il cuore
di tutti.
Contesi tra la pressione dell’Intelligenza artificiale e la sete
di senso e di vita interiore, i ragazzi a scuola cercano maestri autentici. Il
confronto tra il cardinale e il ministro al Meeting nazionale degli insegnanti
di religione
Il dialogo tra il
cardinale Zuppi e il ministro Valditara (in collegamento) durante il Meeting
degli insegnanti di religione
A loro i ragazzi
rivolgono le domande più profonde, alle volte anche spiazzanti. Non di rado la
loro lezione tra gli studenti di una classe diventa, appunto, l’ora del dialogo
e del confronto su grandi questioni della vita interiore, sul rapporto tra religioni,
sulla pace. L’insegnante di religione infatti, ancor più in un momento di
grandi cambiamenti per la società, diventa così quel “costruttore di ponti” e
“costruttore di senso” – anche sul fronte della spiritualità – per una
generazione che ha immensa sete di risposte. Un cuore insomma che parla al
cuore, in una sorta di laboratorio quotidiano di cultura e dialogo. Non a caso
è proprio questo il titolo scelto per il terzo meeting nazionale degli
insegnanti di religione – “Il cuore parla al cuore. L’Irc laboratorio nazionale
di cultura e dialogo” – promosso dal Servizio nazionale per l’Insegnamento
della religione cattolica della Cei, in corso fino a domani a Roma che si
concluderà con l’udienza di papa Leone XIV. Un momento di confronto, ancor più
alla luce della Nota pastorale della Cei in materia arrivata a quarant’anni
dall’Intesa che dava attuazione all’Accordo di revisione del Concordato in tema
di Insegnamento della religione cattolica. Certo, i tempi da allora sono
cambiati e con essi anche le sfide che la scuola e gli insegnanti sono chiamati
ad affrontare, con percorsi didattici innovativi.
In questo quadro il ruolo
degli insegnanti di religione è «fondamentale», perché «siete chiamati a
rispondere alle domande più profonde dei nostri ragazzi», a intercettare i loro
bisogni, a trovare gli spazi «che li aiutino a rafforzare le relazioni, voi
avete un capitale tra le mani». Il presidente della Cei, cardinale Matteo
Zuppi, dialogando (anche se a distanza) con il ministro dell’Istruzione e del
merito Giuseppe Valditara, ricorda difatti il ruolo dell’insegnante di
religione che è quello di «insegnare a capire il senso della vita», disposto a
cambiare modalità di ascolto, perché «se noi adulti affiniamo l’udito sapremo
ascoltare le domande anche spirituali che arrivano dai nostri ragazzi, che
hanno bisogno di veri maestri». L’arcivescovo di Bologna poi aggiunge come sia
«troppo poco conosciuto – e invece dovremmo rivendicarlo di più – il grande
patrimonio che c’è nell’insegnamento della religione, l’ora del dialogo che
serve a tutti», visto che anche le schede sulle altre fedi sono state redatte proprio
insieme ai rappresentati delle religioni. Tra le sfide per il futuro il
cardinale Zuppi vede l’Intelligenza artificiale, «uno strumento che non va
demonizzato, va usato, ma non dobbiamo esserne usati. Per questo dobbiamo
aiutare i ragazzi a utilizzare lo strumento, altrimenti è molto pericoloso».
Dal canto suo il ministro
Valditara, nel ringraziare gli insegnanti di religione per il delicato compito
che svolgono, ha sottolineato come sia complesso «educare all’empatia, che è sì
analisi della vita interiore intesa anche come spiritualità, ma è pure saper
entrare in rapporto con l’altro per saper gioire e soffrire con gli altri.
Questa è la sfida della scuola perché formare la vita interiore serve a far
crescere la comunità». La società e i ragazzi – prosegue il ministro – «hanno
bisogno della vostra lettura della quotidianità e della profondità di pensiero
che viene dalla vostra formazione, e di rispondere al bisogno di spiritualità
che i giovani chiedono.
Da qui l’importanza della
formazione e di vivere questo mestiere come una “vocazione”. Ancor più perché
nei prossimi anni andranno in pensione circa 5mila insegnanti, per sostituire i
quali non sono sufficienti i nuovi formati. «Voi – ha ricordato nel suo saluto
il segretario generale della Cei monsignor Giuseppe Baturi – avete un forte
strumento che è l’educazione, capace di trasformare il mondo. I giovani, che
hanno enormi potenzialità, hanno bisogno di adulti che parlino al loro cuore,
che non significa offrire nozioni ma insegnare la capacità di dare significato
all’esperienza della vita». Oggi perciò c’è la necessità di riconoscere la
peculiarità dell’insegnamento della religione cattolica. Tra le sfide che così
vede monsignor Claudio Giuliodori, presidente della Commissione episcopale per
l’educazione cattolica, la scuola e l’università, c’è innanzitutto quella di
«valorizzare il laicato come missione nel mondo, e quale miglior servizio se
non l’insegnante di religione? Altra sfida è la formazione, perché si è
credibili solo se il messaggio portato è di qualità. Serve inoltre trovare la
formula per riallacciare i legami con la comunità ecclesiale, sentendosi ognuno
con le proprie competenze parte di un progetto più ampio».
Occorre, aggiunge infine
il responsabile del servizio nazionale Cei per l’Irc don Alberto Gastaldi, che
l’insegnante sia innanzitutto «testimone di vita, testimone di fede».
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