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sabato 15 febbraio 2025

IL MEGLIO DI CIASCUNO

 

Enrico Galiano: "La scuola non è un posto dove si vanno a selezionare i migliori ma è quello dove si va a tirare fuori il meglio da ciascuno. E si fa aprendo loro le porte, non chiudendole"

"Per la mia esperienza, sono proprio i ragazzi 

che hanno più difficoltà ad avere 

più bisogno di queste opportunità. 

Se li tagliamo fuori, specie quando sono così giovani, 

non facciamo altro 

che demotivarli..."

 

Non è semplice svolgere adeguatamente la funzione di educatore ed in qualità di insegnante.  Il compito appare alquanto impegnativo: essere un punto di riferimento per tanti giovani studenti, senza perdere la propria autorevolezza, riuscendo a trasmettere non solo sapere e conoscenza ma anche principi basilari per una scuola che non solo istruisca ma anche educhi, richiede passione, dedizione, impegno, e soprattutto tempo da investire nelle nuove generazioni, spesso bisognose di una guida che possa indirizzare la strada giusta da percorrere.

 La scuola, a tal fine, dovrebbe garantire delle opportunità proprio a chi si trova maggiormente in difficoltà, senza emarginare o escludere chi invece avrebbe bisogno di maggiori cure, attenzioni, maggiori stimoli, così da evitare di trasmettere quella demotivazione che rende i giovani troppo spesso poco partecipativi e privi di empatia.

 A tal riguardo lo scrittore ed insegnante italiano Enrico Galiano, citando un avvenimento molto spiacevole verificatosi da poco tempo, sottolinea l'importanza di una scuola inclusiva, che prescinda dal concetto di "merito", che prescinda dalla selezione dei "migliori", ma che sappia tirare fuori da ognuno il meglio, accogliendo chi ha più bisogno, senza alcuna disparità di trattamento, ma preoccupandosi solo di garantire agli studenti un processo formativo e di crescita adeguato e conforme alla loro giovane età.

 Pertanto, Enrico Galiano coglie l'occasione per esprimere il suo pensiero in tal modo: "Qualche giorno fa mi scrive una mamma di un ragazzino. Lui frequenta una scuola in cui a breve devo andare a fare un incontro. Allegata al messaggio, la circolare che vedete qui.

 Che è successo?

 Be’, che quella scuola ha avuto la brillante idea – senza dirmi niente, fra l’altro – di offrire questo incontro solo a chi aveva una certa media scolastica (dal 9 in su). La mamma, ovviamente, era affranta: il figlio ci teneva tantissimo, ma la sua media non bastava.

 Immaginatevi la mia reazione (se un pochino mi conoscete).

 No, non l’ho presa bene.

 Ho chiamato immediatamente la scuola, bypassando casa editrice e libraio. Ho scritto una mail personale alla dirigente. E la cosa che mi ha fatto più male è stata la sua risposta, in cui sostiene che loro promuovono l’inclusione, e che i posti in teatro erano pochi, e siccome questo “premio” ai “meritevoli” era arrivato a loro insaputa, tipo "Sorpresa! Hai nove e quindi guarda cosa ti regalo!" non c’è nessun criterio di esclusività.

 Ho letto il tutto tre volte. Anche se scritto in modo un po’ fumoso e arzigogolato, il senso era quello. E si poteva riassumere così: noi non escludiamo nessuno, tranne quelli che non hanno la media alta. Ora: io non dirò nomi né niente. Non sono Fabrizio Corona. Ma.

 A scanso di equivoci. Per il futuro.

 Io sottoscritto Enrico Galiano MAI   sarò disposto a fare incontri con gli studenti dove alcuni sono ammessi e altri no, in base alla media scolastica, al comportamento, alla razza, alla religione e nemmeno se tifano Inter (ok, qui mi devo un po' sacrificare).

 Per la mia esperienza, sono proprio i ragazzi che hanno più difficoltà ad avere più bisogno di queste opportunità. Se li tagliamo fuori, specie quando sono così giovani, non facciamo altro che demotivarli ancora di più e a farli sentire esclusi.

 E, una volta per tutte: basta con questa bufala dei “più meritevoli”. Specie se il merito è stabilito attraverso la media scolastica.

 Penso ai bambini e alle bambine dell’infanzia, o della primaria, che fin da piccoli si sentono parlare di questo “merito”: e quindi vengono abituati fin da piccoli al concetto di premi e punizioni, se fai il bravo ti meriti questo e se non fai il bravo ti meriti quest’altro.

 Penso ai ragazzi e alle ragazze più grandi, che alle medie sono buttati nello tsunami della preadolescenza e hanno bisogno di tutto, di affetto, di ascolto, di calma, di bellezza, ma non certo di una linea che divide meritevoli e non meritevoli.

 La scuola non è un posto dove si vanno a selezionare i migliori: è quello dove si va a tirare fuori il meglio da ciascuno.

 E si fa aprendo loro le porte, non chiudendole"

 Scuola oggi

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sabato 18 giugno 2022

PROMOSSI o BOCCIATI ?


Non si boccia più nessuno. 

Ma la tendenza alla promozione incondizionata non sembra andare d’accordo con l’obiettivo di valutare le competenze


di - Marco Ricucci


È tempo di vacanza per molti e, secondo i consueti stereotipi nostrani rimbalzati sui forum e per via web, gran parte del popolo italiano – in età non scolare – invida i famigerati tre mesi di vacanza dei malpagati insegnanti. In questi giorni, però, c’è stato un-dietro-le-quinte che nemmeno la mezza retorica brunettiana della fannullaggine, ormai stantia, può confutare: i docenti sono stati chiamati a tirare le somme di un anno scolastico facendo qualcosa che perlopiù le famiglie italiane percepiscono come un verdetto: gli scrutini.

Si decide per la promozione o la bocciatura che, nell’anti-lingua calviniana del burocatese scolastico, si definisce ammissione o non ammissione (non esiste la dismissione?) alla classe successiva. Chi avrà visto uno spassosissimo film degli anni Novanta, La scuola, di Daniele Luchetti, basato sui romanzi di Domenico Starnone, ricorderà certamente un lungo e probabile scrutinio, che, nella filosofia filmica, diventa l’occasione di parlare di tante cose. Certo, lo scrutinio per un’alunna o un alunno è un momento di giudizio sulla sua vita scolastica che tanta importanza ha negli anni della crescita e della formazione. Rimane in mente, per chi ha visto il film, Silvio Orlando, docente di lettere, sconfitto dalla vita in quanto idealista sinistrorso, perché la scuola – forse – è diventata la “sua” di vita; e rimane anche in mente il professor Montillaro, che si è fatto scudo dalla scuola con un amabile cinismo: “Almeno uno fatemelo bocciare!” è la sua preghiera. E per “scherzare”, persino il giorno dello scrutinio, chiama la polizia per dire, anonimamente, che c’è una bomba nella scuola.

Lo scrutinio è, dunque, il momento in cui i docenti si confrontano in maniera sincera e autentica facendo scaturire la loro visione della realtà di cui un alunno, scolasticamente, diventa incarnazione. Ma serpeggia da anni – ormai è del tutto evidente – una tacita tendenza che qualche professore, che qualcuno direbbe di vecchio stampo, ormai ha stigmatizzato come deriva iperprotettiva e assistenzialista della scuola, soprattutto nei momenti clou, cioè agli scrutini. 

Questa tendenza potrebbe essere ribattezzata come deriva “petalosa”: come qualcuno potrà forse ricordare, qualche anno fa, alle scuole elementari Marchesi di Copparo, in provincia di Ferrara, la maestra Margherita Aurora, svolgendo un esercizio di lingua italiana sugli aggettivi per descrivere un fiore, si trovò di fronte a un neologismo inventato da un suo alunno di terza elementare, Matteo e, invece di “correggere” l’errore scaturito dalla fantasia di rodariana memoria (mi riferisco al suo celebre saggio La grammatica della fantasia), incuriosita e divertita, decise di mandare il nuovo lemma all’Accademia della Crusca per una valutazione. La Crusca rispose e lo valutò “bello e chiaro”. E da allora abbiamo una nuova parola nel nostro dizionario per un approccio “buonista” della maestra Margherita. Anzi, la deriva “petalosa” si è quasi istituzionalizzata, adesso solo verbalmente, nella scuola “affettuosa” sostenuta dal ministro Bianchi, il che ha generato in certi docenti riottosi sconcerto per la sue conseguenze diseducative e tossiche nella formazione umana e didattica dei ragazzi.

In questa prospettiva, la bocciatura diventa pericolosa per il benessere psicofisico dell’adolescenza, che vive virtualmente su Instagram e ha i suoi modelli in “eroi” da TikTok. “Ogni alunno”, in base alla normativa ministeriale, “ha diritto ad una valutazione trasparente e tempestiva … La valutazione concorre, con la sua finalità anche formativa e attraverso l’individuazione delle potenzialità e delle carenze di ciascun alunno, ai processi di autovalutazione degli alunni medesimi, al miglioramento dei livelli di conoscenza e al successo formativo”.

Nel futuro, dunque, si pone una grande questione: ha senso ancora la bocciatura? La scuola è un mondo complesso e ha bisogno certamente di maggiori finanziamenti e di un’organizzazione più efficiente, ma non è cosa facile; tuttavia, deve trovare un suo ruolo più chiaro e preciso nella società di oggi, che cambia e muta – non so in bene o in peggio – con grande velocità, mentre ha ancora un impianto sostanzialmente ottocentesco-gentiliano, con qualche venatura democratizzante in riferimento alle riforme degli anni Settanta. Il resto delle innovazioni apportate nel corso del tempo sono aggiunte posticce calate dal governante di turno, senza un reale progetto a lungo termine oppure un disegno alto e di lungo respiro. 

Negli scrutini, i docenti spesso parlano di maturità dell’alunno come individuo che cresce, della partecipazione alla vita della classe-gruppo e classe-comunità, che spesso viene sintetizzato nel voto di condotta o comportamento. Andrebbe meglio esplicitato, se possibile, il ruolo della scuola oggi. C’è un’aggiunta che ci dice la rotta seguita dal vascello scuola, il cui timoniere procede al meglio che può, a vista se non a cabotaggio: le character skills.

Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, ha affermato: “Le character skills sono il futuro dell’orientamento al lavoro. Nessuna agenzia educativa da sola (scuola, famiglia, parrocchia, associazioni, impresa) è in grado di realizzare una simile progettualità: occorre una comunità educante”. La fotografia è chiara e l’analisi è attendibile: la sfida sarà come metterle in pratica nella realizzazione della comunità educante. La tendenza è dietro l’angolo: se lo scorso anno la Finlandia, che vanta, ancora secondo molti, il miglior sistema scolastico al mondo, ha “abolito” le materie tradizionali, da noi ritorna ciclicamente la proposta politica dell’abolizione della bocciatura, anche di recente. 

La prospettiva, in conclusione, sarebbe quella di rivoluzionare la scuola e cambiare la mentalità del corpo docente italiano, ma abbandonare sul serio la tradizionale impostazione della didattica per conoscenze a favore di quella per competenze sembra non essere così a portata di mano. E poi, noi docenti come potremmo dare i voti alle “competenze” nel futuribile scrutinio?

 

Il  Sussidiario

 

lunedì 21 agosto 2017

IL FORESTIERO CHE BUSSA ALLA PORTA ...... Linee guida per l'accoglienza dei migranti e dei rifugiati

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2018

[14 gennaio 2018]
“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare
i migranti e i rifugiati”

Cari fratelli e sorelle!
       «Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» (Lv 19,34).
          Durante i miei primi anni di pontificato ho ripetutamente espresso speciale preoccupazione per la triste situazione di tanti migranti e rifugiati che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà. Si tratta indubbiamente di un “segno dei tempi” che ho cercato di leggere, invocando la luce dello Spirito Santo sin dalla mia visita a Lampedusa l’8 luglio 2013. Nell’istituire il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ho voluto che una sezione speciale, posta ad tempus sotto la mia diretta guida, esprimesse la sollecitudine della Chiesa verso i migranti, gli sfollati, i rifugiati e le vittime della tratta.
          Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca (cfr Mt 25,35.43). Il Signore affida all’amore materno della Chiesa ogni essere umano costretto a lasciare la propria patria alla ricerca di un futuro migliore.[1] Tale sollecitudine deve esprimersi concretamente in ogni tappa dell’esperienza migratoria: dalla partenza al viaggio, dall’arrivo al ritorno. E’ una grande responsabilità che la Chiesa intende condividere con tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà, i quali sono chiamati a rispondere alle numerose sfide poste dalle migrazioni contemporanee con generosità, alacrità, saggezza e lungimiranza, ciascuno secondo le proprie possibilità.
      Al riguardo, desidero riaffermare che «la nostra comune risposta si potrebbe articolare attorno a quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare».[2]
Considerando lo scenario attuale, accogliere significa innanzitutto ....