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lunedì 8 gennaio 2024

CONCORSI DOCENTI E DIRIGENTI

 


Concorsi docenti e dirigenti

La offerta formativa dell’AIMC

Procedure smart, video lezioni, incontro di full immersion, piattaforma interattiva.

 

Questi concorsi sono strutturati in modo semplificato - soltanto due prove, garantiti i posti a disposizione - sono quindi una buona occasione da cogliere per chi vorrà dedicarsi all’insegnamento, alla ricerca, alla scuola.

Qui di seguito il modulo e la e-mail per le iscrizioni e per ogni altra informazione

 

forms.gle

 DOCENTI - https://forms.gle/775WN8CHmC1UPvFH7

E mail: comunicazione@aimc.it

Tel. 06634651

 

Iscrizione e informazioni:

CONCORSO DIRIGENTI

CONCORSO DOCENTI




domenica 21 maggio 2023

TRA PROVVISORIETA' ED ERRANZA

IN CERCA DI NUOVE EPIFANIE

  Mutazioni ambientali, antropologiche e sociali 

trovano classi dirigenti inadeguate, 

disorientate e incapaci di concepire il futuro.

 

- di   Luigi Sanlorenzo*

_______________

 Il segno della transizione sta accompagnando la nostra epoca ormai da molti anni. La velocità che contraddistingue i processi sociali, economici e della conoscenza – con il più recente dibattito sull’ intelligenza artificiale –  sta richiedendo nuove capacità di analisi e di decisione che presentano caratteristiche inedite nella storia dell’Umanità.

 Tali capacità si declinano al futuro e consistono nell’individuazione con largo anticipo della direzione in cui si evolveranno i fenomeni e non più in quella – tutta emergenziale – di trovare soluzioni a problemi che si manifestano improvvisamente e direttamente nella propria complessità.

Quanto sta accadendo, anticipato da anni da pensatori quali Bauman, Beck, Gallino, Giddens ed altri, ha già configurato una società smarrita in cui classi sociali, regioni del  mondo, singoli individui vagano in quell’Odissea del post-moderno che, a differenza dell’ eroe omerico, non possiede la speranza di rivedere Itaca e si trascina invece in un presente infinito e dilatato,  molto più simile al vagabondaggio senza costrutto di Leopold Bloom protagonista dell’ altro Ulisse raccontato con sconcertante lucidità da James  Joyce oltre un secolo fa.

 Il mondo procede disordinatamente e privo di guida verso scenari in cui non solo la storia dei singoli popoli è diventata quella dell’intera Umanità ma dove anche la Natura pone a tutte le latitudini gli stessi allarmi ambientali, globalizzando catastrofi naturali, le cui cause quasi sempre possono essere fatte risalire ad antiche e recenti responsabilità umane.

 I grandi ideali che dall’Illuminismo in poi hanno puntato a costruire, almeno in Occidente,  i valori della solidarietà quale risultato dell’affermazione dei principi di uguaglianza tra tutti gli individui, hanno trovato nell’ egemonia economica un argine insormontabile ed a quella sono ormai subordinati e subalterni.

 L’Europa ha perso da decenni il ruolo di guida nella costruzione di un mondo migliore e negli Stati Uniti d’America la successione di Biden presenta altalenanti e forti rischi di arretramento sociale.

 Cina e India, ormai in competizione per incremento demografico, sono ancora avvinte nelle contraddizioni secolari che contrappongono il massimo dell’era post-industriale al mantenimento di condizioni di vita medievali nelle sterminate aree interne e che riguardano ancora miliardi di persone.

 Il continente africano è sempre più lontano dalla definizione del proprio destino e continua ad essere il luogo del massimo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’immane tragedia della fame, dell’AIDS e di antiche epidemie ancora endemiche su cui si preferisce tacere.

 Migrazioni dalle proporzioni planetarie sono in corso e quelle poche decine di migliaia di esseri umani diretti verso quel mito dell’Occidente che non esiste più e che i media raccontano ogni giorno, sono soltanto la parte emersa di un iceberg dalle proporzioni gigantesche e in rapida rotta di collisione con la realtà che abbiamo conosciuto.

 In tale scenario i percorsi formativi delle nuove generazioni rimangono sostanzialmente quelli del secolo scorso. Nelle scuole e nelle università si continuano ad insegnare, con modalità didattiche arcaiche, discipline dell’ormai sepolta era industriale e saperi obsoleti che, alla prova decisiva del tentativo di entrare o di restare dopo una certa età nel mondo del lavoro, rivelano limiti invalicabili.

 Ciò è all’origine di disoccupazione che non ha precedenti e che tocca tutte le generazioni e le zone geografiche, livellando sempre più verso il basso bisogni e desideri, sogni ed aspirazioni, consumi e stili di vita.

 Pur conoscendo la verità, larga parte della politica continua ad alimentare speranze attingendo a teorie economiche socialiste o liberali, oggi entrambe improponibili perché profondamente trasformato è il contesto in cui applicarle.

 Mutazioni sociali, antropologiche e perfino genetiche trovano impreparate classi dirigenti sempre meno adeguate e sempre più provvisorie e, anch’esse, smarrite e disorientate.

 Termini come decadenza, degrado, delegittimazione e conflitto connotano istituzioni, società, ambienti naturali e si riflettono ormai su più generazioni che ne stanno sperimentando gli effetti sul proprio destino.

 Dalla sponda ormai franata di una società delle certezze e delle garanzie collettive si staccano zattere di profughi che dovranno imparare a navigare a vista in cerca di nuovi approdi e alla ricerca di un nuovo senso dell’esistenza: uomini e donne che già oggi sperimentano la necessità di guidare da soli la propria vita senza più potere fare affidamento su sempre più rari ed esigui sistemi sociali di protezione.

 Pochissime tra queste persone sono oggi attrezzate per farlo. La maggior parte di esse sperimenta la propria fragilità e si lascia andare alla deriva o converge intorno a falsi profeti che ne sfruttano le residue speranze e ne eccitano i peggiori istinti.

 Nella disattenzione totale sorgono prepotentemente nuovi bisogni educativi, tutti dentro il nuovo paradigma dell’incertezza ed a cui, soprattutto i giovani adulti non sono stati preparati da coloro che pure sapevano bene quale mondo si stesse costruendo e che avevano il dovere di attrezzarli perché sapessero affrontarli.

Gli insegnamenti di Morin, i moniti di Rifkin, le previsioni di Bion, il paziente invito a prepararsi a fare i conti con le tecnologie per non esserne disumanizzati proposto da Heidegger, Severino, Galimberti e molti altri, sono rimasti nel chiuso dell’Accademia e non hanno contaminato come avrebbero potuto e dovuto la società italiana.

 Provvisorietà ed erranza saranno nei prossimi decenni i compagni di vita di molte generazioni che avranno il compito di aprire nuove strade per se stesse e per quelle che le seguiranno.

 Generazioni che dovranno avere al proprio interno individualità capaci di guidarle lontano da un passato ormai in fiamme, in salvo verso nuove mete che esse avranno dovuto e saputo immaginare prima di proporle come nuovi traguardi da raggiungere, pur con fatica e sacrificio.

 Singole individualità dotate di inedite capacità quali il coraggio – fisico e non solo intellettuale – il discernimento, il rigore morale, la responsabilità di sentire il servizio agli altri come lo scopo della propria esistenza, l’ottimismo della volontà contro il pessimismo della ragione, la fantasia e l’immaginazione per distinguere prima di altri la direzione da prendere davanti ai tanti bivi che il futuro presenterà.

 Esse dovranno apprendere presto la capacità di scegliere e di decidere, quando altri si attardano nell’autocommiserazione o, all’opposto, nello sterile narcisismo, sapranno sopportare la sofferenza che ne deriverà e al raggiungimento di ogni nuova tappa, dovranno essere capaci di verificare di aver compiuto la propria opera e, soprattutto,  di aver preparato altri per continuarla e migliorarla.

 Orientare la formazione di una nuova classe dirigente in tale direzione è l’unica possibilità che rimane alla nostra generazione per riscattare colpe, errori, omissioni. Farlo presto sarà il nostro ultimo dovere.

*Giornalista e saggista

 Nuovi Approdi

lunedì 30 agosto 2021

SCUOLA: VACCINAZIONI, GREEN PASS E ALTRO

-Vaccinazioni, green pass, scelta supplenti sembrano i soli nodi da sciogliere prima di iniziare il nuovo anno. 
Nessuno parla più di educazione!


*   90,45%: è questa la percentuale del personale scolastico docente e Ata che ha ricevuto la prima somministrazione di vaccino o dose unica, secondo quanto riportato nel report pubblicato il 27 agosto dalla struttura commissariale che raccoglie settimanalmente gli aggiornamenti provenienti dalle Regioni. A quella data il numero di insegnanti e personale Ata sprovvisto di immunizzazione risulta di 138.435 unità, il 9,55% del totale. 
Il report evidenzia anche l’aumento delle percentuali di vaccinati tra i giovani in età scolare: le somministrazioni dose unica per la fascia 12-15 hanno superato il 40% della platea vaccinabile, mentre la fascia 16-19 ha superato la soglia del 67%. Segnali di fiducia alla campagna vaccinale, dunque, dal mondo della scuola in vista della ripresa delle lezioni che, oltre le cifre, indicano, positivamente, un desiderio diffuso di prepararsi ad una ripartenza delle attività didattiche in sicurezza e in presenza. 
Segnali che, tuttavia, impattano con il permanere di altre urgenze che devono essere ancora gestite nei prossimi giorni. Come, ad esempio, l’obbligo del possesso del green pass dal 1° settembre per tutto il personale scolastico quale requisito per lo svolgimento delle prestazioni lavorative che deve fare i conti ancora, però, con interpretazioni non chiare e incertezze applicative alle quali una conferenza di servizio con tutti i dirigenti scolastici annunciata il 31 agosto dal ministero dell’Istruzione cercherà di rispondere. Restano poi in corso d’opera, nel grande cantiere allestito per l’avvio dell’imminente anno scolastico, anche altri temi: l’espletamento delle nomine dalle graduatorie provinciali, l’individuazione dei supplenti annuali, la scelta dei docenti per le scuole paritarie, i protocolli sanitari, l’impiego delle risorse finanziarie assegnate alle scuole con gli ultimi decreti, la definizione dei piani di trasporto locali. A fronte di questo fermento pianificatorio e organizzativo, faticoso e tardivo, resta ancora, invece, totalmente sottotraccia, almeno nel dibattito pubblico, il confronto su cosa attendersi da questo nuovo anno scolastico, il focus sulla proposta da offrire ai ragazzi, la ricerca dell’approccio educativo più adeguato da promuovere, la messa in luce delle competenze professionali da giocare a scuola. Questioni alle quali non saranno né il vaccino né il miglior sistema organizzato a dare prospettive risolutorie, ma che urgono, proprio per questo, l’accensione di confronti che le illuminino, l’onestà della ricerca di nuovi approcci educativi e l’ideazione di progettazioni formative all’altezza della loro portata. 
Temi che, questi sì, dovrebbero infiammare il confronto tra adulti – genitori, docenti, presidi e responsabili istituzionali – che si aspettassero veramente tutto e tanto dall’ingaggio della propria responsabilità con la nuova domanda di formazione degli studenti. “Aspettare è ancora un’occupazione. È non aspettare niente che è terribile” denunciava drammaticamente Pavese. 
 Ecco allora le domande da mettere oggi a tema del confronto: come attendere al compito di un’autentica e consapevole comunicazione di sé e della tradizione culturale a scuola? Come aiutarsi e come aiutare i più giovani a vivere questo periodo di incertezza senza paura e come un’opportunità? Come aiutarli ad una esperienza di consapevolezza, responsabilità e libertà pur dentro le – inevitabili – restrizioni? Come se in una casa si continuasse a discutere del servizio di piatti e tovaglie da utilizzare per un pranzo e delle portate da servire senza mai mettere a tema, come dato imprescindibile, chi sono gli invitati – i ragazzi -, quali le loro aspettative, come corrispondere ai loro gusti e, soprattutto, il motivo per cui sono attesi. 
 “In un mondo in cui non ci sono più adulti – scrive icasticamente Alain Finkielkraut – ci si affida agli esperti”. Rimettiamo, dunque, al centro del confronto di queste settimane non solo le azioni e gli strumenti per garantire lo svolgimento delle lezioni in presenza e per l’adeguato funzionamento del sistema scuola, ma anche (e soprattutto) il confronto sui contorni e sui contenuti di una proposta all’altezza delle attese formative dei ragazzi. Un confronto su questioni – se si vuole – antiche. Ora, però, più che mai ineludibili. 

domenica 11 febbraio 2018

NUOVO CONTRATTO PER IL PERSONALE DELLA SCUOLA

 
Desideri (presidente nazionale Aimc): 
«Siamo soddisfatti a metà: la figura dell’insegnante non abbastanza valorizzata»

       «Finalmente abbiamo il contratto, anche se si poteva fare di più. Per noi è un punto di partenza». È soddisfatto a metà, il presidente dei Maestri cattolici, Giuseppe Desideri, che accoglie con favore la firma dell’accordo ma ci tiene a sottolineare le «tante cose» ancora da fare per «valorizzare la figura del docente».
       Sulla parte economica, il presidente dell’Aimc non nasconde l’insoddisfazione per un aumento salariale che «non ci avvicina ai parametri europei». Le buste paga dei nostri insegnanti, insomma, sono ancora «fanalino di coda» nel continente. «Gli aspetti economici – ricorda Desideri – non esauriscono, però, i contenuti del nuovo contratto. Infatti, ci saremmo aspettati più coraggio sulla definizione del profilo professionale dell’insegnante, che è abbastanza datato. Fare il docente oggi non è uguale a 20-30 anni fa, perché oggi sono richieste competenze didattiche che favoriscano, per esempio, l’inclusione degli alunni con difficoltà di apprendimento, pensiamo solo all’aumento delle diagnosi di Dsa. Inoltre, la presenza nelle classi di studenti di altre nazionalità e culture presuppone una preparazione adeguata dell’insegnante. Infine, anche l’utilizzo delle tecnologie hanno cambiato il modo di insegnare. Tutto questo rientra nel profilo dell’insegnante che abbiamo necessità di aggiornare».
     Un secondo motivo di insoddisfazione, Desideri lo colloca alla voce “riconoscimento della professione docente”. «Speravamo – continua – che la firma del nuovo contratto potesse portare al riconoscimento del “lavoro che non si vede”, quello che non è svolto in classe ma che è altrettanto importante. Si pensi soltanto a tutti gli insegnanti impegnati a tenere aperte le scuole fino a sera. Un lavoro che, prima o poi, andrà riconosciuto, perché valorizzare la figura e la funzione sociale degli insegnanti porta a valorizzare di più tutta la scuola».
      Tutti temi che l’Associazione dei maestri cattolici lascia sul tavolo in vista del prossimo rinnovo contrattuale, visto che quello firmato ieri scadrà a fine anno. «Ci piacerebbe che si tornasse a ragionare di organi collegiali e di collaborazione scuola-famiglia », conclude Desideri.
Paolo Ferrario

da www.Avvenire.it


giovedì 26 ottobre 2017

DIRIGENTI, DOCENTI E AUMENTI SALARIALI. EVITARE LO SCONTRO

  
     Ecco quello che volevamo (e dobbiamo) scongiurare: lo scontro. Se dirigenti scolastici e insegnanti non stanno dalla stessa parte è la fine della scuola come comunità educante. Nell’AIMC è così: i dirigenti scolastici sostengono il sacrosanto diritto degli insegnanti ad avere un aumento di stipendio degno di un Paese che mette realmente la scuola al centro della sua agenda. E i docenti, dal canto loro, non contestano il giusto aumento di stipendio che viene finalmente stabilito per i dirigenti, ma contano sul loro supporto nella battaglia per vedere realizzato il diritto dei docenti al riconoscimento anche economico della loro funzione.
                                                                                       Giuseppe Desideri, presidente nazionale AIMC

lunedì 6 luglio 2015

AIMC, ALLA VIGILIA DEI 70 ANNI DI VITA

70 ANNI AL SERVIZIO 
DELLA SCUOLA E DELLA SOCIETA'

Carissime amiche e carissimi amici,

 si avvicina la celebrazione dei 70 anni della nostra Associazione e occorre concretizzare le cose per essere pronti.
Al momento attuale non abbiamo ancora fissato una data per il Convegno ufficiale, in quanto stiamo aspettando indicazioni dalla Presidenza della Repubblica a cui è stata chiesta la possibilità di incontrare il Presidente Mattarella.

Come sapete, per l’occasione dei 70 anni dell’Associazione, il Consiglio nazionale ha deliberato di pubblicare un testo, in cui raccogliere biografie di persone che negli anni trascorsi hanno testimoniato in maniera significativa la loro appartenenza all’Aimc.
Contemporaneamente, al fine di evitare una pubblicazione solo rivolta al passato, lo stesso Consiglio nazionale ha deliberato che una parte del testo sia dedicata alla presentazione di esperienze di buone pratiche svolte in questi ultimi anni o che si stanno svolgendo.
Chiediamo, pertanto, a ciascun presidente regionale, coinvolgendo il Consiglio regionale e quelli provinciali e sezionali,
-  di individuare una persona significativa del proprio territorio e di presentarla in forma narrativa o mediante un’intervista;
-        di individuare un’esperienza di buone pratiche associative e di presentarla.
Ogni parte dovrà essere contenuta in un massimo di 15.000 battute (compresi gli spazi) e potrà essere corredata da alcune fotografie.
Per avere tempi distesi per le successive fasi di redazione e stampa, vi chiediamo di far pervenire i due testi (biografia ed esperienza buone pratiche) entro la fine del mese di agosto all’indirizzo mail stampa@aimc.it indicando nell’oggetto: “Per pubblicazione 70 anni AIMC”.

Il Consiglio nazionale ha, inoltre, deliberato di organizzare una mostra itinerante. L’archivio nazionale è ricco e può essere arricchito ulteriormente da fotografie che presentino attività locali.
Anche per questa prospettiva, vi chiediamo di inviare eventuale materiale fotografico, in forma digitale (jpg) con l’indicazione chiara dell’anno, del luogo, e dell’avvenimento di riferimento, nei tempi e nelle modalità già indicate in precedenza, che verrà poi valutato per rendere coerente l’intera mostra.

Vi chiediamo, inoltre, di segnalarci, fin da adesso, che avete letto questa comunicazione e, se avete già avviato il lavoro, come vi siete organizzati.

Vi ringraziamo per la vostra collaborazione: l’impegno di tutti contribuirà a valorizzare, ancora una volta, il senso di appartenenza di ciascuno e la nostra storia associativa che ha radici solide che sostengono il nostro sguardo rivolto al futuro.

Buon lavoro e buona estate a tutti.

La segretaria nazionale                                               Il presidente nazionale
   f.to Cristina Giuntini                                                   f.to Giuseppe Desideri



Roma, 7 luglio 2015

lunedì 17 novembre 2014

L'AIMC e LA BUONA SCUOLA




DOCUMENTO SU LA BUONA SCUOLA

Per dare Valore alla Scuola

L’Associazione Italiana Maestri Cattolici (Aimc), nell’esprimere le proprie considerazioni, tiene conto di quanto scritto nel documento La buona scuola. Facciamo crescere il Paese e nella Legge di stabilità per il 2015. Mette in relazione i due testi e li legge con uno sguardo rivolto sia alla propria elaborazione culturale e pedagogica sia alla realtà quotidiana dove si afferma e si realizza il valore della scuola: ogni giorno, in ogni aula, pur nella fatica, avviene un incontro con il sapere, tra persone, tra generazioni e, in
questo modo, si accompagna la crescita di bambini, ragazzi e giovani e si costruisce il futuro del Paese. ........