giovedì 30 aprile 2026

CONNESSI E DIFFIDENTI

 

L’analisi del Censis
Sempre più connessi, 
sempre più diffidenti.


Il rapporto Censis racconta un’Italia che vive dentro gli schermi ma cerca disperatamente un’informazione di cui fidarsi.

di LELIO CUSIMANO

Gli italiani consumano sempre più “media”, ma si fidano sempre meno dell’informazione. È questo il paradosso che emerge dal 21° Rapporto sulla comunicazione del Censis, presentato nei giorni scorsi a Roma. Il nostro è un Paese permanentemente connesso, immerso nella dimensione digitale, ma allo stesso tempo stanco, diffidente, spesso tentato dalla fuga davanti al flusso incessante di notizie, opinioni, allarmi e contenuti che scorrono sugli schermi senza sosta. La televisione resta il grande focolare nazionale: la utilizza il 93% degli italiani. Ma è una tv che cambia pelle. Cala quella tradizionale, cresce invece la televisione via internet, con la web tv ormai arrivata al 62% dell’utenza. Resiste anche la radio, ascoltata dal 78% della popolazione. 

L’autoradio continua a dominare, ma soprattutto aumenta l’ascolto attraverso il telefono cellulare: oltre il 90% degli italiani usa quotidianamente la rete e il proprio telefono intelligente. Più che crescita, è una condizione di saturazione: siamo arrivati al punto in cui essere online non rappresenta più una scelta, ma l’ambiente naturale dentro cui si svolge la vita quotidiana. Nel frattempo, continua la lunga crisi della carta stampata. I quotidiani cartacei a pagamento scendono al minimo storico del 21%, praticamente dimezzati rispetto al 2007. 

Ma il dato più significativo è un altro: si sta indebolendo l’intero sistema dell’informazione.Lo si vede nel rapporto sempre più tormentato degli italiani con le notizie. I telegiornali restano la principale fonte informativa, ma arretrano. Facebook perde terreno, così come i siti giornalistici. In compenso avanzano le forme di comunicazione più rapide, frammentate ed emotive: sette italiani su dieci, tra quelli che utilizzano i social, si informano attraverso i “reel”, i brevi video pensati per essere consumati in pochi

UNA INFORMAZIONE RAPIDA. PIÙ EMOTIVA CHE RAZIONALE

È un’informazione rapida, istintiva, più emotiva che razionale. Non sorprende che quasi un quarto degli utenti la consideri superficiale. Eppure, c’è anche chi la apprezza perché più immediata, più accessibile, più coinvolgente. Dietro questi comportamenti emerge una crisi di fiducia profonda. 

Quasi il 60% degli italiani dichiara di cercare deliberatamente di evitare i media più diffusi ed afferma di essere interessati ad approfondire temi trascurati dai grandi mezzi di comunicazione. È il segno di un pubblico meno passivo rispetto al passato, ma anche più spaesato dentro quella che il Censis definisce efficacemente una “palude mediatica”. A tutto questo si aggiunge la fatica da iperconnessione. 

Oltre un terzo degli italiani sente il bisogno di prendersi una pausa dai social network: per recuperare tempo, ridurre le distrazioni, difendere la privacy o semplicemente respirare fuori dalla pressione continua della rete. Il “social detox” non appare più come una moda, ma come una forma di autodifesa. In questo scenario irrompe infine l’intelligenza artificiale (IA). 

La maggioranza degli italiani dice di non sentirsi a proprio agio con l’informazione prodotta interamente dall’IA. A preoccupare è la convinzione che il lavoro umano conservi un valore insostituibile nella costruzione del racconto giornalistico.

 Forse il dato più duro del rapporto, però, è quello che ricorda quanto l’informazione reale sia chiamata a pagare un prezzo altissimo: mentre guerre e conflitti occupano stabilmente la scena mediatica globale, solo nel 2025 sono morti 129 giornalisti. 

Un numero che pesa come un monito; dietro il rumore dei contenuti digitali, esiste ancora qualcuno che rischia e perde la vita per cercare la verità.

https://www.giovannipepi.it/inpaggina-cusimano/

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