venerdì 14 aprile 2017

PASQUA: LASCIAMOCI AVVOLGERE DAL MISTERO DI GESU' - AUGURI!



".....Gesù ha portato nel mondo una speranza nuova e lo ha fatto alla maniera del seme: si è fatto piccolo piccolo, come un chicco di grano; ha lasciato la sua gloria celeste per venire tra noi: è “caduto in terra”. Ma non bastava ancora. Per portare frutto Gesù ha vissuto l’amore fino in fondo, lasciandosi spezzare dalla morte come un seme si lascia spezzare sotto terra. Proprio lì, nel punto estremo del suo abbassamento – che è anche il punto più alto dell’amore – è germogliata la speranza. Se qualcuno di voi domanda: “Come nasce la speranza”? “Dalla croce. Guarda la croce, guarda il Cristo Crocifisso e da lì ti arriverà la speranza che non sparisce più, quella che dura fino alla vita eterna”. E questa speranza è germogliata proprio per la forza dell’amore: perché l’amore che «tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,7), l’amore che è la vita di Dio ha rinnovato tutto ciò che ha raggiunto. Così, a Pasqua, Gesù ha trasformato, prendendolo su di sé, il nostro peccato in perdono. Ma sentite bene come è la trasformazione che fa la Pasqua: Gesù ha trasformato il nostro peccato in perdono, la nostra morte in risurrezione, la nostra paura in fiducia. Ecco perché lì, sulla croce, è nata e rinasce sempre la nostra speranza; ecco perché con Gesù ogni nostra oscurità può essere trasformata in luce, ogni sconfitta in vittoria, ogni delusione in speranza. Ogni: sì, ogni. La speranza supera tutto, perché nasce dall’amore di Gesù che si è fatto come il chicco di grano in terra ed è morto per dare vita e da quella vita piena di amore viene la speranza.
           Quando scegliamo la speranza di Gesù, a poco a poco scopriamo che il modo di vivere vincente è quello del seme, quello dell’amore umile. Non c’è altra via per vincere il male e dare speranza al mondo. Ma voi potete dirmi: “No, è una logica perdente!”. Sembrerebbe così, che sia una logica perdente, perché chi ama perde potere. Avete pensato a questo? Chi ama perde potere, chi dona, si spossessa di qualcosa e amare è un dono. 
     In realtà la logica del seme che muore, dell’amore umile, è la via di Dio, e solo questa dà frutto. Lo vediamo anche in noi: possedere spinge sempre a volere qualcos’altro: ho ottenuto una cosa per me e subito ne voglio un’altra più grande, e così via, e non sono mai soddisfatto. È una brutta sete quella! Quanto più hai, più vuoi. Chi è vorace non è mai sazio. E Gesù lo dice in modo netto: «Chi ama la propria vita la perde» (Gv 12,25). Tu sei vorace, cerchi di avere tante cose ma … perderai tutto, anche la tua vita, cioè: chi ama il proprio e vive per i suoi interessi si gonfia solo di sé e perde. Chi invece accetta, è disponibile e serve, vive al modo di Dio: allora è vincente, salva sé stesso e gli altri; diventa seme di speranza per il mondo. Ma è bello aiutare gli altri, servire gli altri … Forse ci stancheremo! Ma la vita è così e il cuore si riempie di gioia e di speranza. Questo è amore e speranza insieme: servire e dare.
        Certo, questo amore vero passa attraverso la croce, il sacrificio, come per Gesù. La croce è il passaggio obbligato, ma non è la meta, è un passaggio: la meta è la gloria, come ci mostra la Pasqua. E qui ci viene in aiuto un’altra immagine bellissima, che Gesù ha lasciato ai discepoli durante l’Ultima Cena. Dice: «La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo» (Gv 16,21). Ecco: donare la vita, non possederla. E questo è quanto fanno le mamme: danno un’altra vita, soffrono, ma poi sono gioiose, felici perché hanno dato alla luce un’altra vita. Dà gioia; l’amore dà alla luce la vita e dà persino senso al dolore. L’amore è il motore che fa andare avanti la nostra speranza. Lo ripeto: l’amore è il motore che fa andare avanti la nostra speranza. E ognuno di noi può domandarsi: “Amo? Ho imparato ad amare? Imparo tutti i giorni ad amare di più?”, perché l’amore è il motore che fa andare avanti la nostra speranza.
      Cari fratelli e sorelle, in questi giorni, giorni di amore, lasciamoci avvolgere dal mistero di Gesù che, come chicco di grano, morendo ci dona la vita. È Lui il seme della nostra speranza. Contempliamo il Crocifisso, sorgente di speranza. A poco a poco capiremo che sperare con Gesù è imparare a vedere già da ora la pianta nel seme, la Pasqua nella croce, la vita nella morte....
Papa Francesco


Altare della reposizione -Pasqua 2017
Choesa Madre di Marineo (Pa)

giovedì 13 aprile 2017

BILANCIO DI FINE QUARESIMA

A pochi giorni dalla Pasqua mi volto indietro e provo a vedere quanta strada ho percorso ed in che modo. Com'è stata la mia Quaresima? Dove sono finiti gli impegni e i propositi? Ci provo, ma non riesco a concentrarmi, tento però finisco per mortificarmi, per autogiustificarmi, per mettere quasi delle crocette su "fatto" e "non fatto", "buono" o "cattivo".
 
Incapace di trovare la via e più confuso di prima, mi confronto con un sacerdote che accende un faro anzi due: «Caro mio, la vita e il tempo della Quaresima non sono una questione di burocrazia, di cartellini timbrati, di raggiungimento di standard elevati. Sotto questo profilo, seppur sforzandoci, saremmo sempre degli sconfitti e la nostra "borsa" crollerebbe comunque perdendo punti sull'indice dell'umanità, della spiritualità, della santità».
 
In effetti, il rischio è quello di girare su se stessi, di guardarsi in uno "specchio delle brame" dal quale attendiamo la risposta di essere "più belli" nel nostro piccolo grande reame. Così, ancora il sacerdote: «Non temere, non autocommiserarti, non cercare scuse, non dimenticarti di chi sei figlio! Chiedi aiuto, poiché sai bene che, nel bisogno, il coraggio si vede nell'avere l'umiltà di chiedere aiuto ed in fondo lo stai già facendo. Visto che sei un insegnante, come "contrappasso", ti do un compito per casa: leggi e medita i Padri della Chiesa, ma senza stressarti».
 
Tornato a casa, rispolvero alcuni libri su cui in passato mi ero soffermato molto per studio, per lavoro e per passione, testi ricchi della sapienza dei Padri, e provo a fare i compiti o meglio gli esercizi. Gregorio di Nazianzo mi dice sulla carità: «Credi che l'amore del prossimo non sia per te obbligatorio, ma libero? Che non sia una legge, ma un consiglio? Anch'io lo desideravo davvero e ne ero convinto. (...) se mi volete ascoltare, o servi di Cristo, o fratelli e coeredi miei, fino a quando abbiamo tempo, visitiamo Cristo, curiamo Cristo, nutriamo Cristo, vestiamo Cristo, ospitiamo Cristo, onoriamo Cristo. (...) Ma poiché il Signore di tutti vuole misericordia e non sacrificio e la vera bontà è superiore a mille agnelli grassi, questa mostriamo a lui nei bisognosi che oggi giacciono a terra prostrati».
 
Parole che non sono retroattive, ma un progetto per il presente come quelle di Girolamo sul digiuno: «Se digiuni due giorni, non ti credere per questo migliore di chi non ha digiunato. Tu digiuni e magari t'arrabbi; un altro mangia, ma forse pratica la dolcezza; tu sfoghi la tensione dello spirito e la fame dello stomaco altercando; lui, al contrario, si nutre con moderazione e rende grazie a Dio. (...) Che razza di digiuno vuoi che sia quello che lascia persistere immutata l'ira, non dico un'intera notte, ma un intero ciclo lunare e di più? Quando rifletti su te stessa, non fondare la tua gloria sulla caduta altrui, ma sul valore stesso della tua azione».
 
E poi mi soffermo su Agostino che parla della preghiera: «Quando dunque noi vogliamo che il Signore esaudisca le nostre preghiere, chiediamo a lui non in un qualunque modo, ma nel suo nome, cioè nel nome del Salvatore. E non chiediamo quanto è nocivo alla nostra salvezza (...). Ma se invece chi crede in lui, per ignoranza chiede qualcosa che è dannoso alla sua salvezza, non chiede nel nome del Salvatore: il Signore non sarebbe suo Salvatore, se gli concedesse ciò che non torna a vantaggio della sua salvezza eterna. (...) Ecco perché colui che non soltanto è il Salvatore ma è anche il buon maestro, per poter esaudire tutto ciò che chiediamo, ci insegna cosa dobbiamo chiedere nella stessa preghiera che ci ha data».
 
È tardi, chiudo il libro con queste "carezze dei Padri", certo che i veri esercizi cominciano ora!
  
Marco Pappalardo
 

(articolo tratto da www.vinonuovo.it)

lunedì 10 aprile 2017

A PROPOSITO DI DISABILI

È ORA DI CURARE CON L’EDUCAZIONE

Oltre l’eccesso di medicalizzazione psichiatrica dei ragazzi

Un’epidemia di malattie psichiatriche sembra aver colpito le scuole italiane. L’Istat segnala che negli ultimi anni sono raddoppiate le certificazioni di disabilità (legge 104), quadruplicati i Dsa (Disturbi specifici di apprendimento – legge 170/2010) e da ultimi sono dilagati i cosiddetti Bes (Bisogni educativi speciali). 

Per salire su ciascuno di questi binari occorre una diagnosi neuropsichiatrica e quindi si ha diritto a un insegnante di sostegno o a un programma specifico con facilitazioni attinenti anche alle prove di verifica. Il risultato finale è che in una classe elementare italiana un bambino su 4 è in media portatore di una diagnosi attinente a un deficit specifico. Da ultimo la pratica sempre più diffusa nelle scuole di attivare degli screening a tappeto alla ricerca di carenze e disturbi di varia natura ha portato un’ulteriore impennata delle segnalazioni. Fra le tante osservazioni critiche che si possono sollevare rispetto a questo inquietante trend, due appaiono particolarmente urgenti.

La prima riguarda la naturale immaturità dei bambini e anche dei ragazzi, un’immaturità fisiologica, neurologica ed emotiva che li porta a comportamenti apparentemente insensati, ma quasi sempre compatibili con la loro età acerba.

Confondere questa naturale differenza infantile con le patologie appare non solo un azzardo professionale, ma una vera e propria violazione dei diritti dei bambini. La seconda questione riguarda la rinuncia della scuola ad utilizzare i propri specifici strumenti educativi.

Di fatto succede che se un alunno mostra un disturbo quale vivacità, scarsa concentrazione, aggressività, disinteresse, invece di attivare i necessari dispositivi pedagogici si chiede alla famiglia di inviarlo immediatamente al servizio di neuropsichiatria per un controllo.

In questo modo la scuola si sottrae alla propria vocazione diventando totalmente subalterna al sistema medico sanitario.

Lo stesso avviene per il bullismo, non più considerato un problema educativo, ma un affare di cui devono occuparsi le forze dell’ordine. In realtà i dispositivi pedagogici non mancano: il lavoro di gruppo, il mutuo insegnamento, i laboratori maieutici, la disposizione condivisa della classe piuttosto che quella frontale, il circle time, tanto per citarne alcuni. La diagnosi neuropsichiatrica deve essere l’ultima spiaggia, non la prima scelta.

Infine, appare del tutto evidente che le famiglie italiane hanno un grave problema nell’educazione dei figli. Sono diventate troppo emotive, nervose, con scarsissima coesione educativa fra i genitori stessi. Prima di psichiatrizzare una generazione di figli il buon senso dice di verificare se i basilari educativi sono presenti o se viceversa la confusione pedagogica negli adulti crea disturbi e scompensi nei più piccoli.

Nel 2009 ho proposto il concetto di malattia dell’educazione per denotare tutti gli stati infantili e preadolescenziali di disagio e seria difficoltà che sono da riportare a deficit educativi dei genitori. La vera emergenza è la disattenzione crescente nei confronti dell’educazione quasi che i bambini possano farcela da soli senza un cantiere ben organizzato da genitori, insegnanti e adulti.

Messe insieme l’incapacità d’interpretarsi in senso educativo e l’alienazione infantile nei confronti del gioco, della motricità e della natura, si capisce come le difficoltà emotive non appartengano a motivazioni neurologiche, ma prevalentemente a situazioni ambientali dove l’innaturalità della vita impedisce anche il recupero di eventuali ritardi. Ecco perché si può curare con l’educazione. Aiutare gli adulti a rimuovere le proprie carenze educative, ripristinando i basilari minimi, consente di uscire dal tunnel della patologizzazione. E permette di offrire un’alternativa, una svolta di coraggio educativo per portare un contributo decisivo, tappa per tappa, alla crescita dei bambini.

Il Convegno 'Curare con l’educazione. Come evitare l’eccesso di medicalizzazione psichiatrica dei bambini e dei ragazzi' di sabato 8 aprile a Milano organizzato dal CPP (Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione di conflitti) in collaborazione con diverse associazioni educative e con il Comune di Milano è stato un primo tentativo di utilizzare la buona educazione come cura e liberare le nuove generazioni dagli eccessi di medicalizzazione nella loro crescita emotiva e cognitiva. 

Daniele Novara

sabato 8 aprile 2017

LA BUONA SCUOLA: I DECRETI ATTUATIVI

In Cdm via libera definitivo ai decreti attuativi
Fedeli: “Testi approvati sono il frutto di un lungo lavoro di consultazione. Qualificano ulteriormente il sistema di Istruzione”
“I provvedimenti approvati oggi in Consiglio dei Ministri sono il frutto di un lungo lavoro di consultazione in sede parlamentare, nelle commissioni competenti. C’è stato un ampio confronto che è servito a migliorare ed arricchire i testi. Si tratta di decreti che qualificano ulteriormente il sistema di Istruzione del nostro Paese”. Lo dichiara la Ministra Valeria Fedeli in occasione del via libera definitivo del Consiglio dei Ministri sui decreti legislativi attuativi della Buona Scuola.

“In Parlamento sono stati auditi circa cento soggetti fra organizzazioni sindacali, associazioni dei genitori, delle studentesse e degli studenti, delle e degli insegnanti, delle famiglie, esperti, che hanno consentito di arricchire e migliorare i testi. Anche al Ministero dell’Istruzione abbiamo svolto incontri e approfondimenti - prosegue Fedeli -. A tutte e tutti coloro che hanno contribuito a portare avanti questo lavoro, facendoci pervenire anche voci critiche che sono sempre necessarie e utili per poter migliorare il risultato finale, vanno i miei più sentiti ringraziamenti”.

Il Governo ha esercitato otto delle nove deleghe previste dalla legge di riforma approvata a luglio del 2015. La nona riguardava la revisione del Testo unico sulla scuola per la quale sarà previsto un disegno di legge delega specifico e successivo.

I decreti approvati oggi riguardano:

- il sistema di formazione iniziale e di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado;
- la promozione dell’inclusione scolastica delle studentesse e degli studenti con disabilità;
- la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale;
- l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni;
- il diritto allo studio;
- la promozione e la diffusione della cultura umanistica;
- il riordino della normativa in materia di scuole italiane all’estero;
- l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli Esami di Stato.

venerdì 7 aprile 2017

NATI LIQUIDI - Bauman dialoga con un giovane



L'ultima opera del più grande pensatore contemporaneo, il testo a cui stava lavorando prima della morte. Un dialogo con un giovane e sui giovani che appartengono a una società in continuo mutamento.


Questa è l'ultima opera di un'icona della cultura che ha goduto di un'immensa popolarità, grazie alla sua capacità di parlare a tutti con un linguaggio comprensibile e al tempo stesso mai riduttivo.

 Lo studioso che ha spiegato la postmodernità attraverso l'illuminante immagine di una «società liquida» che ha abbandonato la comunità per l'individualismo, convinta che il cambiamento è l'unica cosa permanente e che l'incertezza è l'unica certezza. 

Queste sono le pagine a cui al momento della morte Zygmunt Bauman stava lavorando. 

Un dialogo con un giovane che ha esattamente sessant'anni meno di lui...

Ed. Sperling & Kupfer  - 108 p., rilegato
Prezzo di copertina: 14,00 €

sabato 1 aprile 2017

LA QUARESIMA SPIEGATA AI BAMBINI ..... mediante un foglio di carta bianco

 Marcio Calais, diacono, si è inventato un modo del tutto originale per spiegare ai bambini il significato della Quaresima attraverso... un foglio di carta bianco! Questo esercizio permette di comunicare in modo semplice ed efficace concetti profondi e importanti comportamenti.
  
(video tratto dal canale Youtube Marcio Calais)