DEL
PENSIERO
-di don Enrico Parazzoli
Nell'era dei media digitali e dell'informazione disintermediata, la capacità di
diffondere idee ha superato di gran lunga la verifica dei fatti. Constatiamo
tutti i giorni che l'emotività sostituisce la veridicità. Chiunque, attraverso
un click, può amplificare affermazioni prive di qualsiasi riscontro, facendo
leva su reazioni viscerali e istintive come la paura, l'ostilità e il senso di
minaccia.
Come abbiamo visto anche recentemente - nella comunicazione di molte persone
che dovrebbero occuparsi di politica - questa dinamica diventa particolarmente
aggressiva (e sfacciata) quando tocca temi identitari sensibili. Penso in
particolare al tema della 'razza' e dell'appartenenza, che - superati
dall'antropologia, ma ancora potenti sul piano simbolico - vengono usati per
creare contrapposizioni rigide ("noi" contro "loro"). O
ancora al tema dell'identità nazionale, dove la valorizzazione della cultura si
trasforma in uno strumento di esclusione o di ostilità aggressiva. Al fondo c'è
il tema della polarizzazione emotiva, che rinuncia alla strada del ragionamento
complesso.
Sembrerà banale dirlo, ma in questo scenario il dovere etico imprescindibile,
la virtù essenziale da esercitare, è la rettitudine del pensiero. Farsi
promotori (coraggiosi!) di un approccio critico, basato sui fatti e sul
rispetto della dignità umana, non è un mero esercizio teorico, ma la condizione
fondamentale per tutelare i diritti di ogni individuo. e garantire un percorso
di integrazione reale e sostenibile all'interno della società.
Non tanto 'contro'
qualcuno, ma in favore della verità e dignità di ogni essere umano.
RS-Servire - 570/
#Taccuinodistrada in un #Tempodiviglianza
#integrazione #verità #dignità
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