Vangelo di domenica 4 ottobre
Mt 21,33-43
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e
agli anziani del popolo: 33 Ascoltate un’altra parabola: c’era un
uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe,
vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei
contadini e se ne andò lontano. 34 Quando arrivò il tempo di
raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35
Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un
altro lo lapidarono. 36 Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei
primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37 Da ultimo mandò loro il
proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. 38 Ma i
contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su,
uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. 39 Lo presero, lo
cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40 Quando verrà dunque
il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41 Gli
risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna
ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 42
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i
costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto
dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? 43 Perciò io vi
dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i
frutti.
Vi sarà tolto il regno di
Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare
Il Testo
1. Il testo biblico
originale è stato arricchito da un ampio incipit liturgico che illustra chi sia
il locutore e i destinatari: “In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e
agli anziani del popolo”. La Liturgia ha anche interrotto la conclusione naturale
della pericope. Dopo Mt 21,43 il testo continua e conclude così: “Chi cadrà
sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà
stritolato. Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono
che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla,
perché lo considerava un profeta” (Mt 21,44-46). Fra poco capiremo il motivo di
questa soppressione.
2. La formula che
risulta, cioè Mt 21,33-43, si può suddividere in tre momenti. L’incipit
liturgico presenta l’ambientazione che manifesta già una sfumatura polemica. Si
vedano le formule evangeliche delle domeniche precedenti dove i rimproveri sono
sempre rivolti ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo. Segue, poi, la
parabola dei vignaioli omicidi, Mt 21,33-41. Chiudono la formula le
considerazioni di Gesù sul figlio e sul futuro del Regno, Mt 21,42-43.
L’Esegesi
1. Oggi conosciamo bene i
contratti tra padroni e fittavoli ai tempi di Gesù. I vignaioli evangelici,
però, commettono un errore: dovrebbero pagare l’affitto, ma pensano di potersi
sottrarre a questo impegno perché da eteronomi, dipendenti, vogliono diventare
autonomi. Questa parabola così come è formulata da Matteo, si può leggere in
due livelli: a livello del Gesù storico e a livello della Chiesa nascente.
2. A livello del Gesù
storico, la parabola intendeva porre il problema dell’autonomia o della
dipendenza da Dio (il padrone della vigna). Gesù ha sempre accusato i
responsabili d’Israele di aver preteso di gestire a modo loro (autonomia da
Dio) la vigna del Signore, senza attenersi alla Parola del Signore (dipendenza
da Dio). Il padrone della vigna (Dio) li farà perire e darà la vigna ad altri
vignaioli (il collegio apostolico).
3. A livello di Chiesa
primitiva, la parabola venne ritoccata in alcuni piccoli particolari tanto da
farla diventare una allegoria della storia della salvezza. Come ci riesce?
Introduce, all’inizio, una citazione dal testo greco di Is 5,2 (“La circondò con
una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre”). Ricordiamo
che Gesù non parlava greco ai responsabili d’Israele. Le missioni dei servi
sono ridotte a due. Tali sono le raccolte dei libri profetici dell’A.T.
(profeti anteriori e profeti posteriori). I maltrattamenti riservati ai servi
(uccidere-lapidare) sono uguali a quelli riservati ai profeti in Mt 23,17:
“Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono
stati mandati a te”. Inoltre il figlio è chiamato “erede” (cf Eb 1,2: “Ha
parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le
cose…”), viene gettato fuori della vigna (il Calvario è fuori Gerusalemme) e
poi ucciso.
4. Con questi elementi la
Chiesa nascente fa diventare la parabola una allegoria. Il padrone è Dio, la
vigna è Gerusalemme, i servi sono i profeti e il figlio è Gesù. Questo spiega
la doppia conclusione di Gesù. La prima consiste nella citazione del Sal 118,22-23:
il figlio ucciso (pietra scartata) risorgerà (pietra d’angolo). La citazione
diventa più chiara alla luce di due testi della Chiesa primitiva. In Ef 2,20
l’autore ispirato scrive: “Edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei
profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù…”. In 1Pt 2,4, un
autore della fine del sec. I scrive: “Avvicinandovi a lui, pietra viva,
rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio…”. La seconda è
originale: “Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a
un popolo che ne produca i frutti”. Con queste considerazioni si può capire Mt
21,44-46, il testo soppresso dalla Liturgia.
Il Contesto Celebrativo
1. La prima lettura (Is
5,1-7) riporta una parte cospicua della canto della vigna del profeta Isaia. La
vigna è la casa d’Israele (Is 5,7). La Colletta propria ha disatteso la
tematica presente nella Parola di Dio. Ha solo evidenziato ogni tralcio (ogni
discepolo di Gesù) innestato nella vite che è Cristo (Gv 15,5: “Io sono la
vite, voi i tralci”)
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