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venerdì 3 ottobre 2025

CUSTODIRE VOCI E VOLTI NUOVI

 


Il linguaggio digitale 

traduce tutto 

nella semplificazione 

0/1: on/off, bianco/nero, pro/contro. 

Siamo sempre meno capaci

 di abitare le sfumature, 

tollerare l’ambiguità, 

convivere con la complessità.

Chiara Giaccardi

Il tema scelto da papa Leone XIV per la 60esima Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali – “Custodire voci e volti umani” – tocca il cuore di una questione che definisce il nostro tempo: come mantenere l’umanità al centro quando la tecnologia pervade ogni aspetto della nostra esistenza, e il confine tra macchine ed esseri umani sembra assottigliarsi sempre più. 

Per Platone, e altri dopo di lui, la tecnica è un “farmaco”: da una parte ci cura e potenzia le nostre capacità, ma dall’altra ci intossica. E queste due dimensioni, con buona pace di apocalittici e integrati, sono inevitabili e inseparabili. Quello che possiamo tentare è una “farmacologia positiva”, che limiti gli effetti tossici e valorizzi quelli curativi. L’intelligenza artificiale offre certo possibilità straordinarie – dalla diagnosi medica precoce alla risoluzione di problemi complessi, dall’efficienza comunicativa all’accessibilità dell’informazione. Tuttavia, il Papa ci avverte che la stessa tecnologia può generare «contenuti accattivanti ma fuorvianti, manipolatori e dannosi», replicare pregiudizi e amplificare disinformazione. 

Il linguaggio digitale traduce tutto nella logica binaria dello 0/1. Questa semplificazione sta contagiando sempre più il nostro pensiero e i nostri rapporti umani: on/off, bianco/nero, pro/contro, amico/nemico. Stiamo perdendo la capacità di abitare le sfumature, di tollerare l’ambiguità, di convivere con la complessità. 

Il digitale favorisce la polarizzazione anche perché gli algoritmi amplificano i contenuti che generano ingaggio, e nulla genera più ingaggio della rabbia e dell’indignazione. Si crea così un circolo vizioso dove la moderazione viene punita e l’estremismo premiato. Questo meccanismo può portare a forme di identità e di politica basate sulla identificazione del nemico da annientare: una vera e propria “odiocrazia”. 

Come proteggersi da tutto ciò? Innanzitutto, rinunciando alla comodità di delegare il pensiero alla macchina: come infatti l’industrializzazione ha privato le persone del loro “saper fare”, così oggi il digitale rischia di compromettere il nostro “saper pensare”. Lo scriveva già Bersanos a metà del secolo scorso: «Il pericolo non si trova nella moltiplicazione delle macchine, ma nel numero sempre crescente di uomini abituati, fin dall’infanzia, a non desiderare altro che ciò che le macchine possono dare». 

Dal digitale, comunque, non si può più uscire: è diventato l’aria che respiriamo, l’ecosistema in cui viviamo. Non possiamo tornare a un’era pre-digitale, né sarebbe auspicabile farlo. La questione diventa: dove appoggiamo la nostra critica? Su cosa fondiamo la nostra resistenza alla colonizzazione totale del digitale? 

Il Papa suggerisce una strada: mantenere «l’umanità come agente guida». La critica deve radicarsi in ciò che il digitale non può catturare, che non è “datificabile” né automatizzabile: l’esperienza vissuta, l’interiorità, la capacità di contemplazione, il silenzio fecondo, l’intuizione che precede la razionalizzazione. Non tutto può essere tradotto in algoritmi. L’amore, la sofferenza autentica, la creatività genuina, l’esperienza del sacro, la bellezza che commuove, la giustizia che indigna mantengono una dimensione di mistero e imprevedibilità che sfugge al codice binario e alla manipolazione algoritmica. La persona umana porta in sé una dimensione di infinito che nessun sistema finito può contenere completamente. E la bussola per non smarrire la strada non sono principi astratti, ma il volto concreto dell’altro. Potremmo rileggere la celebre formulazione kantiana “il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me” come “il cielo stellato sopra di me e il volto dell’altro davanti a me”. Entrambi rappresentano l’irriducibile singolarità: ogni stella unica nel firmamento, ogni volto unico nell’umanità. L’infinito e il finito che si abbracciano e formano una unità indissolubile e irriducibile. Il volto dell’altro, come insegnava Emmanuel Lévinas, è epifania dell’infinito nel finito, appello etico che precede ogni computazione. È nel riconoscimento di questa singolarità che possiamo fondare la resistenza alla riduzione dell’umano a profilo digitale. Ma la cultura individualista di cui siamo imbevuti ci porta a vedere nell’altro una minaccia, o al massimo uno strumento per la propria realizzazione. E il digitale, coniugandosi con l’individualismo contemporaneo, ci trasforma in profili isolati, ingranaggi di una megamacchina che ci connette tecnicamente ma ci separa umanamente. Profili statistici piuttosto che persone con un nome e una storia. 

La proposta di papa Leone di introdurre nei sistemi educativi l’alfabetizzazione mediatica e sull’intelligenza artificiale è fondamentale, ma non basta. Serve un’educazione più profonda: quella a riconoscere che, come scriveva papa Francesco e come le scienze ci dicono da tempo, «tutto è connesso». E che, quindi, l’individualismo radicale è un’astrazione, una ideologia che ci disumanizza e ci rende oltretutto più vulnerabili alla potenza del digitale. Serve un’educazione alla contemplazione, al silenzio, alla lentezza, alla capacità di sostare con le domande senza precipitarsi verso risposte algoritmiche immediate quanto riduttive. Serve uno spirito “poetico”, dato che la poesia è la lingua delle connessioni dell’uno e del molteplice, che ci fa vedere «il mondo in un granello di sabbia e l’eternità in un’ora», per parafrasare Blake

Lo spirito non è qualcosa di astratto ma una forza di trasformazione, che pervade tutte le dimensioni non quantificabili, come l’arte. E come scriveva Rilke: «Essere artisti vuol dire non calcolare e contare». La sfida è mantenere viva questa dimensione umana nell’ecosistema digitale, non come nostalgia del passato ma come profezia del futuro. Un futuro dove le macchine saranno davvero «strumenti al servizio e al collegamento della vita umana», e non padroni che decidono per noi cosa pensare, desiderare, temere o amare.

GIORNATA MONDIALE COMUNICAZIONE 2026

Avvenire 

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martedì 10 settembre 2024

COSTRUIRE PONTI TRA LE CULTURE


 Il Papa: alfabetizzare per costruire ponti tra culture diverse

 

Nel messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Parolin per la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione dell’Unesco - che quest’anno si tiene a Yaoundé, in Camerun, il 9 e 10 settembre - Francesco sottolinea come la lingua sia uno strumento fondamentale di comunicazione tra individui e popoli, capace di favorire il dialogo

 

-Roberta Barbi - Città del Vaticano 

 Fare il punto sui risultati raggiunti nella lotta all’analfabetismo e incoraggiare tutte le persone e le istituzioni impegnate nel prezioso servizio dell’educazione permanente: questo è uno degli obiettivi che Papa Francesco mette in evidenza nel suo messaggio a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, per la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione promossa dall’Unesco, che si celebra ogni anno dal 1967. Nel 2024, per la Giornata in programma il 9 e 10 settembre, è stata scelta come sede Yaoundé, la capitale del Camerun, e il tema eletto dall’organizzazione, che ha lavorato in stretta collaborazione con il governo camerunense, è “Promuovere l’educazione multilingue: l’alfabetizzazione per la comprensione reciproca e la pace”.

 Il multilinguismo per favorire dialogo, ascolto mediazione

Il Papa invita a riflettere sul contributo che l’alfabetizzazione porta in termini di avvicinamento dei popoli e di promozione della comprensione reciproca: “Un’occasione per la Santa Sede di rinnovare il suo apprezzamento per il ruolo svolto dall’Unesco nella promozione della diversità linguistica e culturale, senza dimenticare quella del multilinguismo”. Il multilinguismo, in particolare, si legge nel testo, è riconosciuto come "un fattore che favorisce lo sviluppo delle persone, in particolare nell’ambito della flessibilità mentale, apertura dell’apertura e adattamento dell’adattamento ad altre realtà culturali, ma anche per la sua capacità di favorire il dialogo, l’ascolto e la mediazione".

 Aiutare i leader a essere poliglotti  

Secondo Francesco, i poliglotti, cioè coloro che sanno comprendere e parlare più lingue, sono spesso ricercati anche perché “dimostrano spesso migliori competenze analitiche, una maggiore facilità di comunicazione e di socializzazione, oltre a migliori attitudini cognitive" e sono dunque "più disposti ad apprezzare le ricchezze delle altre culture, anche di quelle che sono molto lontane dalle loro”.  A questo proposito, il Papa cita le parole di Nelson Mandela: “Se parli a un uomo in una lingua che capisce, parli alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua, parli al suo cuore”.

 La lingua come strumento fondamentale di comunicazione

Nell’incoraggiare i responsabili politici e tutti a valorizzare l’importanza dell’alfabetizzazione per costruire "una società più alfabetizzata, fraterna, solidale e pacifica”, il Papa ricorda come la lingua sia uno strumento fondamentale nella comunicazione tra individui e popoli: “Aiutare le persone e i futuri leader a familiarizzare con più lingue significa dare alla nostra umanità dei costruttori di ponti, capaci di superare pregiudizi, differenze, antagonismi e polarizzazioni per dare la priorità al dialogo e all’incontro; è dare al nostro mondo uomini che sappiano parlare alla mente ma anche al cuore dei loro interlocutori, siano essi partner o avversari”.

 Vatican News

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 MESSAGGIO DEL PAPA



mercoledì 18 ottobre 2017

CULTURA DELLA MEDIAZIONE IN CLASSE


“Dallo scontro all’incontro: mediando si impara!”
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         Le istituzioni scolastiche rappresentano sempre di più un luogo di relazioni complesse in cui sorgono quotidianamente conflitti di diversa entità. Spesso i ragazzi si trovano coinvolti in episodi di bullismo, violenza, comportamenti lesivi della dignità personale. Talvolta questi episodi sfociano in atti aventi rilevanza penale, più spesso si tratta di episodi meno gravi, ma che comunque meritano attenzione e considerazione da parte degli adulti. Il conflitto tra pari rappresenta qualcosa di difficile da affrontare e qualcosa che spesso viene negato, soprattutto perché non si hanno gli strumenti che permettono di riconoscerlo, di esprimerlo e gestirlo in un’ottica evolutiva dei rapporti. Inoltre i conflitti, oggi, hanno come attori e spettatori tutti coloro che sono connessi in rete e che un tempo trovavano il loro unico setting in aula, nell’atrio della scuola, nel cortile di casa. 
        I conflitti che non trovano spazio di espressione o che non vengono riconosciuti come tali, a causa del timore di esprimere sentimenti negativi, quali la rabbia, la paura, la solitudine, portano ad una lacerazione dei rapporti tra le persone, ad una violenza diffusa nelle relazioni o, in taluni casi, ad un “ritirarsi” in sé o nel proprio gruppo. Proprio per tali ragioni acquisiscono rilevanza gli spazi entro cui poter esprimere i propri vissuti, discutere e comprendere meglio quello che accade dentro e fuori la scuola. 
     Saper comunicare efficacemente, saper vivere il conflitto come risorsa, costituisce un valore aggiunto nelle relazioni tra pari e nei rapporti intergenerazionali ed è un obiettivo imprescindibile da realizzare per chi vive nella complessa società attuale. Il progetto nasce, pertanto, dalla necessità di divulgare la cultura della mediazione. In particolare, si propone di promuovere strumenti per la gestione positiva dei conflitti nei diversi ambiti della vita degli adolescenti. 
      Appare di fondamentale importanza, infatti, divulgare tale cultura soprattutto nell’istituzione scuola ove i bambini e i ragazzi sviluppano le loro capacità relazionali e sperimentano la socialità. Attraverso la diffusione della cultura della mediazione, inoltre, è possibile prevenire, contenere e gestire il propagarsi degli effetti negativi dei conflitti, trasformandoli in risorse per la relazione grazie alla mediazione. Il progetto intende focalizzarsi sull’ascolto e il riconoscimento dell’Altro da sé, attraverso temi quali la diversità, i processi empatici e le emozioni del conflitto, la giustizia riparativa a scuola, l’appartenenza. La narrazione e l’ascolto saranno protagonisti attivi in un percorso di sensibilizzazione al mondo della mediazione.
    È on line il bando per partecipare alla seconda edizione di “Dallo scontro all’incontro: mediando si impara!”, il progetto promosso dall’Autorità garante per l’infanzia e adolescenza con la sezione italiane dell’associazione Gemme (Groupement Européen des Magistrats pour la Mèdiation) e l’Istituto Don Calabria. Nei giorni scorsi a Roma la Garante per l’Infanzia, Filomena Albano, ha presentato i risultati della prima edizione del progetto – durata quasi un anno - che ha coinvolto oltre mille ragazzi tra gli 11 e i 14 anni.

    Le attività si sono focalizzate sull’ascolto e il riconoscimento dell’altro e ha affrontato temi quali la diversità, il sentirsi invisibili, l’appartenenza, l’empatia, le emozioni, l’importanza delle relazioni.

        Per aderire al bando :  BANDO CULTURA MEDIAZIONE