venerdì 12 ottobre 2012

C'ERANO UNA VOLTA I BAMBINI



 C’erano una volta i bambini

Arrivano a scuola le forze dell'ordine .... un bambino si dimena perchè non vuole andare con loro .... Il tutto tra urli e grida di familiari e passanti ....
A proposito, pubblichiamo alcune riflessioni di Ambrogio ietto, presidente provinciale dell'AIMC di Salerno. 

Rubo a Roberto Volpi, collaboratore dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, il titolo di questa riflessione che mi dispongo a scrivere dopo aver rivisto per l’ennesima volta le immagini del bambino di dieci anni di Cittadella di Padova, rilevato presso la scuola frequentata e portato di peso, a forza, da uomini della Polizia di Stato in esecuzione di un provvedimento di affidamento in via esclusiva al padre, con successivo collocamento in una comunità.
Volpi aveva dato ad un suo libro ( La Nuova Italia Editrice, 1998, lire 15.000 )  il titolo da me utilizzato, volendo evidenziare il graduale affievolimento della condizione di bambini a causa della particolare protezione e dell’eccessiva pratica del vezzeggiamento di cui essi sono destinatari.
Il piccolo che si dimena nei pressi dell’edificio scolastico e che cerca di resistere all’opera di sollevamento forzoso del suo corpo da parte dei poliziotti non è il bambino esaltato dalle ‘ Dichiarazioni dei diritti ‘....

Leggi:  www.aimcsalerno.com

giovedì 11 ottobre 2012

PORTA FIDEI



L’AIMC sull’apertura dell’Anno della Fede

 L’11 ottobre 1962 in Vaticano nella basilica di S. Pietro Papa Giovanni XXIII dava inizio ufficialmente al Concilio Vaticano II. Oggi, a cinquant’anni di distanza, nella stessa data si apre l’Anno della Fede, voluto da Papa Benedetto XVI.

Con il documento Porta fidei, il Santo Padre ha indetto questo speciale anno di grazia, proprio per fare memoria del cinquantesimo di inizio dell’evento conciliare e del ventesimo di pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica.
«Ho ritenuto – ha affermato il Papa – che possa essere un’occasione propizia per comprendere che i testi lasciati in eredità dai Padri conciliari, secondo le parole del beato Giovanni Paolo II, “non perdono il loro valore né il loro smalto”. È necessario che essi vengano letti in maniera appropriata, che vengano conosciuti e assimilati come testi qualificati e normativi del Magistero, all'interno della Tradizione della Chiesa … Sento più che mai il dovere di additare il Concilio, come “la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX: in esso ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre”» (Porta fidei, 5).

L’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) in comunione con tutta la Chiesa partecipa con gioia e raccoglie volentieri l’invito a rileggere, a conoscere meglio e ad assimilare i testi del Concilio, che Papa Giovanni Paolo II aveva felicemente indicato come la “bussola” per il cammino della Chiesa futura. Una “bussola” cui vogliamo, ancora una volta, affidare la navigazione della nostra Associazione.

La presidenza nazionale AIMC
Roma, 11 ottobre 2012


Motu Proprio: PORTA FIDEI

lunedì 8 ottobre 2012

I MEDIA SIAMO NOI


10° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione

I media siamo noi. L'inizio dell'era biomediatica

    La decima edizione del Rapporto sulla comunicazione (sostenuto da 3 Italia, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia) prosegue il monitoraggio dell’evoluzione dei consumi dei media - misurati ormai nell’arco di un decennio - e l’osservazione dei cambiamenti avvenuti nelle diete mediatiche degli italiani, tracciando così le grandi linee di trasformazione del sistema dei media. Tre approfondimenti tematici riguardano questioni di grande rilevanza e attualità. Il primo concerne gli effetti della rivoluzione digitale, con il rafforzamento della tendenza alla personalizzazione dei media: diventano centrali la trascrizione virtuale e la condivisione telematica delle biografie personali. Il secondo tema è la rinnovata concezione della privacy in un’epoca in cui il primato del soggetto si traduce nell’esibizione denudata del sé digitale. Il terzo argomento sono i mutamenti in corso nel settore della pubblicità e gli effetti sul pubblico.

Leggi: Rapporto CENSIS sulla COMUNICAZIONE

giovedì 4 ottobre 2012

5 ottobre - GIORNATA MONDIALE DEGLI INSEGNANTI

5 ottobre 2012


     Nelle piazze d’Italia:

                                      “Insegnare in una scuola che cambia”

                                                                                                                                  www.aimc.it


World Teachers’ Day 2012: Take a stand for teachers!
 
Día Mundial de los Docentes de 2012: ¡Apoya a tus docentes!
 
Journée mondiale des enseignants 2012
                                                                                       http://wuct-umec.blogspot.com
 
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LA GIORNATA MONDIALE DEGLI INSEGNANTI
                                                                                             di Ambrogio Ietto
 
E’ dal lontano 1994 che l’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, dedica il 5 ottobre alla ‘ Giornata Mondiale dell’Insegnante’. Questa ricorrenza si contraddistingue, così, come l’occasione annuale per una riflessione pacata sulla  figura di un professionista dell’educazione e sulla funzione da essa svolta nel contesto socio – culturale e storico della realtà del nostro Paese. ....
                               leggi:  www.aimcsalerno.com
 


mercoledì 26 settembre 2012

ARRIVA IL CONCORSO ....

Pubblicato il decreto di indizione del concorso a posti di insegnanti nelle scuole di ogni ordine e grado.

Le iscrizioni – Le iscrizioni al concorso saranno on line e ci saranno 30 giorni di tempo per iscriversi.La preselezione – La preselezione  (dovrebbe avvenire in dicembre) avverrà con risposta a quiz on line  con risultato in diretta. I candidati dovranno rispondere ad una serie di quiz con domande a risposta multipla: 50 domande, 50 minuti per rispondere, 1 minuto a domanda.Le domande - 18 di comprensione del testo, 18 di logica, 7 di informatica, 7 di lingua. Tutto l’esame si svolgerà al computer, in aule appositamente attrezzate. Le 50 domande saranno scelte da un software in modo casuale, su una batteria di 3.500 domande che verranno rese pubbliche 3 settimane prima della prova preselettiva.
I punteggi -
Ogni risposta giusta vale 1 punto, una sbagliata -1, 0 punti se non si risponde. Il punteggio minimo per essere ammesso alle prove successive sarà di 35 punti.La prova scritta – La prova consisterà in un questionario scritto a risposta aperta e si dovrebbe svolgere entro gennaio 2013.La prova orale – La prova si svolgerà davanti ad una commissione composta da tre esaminatori. Ogni candidato dovrà simulare una lezione di 30 minuti. L’argomento della lezione verrà comunicato al candidato 24 ore prima dell’esame, inoltre la commissione potrà approfondire la conoscenza delle lingue straniere (l’inglese sarà obbligatorio per i candidati alle primarie), della legislazione scolastica e delle norme disciplinari.
IL DECRETO  DI INDIZIONE DEL CONCORSO

MARTINI, IL COMUNICATORE

L'INQUIETUDINE DEL COMUNICARE
Ricordo che in occasione delle interviste (e sono state tante) mi chiedeva sempre: “Di quanti secondi hai bisogno?”. Poiché conosceva l’importanza della sintesi per la comunicazione televisiva, si metteva nei panni del giornalista e cercava di semplificargli il compito. Non voleva ricevere le domande in anticipo e non chiedeva mai di rileggere le risposte. Si fidava. Aveva totale rispetto dell’autonomia del giornalista. D’altra parte quella del giornalismo era una passione che lui stesso aveva coltivato da ragazzo. Poi fu l’altra chiamata a prevalere, ma per lui quella del giornalista restò sempre una missione.
Studioso della Bibbia e uomo della Parola, Martini ebbe una considerazione altissima della comunicazione. All’inizio degli anni Novanta, quando era arcivescovo a Milano, dedicò al comunicare due celebri lettere pastorali, Il lembo del mantello ed Effatà! Apriti! Due documenti che per me e, credo, per tanti altri giornalisti sono stati fondamentali. Perché ci hanno ricordato che la comunicazione, prima di essere problema tecnico, è questione morale. Questione che riguarda il senso profondo del rapporto con l’altro.
Martini non parlava mai tanto per parlare, non girava attorno, non svicolava. Non si lasciava condizionare dalle preoccupazioni di opportunità politica o ecclesiale. Ogni sua parola era come una luce. Andava dritta al cuore e alla mente dell’interlocutore. A dispetto del tono, pacato e perfino monocorde, il suo linguaggio inquietava e metteva letteralmente in crisi, nel senso che obbligava a scegliere, a pensare. Il verbo “inquietare” gli piaceva molto. Diceva che il cristiano non è e non può essere un uomo comodo, per se stesso e per gli altri. Quando istituì la cattedra dei non credenti disse che la sua speranza era di inquietare e lasciarsi inquietare. Perché in ogni credente c’è qualcosa del non credente, e viceversa. Celebre è anche la sua distinzione tra pensanti e non pensanti, l’unica, diceva, davvero importante.
L’altissima considerazione che aveva del comunicare non era il frutto di un suo pallino intellettuale o conseguenza del suo essere studioso delle sacre scritture. Era frutto della sua fede. Lo vediamo bene nel testo raccolto nel bel libroColti da stupore, là dove, occupandosi della misteriosa comunicazione avvenuta nel sepolcro di Gesù, spiega che proprio in quel luogo, nella notte di Pasqua, ci fu la comunicazione più radicale di ogni tempo. Lo Spirito Santo si comunica e ridona il soffio della vita a Gesù. Si può immaginare qualcosa di più sconvolgente? La morte sconfitta, per sempre, attraverso la comunicazione. Attraverso la comunicazione del Padre che dona se stesso, per amore.
Il Dio dei cristiani è un Dio che parla, ma non solo e non tanto per ordinare. È un Dio che ascolta e chiede ascolto, che interpella, che si mette in relazione, che inquieta, che consola, che indica la strada, che sta vicino. È un Dio comunicatore. Un Dio che raggiunge il vertice della comunicazione divenendo esso stesso Parola viva, incarnata. Ecco dove nasce la passione di Martini per il comunicare. Ed ecco dove nasce la sua preoccupazione per una comunicazione che tanto spesso può essere formale, vuota, debole, priva di autentico coinvolgimento.
Quando comunichiamo, noi sempre doniamo noi stessi, o almeno qualcosa di noi stessi. E ascoltando ci mettiamo nella condizione di accogliere il dono dell’altro. Senza questa predisposizione non c’è comunicazione degna di tale nome. Ci potrà essere, al più, un’informazione, magari anche accurata. Ma comunicare è un’altra cosa. Il comunicare riguarda la comunità, l’essere in comunione. Comprensibile dunque l’attenzione dedicata dal cardinale Martini ai nuovi strumenti del comunicare e alle nuove frontiere.
In lui non ci fu mai rifiuto preventivo. Prevalse sempre la fiducia. Come Pio XII, come Giovanni Paolo II, vedeva nei moderni mezzi di comunicazione autentici doni di Dio, messi a disposizione della libertà dell’uomo. Non gli piaceva scagliare anatemi. Preferiva raccomandare la vigilanza e il senso di responsabilità. Della televisione, per esempio, non sopportava la naturale invadenza e la tendenza a ridurre la parola a un rumore di fondo, indistinto e senza significato. Però ne capiva l’importanza per la tempestività e per la capacità di entrare nelle case di tutti, indipendentemente dalla condizione sociale e dallo status culturale.
Quando poi ci fu l’avvento dell’informatica accolse la novità con disponibilità e, ancora una volta, con fiducia. Vedeva bene i rischi, ma gli interessava di più mettere in luce le potenzialità positive. Vide nella rivoluzione del web il pericolo di una comunicazione ancora più spersonalizzata, ma mise l’accento soprattutto sulla possibilità di accrescere il tasso di fraternità attraverso la conoscenza reciproca.
Fino agli ultimi giorni usò il computer e la posta elettronica con riconoscenza, perché gli permettevano di restare in contatto con tante persone nonostante la perdita della voce. Sempre curioso e interessato a tutto, gli piaceva ricevere notizie e rispondeva sempre. Messaggi semplici, per forza di cose, ma mai banali.
Ricordo che quando un mio servizio televisivo su di lui faticò non poco per andare in onda (perché il direttore del Tg1 di allora decretò che gli italiani non erano interessati alle vicende di un vecchio cardinale, e i vicedirettori si dissero d’accordo con lui), gli scrissi una mail per chiedergli scusa. Ero mortificato nei suoi confronti e sbigottito davanti a un tale miscuglio di ignoranza e arroganza da parte dei miei superiori. Lui mi rispose: “È un bene essere respinti”. Cinque parole che conservo gelosamente e che sono preziosissime nel mio lavoro.
Il Parkinson gli tolse la parola e lo limitò nei movimenti. Per battere sui tasti del computer o semplicemente per vergare la sua firma doveva fare una gran fatica, ma considerava quelle difficoltà una benedizione, perché lo obbligavano ad andare ancora di più al cuore della comunicazione, togliendo ogni orpello, ogni fronzolo inutile.
Anche Pietro e Paolo, come Gesù, sono stati uomini della comunicazione. E con le loro diversità, così marcate, ci dicono che il cristianesimo è religione plurale, che ama le differenze. Il cristiano non è mai per l’uniformità. La Parola è chiamata a incarnarsi ovunque, in contesti diversissimi. In quanto gesuita, Martini amava la complessità e stare sulla frontiera. Per questo capiva bene le difficoltà dei Papi e pregava per loro.
Quando lo dipingevano come un anti-Papa sorrideva e diceva che lui, semmai, era un ante-Papa, uno che, da pastore in mezzo al popolo, percorreva in anticipo le strade che il Papa avrebbe dovuto a sua volta affrontare. Non dimentichiamo che, nonostante la malattia, negli ultimi mesi della sua vita terrena chiese di poter incontrare il suo coetaneo Benedetto XVI, prima a Roma e poi di nuovo a Milano. Per guardarsi negli occhi. Per comunicare davvero.

                                                                                                 Aldo Maria Valli, vaticanista del TG1

mercoledì 19 settembre 2012

OCCHIO ALL'EDUCAZIONE!

EDUCATION AT A GLANGE 2012


Education at a Glance 2012



Education at a Glance 2012
OECD INDICATORS
Foreword Governments are paying increasing attention to international comparisons as they search for effective policies that enhance individuals’ social and economic prospects, provide incentives for greater efficiency in schooling, and help to mobilise resources to meet rising demands. As part of its response, the OECD Directorate for Education devotes a major effort to the development and analysis of the quantitative, internationally comparable indicators that it publishes annually in Education at a Glance .....
 
           Régards sur l'éducation 2012