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significa
pensare l'avvenire»
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di Daniele Zappalà
C’è un’inerzia da superare?
«Nei secoli, c’è sempre stato chi pensava che non si potesse fare diversamente. Chi considerava impossibile volare su un aereo, comunicare via telefono, dotare tutti di computer. Da sempre, tantissimi diffondono idee false sul futuro. Ma oggi, possiamo tornare a uno spirito pionieristico, quello dell’esplorazione, al servizio dell’ecologia, mostrando che si può fare molto meglio. Oggi, inquiniamo perché impieghiamo un modello superato. Sprechiamo tre quarti dell’energia prodotta, la metà del cibo, o il 95% dei rifiuti senza comprendere che sono risorse. Ciò rovina l’ambiente e costa carissimo. In realtà, possiamo fare molto meglio con molte meno risorse. Ma dobbiamo saper parlare ai grandi in modo nuovo. A Stati Uniti, India, Cina, Brasile».
una guida alla lettura
Arriva la primavera 2022. Nel darle il benvenuto, desideriamo riproporre la guida alla lettura della già famosa enciclica di Papa Francesco.
La primavera che ritorna a rifiorire la terra, (nonostante i gravi problemi di conflitti, pandemie, crisi ambientale ed economico-sociale che ci opprimono), simo invitati a ritrovare speranza, una speranza non statica, ma che suscita in ciascuno e in ogni comunità, un intelligente, competente, etico e generoso impegno per costruire un futuro migliore. Il futuro, infatti, dipende da noi.
Il Creatore ci ha dato e ci dona sapienza, saggezza, coraggio e competenza per fare del nostro meglio. Gratitudine, lungimiranza, interazione, coraggio sono punti forti del nostro cammino. Allora, diamoci da fare! gp
Un'Enciclica sull'ambiente e, ancora più in profondità, sul senso
dell'esistenza e sui valori alla base della vita sociale. Si può definire così,
in estrema sintesi, la seconda, attesissima Enciclica di papa Francesco, Laudato
si'. Il documento prende il nome dalla nota invocazione di san Francesco
d'Assisi, che nel Cantico delle creature ricorda che la terra, la nostra casa
comune, «è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e
come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia» (1).
Questa terra, maltrattata e saccheggiata, oggi si lamenta; con essa, tanti
dei suoi abitanti. Papa Francesco invita ad ascoltarli, sollecitando tutti e
ciascuno a una «conversione ecologica», secondo l’espressione di san Giovanni
Paolo II, cioè a «cambiare rotta», assumendo la bellezza e la responsabilità di
un impegno per la «cura della casa comune».
Nel testo ci sono denunce molto dure, contro gli egoismi e la miopia alla
base di una certa concezione dello sviluppo e contro i danni che ne derivano per
l'essere umano e per l'ambiente, ma lo sguardo del Pontefice sembra illuminato
anzitutto dalla speranza. «L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per
costruire la nostra casa comune» (13); «l’essere umano è ancora capace di
intervenire positivamente» (58); «non tutto è perduto, perché gli esseri umani,
capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a
scegliere il bene e rigenerarsi». (205).
Un altro tratto distintivo dell'Enciclica è certamente la costante
attenzione a entrare in dialogo con tutti, non solo con i fedeli cattolici. Il
dialogo percorre tutto il testo, e nel capitolo 5 diventa lo strumento per
affrontare e risolvere i problemi. Tanto che, in non pochi passaggi, il Papa
assume esplicitamente il contributo sui temi ambientali offerto da cristiani
non cattolici (in particolare il Patriarca ecumenico Bartolomeo I), da altre
religioni e da scienziati, filosofi e associazioni che hanno «arricchito il
pensiero della Chiesa su tali questioni» (7).
L’itinerario dell’Enciclica è tracciato nel n. 15 e si snoda in sei
capitoli, di cui di seguito offriamo una sintesi. A dare unitarietà al tutto
sono alcuni assi tematici che percorrono il documento papale, affrontati da una
varietà di prospettive diverse: «l’intima relazione tra i poveri e la fragilità
del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso; la
critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla
tecnologia; l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso;
il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell’ecologia; la necessità
di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica
internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo
stile di vita» (16).
Capitolo primo – Quello che sta accadendo alla nostra casa
Il punto di partenza è un ascolto della situazione a partire dalle migliori
acquisizioni scientifiche in materia ambientale oggi disponibili. Esse ci
consentono di ascoltare il grido della creazione e di «trasformare in
sofferenza personale quello che accade al mondo, e così riconoscere qual è il
contributo che ciascuno può portare» (19).
Così, il primo capitolo insiste su alcuni aspetti della crisi ecologica
maggiormente urgenti e preoccupanti: i mutamenti climatici, definiti «una delle
principali sfide attuali per l'umanità», il cui impatto ricade sui più poveri;
la questione dell'acqua, «un diritto umano essenziale (...), condizione per
l'esercizio degli altri diritti umani» (30); la tutela della biodiversità,
necessaria quando l'intervento umano si pone a servizio della finanza e del
consumismo e «fa sì che la terra in cui viviamo diventi meno ricca e bella,
sempre più limitata e grigia» (34); il debito ecologico, un problema reale che
chiama in causa la responsabilità del Nord del mondo nei confronti del Sud.
Nel complesso, di fronte ai drammi connessi a queste problematiche, papa
Francesco si mostra profondamente colpito dalla «debolezza delle reazioni»:
nonostante non manchino esempi positivi (58), egli segnala «un certo
intorpidimento e una spensierata irresponsabilità» (59). Mancano una cultura
adeguata (53) e la disponibilità a cambiare stili di vita, produzione e consumo
(59).
Capitolo secondo – Il Vangelo della creazione
Le problematiche presentate nel capitolo precedente vengono qui rilette
alla luce delle Sacre Scritture, con un rilievo particolare dato al racconto
della creazione. Esso suggerisce «che l’esistenza umana si basa su tre
relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con
il prossimo e quella con la terra. Secondo la Bibbia, queste tre relazioni
vitali sono rotte, non solo fuori, ma anche dentro di noi. Questa rottura è il
peccato» (66).
Chiarito che l'essere umano non è e non può ritenersi padrone dell'universo,
il Papa spiega che questo «non significa equiparare tutti gli esseri viventi e
toglier[gli] quel valore peculiare» che lo caratterizza; e «nemmeno comporta
una divinizzazione della terra, che ci priverebbe della chiamata a collaborare
con essa e a proteggere la sua fragilità» (90).
Conclude il capitolo il cuore della rivelazione cristiana: «Gesù terreno»
con la «sua relazione tanto concreta e amorevole con il mondo» è «risorto e
glorioso, presente in tutto il creato con la sua signoria universale» (100).
Capitolo terzo – La radice umana della crisi ecologica
Dopo una panoramica dei «sintomi» della situazione attuale, e dopo un
inquadramento del problema a livello biblico-teologico, l'Enciclica affronta le
cause profonde della crisi ecologica, in dialogo con la filosofia e le scienze
umane.
Questo capitolo si apre con alcune riflessioni su apporto, limiti e rischi
della tecnologia. Essa, dice Francesco, dà «a coloro che detengono la
conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio
impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero» (104). E sono
proprio le logiche di dominio tecnocratico che portano a distruggere la natura
e a sfruttare le persone e le popolazioni più deboli.
Alla radice si diagnostica nell’epoca moderna un eccesso di
antropocentrismo (116): nel proprio rapporto con l'ambiente e con i suoi
simili, l’essere umano assume una posizione autoreferenziale, centrata
esclusivamente su di sé e sul proprio potere. Ne deriva una logica «usa e
getta» che giustifica ogni tipo di scarto, ambientale o umano che sia, che
tratta l'altro e la natura come semplice oggetto e conduce a innumerevoli forme
di dominio.
Con queste premesse l’Enciclica affronta due problemi cruciali per il mondo
di oggi: il lavoro (124-129) e i limiti del progresso scientifico, con chiaro
riferimento agli OGM (132-136), su cui Francesco invoca un dibattito
responsabile e ampio.
Capitolo quarto – Un’ecologia integrale
Arriviamo qui al cuore della Laudato si': l’ecologia integrale
come nuovo paradigma di giustizia; un’ecologia «che integri il posto specifico
che l’essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che
lo circonda» (15). È questa una prospettiva che mette in gioco anche una
ecologia delle istituzioni: «Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute
delle istituzioni di una società comporta conseguenze per l’ambiente e per la
qualità della vita umana: “Ogni lesione della solidarietà e dell’amicizia
civica provoca danni ambientali”» (142).C’è un legame tra questioni ambientali
e questioni sociali e umane che non può mai essere spezzato, e il Papa lo fa
capire con numerosi esempi. A sua volta, l'ecologia integrale «è inseparabile
dalla nozione di bene comune» (156), da intendersi in maniera concreta, da concretizzare
nella vita quotidiana in scelte solidali guidate da «una opzione preferenziale
per i più poveri» (158) e dal desiderio di lasciare un mondo sostenibile alle
prossime generazioni.
Capitolo quinto – Alcune linee di orientamento e di azione
Che cosa posso fare io? E che cosa chiedere alle istituzioni
internazionali? Le analisi e le denunce, infatti, non bastano: ci vogliono
proposte «di dialogo e di azione che coinvolgano sia ognuno di noi, sia la
politica internazionale» (15). La Chiesa, chiarisce Francesco, non pretende di
definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica, ma [io]
invito ad un dibattito onesto e trasparente, perché le necessità particolari o
le ideologie non ledano il bene comune» (188).
E proprio nel nome di questo bene comune, auspicando un accordo sui regimi
di governance e sulla protezione dell'ambiente, il Papa non esita a formulare
un giudizio severo sui Vertici mondiali sull’ambiente degli ultimi anni: «Non
hanno risposto alle aspettative perché, per mancanza di decisione politica, non
hanno raggiunto accordi ambientali globali realmente significativi ed efficaci»
(166). Aggiungendo: «L’ambiente è uno di quei beni che i meccanismi del mercato
non sono in grado di difendere o di promuovere adeguatamente» (190).
Capitolo sesto – Educazione e spiritualità ecologica
Nel capitolo finale l'Enciclica va al cuore della conversione ecologica,
invitando a cambiamenti radicali negli stili di vita - individuali, familiari,
collettivi -, nei percorsi educativi, nelle dinamiche massmediatiche.
«Un’ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali
spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo» (230).
Tutto ciò sarà più semplice ponendosi in un atteggiamento di sobrietà e a
partire da uno sguardo contemplativo che viene dalla fede: «Per il credente, il
mondo non si contempla dal di fuori ma dal di dentro, riconoscendo i legami con
i quali il Padre ci ha unito a tutti gli esseri» (220).
I santi ci accompagnano in questo cammino. San Francesco, più volte citato,
è «l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia
integrale, vissuta con gioia» (10), modello di come «sono inseparabili la
preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella
società e la pace interiore. Ma l’enciclica ricorda anche san Benedetto, santa
Teresa di Lisieux e il beato Charles de Foucauld.
L'Enciclica termina con due preghiere, una offerta alla condivisione con
tutti coloro che credono in «un Dio creatore onnipotente» (246), e l’altra
proposta a coloro che professano la fede in Gesù Cristo, ritmata dal ritornello
«Laudato si’».
che modifichi gli stili di vita
Per
la prossima Giornata Nazionale per la Custodia del Creato, la richiesta dei
vescovi italiani è che si avvii un processo che salvaguardi la terra e i
poveri. L’invito è adottare un modello di sviluppo incentrato sulla fraternità
tra i popoli
- -di Francesca Sabatinelli – CV
“Occorre
contrastare, presto ed efficacemente, quel degrado socio-ambientale che si
intreccia con i drammatici fenomeni pandemici di questi anni”. È forte e
urgente l’indicazione che arriva dai vescovi italiani, contenuta nel messaggio
per la 16ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato, che si svolgerà il 1°
settembre prossimo, a poche settimane dalla 49ma settimana sociale dei
cattolici italiani, a Taranto, dal 21 al 24 ottobre 2021 dal tema: “Il pianeta
che speriamo. Ambiente, lavoro e futuro. #tuttoèconnesso”.
Necessaria
una trasformazione dello stile di vita
In
un’epoca “piena di contraddizioni e di opportunità”, scrivono i presuli, “la
strada che conduce a Taranto richiede a tutti un supplemento di coinvolgimento
perché sia un percorso di Chiesa che intende camminare insieme e con stile
sinodale”. I vescovi citano l’Instrumentum laboris dell’appuntamento di
ottobre: 65 pagine e sette capitoli che toccano diversi argomenti di stretta
attualità: “Il cambiamento climatico continua ad avanzare con danni che
sono sempre più grandi e insostenibili”. Il tempo, è l’avvertimento, è
poco, si rende necessaria “una vera transizione ecologica che arrivi a
modificare alcuni presupposti di fondo del nostro modello di sviluppo”.
Una transizione, si spiega, “che trasformi in profondità la nostra forma di
vita, per realizzare a molti livelli quella conversione ecologica cui invita il
VI capitolo dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco”.
Il
grido della terra e dei popoli ci interpella
La
sollecitazione dei vescovi è a riprendere il cammino cercando un diverso modo
di essere, “animato da amore per la terra e per le creature che la abitano”,
segnato dal discernimento, da importanti decisioni e, soprattutto, dalla
fiducia nell’avvenire. “Nella transizione ecologica – si legge – si deve
abbandonare un modello di sviluppo consumistico che accresce le ingiustizie e
le disuguaglianze, per adottarne uno incentrato sulla fraternità tra
i popoli. Il grido della terra e il grido dei poveri ci interpellano”. I
vescovi si impegnano ad “accompagnare e incoraggiare” i cambiamenti necessari,
ma perché sia giusta, la transizione ecologica deve essere anche
“ecumenica e interreligiosa”, con il coinvolgimento di tutti gli attori sociali
in un unico progetto comune, per evitare il fallimento che ne conseguirebbe
curando solo l’interesse individuale o di gruppo. Allo stesso tempo, tale
transizione giusta, non deve penalizzare, soprattutto sul piano del
lavoro, “i soggetti che rischiano di subire più direttamente il cambiamento”.
La
Laudato sì, bussola al servizio della società
La
transizione ecologica, in definitiva, “presuppone un nuovo patto sociale, anche
in Italia”. Per realizzare il cambiamento in stile sinodale, serve
dunque un discernimento attento e aperto al futuro. Il percorso che si sta
avviando verso la Settimana sociale di Taranto, concludono i vescovi, “sia
accolto da tutta la Chiesa che è in Italia, perché si rafforzi il suo impegno
educativo a far diventare la Laudato si’ la bussola di un servizio alla società
e al Paese”.
la Via Crucis Laudato si’
Rileggere
la devozione quaresimale della Via Crucis alla luce dell’enciclica di Papa
Francesco sulla cura della casa comune. Un’iniziativa nata dalla
collaborazione, la condivisione e la consapevolezza personale: un percorso che
include esperienze e riflessioni generate dalla necessità di pregare durante il
lockdown per la pandemia. Un lavoro a più mani del Movimento Cattolico Mondiale
per il Clima e di Cube Radio, l’emittente radiofonica ufficiale dell’Istituto
Universitario Salesiano di Venezia e Verona
-Asia Galvani* - Venezia
Il periodo di lockdown ha provocato in molti una sensazione
di solitudine, di abbandono e di allontanamento dal gruppo di riferimento. La
presenza dell’altro è stata troppo spesso mediata da uno schermo. Proprio
durante i mesi più duri del 2020 è nata così, dalla base del Movimento
Cattolico Mondiale per il Clima (Gccm), l’idea di elaborare una Via Crucis
che potesse collegare le quattordici stazioni della pratica liturgica con
l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. L’intuizione centrale
era ripercorrere il cammino di Cristo verso la sua morte in Croce e poi la
Risurrezione per restituire uno spiraglio di speranza nel futuro. È nata così
la “Via Crucis Laudato si’”.
La Via Crucis alla luce della Laudato si’
Il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima ha riletto la
pratica liturgica della Via Crucis alla luce della Laudato si’ già durante la
Quaresima 2020. L’opera è nata spontaneamente dal basso, dal bisogno collettivo
di pregare e di affidarsi al Signore per avere la speranza di superare la
situazione critica che il virus ha creato a livello planetario già dal marzo
dello scorso anno. “C'è stato grande coinvolgimento sia a livello di scrittura
delle meditazioni sia di fruizione - testimonia Antonio Caschetto, coordinatore
dei Circoli Laudato si’ in Italia - e il frutto di questo impegno è stato il
gran numero di persone che hanno partecipato in diretta, attraverso la rete,
alla pratica liturgica della Via Crucis. È l'inizio di un cammino comune
che tutt'oggi prosegue, un cammino nato sul solco di quello di Cristo, che
con la Croce sulle spalle ci ha donato la salvezza”.
Le meditazioni della Via Crucis ispirate alla Laudato si’
hanno preso forma grazie alla collaborazione tra numerosi team. Fondamentale è
stata la sinergia tra il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima italiano e
quello africano, supportata dal gruppo che cura la comunicazione per il
Movimento e da molti animatori e rappresentanti dei vari circoli italiani.
Le meditazioni legate alle singole stazioni sono state
collegate con i temi della Laudato si’ e con il vissuto del momento particolare
della pandemia che ha portato a riflettere sulla fragilità e sulle sofferenze
dell’intero pianeta. Le lacrime asciugate dalla Veronica, ad esempio, sono
state accostate a quelle del popolo siriano, alle lacrime dei poveri. La morte
di Cristo in Croce ha portato a riflettere anche sulle tante morti provocate
dal coronavirus che ha messo in ginocchio il mondo.
Antonio Caschetto lavora da Assisi alla formazione di Animatori Laudato si’ e, oltre ad essere
Coordinatore dei programmi italiani del Movimento Cattolico Mondiale per il
Clima, fa parte di un team internazionale di “Eco spiritualità”. Grazie
all’esperienza maturata in questo ambito ha potuto contribuire a coordinare la
stesura delle meditazioni della Via Crucis. Lo scopo dell’iniziativa si
armonizza bene con uno degli inviti principali del Papa nella Laudato si’:
«prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello
che accade al mondo, e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può
portare» (19). Dunque proprio la scelta di “trasformare in dolorosa coscienza
anche il nostro peccato nei confronti del Pianeta - testimonia Caschetto - ci
spinge maggiormente ad ascoltare il grido della terra e dei poveri”.
La relazione uomo-creato durante la pandemia
La lettura della Laudato si’ nel tempo della pandemia ha
restituito prospettive inedite che rivelano ancora una volta l’attualità e
l’emergenza dei temi proposti dall'enciclica. La stigmatizzazione, nella Via
Crucis curata dal Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, di pratiche
economiche e sociali inique e il richiamare l’attenzione verso i poveri e le
diverse fragilità che caratterizzano l’essere umano sono tutti aspetti che
possono aiutare a riattivare la consapevolezza, nella speranza che si
possa comprendere quanto anche un piccolo gesto individuale può portare
ad un cambiamento a livello planetario.
La meditazione dell’ultima stazione si focalizza, in
particolare, sulla relazione dell’uomo con il creato, percezione che è mutata
in maniera significativa a seguito del periodo di confinamento tra le mura
domestiche. Dalla sofferenza emerge pure un chiaro segnale di speranza: “Questa
epidemia è un vero e proprio macigno. Ne dobbiamo prendere atto e allo stesso
tempo - si legge nella meditazione - dobbiamo trarre forza da questo momento di
difficoltà, affinché anche per noi questo epilogo sia in realtà un nuovo
inizio”. L’anno difficile appena trascorso da tutti può trasformarsi in un
prezioso insegnamento anche a livello di consapevolezza ambientale, una sfida
che può fare evolvere e maturare il genere umano anche rispetto alla cura della
casa comune. È necessario tornare a guardare la natura come un’alleata e non
come una minaccia, per questo l'itinerario liturgico a seguito della Croce di
Cristo curato dal Movimento Cattolico Mondiale per il Clima propone un cammino
di riconciliazione con se stessi e con quanto ci circonda, uomini e ambiente.
I crimini contro la natura
Le azioni umane che danneggiano il pianeta si rivelano, in
molti casi, veri e propri crimini anche a livello giuridico. Lo sottolinea il
professor Marco Monzani, giurista, criminologo e docente universitario, che
commenta così la prima stazione della Via Crucis: “L’indifferenza di Pilato che
segna il nostro tempo di fronte a crimini ed ingiustizie causati da una
economia estrattivista, che sta danneggiando la nostra casa comune ed i nostri
fratelli e sorelle, è il frutto del timore di andare contro corrente, di
schierarsi tra gli ultimi e con gli ultimi, perché schierarsi costa
molto. E così Pilato con il suo silenzio consegna l’innocente
e lo consegna ad altri perché sia crocifisso”.
Il criminologo evidenzia, ad esempio, come l’appropriazione
clandestina degli elementi naturali di cui vivono tribù indigene da parte di
multinazionali sia un crimine gravissimo. Monzani nel saggio “Madre terra è
stanca”, scritto a quattro mani con Emilio C. Viano e dedicato proprio al tema
dei crimini contro il nostro pianeta, ha messo in evidenza come “le vittime di
scelte ambientali volute o provocate dall'uomo sono ancora poco riconosciute
come tali dall'opinione pubblica e dalle agenzie di controllo formale e quasi
per nulla considerate dalle scelte politiche. La società, per come è
organizzata oggi, non va a ricercare le vittime. Devono essere le vittime
stesse a richiamare l'attenzione in merito ad un problema che la società non
riesce ad affrontare da sola”.
Marco Monzani, che è anche presidente dell’Associazione
Italiana di Criminologia (Aic) e componente del Board of Directors della
International Society of Criminology (Isc), si augura che possa esserci presto
un cambiamento, affinché siano rispettati e supportati i più deboli che hanno
bisogno di essere difesi, non attaccati, “affinché madre terra possa divenire
un luogo di tutti e per tutti anche in vista del bene di coloro che verranno
dopo di noi”.
Cube Radio, emittente ufficiale dell’Istituto Universitario
Salesiano di Venezia e Verona (Iusve),
ha collaborato con il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima nella
creazione di una particolare Via Crucis digitale per la Quaresima 2021,
aggiungendo alle meditazioni e ai testi delle quattordici stazioni una serie di
grafiche adatte alla condivisione sui social network. “Con questo servizio ci
auguriamo di aver offerto a tanti giovani - spiega il direttore dello Iusve,
don Nicola Giacopini - un’opportunità in più per riflettere e pregare durante
questa Quaresima, così segnata dalle restrizioni dell’emergenza sanitaria”.
Il legno della Croce e il germoglio verde
In ogni stazione è stato inserito un giovane in abiti
contemporanei, segno della partecipazione in prima persona alla sofferenza di
Cristo e della vicinanza ai più fragili. “Ogni volta che compare il legno della
Croce - spiega Marica Padoan, coordinatrice del team grafico di Cube Radio - c’è
anche un germoglio verde, segno di speranza nella Risurrezione, ma anche
riferimento al Libro di Ezechiele e al Vangelo di Luca: «se si tratta così il
legno verde, che avverrà del legno secco?»”. Il gruppo di lavoro legato
all’emittente accademica dello Iusve ha sviluppato il progetto digitale in
collaborazione con alcuni docenti che hanno supportato il team nella cura della
coerenza grafica e di quella pastorale: Luca Chiavegato, Federico Gottardo e
Carlo Meneghetti oltre al responsabile della comunicazione integrata, Michele
Lunardi.
La Via Crucis è stata pubblicata sui social
di Cube Radio e sul sito del Settore Ecologia e Creato del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della
Santa Sede.
*Cube
Radio - Istituto
Universitario Salesiano Venezia e Verona