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venerdì 22 maggio 2026

BAMBINI E DEVICE


Schettini: "Un bambino di 8 anni deve disegnare, colorare, immaginare, parlare e suonare uno strumento. 


Oggi la rete per i più piccoli 

è diventata un pericolo"

Perché l’accesso precoce a smartphone e Internet sta cambiando il cervello, l’attenzione e la crescita emotiva dei bambini secondo Schettini...

Negli ultimi anni l’infanzia è cambiata più in fretta di quanto gli adulti riescano a capire. Bambini sempre più piccoli passano ore davanti a uno schermo, spesso in silenzio, isolati, immobili. Non è solo una questione di tecnologia, ma di tempo sottratto al gioco, alla noia creativa, all’immaginazione.

L'uso smisurato di telefoni cellulari e di tablet da parte dei bambini rischia di produrre effetti deleteri proprio sulla salute dei più piccoli. Una sovraesposizione agli schermi, infatti, così come evidenziato dai pediatri, determina disturbi comportamentali e dell'apprendimento. Gli adolescenti, addirittura, a causa di un utilizzo massiccio di social network e videogiochi, finiscono con l'esserne completamente dipendenti.

Spesso sono proprio i genitori che utilizzano impropriamente tali device per distrarre i loro bambini quando sono ancora piccolissimi oppure nel caso in cui non riescano a gestire bene la loro vivacità. Ciò però può determinare problemi cognitivi: i bambini di circa un anno spesso imparano prima ad utilizzare lo smartphone e poi a parlare. Inoltre aumentano i casi di miopia infantile e sono sempre più frequenti i disturbi del sonno nei piccolissimi.

 A tal fine il Professore di Fisica, Vincenzo Schettini in uno dei suoi interventi sui social esprime il suo pensiero in merito in tal modo:

"Non è possibile che un bambino acceda alla rete ad 8 anni, non è possibile. È la putrefazione mentale. Un bambino di 8 anni deve disegnare, deve colorare, deve immaginare, deve parlare, deve suonare uno strumento, mettetegli uno strumento in mano. Vorrei un padre che vi dica: 'Le regole sono queste. Il cellulare tu fino a 16 anni non ce l'hai. Io sono tuo padre, un giorno mi ringrazierai; adesso mi odi ma un giorno mi ringrazierai e capirai quello che ho deciso per te perché io sono tuo padre".

Quando mio padre mi diceva: 'Il televisore si spegne quando noi mangiamo a tavola", io mi incazzavo, litigavo con mio padre, perché dicevo: 'Io voglio vedere la televisione', e lui diceva: 'No, io sono tuo padre e mi devi ascoltare!'. Vi prego lo dobbiamo fare per il bene dei figli. Noi vi vogliamo salvare".

Con tali significative parole Vincenzo Schettini vuole esprimere tutta la sua indignazione nel constatare che bambini di soli 8 anni accedono alla rete internet liberamente attraverso i propri telefoni cellulari.

Ecco allora l'importanza di genitori presenti che, in qualità di educatori, sappiano crescere i propri figli consapevolmente e responsabilmente, permettendo loro di giocare all'aria aperta, di disegnare, di suonare uno strumento, limitando fortemente l'utilizzo di telefoni cellulari in una fase così delicata della vita. Bisogna dialogare con i propri figli, supportandoli ed accompagnandoli lungo il cammino, permettono loro di riscoprire la bellezza delle passioni e delle ambizioni, stimolando la loro creatività ed immaginazione, senza mai trascurarli e soprattutto limitando l'uso di dispositivi digitali che possono produrre effetti deleteri nell'ambito del loro processo formativo e di crescita. Non si tratta di essere contro la tecnologia, ma di guardare in faccia quello che sta succedendo ai nostri figli: bambini sempre più soli, sedati dagli schermi, privati del gioco, dell’immaginazione e del tempo per crescere davvero.

E tu, lettore che ci segui, credi che oggi i bambini stiano perdendo qualcosa di importante dietro a uno schermo? Quanto conta ancora il dialogo, il gioco all’aria aperta, il tempo passato davvero insieme in famiglia?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza: nella tua casa esistono regole sull’uso del cellulare oppure pensi che la tecnologia faccia ormai parte inevitabilmente della crescita dei più piccoli?

  Scuola oggi

domenica 26 ottobre 2025

TAGLIO E CUCITO


 Quando interrogo gli altri studenti si distraggono.

 Schettini: “Non state lì a fare taglio e cucito”

 

Di redazione

 C’è chi, mentre l’insegnante interroga, abbassa lo sguardo e si isola. Sfoglia il diario, stacca la mente, comincia a giocare con penne e fogli. Vincenzo Schettini, insegnante di fisica, osserva la scena e interviene: “Aprite gli occhi quando siete a posto, non state lì a fare il taglio e il cucito.” Il riferimento è chiaro: l’interrogazione non è una pausa per chi non è coinvolto direttamente.

 Secondo Schettini, il momento in cui un compagno è alla lavagna rappresenta una possibilità preziosa anche per chi resta al banco. “L’interrogazione per voi che siete a posto è orocolato.” Lo dice due volte, con insistenza. Come a voler sottolineare che lì, proprio in quel frangente, si concentra un’occasione didattica che spesso viene ignorata.

Le domande sono sempre quelle, ma pochi le ascoltano

Dopo quasi vent’anni di insegnamento, Schettini si sorprende ancora nello scoprire che certi errori si ripetono. “Voi cadete sempre sulle stesse cose.” E la causa, secondo lui, è nella distrazione di fondo, nel non approfittare di ciò che si potrebbe apprendere indirettamente.

“Facciamo sempre le stesse domande, nelle quali naturalmente si ragiona”, spiega. Ma se l’attenzione non c’è, quei passaggi chiave non arrivano. Si perdono. E il giorno in cui tocca rispondere, si cade nello stesso punto.

Apprendimento doppio, se si è presenti

Il ragionamento si allarga: quello che si studia in fisica ha spesso legami con altri ambiti. Anche la matematica. E Schettini usa una metafora per rendere chiaro il concetto: “È un due per uno, è un supermercato.” Si impara un concetto, ma se ne porta a casa anche un altro.

Ciò che spiega alla lavagna oggi, lo riproporrà molte altre volte: “Questa roba che sto chiedendo oggi alla lavagna, io la chiederò altre centocinquanta miliardi di volte.” Insistere, riprendere, consolidare: fa parte del mestiere dell’insegnante. Ma ascoltare resta responsabilità di chi apprende.

Non basta esserci, bisogna esserci davvero

Lo dice senza alzare la voce, ma con fermezza: “Aprite gli occhi, provate a farla voi, ah, ho capito, sta facendo questo, non vi distraete.” Il problema non è il silenzio. È l’assenza di connessione. Schettini non chiede attenzione passiva. Chiede presenza attiva. La capacità di seguire anche quando non si è al centro.

E in fondo, è un invito a cambiare postura in classe. A trasformare ogni momento in una possibilità. Anche l’interrogazione di qualcun altro.

Orizzonte Scuola


mercoledì 22 gennaio 2025

IMPARARE A VOLARE


 Schettini: "La vita è una sola e non dobbiamo avere paura ma dobbiamo imparare a volare. 

Gli insegnanti devono scoprire e tirar fuori le potenzialità di ogni studente"

 

La Redazione

 

Schettini: "Una vita abbiamo. È corta, è veloce, vola via. La dobbiamo sfruttare, non ci dobbiamo nascondere, non dobbiamo avere paura. Dobbiamo mostrarci e dobbiamo volare...

Non è semplice svolgere il proprio mestiere nel migliore dei modi e la funzione di educatore, in qualità di insegnante, è sicuramente una funzione importantissima ed imprescindibile per garantire una crescita consapevole dei giovanissimi.

Le nuove generazioni, alle prese con una società basata sul consumismo e sull'apparenza, spesso si ritrovano prive di una guida, di un punto di riferimento, ed appaiono così disorientare e senza alcuno stimolo.

Non è semplice vivere la propria vita pienamente, comprendendo sin da subito quale sia la strada giusta da percorrere ed ecco allora che la funzione svolta dagli educatori appare molto importante in tal senso.

A tal fine il professore Vincenzo Schettini esprime il suo pensiero in merito, sottolineando proprio l'importanza della vita, evidenziando il ruolo che dovrebbe essere svolto da ciascun insegnante.

"Non è mai troppo tardi per fare. Perché, se tu ti spegni, se a un certo punto ti spegni, ti cade nelle mani tutto quello che hai che si chiama vita.

E allora io dico: una vita abbiamo. È corta, è veloce, vola via. La dobbiamo sfruttare, non ci dobbiamo nascondere, non dobbiamo avere paura. Dobbiamo mostrarci e dobbiamo volare perché quel volare entusiasma gli altri, li coinvolge, li fa cambiare.

Se iniziano a volare i giovani, allora altri giovani voleranno. Questa è la cosa più bella. Quindi tutto può cambiare perché un ragazzo che fa, un ragazzo che si spinge oltre, un ragazzo che fa sempre di più contagia gli altri", queste le significative parole del professore.

Occorre, quindi, vivere ogni attimo, ogni istante della propria esistenza, con entusiasmo, positività, perché solo in tal modo potremo essere "contagiosi" e fungere da esempio, spronando sempre i giovanissimi ad andare oltre, a "volare", superando i propri limiti, senza mai voltarsi indietro ma volgendo sempre lo sguardo in avanti.

"Noi questo vogliamo come professori. Perché quello che trasmettiamo come materia, come nozione, sì, è vero, ci sta. La nozione ci sta, resterà, ma quello che resta ancora di più è il fatto di scoprire le potenzialità che abbiamo dentro. Che io sono convinto tutti possiamo tirar fuori. A qualsiasi età", così continua Schettini.

Il professore, da ultimo, sottolinea un aspetto fondamentale: gli insegnanti devono sicuramente dispensare sapere ma al contempo devono essere anche capaci di scoprire e tirar fuori le potenzialità di ciascuno studente, alla luce delle loro passiono, ambizioni ed inclinazioni personali.

 

Scuola Oggi

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