agricoltura, bio-economia, economia circolare, cittadinanza del mare”.

“Le scuole interessate a presentare la candidatura si impegnano a sviluppare iniziative per fornire strumenti didattici sulla transizione ecologica, sviluppare metodologie e strumenti di formazione per docenti e alunni, sperimentare prassi innovative, creare legami educativi con il territorio e rendere ripetibili le esperienze scolastiche. Ciascuna scuola può proporre la propria candidatura con una sola proposta progettuale. Le candidature devono essere inviate esclusivamente attraverso la piattaforma PimerMonitor, accessibile dal percorso SIDI – Applicazioni SIDI – Gestione Finanziario Contabile – Monitoraggio e rendicontazione”, spiega la dirigente scolastica.

Da Preside ai colleghi dice “partecipate, perché oggi il concetto di sostenibilità ha a che fare col valore molto più profondo di giustizia, ed in particolare di giustizia intergenerazionale: ‘per sviluppo sostenibile – recita il Rapporto ONU ‘Our common future’ – s’intende uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. La scuola crea, così, non solo il nuovo alfabeto ecologico ma si trasforma in luogo nel quale si azzerano i conflitti tra le generazioni e si impara a crescere in modo sostenibile. Il dirigente scolastico funge da collettore delle innovazioni, delle esperienze di cambiamento che avvengono all’interno della scuola che dirige; e fa squadra non solo dentro il singolo istituto, ma anche con le realtà locali, quelle istituzionali e quelle nazionale; per proiettare la scuola in un futuro più verde, più digitale, più sano, più forte, più uguale”.

All’interno del Piano è stata promossa anche una rete nazionale, una community – in continuo aggiornamento – composta da rappresentanti di amministrazioni pubbliche, istituzioni culturali, scientifiche, di ricerca, organizzazioni no profit e profit che hanno il compito di dare aiuto concreto ed esperto allo stesso Ministero e alle Istituzioni Scolastiche per la realizzazione di iniziative in linea con il Piano. Realtà in grado di fornire il proprio know how per aiutare le scuole a creare percorsi efficaci nel raggiungimento degli obiettivi specifici. Realtà che già da tempo lavorano in questo settore, su questi temi, e che hanno messo a disposizione il loro bagaglio di conoscenze ed esperienze. Tra queste Legambiente e Cittadinanzattiva che Orizzonte Scuola ha interpellato per comprendere il loro impegno in questo settore.

“Legambiente vi partecipa attraverso la Green Community con due progetti sui quali lavora da tempo con le scuole – spiega Claudia Cappelletti responsabile Scuola di Legambiente – Si tratta di ‘Scuole Sostenibili’, attraverso il quale proponiamo agli istituti scolastici di sottoscrivere un impegno sulla sostenibilità ambientale e culturale: un patto attraverso il quale la scuola si impegna a mettere in atto una serie di azioni finalizzate alla riduzione dell’impatto ambientale degli stili di vita a scuola, per poi tentare anche un coinvolgimento delle amministrazioni proprietarie degli edifici scolastici per un miglioramento in chiave sostenibile promosso dal basso. ‘Quindi +Scienza’, è invece il progetto pensato per sostenere i docenti in un percorso interdisciplinare nella cornice dell’educazione civica, attraverso un corso che, a partire dalla cittadinanza scientifica come nutrimento dei valori costituzionali, offre un percorso che si sviluppa nello sviluppo sostenibile e nella cittadinanza digitale”.

“Per il momento da parte del Ministero è stata fatta una raccolta di buone pratiche a scuola – continua Cappelletti – Come rappresentanti della società civile abbiamo per il momento dato la disponibilità di far parte di un percorso, ma dobbiamo ancora condividere degli obiettivi concreti che ci vedono protagonisti attivi. In tal senso abbiamo chiesto al MI di istituire un tavolo partecipativo per fare sintesi dell’esperienza ma anche per costruire un piano nazionale che sia di alimentazione culturale e di allineamento operativo per dare opportunità di crescita comune al mondo della scuola, non frammentato in tanti modi di interpretare la sostenibilità”.

Necessario dunque per Legambiente continuare a fare rete e incrementare la partecipazione attiva perché, sottolinea la responsabile Scuola di Legambiente, “le criticità come sempre non mancano, la vera scommessa è la transizione ecologica. Non ci possiamo fermare all’insegnamento dell’educazione civica – conclude – ma chiediamo che si sviluppino veri e propri patti educativi di comunità per una giusta transizione ecologica, tenendo al centro diversi obiettivi tra cui la povertà educativa”.

Altra realtà che si occupa di temi legati al Piano RiGenerazione è Cittadinanzattiva che “da anni si occupa di sviluppo sostenibile impegnandosi nella promozione di nuovi modelli, coinvolgendo attivamente i cittadini per aumentarne la consapevolezza e incentivarne la partecipazione nella definizione e adozione di modelli e politiche più sostenibili, promuovendo l’educazione ad un consumo consapevole e ad un utilizzo sicuro e responsabile dei servizi, con una particolare attenzione alle nuove generazioni” come spiega Tiziana Toto. In particolare dal 2019 Cittadinanzattiva è promotrice, insieme alla Fondazione Unipolis, del progettoO.R.A. Open Road Alliance’, dedicato alla mobilità sostenibile che ha coinvolto le scuole superiori di II grado delle 14 città metropolitane: “Con un percorso formativo ad hoc, e un contest di idee – spiega Toto – si è voluto promuovere una nuova cultura della mobilità attraverso l’educazione a un nuovo modello più sostenibile, basato sull’attenzione ai temi ambientali, la condivisione dei mezzi, la sicurezza, un orientamento alla multi modalità e all’interoperabilità e a un approccio più consapevole al trasporto pubblico. L’intero progetto, che si colloca nell’ambito degli SDGs dell’Agenda 2030 dell’ONU, vuole contribuire alla riduzione dell’impatto della mobilità dal punto di vista ambientale-sociale-economico verso un approccio più sostenibile”.

“Il protagonismo dei ragazzi, elemento centrale del progetto, è ben rappresentato dal Manifesto della mobilità sostenibile che è stato redatto interamente grazie ai contributi delle classi partecipanti. Il progetto è stato ideato con lo scopo di creare empowerment tra i giovani, trasformando la scuola nel luogo di innesco di una riflessione più ampia sulla mobilità del presente e del futuro, fino a coinvolgere le diverse comunità di riferimento. A nostro avviso – sottolinea la rappresentante di Cittadinanzattiva – partire dai giovani, promuovendo la loro partecipazione attiva, è fondamentale per costruire comunità intelligenti, inclusive, sostenibili e favorire il dialogo tra gli stakeholder sulle tematiche più rilevanti. Il progetto ha inoltre avuto l’ambizione di misurare l’impatto effettivo delle varie azioni in termini di miglioramento della conoscenza, delle competenze, delle motivazioni e soprattutto dei cambiamenti di comportamento e attitudini sulla strada”.

Dunque un progetto “perfettamente in linea con gli obiettivi” di RiGenerazione Scuola che è “stato presentato come esperienza concreta” all’interno della Green Community perché per Cittadinanzattiva “il valore aggiunto di progetti come O.R.A. consiste nel protagonismo dei beneficiari inseriti in un percorso circolare: prima come discenti e poi promotori di un nuovo modello tra pari (approccio peer2peer), la comunità locale e nazionale”.


Ma come tutto questo si inserisce all’interno dell’educazione civica? Per Cittadinazattiva “il Piano risponde alle esigenze del percorso di educazione civica in maniera trasversale ai nuclei tematici, con l’obiettivo di formare cittadini responsabili e consapevoli. L’approccio innovativo e a lungo termine consente di porre le basi per una vera rivoluzione e rigenerazione all’interno delle scuole, che hanno l’obbligo ma soprattutto l’opportunità di implementare proposte trasversali alle discipline di studio.

L’intento di mettere a sistema le buone prassi realizzate negli ambiti scolastici, di diversi gradi, rappresenta un’occasione per la definizione di una nuova scuola, il cui primo passo è stato fatto proprio attraverso l’introduzione dell’educazione civica, intesa come luogo in cui delineare un approccio nuovo e sostenibile che coinvolge i diretti destinatari degli interventi ma anche i docenti, mediante specifici strumenti formativi. Lo stesso progetto O.R.A., di cui Cittadinanzattiva e Fondazione Unipolis sono promotori, è stato spesso inserito da docenti e dirigenti scolastici all’interno del percorso di educazione civica in quanto rispondente alle linee guida per la costruzione di città e ambienti più inclusivi e sostenibili, agendo sulla capacità dei giovani destinatari di comprendere e agire da cittadini responsabili e di partecipare pienamente alla vita civica, culturale e sociale delle comunità”, evidenzia Tiziana Toto.

Come Legambiente anche Cittadinanzattiva sottolinea la necessità di fare rete: “l’impegno, che ora è quanto mai necessario, è quello di creare sinergia tra i partecipanti alla Rete di RiGeneratori della Green Community in un’ottica di scambio, di condivisione e di sviluppo futuro che possa concretamente supportare il lavoro del Ministero e della Cabina di Regia. Come Cittadinanzattiva continueremo a pianificare e realizzare azioni che coinvolgano direttamente le scuole e i giovani cittadini, per contribuire alla costruzione di un nuovo approccio più sostenibile delle nostre comunità”, conclude Tiziana Toto.

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La prima edizione della ‘Settimana nazionale della RiGenerazione’, indetta dal Ministero dell’Istruzione, si è svolta dal 3 al 5 novembre 2021 a Roma alla presenza – nella giornata inaugurale – del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, della Sottosegretaria Floridia, delle scuole e dei partner dell’iniziativa. In contemporanea, centinaia di scuole su tutto il territorio nazionale hanno aderito con le loro iniziative che sono state raccolte all’interno del sito dedicato al Piano.

Eccone alcuni.

L’Istituto Tecnico Agrario Garibaldi di Roma ha scelto di partecipare partendo dalle caratteristiche peculiari della scuola. Considerando che il Piano prevede la tutela e la salvaguardia della biodiversità diventa fondamentale lo sviluppo delle filiere produttive agroalimentari che valorizzino i prodotti tipici territoriali con particolare attenzione alle fasi produttive orientate sempre più verso il modello agroecologico, quindi assenza di diserbanti o pesticidi. Tra i temi peculiari dell’Istituto, l’agricoltura di precisione e l’economia circolare con l’utilizzo di eventuali scarti di produzione come nuove fonti energetiche.

L’ Istituto Comprensivo Via Baccano di Roma ha già all’attivo numerosi progetti in tema di Educazione ambientale e sostenibilità: dallo studio delle bottigliette alla preparazione del detersivo per i piatti ecosostenibile. In particolare la biblioteca della scuola è attrezzata con strumenti plastic free.

L’Istituto Comprensivo John Dewey di San Martino in Pensilis (Campobasso) ha realizzato l’iniziativa ‘Un albero per il futuro’. Sono 120 le piante messe a dimora dalle alunne e dagli alunni delle classi prime della scuola secondaria di primo grado. Un progetto che rientra nell’iniziativa nazionale “TREE 4 future” in collaborazione con i Carabinieri della Biodiversità del Nucleo Territoriale di Isernia e con la partecipazione attiva delle Amministrazioni locali dei tre Comuni, sedi dei plessi scolastici.

La scuola Primaria “C. Pedotti” di Luvinate (Varese) i occasione della Settimana nazionale della RiGenerazione ha realizzato diverse attività. La riduzione degli sprechi e compostiera scolastica: gli alunni al termine del momento della mensa hanno registrato quali alimenti sono stati completamente consumati e quali no. Hanno pesato la frazione umida e gli scarti in generale, riempiendo la compostiera del giardino con scarti di frutta e verdura. In questo modo il terriccio ottenuto è adatto ad essere utilizzato per l’orto della scuola. Inoltre gli alunni e le alunne per tutta la settimana hanno raggiunto la scuola in bicicletta, riducendo così le emissioni di CO2. Riutilizzando vecchie casse di legno per vini, gli alunni hanno poi realizzato delle bug hotel per gli insetti impollinatori. Sempre con cassette di legno, ma di frutta e verdura, sono state realizzate delle fioriere per aromi e piante perenni per decorare l’ingresso della scuola. Infine, gli alunni più grandi si sono trasformati in peer educator suggerendo ai più piccoli buone pratiche per evitare l’uso di plastica e imballaggi in generale per la merenda.

Nell’Istituto Comprensivo Briosco di Padova ciascuna classe ha scelto un luogo di cui prendersi cura: l’aula, il giardino, la propria camera, un angolo del quartiere per costruire insieme il benessere che gli ambienti devono promuovere. Ogni luogo vissuto infatti è frutto di comportamenti individuali e sociali.

L’Istituto Tecnico Tecnologico e Liceo Scientifico Guglielmo Marconi – Margherita Hack di Bari ha scelto, nei giorni dal 3 al 5 novembre, di attivare un laboratorio di riciclo creativo per la produzione di vasi che saranno utilizzati per la semina di leguminose (piante che arricchiscono il terreno di azoto oltre ad essere un’ottima fonte nutritiva di proteine vegetali) ed il trapianto di ortive ed erbe aromatiche (“orto in barattolo e bottiglia”), ma anche di alberi di Ceratonia siliqua (carrubo), pianta arborea sempreverde (e pertanto ad elevato potere CO2 assorbente) della macchia mediterranea. In seguito, le piante saranno messe a dimora in contenitori più grandi sempre ottenuti con materiali di riciclo per la creazione di piccoli “orti in cassetta”, mentre i carrubi, non disponendo di un vero e proprio cortile scolastico, saranno donati (quando sufficientemente grandi) al comune per implementare il verde urbano intorno alla scuola e messi a dimora dagli studenti in una giornata apposita.

L’Istituto Comprensivo Mariano Rossi di Sciacca (Agrigento) ha aderito al progetto “Adottiamo il Borgo dello Stazzone”, in collaborazione con l’associazione ambientalista Marevivo, adottando così un tratto di lungomare della città di Sciacca, al fine di provvedere alla raccolta delle plastiche spiaggiate, alla ripulitura del sito in questione e, di fatto, promuovere i valori di salvaguardia ambientale e senso. L’attività si svolgerà con cadenza mensile per l’intero anno scolastico. Con il progetto “Orto Didattico” si sono realizzate delle aiuole, collocate nel giardino di pertinenza della scuola, per la piantumazione di piantine di ortaggi del territorio. L’obiettivo è educare gli alunni alla riflessione di coltivazioni con metodi biologici e sostenibili, scoprire il valore del cibo e della biodiversità.

RIGENERAZIONE SCUOLA