venerdì 17 febbraio 2017

UNA SCUOLA CHE NON OPPRIME

                   
Non opprimere i figli con l'idea della scuola
di Natalia Ginzburg


 Al rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un'importanza che è del tutto infondata. E anche questo non è se non rispetto per la piccola virtù del successo. Dovrebbe bastarci che non restassero troppo indietro agli altri, che non si facessero bocciare agli esami; ma noi non ci accontentiamo di questo; vogliamo, da loro, il successo, vogliamo che diano delle soddisfazioni al nostro orgoglio.
Se vanno male a scuola, o semplicemente non così bene come noi pretendiamo, subito innalziamo fra loro e noi la bandiera del malcontento costante; prendiamo con loro il tono di voce imbronciato e piagnucoloso di chi lamenta un'offesa. Allora i nostri figli, tediati, s'allontanano da noi. Oppure li assecondiamo nelle loro proteste contro i maestri che non li hanno capiti, ci atteggiamo, insieme con loro, a vittime d'una ingiustizia. E ogni giorno gli correggiamo i compiti, anzi ci sediamo accanto a loro quando fanno i compiti, studiamo con loro le lezioni.
In verità la scuola dovrebbe essere fin dal principio, per un ragazzo, la prima battaglia da affrontare da solo, senza di noi; fin dal principio dovrebbe esser chiaro che quello è un suo campo di battaglia, dove noi non possiamo dargli che un soccorso del tutto occasionale e illusorio. E se là subisce ingiustizie o viene incompreso, è necessario lasciargli intendere che non c'è nulla di strano, perché nella vita dobbiamo aspettarci d'esser continuamente incompresi e misconosciuti, e di essere vittime d'ingiustizia: e la sola cosa che importa è non commettere ingiustizia noi stessi.
I successi o insuccessi dei nostri figli, noi li dividiamo con loro perché gli vogliamo bene, ma allo stesso modo e in egual misura come essi dividono, a mano a mano che diventano grandi, i nostri successi o insuccessi, le nostre contentezze o preoccupazioni. È falso che essi abbiano il dovere, di fronte a noi, d'esser bravi a scuola e di dare allo studio il meglio del loro ingegno. Il loro dovere di fronte a noi è puramente quello, visto che li abbiamo avviati agli studi, di andare avanti.
Se il meglio del loro ingegno vogliono spenderlo non solo nella scuola, ma in altra cosa che li appassioni, raccolta di coleotteri o studio della lingua turca, sono fatti loro e non abbiamo nessun diritto di rimproverarli, di mostrarci offesi nell'orgoglio, frustrati d'una soddisfazione.
Se il meglio del loro ingegno non hanno l'aria di volerlo spendere per ora in nulla, e passano del tempo al tavolino masticando una penna, neppure in tal caso abbiamo il diritto di sgridarli molto: chissà, forse quello che a noi sembra ozio è in realtà fantasticheria e riflessione, che, domani, daranno frutti.
Se il meglio delle loro energie e del loro ingegno sembra che lo sprechino, buttati in fondo a un divano a leggere romanzi stupidi, o scatenati in un prato a giocare a football, ancora una volta non possiamo sapere se veramente si tratti di spreco dell'energia e dell'impegno, o se anche questo, domani, in qualche forma che ora ignoriamo, darà frutti. Perché infinite sono le possibilità dello spirito.
               Ma non dobbiamo lasciarci prendere, noi, i genitori, dal panico dell'insuccesso.
 I nostri rimproveri debbono essere come raffiche di vento o di temporale: violenti, ma subito dimenticati; nulla che possa oscurare la natura dei nostri rapporti coi nostri figli, intorbidarne la limpidità e la pace.
I nostri figli, noi siamo là per consolarli, se un insuccesso li ha addolorati; siamo là per fargli coraggio, se un insuccesso li ha mortificati.
Siamo anche là per fargli abbassare la cresta, se un successo li ha insuperbiti.
 Siamo per ridurre la scuola nei suoi umili ed angusti confini; nulla che possa ipotecare il futuro; una semplice offerta di strumenti, fra i quali forse è possibile sceglierne uno di cui giovarsi domani.

Natalia Ginzburg, LE PICCOLE VIRTU' , ed. EtScrittori

martedì 14 febbraio 2017

LA VOCE DELL'AIMC VARESINA

L'AIMC della Provincia di Varese pubblica ogni anno un suo Notiziario che illustra le numerose iniziative svolte nel corso dell'anno.
Nel complimentarci con i dirigenti e i soci dell'AIMC varesina, riteniamo opportuno pubblicare il Notiziario 2016. E', infatti, bello conoscere e condividere quanto realizzato.


lunedì 13 febbraio 2017

I SEICENTO E LA LINGUA ITALIANA

A PROPOSITO DELLA  LINGUA ITALIANA

Il principale obiettivo dell’apprendimento linguistico, a partire da quello della lingua madre, dal cui saldo possesso dipendono gli altri apprendimenti, dovrebbe essere quello di privilegiare la significatività e l’efficacia della comunicazione, non la sua correttezza formale, che comunque va curata anche perché spesso la sciatteria della forma è un indicatore della scarsa qualità del contenuto comunicato.
La lingua tuttavia evolve nel tempo e nello spazio: basti pensare – per restare nella contemporaneità – ai diversi modi di parlare e scrivere in inglese, dall’american english allo spanglish alla neolingua collegata all’evoluzione tecnologica e alle abitudini comunicative dei giovani. In questo inglese compaiono molte novità che un sopracciglioso custode dell’inglese classico considererebbe errori più o meno gravi, ma che sono spesso il frutto dei cambiamenti in corso.
E che dire del passaggio dal latino alle lingue neolatine? O delle novità intervenute nella lingua italiana, di cui pure è testimone la stessa Accademia della Crusca?
La questione di fondo della quale ci si dovrebbe preoccupare non è tanto quella del rispetto formale della lingua canonica (che è comunque un prodotto delle dinamiche storico-culturali) quanto quella della chiarezza, completezza e coerenza logica della comunicazione, sia scritta che orale.
A questo risultato, d’altra parte, puntano prioritariamente (senza peraltro ignorare le verifiche sulla grammatica e sull’ortografia) anche le Indicazioni nazionali nell’ultima versione del 2012, che ovviamente non possono essere considerate responsabili degli errori ortografici degli attuali studenti universitari, nati nell’ultimo decennio dello scorso secolo. Lo ricorda in un esaustivo articolo  (Gruppo dei 600 e ragazzi di Barbiana) che si può leggere sul portale di Tuttoscuola il professore Italo Fiorin, già coordinatore della Commissione che tali Indicazioni ha redatto.
I firmatari dell’appello, osserva Fiorin, “sembrano nostalgici di una età dell’oro, che, se mai c’è stata, oggi non luccica più. Un’età nella quale la famiglia normativa insegnava ai bambini le regole che oggi la famiglia affettiva non insegna più; un’età nella quale era considerato normale che ci fosse una selezione precoce, e che questa avvenisse, auspicabilmente, fin dai primi anni di scolarizzazione. Un’età nella quale alla scuola media arrivavano alunni già selezionati, per non parlare dei licei o dell’università. Classi senza alunni con i rilevanti svantaggi sociali o culturali, senza alunni stranieri, senza alunni con disabilità”. Ma dei quali la scuola di oggi, e ancor più quella di domani, deve preoccuparsi.




LE OPERE DI MISERICORDIA NELL'EDUCAZIONE

MISERICORDIOSI EDUCANDO

Sussidio per la riflessione e l'azione

Gli autori (il biblista Cesare Bissoli e il pedagogista Carlo Nanni, docenti alla Pontifica Università Salesiana), propongono una riflessione molto approfondita, ma ne contempo di agile e di facile lettura, delle opere di misericordia nell’educazione sia da una prospettiva teologico-pastorale sia da un punto di vista didattico-pedagogico.
L’opera, recentemente pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana, è strutturata in due parti. Nella prima vengono sviluppate – in chiave moderna – le opere di misericordia corporale e spirituale con una serie di riferimenti alla parola di Dio, ai Padri della Chiesa e al Magistero.
Nella seconda parte, invece, si presentano dieci intersezioni tra misericordia ed educazione, in cui si affrontano – attraverso esempi pratici e modelli teorici e modelli teorici – i tempi della testimonianza cristiana nella docenza, nello studio, nell'incontro e nelle tante forme di educazione informale.
E’ un utile sussidio per chi è impegnato ogni giorno nell'educazione, sia in famiglia, sia nella scuola e nelle  varie istituzioni, sia nell'associazionismo  e in ogni luogo ove si espleta l'impegno educativo.


Bissoli, Nanni, MISERICORDIOSI EDUCANDO, Libreria Editrice Vaticana, 2016, pagg. 250, € 16
IBSN 978-88-209-9850-9 

sabato 11 febbraio 2017

EDUCAZIONE MOTORIA NELLA SCUOLA DELL'INFANZIA E PRIMARIA

Il libro del collega Emanuele Verdura  e' frutto di annose  ricerche e di concrete  sperimentazioni nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria. Ha rappresentato un valido strumento  per l'evoluzione armonica di molti bambini e si propone come necessario nell'attuale panorama pedagogico, funzionale alla crescita dei bisogni dei bambini e della scuola d'oggi. 
Non dovrebbe mancare nel corredo di ogni insegnante, poiché é una guida esperta  che lo aiuta a raggiungere traguardi didattici di eccellenza nel campo motorio e intellettivo. 
La base scientifica del testo  consente un utilizzo ad ampio spettro da parte di tutti gli insegnanti, compresi quelli di sostegno. 
L'innovativa educazione motoria, proposta nella guida  per i docenti, non é una panacea pedagogica, ma  risveglia talenti - che non sempre riescono a manifestarsi compiutamente - potenziando  le capacità di ogni  singolo bambino e aiutandolo a risolvere problemi di dislessia e di letto scrittura. Sono indicati  collegamenti a youtube per canzoni inerenti i concetti trattati.
Prefazione di P. Moliterni professore di Didattica e Pedagogia Speciale, dipartimento Scienze Motorie dellUniversità degli Studi di Roma Foro Italico
 Emanuele Verdura, Educazione motoria nella scuola dell'infanzia e primaria, Ed. Ecogeses, Roma, 2016

Per eventuali acquisti bisogna rivolgersi a Ufficio stampa AIMC  (stampa@aimc.it  o tel. 06634651.  Prezzo promozione euro 11,50 (invece di 16 euro).

PAPA FRANCESCO: UMANIZZARE L'EDUCAZIONE, PROMUOVERE LA CULTURA DEL DIALOGO, SEMINARE SPERANZA

EDUCARE: TRASMETTERE UNA VITA 
CAPACE DI FUTURO

" ....... Anzitutto, di fronte ad un invadente individualismo, che rende umanamente poveri e culturalmente sterili, è necessario umanizzare l’educazione. La scuola e l’università hanno senso pieno solo in relazione alla formazione della persona. A questo processo di crescita umana tutti gli educatori sono chiamati a collaborare con la loro professionalità e con la ricchezza di umanità di cui sono portatori, per aiutare i giovani ad essere costruttori di un mondo più solidale e pacifico. Ancor di più le istituzioni educative cattoliche hanno la missione di offrire orizzonti aperti alla trascendenza. Gravissimum educationis ricorda che l’educazione è al servizio di un umanesimo integrale e che la Chiesa, quale madre educatrice, guarda sempre alle nuove generazioni nella prospettiva della «formazione della persona umana sia in vista del suo fine ultimo sia per il bene delle varie società, di cui l’uomo è membro ed in cui, divenuto adulto, avrà mansioni da svolgere» (n. 1).
     Un’altra attesa è quella che cresca la cultura del dialogo. Il nostro mondo è diventato un villaggio globale con molteplici processi di interazione, dove ogni persona appartiene all’umanità e condivide la speranza di un futuro migliore con l’intera famiglia dei popoli. Nello stesso tempo, purtroppo, ci sono tante forme di violenza, povertà, sfruttamento, discriminazione, emarginazione, approcci restrittivi alle libertà fondamentali che creano una cultura dello scarto. In tale contesto gli istituti educativi cattolici sono chiamati in prima linea a praticare la grammatica del dialogo che forma all’incontro e alla valorizzazione delle diversità culturali e religiose. Il dialogo, infatti, educa quando la persona si relaziona con rispetto, stima, sincerità d’ascolto e si esprime con autenticità, senza offuscare o mitigare la propria identità nutrita dall’ispirazione evangelica. Ci incoraggia la convinzione che le nuove generazioni, educate cristianamente al dialogo, usciranno dalle aule scolastiche e universitarie motivate a costruire ponti e, quindi, a trovare nuove risposte alle molte sfide del nostro tempo. In senso più specifico, le scuole e le università sono chiamate ad insegnare un metodo di dialogo intellettuale finalizzato alla ricerca della verità. San Tommaso è stato ed è tuttora maestro in questo metodo, che consiste nel prendere sul serio l’altro, l’interlocutore, cercando di cogliere fino in fondo le sue ragioni, le sue obiezioni, per poter rispondere in modo non superficiale ma adeguato. Solo così si può veramente avanzare insieme nella conoscenza della verità.
       C’è un’ultima attesa che vorrei condividere con voi: il contributo dell’educazione al seminare speranza. L’uomo non può vivere senza speranza e l’educazione è generatrice di speranza. Infatti l’educazione è un far nascere, è un far crescere, si colloca nella dinamica del dare la vita. E la vita che nasce è la sorgente più zampillante di speranza; una vita tesa alla ricerca del bello, del buono, del vero e della comunione con gli altri per una crescita comune. Sono convinto che i giovani di oggi hanno soprattutto necessità di questa vita che costruisce futuro. Perciò, il vero educatore è come un padre e una madre che trasmette una vita capace di futuro. Per avere questa tempra occorre mettersi in ascolto dei giovani: il “lavoro dell’orecchio”. Mettersi in ascolto dei giovani! E lo faremo in particolare con il prossimo Sinodo dei Vescovi dedicato a loro. L’educazione, poi, ha in comune con la speranza la stessa “stoffa” del rischio. La speranza non è un superficiale ottimismo, nemmeno la capacità di guardare alle cose benevolmente, ma anzitutto è un saper rischiare nel modo giusto, proprio come l’educazione..... "

Leggi: DISCORSO DI PAPA FRANCESCO - 9.2.2017

giovedì 9 febbraio 2017

VALUTAZIONE DEL DIRIGENTE SCOLASTICO: IL PORTFOLIO

 “Il Portfolio del Dirigente scolastico e gli strumenti di valutazione”

La valutazione dei dirigenti scolastici è ormai entrata nel vivo, con i dirigenti impegnati a realizzare gli obiettivi assegnati loro dall’USR di competenza (oltre a quelli afferenti alle priorità nazionali), sulla base delle esigenze del territorio e della scuola diretta, desunti quindi dal Piano di  Miglioramento seguito al Rapporto di Autovalutazione.

Il processo di valutazione dei dirigenti, come descritto nelle Linee Guida, pubblicate dal Miur il 28 settembre u.s. per l’attuazione della Direttiva  n. 36 del 18 agosto 2016, si articola per il corrente anno scolastico nelle seguenti fasi (alcune delle quali naturalmente già svolte):

     entro settembre 2016 – Definizione degli obiettivi da parte del Direttore dell’USR. Gli obiettivi vengono inseriti nell’incarico del Dirigente e permangono per il triennio di vigenza; possono entro settembre essere aggiornati annualmente, ma solo per situazioni particolari e previo accordo 2016 con l’interessato;
      entro dicembre 2016 – Formulazione della proposta di “Piano regionale di valutazione” da parte del  Coordinatore regionale del servizio ispettivo e adozione da parte del Direttore.
gennaio – maggio 2017 – Autovalutazione annuale da parte del Dirigente attraverso un format comune sulle azioni realizzate e i risultati ottenuti con riferimento a dati ed evidenze a sistema ed eventuali richieste di integrazioni da parte del Nucleo (strumento fondamentale e punto di riferimento per l’autovalutazione e la documentazione delle azioni del 2017 Dirigente è il Portfolio, compilabile in progress fino a maggio).
     entro agosto 2017 – Valutazione di prima istanza da parte del Nucleo ed eventuale visita presso l’Istituzione scolastica sede di servizio del Dirigente (ogni Dirigente sarà comunque oggetto di una visita ali’interno del triennio di incarico). Valutazione finale da parte del Direttore, con riferimento alla valutazione di 2017 prima istanza del Nucleo. Il Direttore può discostarsi dalla valutazione del Nucleo previa motivazione scritta.

     entro dicembre 2017  – Restituzione dei riscontri della valutazione da parte del Direttore, obbligatoria in caso di “mancato raggiungimento degli obiettivi”, a richiesta dell’interessato in caso entro dicembre di valutazione positiva. Il Direttore comunicherà comunque i dati generali sui risvolti 2017 della valutazione annuale a tutti i Dirigenti in una dimensione di orientamento e sviluppo della professionalità.

     Con la recente  "Nota esplicativa n. 2"  sono state pubblicate  le Linee guida per l’attuazione della Direttiva 36/2016 sulla valutazione dei dirigenti scolastici .