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martedì 30 gennaio 2018
GANDHI, IL PROFETA DELLA NON VIOLENZA
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giovedì 28 settembre 2017
2 OTTOBRE - GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA NON VIOLENZA
OVUNQUE SI
SVOLGANO INIZIATIVE DI PACE E DI SOLIDARIETA'
Si avvicina il 2 ottobre, l'anniversario della nascita di Gandhi che l'Onu ha
dichiarato Giornata internazionale della nonviolenza. Che ovunque si svolgano
iniziative di riflessione e di mobilitazione per la pace e i diritti umani, per
contrastare la violenza nell'unico modo concreto e coerente: con la scelta
nitida e intransigente della nonviolenza che sola salva le vite e riconosce la
dignità e i diritti di ogni essere umano e dell'intero mondo
vivente.
*
Mohandas K. Gandhi é stato della nonviolenza il più grande e
profondo pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e il fondatore della
nonviolenza come proposta d'intervento politico e sociale e principio
d'organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione e di
convivenza. Nato a Portbandar in India nel 1869, studi legali a Londra,
avvocato, nel 1893 in Sud Africa, qui divenne il leader della lotta contro la
discriminazione degli immigrati indiani ed elaboro' le tecniche della
nonviolenza. Nel 1915 tornò in India e divenne uno dei leader del Partito del
Congresso che si batteva per la liberazione dal colonialismo britannico. Guidò grandi lotte politiche e sociali affinando sempre piu' la teoria-prassi
nonviolenta e sviluppando precise proposte di organizzazione economica e sociale
in direzione solidale ed egualitaria. Fu assassinato il 30 gennaio del 1948.
Sono tanti i meriti ed é tale la grandezza di quest'uomo che una volta di più occorre ricordare che non va mitizzato, e che quindi non vanno occultati
limiti, contraddizioni, ed alcuni aspetti discutibili - che pure vi sono - della
sua figura, della sua riflessione, della sua opera. Opere di Gandhi: essendo
Gandhi un organizzatore, un giornalista, un politico, un avvocato, un uomo
d'azione, oltre che una natura profondamente religiosa, i suoi scritti devono
sempre essere contestualizzati per non fraintenderli; Gandhi considerava la sua
riflessione in continuo sviluppo, e alla sua autobiografia diede
significativamente il titolo Storia dei miei esperimenti con la verita'.
In
italiano l'antologia migliore é Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi; si
vedano anche: La forza della verità, vol. I, Sonda; Villaggio e autonomia, Lef;
l'autobiografia tradotta col titolo La mia vita per la libertà, Newton Compton;
La resistenza nonviolenta, Newton Compton; Civiltà occidentale e rinascita
dell'India, Movimento Nonviolento (traduzione del fondamentale libro di Gandhi:
Hind Swaraj; ora disponibile anche in nuova traduzione col titolo Vi spiego i
mali della civilta' moderna, Gandhi Edizioni); La cura della natura, Lef; Una
guerra senza violenza, Lef (traduzione del primo, e fondamentale, libro di
Gandhi: Satyagraha in South Africa). Altri volumi sono stati pubblicati da
Comunita': la nota e discutibile raccolta di frammenti Antiche come le montagne;
da Sellerio: Tempio di verita'; da Newton Compton: e tra essi segnaliamo
particolarmente Il mio credo, il mio pensiero, e La voce della verità;
Feltrinelli ha recentemente pubblicato l'antologia Per la pace, curata e
introdotta da Thomas Merton. Altri volumi ancora sono stati pubblicati dagli
stessi e da altri editori. I materiali della drammatica polemica tra Gandhi,
Martin Buber e Judah L. Magnes sono stati pubblicati sotto il titolo complessivo "Devono gli ebrei farsi massacrare?, in "Micromega" n. 2 del 1991 (e per un acuto
commento si veda il saggio in proposito nel libro di Giuliano Pontara, Guerre,
disobbedienza civile, nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996). Opere su
Gandhi: tra le biografie cfr. B. R. Nanda, Gandhi il mahatma, Mondadori; il
recente accurato lavoro di Judith M. Brown, Gandhi, Il Mulino; il recente libro
di Yogesh Chadha, Gandhi, Mondadori, e quello di Christine Jordis, Gandhi,
Feltrinelli. Tra gli studi cfr. Johan Galtung, Gandhi oggi, Edizioni Gruppo
Abele; Icilio Vecchiotti, Che cosa ha veramente detto Gandhi, Ubaldini; ed i
volumi di Gianni Sofri: Gandhi e Tolstoj, Il Mulino (in collaborazione con Pier
Cesare Bori); Gandhi in Italia, Il Mulino; Gandhi e l'India, Giunti. Cfr.
inoltre: Dennis Dalton, Gandhi, il Mahatma. Il potere della nonviolenza, Ecig.
Una importante testimonianza é quella di Vinoba, Gandhi, la via del maestro,
Paoline. Per la bibliografia cfr. anche Gabriele Rossi (a cura di), Mahatma
Gandhi; materiali esistenti nelle biblioteche di Bologna, Comune di Bologna.
Altri libri particolarmente utili disponibili in italiano sono quelli di Lanza
del Vasto, William L. Shirer, Ignatius Jesudasan, George Woodcock, Giorgio
Borsa, Enrica Collotti Pischel, Louis Fischer. Un'agile introduzione e' quella
di Ernesto Balducci, Gandhi, Edizioni cultura della pace. Una interessante
sintesi e' quella di Giulio Girardi, Riscoprire Gandhi, Anterem, Roma 1999. Tra
le piu' recenti pubblicazioni segnaliamo le seguenti: Antonio Vigilante, Il
pensiero nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004; Mark
Juergensmeyer, Come Gandhi, Laterza, Roma-Bari 2004; Roberto Mancini, L'amore
politico, Cittadella, Assisi 2005; Enrico Peyretti, Esperimenti con la verita'.
Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; Fulvio
Cesare Manara, Una forza che da vita. Ricominciare con Gandhi in un'età di
terrorismi, Unicopli, Milano 2006; Giuliano Pontara, L'antibarbarie. La
concezione etico-politica di Gandhi e il XXI secolo, Ega, Torino 2006.
Da: TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 2838 del 28 settembre
2017Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVIII)
mercoledì 7 settembre 2016
MADRE TERESA E GANDHI
Madre Teresa di Calcutta
La santa dei poveri
nell’India di Gandhi
di Sandra Chistolini *
La celebrazione rigorosamente in
latino dava il senso di una distanza inusitata per la protagonista della
giornata dedicata non solo all’elevazione alla santità, ma quasi, ancor di più,
al ricordo di chi è stata Madre Teresa per il mondo intero. Una testimonianza
di misericordia incarnata nell’umano, una prova costante di carità, amore,
love, ahimsa, per i sofferenti, per i disperati, per i poveri. Ahimsa significa
“amore” nel senso pratico che Paolo attribuisce alla parola, “non violenza” in
sanscrito.
A Piazza San Pietro, domenica 4 settembre 2016 si sentiva
una sola voce correre in molte lingue: la santa dei poveri!
Ricordarla come una grande donna
non è sufficiente. È stata molto di più e quando ad un certo punto mi è
accaduto di sedermi in terra a parlare con una reporter venuta appositamente da
Calcutta per stare lì sotto il sole rovente a chiedere a tutti chi fosse per
lui, per lei Madre Teresa, non ho potuto fare a meno di citare la presenza di
Madre Teresa nei libri di scuola in Gran Bretagna, in Belgio, in Germania, in
Italia e non ho potuto fare a meno di prendere io, per pochi minuti, il posto
di chi pone le domande. In quell’attimo preciso ho pensato a Gandhi, a
Ramakrishna, a Vivekanda, a Aurobindo ed ho chiesto se queste Grandi Anime non
fossero in fondo unite in una stessa missione di salvezza dell’umanità. Ho
curiosato nella casa di Madre Teresa a Calcutta per sapere quanti stavano
seguendo da lontano: erano centinaia di migliaia e forse più.
L’esempio di Madre Teresa ha
raggiunto tutti, senza preoccupazione di limiti linguistici, culturali, etnici,
religiosi, sociali, politici. Ha attraversato le culture e i cuori e ciascuno
ha capito. Un messaggio rivolto all’umanità, ai cristiani, ai cattolici, e a
quelli senza religione: appunto, a tutti. Gli occhi della reporter hanno avuto
un lampo, quasi di sorpresa sul fatto che qui si menzionasse Gandhi. Ho
continuato a pensare ad alta voce. Di quale spiritualità parliamo? La
spiritualità è identica e Madre Teresa ha, come Gandhi, unito gli esseri umani
in uno slancio di bontà incredibilmente potente.
Più avanti un sacerdote indiano si è avvicinato al nostro
conversare ed ha aggiunto l’importanza della medesima radice divina. Il dialogo
non è finito perché, poco oltre, un altro esponente dell’India mi confessava,
con serietà e convinzione, quasi sottovoce, che se Gandhi fosse stato cattolico
sarebbe diventato santo. Per quel signore, riparato sotto l’ombrellino variopinto,
si trattava di una differenza rilevante, ed intanto mi additava i Sikh che
assistevano composti alla celebrazione e non mancava di far sapiente
riferimento a frasi e detti del Mahatma, offrendomi la sua email per
l’approfondimento del tema.
Ecco, questa era l’aria che si
respirava in un angolo della Piazza gremita a festa. Circa settecento persone
arrivate da quella Calcutta sempre in collegamento diretto con la tecnologia
prontamente predisposta. Senza contare la folla di chi, trovandosi a Roma per
altre ragioni, non ha voluto perdere l’esperienza e si è lasciato piacevolmente
avvolgere dall’atmosfera di fraternità.
Un stato interiore ed esteriore di preghiera, di ricordo, di
ricerca di quelle congiunzioni senza le quali è impossibile comprendere questi
profeti che hanno squarciato le tenebre dell’indifferenza. Papa Francesco ha
detto di andare e di portare nel cuore il sorriso di Madre Teresa. Questo Papa
capace di suscitare immagini semplici e dense, ha risvegliato il senso di una
misericordia fatta di accoglienza degli ultimi. Lei piccolina ed esile come un
fuscello, ha chiamato a sé i potenti della Terra perché vedessero la povertà e
capissero il valore dell’andare incontro all’altro. E Gandhi che con il digiuno
risvegliava le coscienze a quel senso etico senza il quale l’umanità si
perderebbe, aveva anche lui compreso bene la forza della verità, la Satyagraha.
Nella sua autobiografia Gandhi
parla dei suoi “esperimenti con la verità”, intendendo il cammino che lo porta
pian piano a trovare Dio nell’uomo, nelle cose, nella vita, nell’umanità
intera, a scegliere l’amore invece dell’odio, a considerare il punto di vista
del bene migliore, invece di quello del male peggiore. Si tratta di esperimenti
spirituali, anzi morali, a tutti accessibili, non esclusivi e di privilegio
solo per il Mahatma (asceta, maestro). Alcuni esperimenti sono più
comunicabili, altri restano nascosti nella relazione personale con Dio e non
possono essere espressi compiutamente semplicemente perché non ci si riesce, a
nulla vale l’introspezione forzata. Il resoconto di tali tentativi assume la
conformazione di dottrina, offrendo insegnamenti che si strutturano in norme
sul piano teorico e pratico. Il filo conduttore è la coerenza con l’idea del
giusto e la parallela adozione di comportamenti conformi a tale idea.
Gli esperimenti di Gandhi con la
verità sono una verifica continua dell’esperienza. Oggi si potrebbe accettare
quello che domani ci si potrebbe trovare a rifiutare perché non più
soddisfacente per il cuore e per la ragione. Ma finché un principio corrisponde
ad una seria opera di introspezione, di autocritica, alla ricerca della verità
parziale, se non proprio assoluta, cioè di Dio, allora quel principio va
degnamente rispettato. Lungi dal voler sembrare convincente Gandhi, ormai
anziano, continuava a crescere interiormente, mai pensando che tale movimento
potesse arrestarsi, neppure la morte l’avrebbe mai bandito dal vissuto della
persona umana. Obbedire a Dio, alla sua chiamata era la missione della sua
vita, perseverante nella realizzazione di Dio da parte dell’uomo con tutto
quello che fosse possibile, soprattutto con il servizio agli altri, ma anche,
con richiamo francescano, al resto del creato. Sì, Madre Teresa ha forse
sentito Gandhi e ambedue hanno cercato di comunicare una religione universale
per l’umanità nuova. Nelle aule scolastiche in India le due immagini sono
esposte insieme, bambini ed adolescenti imparano a conoscere e a vivere gli
insegnamenti ricevuti, saldando gli opposti nell’unità fondamentale.
Risuonano sullo sfondo le parole
di Paolo VI che nel viaggio in India del 1964 diceva di andare a “conoscere più
da vicino un popolo immenso che tanto stimiamo per la sua intima religiosità,
per la sua innata nobiltà, per la sua civiltà artistica e culturale, che
raggiunge le vette più alte dello spirito umano”.
Anche i gruppi di albanesi
presenti a Piazza San Pietro, appositamente giunti, perfino dal Canada e dagli
Stati Uniti, hanno avuto un sentimento di riscatto “...noi siamo buoni!”, come
se stare dalla parte di Madre Teresa aiuti ad essere partecipi dello stesso
progetto universale di rinascita e a dare una identità credibile a chi avverte,
per varie ragioni, di averne bisogno e di doversi forse giustificare.
La canonizzazione è stata per
tutti un momento di conferma della rivoluzione spirituale che l’India, maestra
sapiente, sa ben accogliere continuando la tradizione antica delle scritture
sacre, Veda, Upanishad, Bhagavad Gita, e incarnando oggi nella misericordia la
buona novella di Madre Teresa.
Sandra
Chistolini *
*Docente di “Pedagogia Interculturale della
Cittadinanza” – Università Roma Tre
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