Visualizzazione post con etichetta Willy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Willy. Mostra tutti i post

giovedì 17 settembre 2020

DA CALAMANDREI A WILLY .....


... ANCHE QUESTA 
                 E' SCUOLA

di Luciano Corradini

“La scuola è la società” è il titolo che la Democrazia Cristiana diede ad un convegno nazionale tenuto a Firenze nel 1974, in preparazione al varo dei decreti delegati. Voleva dire, con un po’ di enfasi, che la scuola non doveva essere intesa come “tecnostruttura” o come corpo separato della società o come “parcheggio” dei giovani, ma come istituzione fondamentale, che doveva stare a cuore, non solo a parole, a tutte le componenti istituzionali e sociali del Paese.

Dieci anni dopo, Giorgio Bocca scrisse un libro intitolato L’Italia l’è malada”. La malattia sarebbe di carattere socioantropologico. Ecco la sua diagnosi:“Il paese è bello, ricco di beni naturali, ma è molto difficile viverci per l'anarchia di chi ci abita. Per l'illusione costante di poter migliorare la società senza disciplina e senza sacrifici, per l'idea assurda che esista uno "stellone", una garanzia di fortuna che spontaneamente risolve i problemi del paese”.

Il basso continuo delle sue analisi dure e amare, si può riassumere nella tesi che “alla maggioranza delle persone va bene la rinuncia alla libertà, pur di non avere grane, pur di vivere tranquilli”. E’ il tema del “particulare” di cui parlava Guicciardini, del “me ne frego” del fascismo, del “farsi i fatti propri” dell’indifferentismo. Don Milani nella Lettera a una professoressa  rispondeva col motto “I care”, cioè me ne importa, e col giudizio lapidario: “sortirne da soli è l’avarizia, sortirne insieme è la politica”. Questa visione è entrata anche nella normativa scolastica: “La scuola- si legge nel dpr 249 del 98, dal titolo ‘Statuto delle studentesse e degli studenti’- è luogo di formazione e di educazione (...), è una comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il ricupero delle posizioni di svantaggio, in armonia coi principi sanciti dalla Costituzione (...)

Questo riferimento ci consente di richiamare, anche durante questo periodo di pandemia in cui potremmo dire che ”La Terra l’è malada” e che e anche le nostre scuole non stanno troppo bene, la potente metafora introdotta dal "padre costituente" Piero Calamandrei: "Se si dovesse fare un paragone fra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue, gli organi ematopoietici, quelli da cui parte il sangue che rinnova giornalmente tutti gli altri organi, che portano a tutti gli altri organi giornalmente, battito per battito, la rinnovazione e la vita". E ancora: "se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento, della Magistratura, della Corte Costituzionale (...) la coscienza dei cittadini è la creazione della scuola, dalla scuola dipende come domani sarà il Parlamento, come funzionerà domani la Magistratura...". Ecco perché Calamandrei diceva che l'art. 34 era il più importante della nostra Costituzione. Occorre ricordare che l’anno scolastico che comincia ora tra molte difficoltà organizzative, psicologiche e molti vincoli ad una vita scolastica libera e gioiosa, è anche l’anno che, in virtù della legge 92/2019 inizia un nuovo percorso di educazione civica, che ha, come stelle dell’Orsa, la Costituzione, la Dichiarazione universale dei diritti umani, l’ordinamento dell’UE, che da’ ora nuovi segni di vitalità, e l’Agenda ONU 2030. La cronaca ci offre un’icona indimenticabile che viene da Colleferro: il sorriso di Willy Monteiro, e la piazza ricoperta di fiori da un’intera popolazione, in particolare da giovani con la maglietta bianca, sgomenti e determinati di fronte al delitto compiuto dal branco di giovani che lo ha aggredito e ucciso a calci, mentre si era impegnato a difendere un altro ragazzo aggredito. Anche questa è scuola.

 dal GIORNALE DI BRESCIA



lunedì 14 settembre 2020

SIATE COME WILLY. IL CORAGGIO PER VINCERE LA VIOLENZA


SIATE COME LUI: 

NON UNO, MA DIECI, CENTO,

 MILLE WILLY

di Alberto Pellay *


La morte di Willy Monteiro ha riempito noi genitori di orrore, per la violenza di cui è stato vittima. Ma anche di paura. Pensiamo ai nostri figli, a quando escono la sera per andare con i loro amici. Ci domandiamo se anche loro potrebbero trovarsi coinvolti in qualcosa di simile. In fin dei conti, se siamo buoni genitori, li dovremmo aver educati a comportarsi proprio come Willy. Ovvero a intervenire nel caso in cui un loro amico si trovi in difficoltà, a mostrare empatia nei confronti di chi soffre, a fermare ogni azione di violenza. In questi giorni ho sentito molti genitori consigliare ai propri figli: «Tu non fare come Willy. Se ti accorgi, mentre sei fuori, che qualcuno si sta mettendo nei pasticci, tu scappa via e molla tutto».

È comprensibile questa reazione. Ma, dal punto di vista educativo, è anche la più sbagliata. Noi educatori, infatti, dobbiamo contribuire a riempire il mondo di belle persone, come Willy sapeva essere. Se disattiviamo nei nostri figli quella naturale ed empatica spinta a fare ciò che è bene e ciò che è giusto, se insegniamo loro che la strada del coraggio è troppo pericolosa e quindi conviene rimanere riparati nel territorio della paura, succederà che quelli come i fratelli Bianchi si prenderanno – sempre più – il controllo del territorio. Porteranno la loro violenza tossica, la loro criminale potenza bullista al centro di ogni piazza e si sentiranno i 're del mondo'. Ma se ogni ragazzo sa fare quello che ha fatto Willy, i bulli si troveranno soli e isolati.

Quelli impauriti diventeranno loro. Viviamo in un mondo che, almeno in parte, esalta la violenza tossica, che induce i nostri figli maschi a credere che si diventa potenti e popolari quando si coltiva la forza dei muscoli e non quella della mente. Perché, alla fine, vince chi fa fuori l’altro. E perché la prepotenza è molto più vantaggiosa della competenza. È proprio per questo che oggi piangiamo un ragazzo come Willy, che tutti descrivono come un giovane uomo, promettente e pieno di bellezza. Attendiamo che la giustizia insegni con una punizione magistrale ai fratelli Bianchi e ai loro complici che la loro violenza criminale e stupida, alla fine, li ha fatti finire nell’unico posto in cui potranno comprendere il disastro di cui si sono resi colpevoli.

Però, noi tutti non smettiamo mai di dire ai nostri figli, quando escono di casa: «Sii come Willy. Fai come lui e aiuta i tuoi amici a fare altrettanto». Altrimenti muore ogni speranza. E l’educazione diventa solo un miraggio irraggiungibile. Certo, chi controlla il rispetto della legge nei nostri paesi e nelle nostre città, deve aiutare noi genitori a dare senso al nostro progetto educativo. Perché altrimenti la frase «Sii come Willy» rischia di diventare un’incitazione al martirio.

Che poi è esattamente quello che è successo a lui. Forse molti genitori ed educatori, di fronte a queste parole si sentono provocati. Io preferirei che tutti insieme, noi adulti, ci sentissimo interpellati, perché siamo proprio noi – genitori, educatori, docenti, sacerdoti, allenatori sportivi – che dobbiamo continuare a far tenere alto lo sguardo ai nostri ragazzi e ragazze, ai nostri figli, ai nostri studenti. Mi auguro anch’io che la storia di Willy Monteiro arrivi sui banchi di tutte le classi di scuola secondaria, in questo inizio di anno scolastico. E che permetta a tutti i nostri figli, di sentire che nelle loro scuole, nelle loro città, nei loro gruppi di amici ci devono essere non uno, ma dieci, cento, mille Willy.

 *Medico e psicoterapeuta

 www.avvenire.it