Latino e scrittura a mano come palestra del pensiero, la dirigente scrive al Ministro Valditara: "Dare ai ragazzi gli anticorpi per non farsi travolgere"
La Dirigente Scolastica,
Antonella Mongiardo, ha inviato una lettera al Ministro dell’Istruzione e del
Merito, Giuseppe Valditara, per richiamare l’attenzione sui risultati delle
prove INVALSI 2026 e sull’opportunità rappresentata dal ritorno del latino nella
scuola media.
La dirigente scrive in
qualità di operatrice del settore, mossa dall’osservazione quotidiana delle
classi e dalla lettura dei dati nazionali.
La lettera prende atto
dei miglioramenti registrati nella riduzione della dispersione scolastica e nei
progressi in inglese e competenze digitali, ma segnala con preoccupazione gli
esiti negativi in italiano e matematica.
I dati indicano che 4
ragazzi su 10 presentano una competenza carente in matematica, mentre molti
studenti mostrano difficoltà nella comprensione di un testo scritto in italiano
e nell’espressione di un pensiero strutturato nella propria lingua madre.
La dirigente osserva che
le prove standardizzate misurano le capacità di attenzione e di ragionamento, e
che il dato di quattro su dieci rappresenta un campanello d’allarme, non una
pagella negativa per le scuole.
L’emergenza linguistica e
la responsabilità condivisa
La lettera sottolinea che
il problema non è solo scolastico, ma assume i contorni di un’emergenza
sociale. La scuola, da sola, non può affrontare l’impoverimento della lingua
italiana, che la dirigente definisce un’emergenza nazionale. Le responsabilità sono
diffuse e riguardano le famiglie, i media, le istituzioni e le imprese
culturali.
La dirigente richiama la
necessità di un corretto patto di corresponsabilità tra famiglia e scuola e
avverte che, senza la capacità di argomentare in un italiano corretto e senza
gli strumenti logico-matematici per analizzare i fatti, i giovani rischiano di
essere privati della cittadinanza attiva e degli strumenti critici necessari
per il loro futuro.
La dirigente sottolinea,
poi, che i dati INVALSI non possono essere letti come una valutazione negativa
per le scuole, che si impegnano con attività curricolari ed extracurricolari,
recuperi pomeridiani e progetti di ampliamento dell’offerta formativa.
Viene evidenziato il
contrasto tra la disinvoltura degli studenti nei codici della cultura pop
globale e le difficoltà nella lingua madre e nella logica elementare.
Il latino come palestra
del pensiero e le richieste al Ministero
La dirigente ha accolto
con entusiasmo il ritorno del latino alla scuola media, denominato LEL,
acronimo di Latino per l’Educazione Linguistica. La lettera precisa che
l’interesse per il latino non è dettato da ragioni nostalgiche o dallo studio
fine a sé stesso delle declinazioni, ma dalla consapevolezza che il latino
offre una chiave di apertura culturale e allena la mente al ragionamento e alla
precisione.
La dirigente propone di
chiamare la disciplina anche LELL, ovvero Latino per l’Educazione
Linguistica e Logica, perché tradurre dal latino costringe a smontare il
pensiero, a capire i nessi e a usare la precisione, in modo analogo al
debugging di un codice o alla risoluzione di un’equazione.
Il latino alle medie
viene definito uno strumento di uguaglianza meritocratica, perché offre a tutti
la stessa cassetta degli attrezzi.
Le nuove Linee Guida,
secondo la dirigente, vanno nella direzione indicata e offrono due
indicazioni preziose: la riscoperta della scrittura a mano, che rallenta il
pensiero e lo rende riflessivo, e il valore dell’errore come opportunità di
miglioramento, principio che il latino insegna immediatamente attraverso il
sistema delle desinenze.
La dirigente chiede al
Ministro un indirizzo nazionale chiaro e risorse vere, con laboratori,
formazione e la possibilità di avere docenti con le competenze adeguate
nell’organico.
La lettera conclude che
il latino, la scrittura a mano e il valore dell’errore sono strumenti di
libertà e anticorpi per il futuro, per dare ai ragazzi la capacità di pensare,
di scegliere e di non farsi travolgere dal rumore.
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