giovedì 23 aprile 2026

L'ORA DI RELIGIONE

 


 Ascoltare

 il cuore 

di tutti. 




Contesi tra la pressione dell’Intelligenza artificiale e la sete di senso e di vita interiore, i ragazzi a scuola cercano maestri autentici. Il confronto tra il cardinale e il ministro al Meeting nazionale degli insegnanti di religione

Il dialogo tra il cardinale Zuppi e il ministro Valditara (in collegamento) durante il Meeting degli insegnanti di religione

di Alessia Guerrieri

 

A loro i ragazzi rivolgono le domande più profonde, alle volte anche spiazzanti. Non di rado la loro lezione tra gli studenti di una classe diventa, appunto, l’ora del dialogo e del confronto su grandi questioni della vita interiore, sul rapporto tra religioni, sulla pace. L’insegnante di religione infatti, ancor più in un momento di grandi cambiamenti per la società, diventa così quel “costruttore di ponti” e “costruttore di senso” – anche sul fronte della spiritualità – per una generazione che ha immensa sete di risposte. Un cuore insomma che parla al cuore, in una sorta di laboratorio quotidiano di cultura e dialogo. Non a caso è proprio questo il titolo scelto per il terzo meeting nazionale degli insegnanti di religione – “Il cuore parla al cuore. L’Irc laboratorio nazionale di cultura e dialogo” – promosso dal Servizio nazionale per l’Insegnamento della religione cattolica della Cei, in corso fino a domani a Roma che si concluderà con l’udienza di papa Leone XIV. Un momento di confronto, ancor più alla luce della Nota pastorale della Cei in materia arrivata a quarant’anni dall’Intesa che dava attuazione all’Accordo di revisione del Concordato in tema di Insegnamento della religione cattolica. Certo, i tempi da allora sono cambiati e con essi anche le sfide che la scuola e gli insegnanti sono chiamati ad affrontare, con percorsi didattici innovativi.

In questo quadro il ruolo degli insegnanti di religione è «fondamentale», perché «siete chiamati a rispondere alle domande più profonde dei nostri ragazzi», a intercettare i loro bisogni, a trovare gli spazi «che li aiutino a rafforzare le relazioni, voi avete un capitale tra le mani». Il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, dialogando (anche se a distanza) con il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara, ricorda difatti il ruolo dell’insegnante di religione che è quello di «insegnare a capire il senso della vita», disposto a cambiare modalità di ascolto, perché «se noi adulti affiniamo l’udito sapremo ascoltare le domande anche spirituali che arrivano dai nostri ragazzi, che hanno bisogno di veri maestri». L’arcivescovo di Bologna poi aggiunge come sia «troppo poco conosciuto – e invece dovremmo rivendicarlo di più – il grande patrimonio che c’è nell’insegnamento della religione, l’ora del dialogo che serve a tutti», visto che anche le schede sulle altre fedi sono state redatte proprio insieme ai rappresentati delle religioni. Tra le sfide per il futuro il cardinale Zuppi vede l’Intelligenza artificiale, «uno strumento che non va demonizzato, va usato, ma non dobbiamo esserne usati. Per questo dobbiamo aiutare i ragazzi a utilizzare lo strumento, altrimenti è molto pericoloso».

Dal canto suo il ministro Valditara, nel ringraziare gli insegnanti di religione per il delicato compito che svolgono, ha sottolineato come sia complesso «educare all’empatia, che è sì analisi della vita interiore intesa anche come spiritualità, ma è pure saper entrare in rapporto con l’altro per saper gioire e soffrire con gli altri. Questa è la sfida della scuola perché formare la vita interiore serve a far crescere la comunità». La società e i ragazzi – prosegue il ministro – «hanno bisogno della vostra lettura della quotidianità e della profondità di pensiero che viene dalla vostra formazione, e di rispondere al bisogno di spiritualità che i giovani chiedono.

Da qui l’importanza della formazione e di vivere questo mestiere come una “vocazione”. Ancor più perché nei prossimi anni andranno in pensione circa 5mila insegnanti, per sostituire i quali non sono sufficienti i nuovi formati. «Voi – ha ricordato nel suo saluto il segretario generale della Cei monsignor Giuseppe Baturi – avete un forte strumento che è l’educazione, capace di trasformare il mondo. I giovani, che hanno enormi potenzialità, hanno bisogno di adulti che parlino al loro cuore, che non significa offrire nozioni ma insegnare la capacità di dare significato all’esperienza della vita». Oggi perciò c’è la necessità di riconoscere la peculiarità dell’insegnamento della religione cattolica. Tra le sfide che così vede monsignor Claudio Giuliodori, presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, c’è innanzitutto quella di «valorizzare il laicato come missione nel mondo, e quale miglior servizio se non l’insegnante di religione? Altra sfida è la formazione, perché si è credibili solo se il messaggio portato è di qualità. Serve inoltre trovare la formula per riallacciare i legami con la comunità ecclesiale, sentendosi ognuno con le proprie competenze parte di un progetto più ampio».

Occorre, aggiunge infine il responsabile del servizio nazionale Cei per l’Irc don Alberto Gastaldi, che l’insegnante sia innanzitutto «testimone di vita, testimone di fede».

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