Visualizzazione post con etichetta fretta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fretta. Mostra tutti i post

mercoledì 16 settembre 2026

CULTURA DELLA FRETTA

 


Oggi si vive immersi nella 

“Cultura della Fretta”,

 

come l’ha definita

 Zygmunt Bauman.



Non si ha il tempo di elaborare la mole sterminata di impulsi ricevuti quotidianamente durante la giornata e spesso ci si limita a eseguire, a barrare le caselle, a fare i “compiti per grandi” senza capire perché.

Mancano anche le energie per domandarsi davvero se tutto questo sia sostenibile e sano, e l’assenza di questi interrogativi sforma l’esistenza.

La vita è liquida perché “non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo”, e così tutto, anche il lavoro finisce col perdere di senso.

Ci si sente indispensabili e allo stesso tempo facilmente smaltibili, operatori usa e getta per la produzione di merci e/o performance. Le settimane lavorative si fanno sempre più piene e i social network finiscono con l’intasare ancora di più lo scarico delle giornate. 

Si finisce col convivere con gli scarti, propri e altrui. E oggi per molti è impossibile sviluppare un attaccamento al lavoro e instaurare rapporti duraturi con i colleghi, che potrebbero invece liberare le tubature emozionali.

Ma “per evitare frustrazioni, si tende a escludere qualsiasi sentimento di fedeltà al proprio impiego o a legare i propri obiettivi di vita al futuro del posto in cui lavorano”, spiegava Bauman.

E si finisce con l’isolarsi ancora di più, vivendo con l’insensatezza fin dentro le ossa.

Il lavoro si è fatto liquido perché è diventato incontrollabile e inesorabile, un flusso perenne che impedisce la quiete e il respiro.

Cominciare col dirselo, col vederlo, è un modo per accorgersi di quanto tutto questo sia inaccettabile e disumano.

(Da TLON)

Immagine

lunedì 30 agosto 2021

IL BAMBINO CHE AVEVA SEMPRE FRETTA



FILASTROCCA
 DEL BAMBINO 
CHE AVEVA 
SEMPRE FRETTA 






 C’era un bambino che aveva sempre fretta 
Quando arriviamo? E poi che facciamo? 
Una vera disdetta; 
 I genitori esasperati lo portarono da un luminare 
 Che sentenziò: una sola è la cura 
Questo bambino deve navigare; 
 Ma badate bene, disse il bravo dottore 
Che la barca sia a vela, giammai a motore; 
 Al primo giorno di navigazione 
Il bambino, dopo un bordo, Iniziò il suo tormentone 
 Quanto manca? 
Quando ci fermiamo? 
Non so, Dipende dal vento! 
Sorrise il capitano 
 “Mi annoio!” riprese il bambino, ma prima che finisse
 Qualcuno gridó: un delfino! 
 Corsero tutti a prua, tra strilli ed esclamazioni 
E quando i delfini si immersero 
In pozzetto avevano sbucciato i fichi: che buoni! 
 Passarono accanto ad un’isola dal nome buffo “Giù le vele! 
Qualcuno vada all’ancora, 
Ci fermiamo per un tuffo!” 
 Dopo pranzo ripresero la rotta E mentre tutti tiravano cime 
 Il bimbo tesó una scotta 
 E quando girava quella maniglia La barca s’inclinava, come per magia: una meraviglia! 
 C’erano un sacco di vele, il mare era azzurro 
Il bimbo si abbracció alla sua mamma 
E si addormentò in un sussurro 
 Si risvegliò tra chiacchiere e risate 
Con le vele tutte aperte 
Come porte spalancate 
 “Abbiamo il vento in poppa”, sentì qualcuno spiegare 
Mentre il sole, rosso fuoco 
Disegnava una scia nel mare 
 Si ancorarono in una rada di quelle belle E dopo cena, nel cielo nero nero 
Vide un milione di stelle
 La mattina dopo era stupito, non gli era mai capitato di svegliarsi in mezzo al mare 
E farsi il bagno non appena svegliato 
 Mentre levavano l’ancora chiese: “Oggi dove andiamo?”
 “Si parte verso nuove avventure” 
Rispose il Capitano 
 Il bimbo sorride, ormai l’ha capito 
 Che importa più il viaggio, e non tanto l’arrivo 
E quei giorni di mare, di sale, di sole e di vento 
Gli hanno insegnato a godersi il momento 
Ha imparato che la vita è una grande avventura
Da vivere ogni giorno, senza fretta e senza paura.

Storie da caffé