Visualizzazione post con etichetta Vecchioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vecchioni. Mostra tutti i post

martedì 3 marzo 2026

INSEGNARE CON LE CANZONI

 


“Sogna, ragazzo, sogna”: l’esortazione di Vecchioni a trovare il proprio posto nel mondo. 

Di Clara Frasca

 

Sogna ragazzo sogna è una delle canzoni più amate di Roberto Vecchioni, pubblicata nell’album Il cielo capovolto nel 2006. Il brano, intenso e poetico, è diventato nel tempo un vero e proprio manifesto dedicato ai giovani, alla forza dei sogni e alla responsabilità di costruire il proprio futuro. Al Festival di Sanremo 2024, è stato cantato da Alfa in duetto con il maestro, riproponendo una versione inedita che combina lo stile dell’uno e dell’altro, e segnando metaforicamente un vero e proprio passaggio di testimone.

Qui Vecchioni, da sempre attento ai temi educativi delle giovani generazioni (è stato anche insegnante di latino e greco), utilizza la forma dell’esortazione diretta per parlare a un “ragazzo” che rappresenta simbolicamente ogni giovane chiamato a trovare il proprio posto nel mondo.

Contenuto

Il testo si sviluppa come un incoraggiamento appassionato. L’autore invita il ragazzo a non smettere mai di sognare, a non mollare di fronte alle difficoltà, ad accettare le cadute come parte della crescita e delle sfide e a coltivare ideali e valori autentici.

Il sogno non è visto come evasione dalla realtà, ma come forza propulsiva per affrontarla. Vecchioni sottolinea che la vita può essere dura, che si può fallire, ma ciò che conta è rialzarsi e continuare a credere in ciò che si ama davvero.

Il brano possiede un valore universale: non parla solo ai giovani, ma a chiunque abbia bisogno di ritrovare fiducia nel costruire il proprio futuro, a partire dal proprio presente. È un inno alla dignità, alla perseveranza e alla libertà interiore. Volere è volare, potremmo azzardare a dire.

Immagini e simboli

“E ti diranno parole rosse come il sangue / Nere come la notte / Ma non è vero, ragazzo / Che la ragione sta sempre col più forte”

Qui Vecchioni mette subito in scena il conflitto tra individuo e potere. Le “parole rosse” e “nere” non sono semplici colori: evocano ideologie assolute, violenza verbale, propaganda. Sono parole che dividono e impongono. L’autore smonta l’idea che la forza coincida con la verità, e che la giustizia non dipende dal potere. È un rifiuto della logica del dominio. Il ragazzo viene invitato a non accettare come naturale ciò che è solo frutto di sopraffazione.

Orizzontescuola


domenica 23 marzo 2025

ORSO BIANCO e NERO



L’orso bianco era nero

Storia e leggenda della parola


Roberto Vecchioni*

Edizioni PIEMME - Marzo 2025 


«Questo libro ha a che fare con la linguistica come io assomiglio a un orso bianco o se preferite nero. Non ho nessuna intenzione di sciorinarvi un'opera corretta, metodica, e men che meno colta, accademica, incomprensibile ai più e infine del tutto inutile a chi sfaccenda pieno di problemi suoi col tempo che vola. 
D'altronde non ho neanche voglia di mortificare una scienza (arte?) meravigliosa riducendo tutto all'osso e tirar fuori un "bigino" per deficienti. L'intento è un altro: è quello di farvi innamorare. 
Avete letto bene! Farvi innamorare della parola. Penserete "questo è matto". Scommettiamo? Sono i miei ottant'anni d'amore, raccolti da decine e decine di fogli sparsi qua e là nel tempo, stipati in block-notes, quaderni, schemi per lezioni, sghiribizzi personali, letture sottolineate, ricerche notturne, confronti, domande infinite, scoperte mai immaginate da altri, un gioco famelico a sapere e chiarire, un'ubriacatura di luci intermittenti, ipnotiche, fatali, perché più ci entravo in quelle parole, più sentivo una foga irrefrenabile a entrarci, e capivo, comprendevo a pieno la "vera" essenza di tutto, la corposità, la fisicità di quelli che pensiamo solo suoni e invece sono codici risolti perché perfette in noi si rivelino le emozioni, le commozioni nostre e degli altri; le parole sono un groviglio logico di foni, suoni che specchiano l'uomo. 
Questa era la mia felicità.»

*È uno dei padri storici della canzone d'autore in Italia. È stato professore di greco e latino per molti anni, attualmente insegna Contemporaneità dell'antico all'Università IULM di Milano. Per Einaudi ha pubblicato Viaggi del tempo immobile (1996), Le parole non le portano le cicogne (2000), Parole e canzoni (2002), Il libraio di Selinunte (2004), Diario di un gatto con gli stivali (2006), Scacco a Dio (2009), Il mercante di luce (2014), La vita che si ama. Storie di felicità (2016), Lezioni di volo e di atterraggio (2020) e Tra il silenzio e il tuono (2024). Per Frassinelli è uscito il libro di poesie Di sogni e d'amore (2007), per Bompiani Canzoni (2021), un'autoantologia dei testi più significativi di cinquant'anni di carriera. Sua è la traduzione del Prometeo incatenato di Eschilo andata in scena a Siracusa nel maggio 2023. È ospite fisso di In altre parole, trasmissione condotta da Massimo Gramellini su LA7.

sabato 11 febbraio 2012

GESU' IN JEANS

  Gesù può essere contemporaneo anche dei giovani d’oggi? A voler essere un tantino manichei, dal dibattito sull’argomento inserito all’interno del convegno organizzato a Roma dal Progetto culturale della Chiesa italiana, sono uscite le classiche due scuole di pensiero. Quella del 'no' (o per lo meno fortemente problematica), capitanata dal teologo don Armando Matteo. E quella del 'sì' (o per lo meno della serie «non fasciamoci la testa prima di essercela rotta») che ha avuto nello scrittore Alessandro D’Avenia il suo portabandiera.....

Al dibattito del Progetto culturale sui giovani, la questione del rapporto tra Vangelo e nuove generazioni Con un occhio però anche sugli adulti: perché è proprio questa fascia d’età che deve assumersi le responsabilità dell’educazione.

Matteo: «Per loro Cristo è affare dei preti, un nobile personaggio che però non si presenta mai all’appello quando bisogna prendere le decisioni che contano»  

Vecchioni: «Portiamoli per mano a scoprire il senso della vita; se li nutriamo solo di tv e cose materiali poi sarà difficile formarli al senso etico e sociale»

D’Avenia: «Dobbiamo guardarli non avendo paura di fallire. Solo così i nostri figli cesseranno di essere oggetti per ritrovare la libertà di persone amate»

Leggi : I giovani e Gesù          Gesù nostro contemporaneo               

        Generazione inquieta – Intervista a don Armando Matteo