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martedì 22 aprile 2025

QUESTIONE DI PARANOIA


 L’altro — l’ebreo, la donna, la società, il sistema del potere, 

il messicano, l’ucraino, il palestinese, il migrante, l’omosessuale, 

lo straniero... 

è sempre il colpevole di tutto. 

Si tratta di una attitudine proiettiva 

oggi divenuta follemente pervasiva nella vita pubblica.

 

-         di  Massimo Recalcati 

-          La vita collettiva nel nostro tempo appare infestata dalla presenza pervasiva della paranoia. Ne avevamo già visto gli effetti nel corso dell’epidemia del Covid nel carattere delirante delle elucubrazioni complottiste. 

Attualmente i ragionamenti geopolitici più illuminati sul declino della democrazia nel mondo sottolineano la predominanza di una inclinazione totalitaria che non si esplicita solo nell’affermazione di regimi chiaramente antidemocratici ma anche come una tendenza illiberale immanente alla democrazia stessa. Si affermano politiche ispirate da una volontà di protezione e di espansione sovranista come risposta a una minaccia che metterebbe a rischio la propria consistenza identitaria. 

Siamo qui al cuore della lezione clinica della paranoia che si può riassumere con le parole di un noto gerarca nazista secondo il quale assassinare è una necessità ineludibile per non essere assassinati.

Autodifesa e narcisismo

In evidenza è il carattere auto-difensivo del delirio paranoico: la minaccia permanente che l’altro incarna deve essere neutralizzata a ogni costo; aggredire sarebbe così un modo per evitare di essere aggrediti. La spinta distruttiva rivolta verso l’altro trova qui la sua molla di fondo: annientare il nemico è un esercizio securitario per preservare l’esistenza e l’integrità dei propri confini. In questo modo il perseguitato diviene il persecutore in uno scambio di ruoli speculare: la minaccia che l’altro incarna si capovolge in una accusa inesausta nei confronti dell’altro. Non a caso Mein Kampf di Hitler è una reazione chiaramente paranoica alla crisi profonda nella quale era sprofondata la Germania sconfitta e umiliata alla fine della prima guerra mondiale. Si trattava di convertire una caduta melanconica individuale e collettiva in una battaglia politica al cui centro c’era una ideologia — quella dell’antisemitismo — che localizzava nell’ebreo l’altro al quale attribuire la colpa di quella sconfitta e di quella umiliazione. Di qui l’oscillazione tipica del soggetto paranoico tra il sentirsi radicalmente escluso (emarginato, segregato, perseguitato) ed essere guidato da una inesauribile ambizione narcisistica che lo sospinge a incarnare l’eccezione, a essere “il più grande”. 

È il destino cupo e delirante dello stesso Hitler: solo facendosi il portavoce e l’eroe di una missione universale di riscatto — di una causa alla quale fanaticamente immolarsi — egli, sostenuto da una incrollabile certezza nella verità del proprio delirio, si è potuto identificare nel ruolo del salvatore che ridà senso e ordine a un Io e a un mondo caduti a pezzi. È l’ideale incontaminato di purezza che accompagna ogni vera paranoia nella sua esigenza ipermorale di estirpare qualunque forma di impurità compresa quella del sangue. 

Odio

L’odio nei confronti di un nemico impuro che si vuole rendere assoluto protegge, infatti, il paranoico dall’incontro con il suo vuoto fondamentale, con la sua insignificanza originaria. Di qui la sua insistenza sulla certezza incontrovertibile di una ingiustizia subita che deve essere necessariamente riscattata e di qui anche la sua piena identificazione con il proprio delirio. È una tesi di Lacan: la dimensione infatuata della paranoia consiste nel credersi un vero Io, un Io identico a se stesso, integro e compatto come l’acciaio. Per questo nel disegno paranoico la follia viene sempre attribuita all’altro e non al soggetto che invece si rivela come un lucido lettore della perfida malignità dell’altro. L’impossibilità di accedere al lavoro simbolico del lutto nei confronti del trauma della perdita — che non riguarda solo il soggetto individuale ma anche i popoli e gli Stati che li rappresentano — irrigidisce il delirio paranoico nell’odio e nella recriminazione vendicativa costantemente rivolta verso un altro vissuto come la fonte di ogni male. Il narcisismo maligno che lo anima non vuole sapere nulla del carattere irrimediabile della ferita che lo intacca. La passione dell’ignoranza che anima la sua esistenza è pari solo alla forza con la quale difende il suo assioma di innocenza.

Le colpe altrui

In questo senso la paranoia si costituisce come il rovescio speculare della melanconia: la colpa non è mai del soggetto perché è sempre e solo dell’altro. Ed è una colpa tanto irrevocabile e assoluta quanto evidente e priva di ambiguità. Lo sguardo delirantemente lucido del paranoico la smaschera ogni volta senza pietà. Nessun dubbio e nessun tentennamento: l’altro — l’ebreo, la donna, la società, il sistema del potere, il messicano, l’ucraino, il palestinese, il migrante, l’omosessuale, lo straniero, ecc — è sempre il colpevole di tutto. 

Si tratta di una attitudine proiettiva oggi divenuta follemente pervasiva nella vita pubblica. 

Non a caso i grandi paranoici possono diventare leader convincenti e carismatici. Di fronte alla colpa che affligge il soggetto individuale o collettivo per la sua insufficienza e il suo smarrimento, essi incarnano un’identificazione granitica al perseguitato e alla vittima che sa reagire e rialzarsi con forza e orgoglio di fronte alle ingiustizie a torto subite. 

 Alzogliocchiversoilcielo

 

mercoledì 14 febbraio 2024

LA FEDE E LE SETTE


UCCIDE MOGLIE E FIGLI PERCHE'

 RITENUTI PORTATORI DI SATANA

 «Satanisti e gruppi esoterici? Ora con il web trappole più facili»

 Fra’ Mauro Billetta, esorcista dell’arcidiocesi di Palermo: nel dramma di Altavilla Milicia, turba psichica grave e delirio di pensiero

 

-         di RICCARDO MACCIONI

 Innanzitutto, la chiarezza. Il tragico evento di cronaca consumatosi alle porte di Palermo non ha niente a che vedere con gli esorcismi.

 « L’esorcismo ha una sua caratterizzazione molto definita – spiega fra’ Mauro Billetta, esorcista dell’arcidiocesi di Palermo e psicoterapeuta –. Si tratta di un sacramentale esercitato a nome della Chiesa tutta, da un sacerdote nominato dal vescovo, all’interno di un rituale». Alla base della vicenda sembra invece esserci una grande fragilità.

 Situazione che si registra spesso in eventi legati a presenze demoniache o presunte tali. Non a caso all’impegno del sacerdote esorcista va affiancata una figura medica. «Certo – prosegue Billetta, frate cappuccino –, si fa una diagnosi previa per capire se ci sia un fatto di ordine psichico o di natura organica perché alcune patologie cardiache e neurologiche possono presentare dei sintomi capaci di confondere. Noi lavoriamo in équipe di cui fanno parte anche uno psichiatra, uno psicoterapeuta, un criminologo». Professionalità necessarie soprattutto nei casi più complessi. « Molte persone che vengono da noi hanno storie di sofferenza parecchio gravi. Riuscire a fare una diagnosi corretta permette loro di orientarsi, di andare dallo specialista di turno». Il problema è ben noto a livello locale. La Sicilia è infatti, al momento è l’unica realtà italiana a vantare un Servizio regionale di pastorale esorcistica. «Questo grazie all’esperienza di padre Matteo La Grua che già nella seconda metà del secolo scorso lavorava in équipe. Poi fra’ Benigno l’attuale direttore del Servizio ha pensato di far sì che gli esorcisti delle varie diocesi siciliane potessero coordinarsi, confrontarsi e avere dei percorsi di aggiornamento comuni. Nel nostro ministero è molto importante scambiarsi le esperienze. Inoltre, la presenza in Sicilia, a Cefalù, di Aleister Crowley (noto occultista inglese vissuto dal 1875 al 1947 a suo tempo detto l’uomo più malvagio del mondo, ndr) ha portato alla creazione di gruppi esoterici più o meno organizzati. Ma è la stessa condizione di altre regioni come il Piemonte».

 Nella vicenda di Altavilla molti hanno messo sotto accusa la cassa di risonanza offerta dai social. « Rispetto al secolo scorso, il web permette di entrare più facilmente in contatto con satanisti e gruppi esoterici prima circondati da una forma di segretezza per cui accedervi necessitava tutta una trafila. Per quanto riguarda la vicenda in sé, da quello che si legge, ci troviamo di fronte a una turba psichica grave, c’è un delirio di pensiero. E il fatto che siano coinvolte più persone rende i fatti ancora più complessi. Sicuramente i gruppi a conduzione settaria fanno sì che gli adepti vengano assogettati attraverso metodiche specifiche, in primis quella che chiamiamo “bombardamento d’amore” cioè un calore emotivo che fa sentire la persona accolta, riconosciuta, per così dire “nuova”. Di lì in poi si segue una metodica ben strutturata per arrivare a un assogettamento sempre più forte fino a rompere i legami con i familiari e in generale con chi potrebbe ricondurre queste persone alla realtà. A quel punto, trovandosi isolati, il pensiero del gruppo finisce per diventare totalmente il proprio».

 Sullo sfondo resta una domanda: se cioè la minore partecipazione alla vita della Chiesa, si accompagni a una maggiore attenzione all’occultismo. « L’essere umano è religioso – conclude fra’ Billetta – , deve credere in qualcosa. Quando metti da parte Dio o comunque rispondi a una cultura egoica, che è propria del consumismo dei nostri giorni e orienta all’idolatria del proprio io, vieni spinto a cercare potere, successo. E allora la persona andrà alla ricerca dell’esoterico, si costruirà un Dio su misura arrivando a un’illusione di straordinarietà che lo può portare anche all’occultismo o a pratiche esoteriche».

 

www.avvenire.it